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    Arte Sacra e Patrimonio Religioso — Approfondimenti 17

    Benvenuti in questo dossier dedicato a Arte Sacra e Patrimonio Religioso — Approfondimenti 17.

    Qui troverete una selezione curata di articoli, eventi e contenuti multimediali che esplorano questo tema da diverse prospettive.

    Contenuti del dossier

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    Contenuti del dossier

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    Funzioni religiose, le comunità ebraiche svizzere: «Allentare rapidamente le restrizioni»

    Funzioni religiose, le comunità ebraiche svizzere: «Allentare rapidamente le restrizioni»

    In una lettera al Consiglio federale, la Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) e la Piattaforma degli Ebrei liberali in Svizzera (PJLS) chiedono una cauta ripresa.

    Anche le riunioni religiose dovrebbero ripartire seguendo le regole attuali di igiene e distanziamento sociale. È la proposta che la Federazione svizzera delle comunità israelite (FSCI) e la Piattaforma degli Ebrei liberali in Svizzera (PJLS) hanno inviato al Consiglio federale e all'Ufficio federale della sanità pubblica UFSP, dopo aver sviluppato un protocollo di protezione per i fedeli partecipanti.

    Le due organizzazioni ebraiche sottolineano che le misure prese dalla Confederazione per combattere la pandemia da Coronavirus hanno dimostrato fin qui la loro efficacia. «Grazie alle disposizioni, oggi è possibile prepararsi per un graduale ritorno alla normalità». Il Consiglio federale ha presentato il piano per la ripartenza diviso in due fasi temporali, da cui sono al momento escluse le funzioni religiose. Tuttavia la loro ripresa dovrebbe essere discussa nella sessione del Consiglio federale di fine maggio. Le associazioni si augurano però che la questione delle celebrazioni sia esaminata il più velocemente possibile.

    «La libertà di coscienza e di credo è un bene fondamentale garantito dalla nostra Costituzione. Il diritto di scegliere liberamente e praticare le proprie convinzioni filosofiche o religiose - individualmente o in comunità - è di fondamentale importanza», scrivono le associazioni nella lettera.

    Articolo completo in francese: LEGGI QUI.

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    Da padre Hamel a Viroche: la lunga lista dei martiri cristiani

    L'’escalation di violenza, spesso di matrice terrorista, continua a colpire chiese e abbazie sparse nel mondo sequestrando e uccidendo sacerdoti e religiose.

    “Oggi – ha sottolineato più volte il Papa – ci sono tanti martiri, nella Chiesa, tanti cristiani perseguitati. Pensiamo al Medio Oriente, cristiani che devono fuggire dalle persecuzioni, cristiani uccisi dai persecutori. Anche i cristiani cacciati via in modo elegante, con i guanti bianchi: anche quella è una persecuzione. Oggi ci sono più testimoni, più martiri nella Chiesa che nei primi secoli. Pensiamo anche ai nostri fratelli che vivono perseguitati, che soffrono e che con il loro sangue fanno crescere il seme di tante Chiese piccoline che nascono”. Persecuzioni che, come ha sottolineato Francesco, “spesso avvengono sotto gli occhi e nel silenzio di tutti“. Ma nonostante i numerosi e costanti appelli del Papa, e di molti altri leader religiosi, anche del mondo islamico, a “non usare il nome di Dio per uccidere”, l’escalation di violenza, spesso di matrice terrorista, continua a colpire anche chiese e abbazie sparse nel mondo sequestrando e uccidendo sacerdoti e religiose.

    Padre Dall’Oglio – Il caso forse più emblematico, e non ancora chiarito, è quello di padre Paolo Dall’Oglio. Dal 2013 ormai si sono perse le sue tracce mentre si trovava nel capoluogo siriano di Raqqa, nel frattempo diventata la capitale dell’autoproclamato Califfato islamico, per cercare di riappacificare i rapporti tra i gruppi curdi e jihadisti arabi e intendeva pure trattare la liberazione di un gruppo di ostaggi nella zona orientale del Paese. Rapito il 29 luglio 2013 da un gruppo di estremisti islamici vicino ad Al Qaida, più volte è stata data la notizia della sua morte che non ha mai trovato conferma ufficiale.

    Dopo quasi due anni dal rapimento, il 26 luglio 2015, Papa Francesco ha voluto rivolgere un nuovo appello ai sequestratori convinto che il gesuita sia ancora vivo. “Rivolgo un accorato e pressante appello – sono state le parole di Bergoglio – per la liberazione di questo stimato religioso. Non posso dimenticare anche i vescovi ortodossi rapiti in Siria e tutte le altre persone che, nelle zone di conflitto, sono state sequestrate. Auspico il rinnovato impegno delle competenti autorità locali e internazionali, affinché a questi nostri fratelli venga presto restituita la libertà”. Quando recentemente un pentito jihadista ha affermato di essere in possesso di un video che dimostrava che padre Dall’Oglio era ancora vivo e voleva trattare con il Vaticano, la Santa Sede non ha ritenuto queste “informazioni attendibili”.

    Yemen – Ma la geografia del terrore è purtroppo molto più ampia. È il 4 marzo 2016 quando un gruppo di uomini armati prende d’assalto una casa di riposo nella città meridionale di Aden, in Yemen, uccidendo 16 persone, tra cui 4 suore Missionarie della carità, la congregazione fondata da santa Teresa di Calcutta. Nella città portuale yemenita sono radicati da tempo gruppi legati alla rete di Al Qaida. Dopo diversi mesi da quell’attentato non è stato ancora liberato il sacerdote salesiano indiano Tom Uzhunnalil, che risiedeva nel convento ed era nella cappella al momento dell’attacco terroristico. Il 10 aprile 2016 il nuovo appello del Papa “per la liberazione di tutte le persone sequestrate in zone di conflitto armato” con un ricordo particolare proprio per padre Uzhunnalil.

    Turchia e Medio Oriente – Come rimane ancora avvolto dal mistero l’omicidio di monsignor Luigi Padovese, vescovo cappuccino e vicario apostolico in Anatolia, sgozzato il 3 giugno 2010 dal suo autista, Murat Altun, da tempo affetto da disturbi mentali. L’assassino fu poi condannato a 15 anni di carcere, ma il processo non ha contribuito a fare piena luce sul movente. Padovese aveva  denunciato con prudenza e fermezza la situazione problematica per i cristiani del Medio Oriente e aveva chiesto maggiore libertà religiosa per le minoranze, soprattutto a partire dall’omicidio di don Andrea Santoro. Il sacerdote italiano era stato, infatti, assassinato, il 5 febbraio 2006, mentre pregava nella sua chiesa di Trabzon in Turchia. Un giovane entrò nell’edificio sacro gridando “Allah è grande” e sparò due colpi di pistola trafiggendo i polmoni del sacerdote che rimase ucciso. Un anno dopo la sua morte, monsignor Padovese si disse “insoddisfatto e amareggiato” perché non era “stata fatta luce sul movente e sui mandanti del gesto, attribuito solo all’azione di un giovane squilibrato”.

    La strage di Boko Haram in Nigeria – Scenario ugualmente inquietante in Nigeria dove negli ultimi anni sono stati numerosi gli attentati kamikaze contro i cristiani. Nel 2012 è Boko Haram, gruppo terroristico islamista nigeriano, a rivendicare gli attacchi a 5 chiese del Nord del Paese con un bilancio di oltre 20 vittime. L’anno precedente, il giorno di Natale, lo stesso gruppo terroristico aveva rivendicato la strage avvenuta nella chiesa cristiana di Madalla, vicino alla capitale nigeriana Abuja, che aveva causato oltre 100 vittime. Nel 2012 ancora attentati contro i cristiani nel Nord-Est del Paese e un kamikaze che si era fatto esplodere davanti a una chiesa nel Nord della Nigeria. Non a caso il Papa ha ribadito con forza il suo “no al terrorismo, forma cieca ed efferata di violenza che non cessa di spargere sangue innocente in diverse parti del mondo”.

    Padre Jacques Hamel – “Condanna radicale di ogni forma di odio”. È quanto ha affermato, il 26 luglio scorso, Francesco appena appresa la notizia che un parroco, due suore e alcuni fedeli erano stati presi in ostaggio durante una messa in una chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray, a sud di Rouen in Normandia, da due terroristi dell’Isis che hanno sgozzato e ucciso padre Jacques Hamel di 85 anni. “Questo esempio di coraggio, ma anche il martirio della propria vita, di svuotare se stesso per aiutare gli altri, di fare fratellanza tra gli uomini, – ha detto Bergoglio il 14 settembre scorso durante la messa in ricordo del sacerdote ucciso celebrata nella cappella della sua residenza di Casa Santa Marta – ci aiuti, tutti noi, ad andare avanti senza paura. Che noi, che lui dal Cielo, perché dobbiamo pregarlo, eh?: è un martire! E i martiri sono beati, dobbiamo pregarlo, che ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, anche il coraggio di dire la verità: uccidere in nome di Dio è satanico”.

    Padre Juan Heraldo Viroche – Ultimo, in ordine cronologico, in questa lunga lista di martiri è padre Juan Heraldo Viroche, noto per la sua lotta al narcotraffico, trovato morto a 46 anni nella sua abitazione, a Tucuman, in Argentina, il 5 ottobre scorso. “Il sacerdote – come ha scritto Alver Metalli – era di quelli che non solo alzavano la voce contro il narcotraffico, ma si adoperava per strappare i giovani del posto dalle grinfie dei piccoli narcos locali legati a narcos più grandi. Per la folla sconcertata e tramortita che si è raccolta davanti alla modesta casa parrocchiale radunata dal tam-tam della tragica notizia di dubbi non ce ne sono, e parlano apertamente di assassinio mafioso. E quando i forensi sopraggiunti sulla scena del delitto hanno fatto filtrare che il corpo non presentava segni di percosse o colluttazioni e le porte erano chiuse dall’interno hanno dapprima rumoreggiato, poi reagito con rabbia”.

    (Francesco Antonio Grana/Faro di Roma)

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    Metti che un marziano ti chieda di spiegargli cos’è il gender

    Un libro di Giuseppe Savagnone per aiutare un "marziano" a districarsi nella "teoria del gender". Né catastrofisti, né negazionisti. Come faro, la celebre frase di Papa Francesco: "Chi sono io per giudicare?". La traduzione esatta viene dal Vangelo: non bisogna confondere le teorie con le persone. "Non lo dice il relativismo, ma il magistero della Chiesa".

    Immaginate un marziano che, sbarcato sulla Terra, “si stia ritrovando nel bel mezzo del fuoco incrociato di proclami e accuse reciproche, senza riuscire a capire neppure di che cosa si stia parlando”. E’ il punto di partenza dell’ultimo volume di Giuseppe Savagnone, dal titolo esplicativo: “Il gender spiegato a un marziano” (ed. EDB). Quasi trecento anni dopo, la scelta dell’autore per aiutare a districarsi in una delle matasse più ingarbugliate del dibattito contemporaneo è analoga a quella che fece Montesquieu, nelle sue “Lettere persiane” (1721): solo che allora erano i costumi della Francia, l’oggetto dello scambio epistolare “disincantato” dei due protagonisti, oggi è una teoria di cui gli uni demonizzano senza “se” e senza “ma” gli effetti (solo) nefasti, mentre gli altri arrivano a negarne addirittura l’esistenza, sostituendola tout courtcon il moloch dei “diritti civili”.

    Ci vuole un “sano distacco critico”, per accompagnare uno “spaesato interlocutore” nel suo sforzo di orientarsi, la tesi di partenza. Né apocalittici, né integrati, per dirla con Umberto Eco.

    Né “catastrofisti”, né “negazionisti”,

    proclama Savagnone dando un nome alle opposte fazioni che si fronteggiano sulla “teoria del gender” e prendendo a sua volta posizione nel dibattito. Senza criminalizzare gli uni o gli altri, ma cercando di proporre una posizione originale: non prima, tuttavia, di aver “provato a esporre e a spiegare nel modo intellettualmente più onesto le tesi altrui” e di “aver fatto il possibile”, difendendo la propria idea, “per capire quella degli altri, anche quando non la condivido”. La prima tentazione da cui mettere in guardia: quella di identificare i “catastrofisti” con i cattolici e i “negazionisti” con i cosiddetti “laici”. Gli schieramenti sono trasversali, ed entrambi ben nutriti.

    “Perché non attingere dai gender studies “quegli strumenti concettuali che sono di immediata utilizzazione per affrontare i problemi concreti delle persone, lasciando l’orizzonte teorico, inevitabilmente astratto, ai dibattiti delle specialisti?”. 

    E’ una delle proposte per svelenire i toni del dibattito: “Il marziano sorride, felice che si apra una prospettiva indolore e del tutto plausibile”. Per evitare, però, di ridurre la persona e la sessualità alla caricatura sbandierata dagli ultraconservatori e per non limitare la riflessione alla sola questione dei diritti, bisogna fare luce sul rapporto tra natura umana e cultura, sul significato della corporeità, sull’idea di uguaglianza, con particolare riferimento al problema della famiglia e della genitorialità. “Si tratta di decidere se assecondare o meno un processo già in corso”, la frase che delimita l’ampiezza della sfida da raccogliere. E soprattutto, domanda che suona ancora più problematica: “In che misura?”. Oggi, ad esempio, siamo tutti d’accordo sul fatto che non è “contro natura” per una bambina giocare a pallone o per un maschietto preferire la danza ai giochi di guerra, o che una donna faccia il magistrato o il dirigente d’azienda e che l’uomo cambi i pannolini.

    “Ma ci sono ruoli di genere, come la maternità e la paternità, che coinvolgono più profondamente l’identità di genere e quella sessuale”, oltre che un’istituzione sociale fondamentale come la famiglia. “Anche questi sono relativi?”.

    Nelle aule scolastiche, il gender si muove tra falsi allarmi e problemi reali, dove i primi rischiano di far perdere di vista i secondi. Qui le trappole si moltiplicano: siamo tutti d’accordo, ad esempio, sul fatto che la “differenza” dell’altro non può mai “costituire un motivo di discriminazione e di emarginazione”, ma ciò non significa che “per rispettare l’identità dell’altro bisogna relativizzare la propria”: questo, “paradossalmente”, sarebbe un’educazione non alla “differenza”, ma alla “in-differenza”. Per Savagnone la domanda da porsi nella scuola “non è se la visione sottesa alle teorie del gender sia valida o meno, ma se la scuola può assumersi la responsabilità di cambiare delle impostazioni culturali che hanno un peso determinante sull’identità dei giovani, senza che prima se ne discuta pubblicamente, e affidando ad un ufficio il compito di decidere, al posto della comunità civile”.

    “Naturalisti” (e non più solo “catastrofisti”) e “antinaturalisti” (invece che “negazionisti”): “entrambe le posizioni nascono da esigenze che, in sé, sono valide e contengono perciò qualcosa di vero, anche se lo traducono in forme distorte”. Come in certi “thriller”, le cose non stanno come sembrano, e allora

    bisogna andare oltre i fantasmi.
    Ed è qui che giunge in soccorso la celebre domanda di Papa Francesco – “Chi sono io per giudicare?” – a proposito dei gay, spunto per “innumerevoli polemiche ed equivoci”. La traduzione giusta, di stampo evangelico, è molto semplice: “altro sono le teorie, altro le persone”. Non si devono mai confondere le teorie con le persone:

    “non lo dice il relativismo, ma il magistero della Chiesa”.

     

    (Agensir)
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    Fidati!

    Fidati!

    In questo tempo di grande incertezza, in cui tutto sembra vacillare, in un momento nel quale abbiamo paura di perdere la salute, il posto di lavoro, siamo insofferenti perché dobbiamo rimanere in casa, disorientati per le diverse posizioni di chi ci governa, io ti dico: “fidati!”.

    Lo statista italiano Giulio Andreotti era famoso, fra le altre cose, per le varie battute di spirito che spesso citava in romanesco. Una di queste dice così: “A pensà male se fa peccato, ma ce s’azzecca”. Un vecchio proverbio afferma: “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”. Dunque attenzione a dare troppo credito alle persone, non si sa come potrà andare a finire. E tu come la pensi? Diciamo la verità, nei rapporti umani, avere un po’ di diffidenza, è avere buon senso, perché i rischi, le delusioni, gli imbrogli sono sempre dietro l’angolo. Ma ci sarà bene qualcuno di cui ci possiamo fidare? Beh in realtà, se per un attimo dimentichiamo questi luoghi comuni, ci rendiamo conto che noi ci fidiamo, eccome, e di tante persone. Per esempio, ci fidiamo che quello che mangiamo sia buono e non ci faccia male, ci fidiamo del nostro meccanico d’auto, del nostro medico, del dentista, dell’impiegato di banca e via di seguito. Se ci pensiamo bene, tutta la nostra vita si regge sulla fiducia. A volte però, ci sono situazioni in cui c’è chi non è onesto, chi racconta falsità, chi tenta di imbrogliarci e per questo nasce la sfiducia. Ebbene, in questo tempo di grande incertezza, in cui tutto sembra vacillare, in un momento nel quale abbiamo paura di perdere la salute, il posto di lavoro, siamo insofferenti perché dobbiamo rimanere in casa, disorientati per le diverse posizioni di chi ci governa, io ti dico: “fidati!”. Fidati della bontà degli esseri umani. Quanti esempi di generosità, dedizione, coraggio, abnegazione abbiamo avuto da parte del personale sanitario, ma non solo da parte loro. Quanto persone rimanendo puntualmente al loro posto di lavoro ci stanno garantendo non solo la sopravvivenza, ma anche una vita dignitosa. Allora fidiamoci gli uni degli altri, fidiamoci delle indicazioni che riguardano la nostra sicurezza, fidiamoci di chi ci cura e fidiamoci di noi stessi. Abbiamo visto tanti cartelli con scritto: “Andrà tutto bene”. A dire il vero non è che stia andando davvero tutto bene, la situazione è molto difficile, ma l’umanità ha tutte le risorse per venire fuori anche da questa crisi, anzi c’è chi nell’emergenza dà il meglio di sé. Ma se per me dovesse andare male, se dovessi ammalarmi, se dovessi perdere una persona cara, come è già avvenuto per molti? Se dovessi riscontrare che ciò è avvenuto per disorganizzazione, impreparazione, negligenza, come faccio a fidarmi ancora? È giusto fidarsi? Se il nostro orizzonte è soltanto quello di questo mondo, quello dei nostri interessi, allora di fronte a questa situazione di crisi è ovvio che perdiamo la fiducia, ci scoraggiamo, andiamo in panico. Ma il nostro orizzonte non è solo quello di quaggiù. “Se siamo risorti con Cristo, cerchiamo le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio” (Cfr Col, 3, 1). Innalziamo dunque il nostro sguardo ed apriamolo alla speranza. Per ciascuno di noi c’è un destino buono, quel disegno di salvezza portato a termine da Cristo risorto che, morendo sulla croce, ha donato la vita eterna a tutti coloro che credono in lui. Allora ti propongo: “fidati di Lui”. L’invocazione con la quale possiamo riassumere il messaggio della domenica della divina misericordia è veramente straordinaria: “Gesù, confido in te”. Dice santa Faustina, riferendo quanto ha udito da nostro Signore, che è sufficiente dire questa invocazione con fede ed Egli ci accoglierà nel suo Regno. È questo il nostro destino: la felicità del cielo. Questa frase, però, non ci sostiene solo per raggiungere la vita del cielo, ma anche qui nella vita sulla terra. In ogni circostanza, nella buona come nella cattiva sorte, confida nel Signore, che ti accompagna con la sua divina Provvidenza. Nessuno è mai davvero solo. In ogni momento, anche il più buio, Gesù è al nostro fianco e ci sostiene nella prova. Tutte quelle persone che sono morte sole, Maria, madre di misericordia, le ha accolte con un abbraccio e condotte da suo Figlio nei verdi pascoli del cielo. Finché siamo quaggiù il Signore ci accompagna con la sua presenza invisibile e silenziosa. Lui è il primo a fidarsi dell’uomo, a credere in ogni uomo. Forse noi non crediamo in Lui, ma Lui crede in noi, si fida di noi. Ci ha affidato il mondo intero. E allora noi fidiamoci di Lui. Tu fidati, forse non tutto andrà bene, ma tutto concorre per il nostro bene, per quel bene supremo che è la vita senza fine. “Magra consolazione, intanto qui in questo mondo è un inferno.” No non è assolutamente così. Dipende da me, da te, da ciascuno di noi. Se ci fidiamo del Signore e ci fidiamo gli uni degli altri, non un inferno, anzi è l’inizio del Paradiso. La Madonna quando è apparsa a Lourdes ha detto a Bernadette: “Non ti farò felice in questo mondo, ma nell’Altro”. Spesso abbiamo interpretato questa frase ritenendo che non possa esserci felicità su questa terra. Ma la giusta interpretazione è la seguente: “Non ti farò felice secondo la logica di questo mondo, ma dell’Altro.” E se vai a Lourdes lo sperimenti, vedi che anche gli ammalati hanno volti felici, perché vivono secondo la logica dell’Amore. Allora è giunto il momento di fidarci gli uni degli altri, di fidarci del Signore e realizzare quella nuova umanità che Egli è venuto ad inaugurare. Fidati! di Marco Dania

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     Locarno Film Festival. 
© Locarno Film Festival / Ti-Press / Davide Agosta @copyrghtfree

    Cerimonia ecumenica l'8 agosto nell'ambito del Festival del film di Locarno

    Nella chiesa di S. Maria Assunta (la cosiddetta “chiesa nuova”), in via Cittadella a Locarno alle 11,15 grazie all'organizzazione della Comunità di lavoro delle Chiese cristiane nel Canton Ticino

    Un momento di spiritualità molto apprezzato: torna anche domenica 8 agosto, dopo la forzata pausa dello scorso anno, la celebrazione ecumenica nell’ambito del Festival del film di Locarno, un incontro di preghiera, di musica e di riflessione destinato sono solo ai festivalieri, ma aperto a tutti. L’appuntamento è per le ore 11.15 nella chiesa di S. Maria Assunta (la cosiddetta “chiesa nuova”), in via Cittadella a Locarno. La organizza   la Comunità di lavoro delle Chiese cristiane nel Canton Ticino, in collaborazione con la parrocchia cattolica e la Chiesa evangelica riformata di Locarno e gli organismi preposti al cinema delle Chiese cattolica ed evangelica in Svizzera.

    Proposta dall’allora Commissione ecumenica di dialogo del Canton Ticino e accolta con grande interesse dal presidente del Festival Raimondo Rezzonico, la celebrazione si svolse per la prima volta il 5 agosto 1990 nella chiesa parrocchiale di Muralto, alla presenza dell’allora presidente della Confederazione Arnold Koller.  Per diversi anni, la partecipazione di un consigliere federale a questo culto è stata una costante: ricordiamo in particolare quelle di Ruth Dreifuss, la quale, durante tutto il periodo che l’ha vista in governo (dal 1993 al 2002), non è mai mancata una volta a questo appuntamento, e di Flavio Cotti. L’8 agosto 1999, in occasione del suo decimo anniversario, la celebrazione venne trasmessa in diretta dall’allora TSI dalla Sopracenerina.

    La giuria ecumenica

    All’incontro ecumenico dell’8 agosto, che come di consueto, dato il suo carattere internazionale, si svolgerà in diverse lingue, saranno rappresentate le  Chiese cristiane presenti in Ticino. Terrà la meditazione la francese Anne Le Cor, laica cattolica, membro della giuria ecumenica insieme con le svizzere Pascale Huber  ed Eva Meienberg e l’americano  S. Brent Rodriguez-Plate.

    Gino Driussi

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    Due serate di cinema per fermarsi e riflettere all'oratorio di Chiasso

    Due serate di cinema per fermarsi e riflettere all'oratorio di Chiasso

    Dalla figura di una suora a capo di una missione oltreoceano venerdì 14 novembre, alla storia di rinascita di due ragazzi allo sbando sabato 15 novembre arrivano degli spunti concreti di approfondimento della spiritualità.

    Il cinema dell’oratorio chi Chiasso propone due appuntamenti con film che invitano a fermarsi e riflettere.

    Il primo è per venerdì 14 novembre alle ore 20.30, con un lungometraggio su Francesca Cabrini (1850-1917), la suora che voleva cambiare il mondo. Dopo aver fondato un orfanotrofio in Lombardia, dove è nata, ha più volte scritto al Vaticano per costruire una rete internazionale di orfanotrofi per assistere i bambini più poveri in Asia. La sua insistenza viene premiata da Papa Leone XIII, che però non la spedisce in Asia ma a New York, con il compito di diventare la prima donna a capo di una missione oltreoceano. Il suo lavoro si svolgerà fra gli italiani emigrati negli Stati Uniti fra la fine dell'800 e l'inizio del '900, molti dei quali vivono in condizioni disperate nella zona degradata di Five Points.

    Dopo la visione del film, segue un dialogo con don Jean-Farine, co-presidente della Conferenza Missionaria della Svizzera italiana.

    Il secondo appuntamento è per sabato 15 novembre con il film “Il punto di rugiada”, dove due ragazzi allo sbando scoprono uno nuovo sguardo sul mondo e sulla vita grazie ad un’esperienza in una casa di riposo e l’amicizia con un’infermiera.

    Segue la possibilità di condividere una cena semplice per confrontarsi anche sul film visionato.

    Maggiori info: altracultura.ch

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    La Messa alla Grotta delle apparizioni

    I malati al centro della quarta giornata del pellegrinaggio a Lourdes

    Penultima giornata del pellegrinaggio della Diocesi di Lugano. Nella fotocronaca i momenti e i gesti salienti: la Messa alla Grotta delle Apparizioni, l'incontro del vescovo Lazzeri con gli ammalati, il Santo Rosario animato dai foulard bianchi e altri significativi eventi. Domani, i ticinesi ripartiranno alla volta della Svizzera

    La penultima giornata del pellegrinaggio ticinese si è aperta questa mattina all'alba con l'incontro del vescovo di Lugano Valerio Lazzeri con i volontari dell'hospitalitè.

    [caption id="attachment_39503" align="alignleft" width="600"] Malati e ospitalieri durante la Santa Messa alla Grotta[/caption]

    Alle 8.30 tutti i pellegrini del nostro gruppo si sono ritrovati alla grotta per a celebrazione della S. Messa.

    [caption id="attachment_39502" align="alignright" width="450"] Mons. Lazzeri con gli ammalati[/caption]

    A seguire i pellegrini hanno avuto la possibilità di visitare i luoghi di Santa Bernadetta. In contemporanea il vescovo e i presbiteri presenti si sono ritrovati insieme alla prairie, per incontrare e salutare i malati. Questo bel momento fraterno è stato animato dal gruppo dei foulard gialli.

    Dopo il pranzo i nostri malati, accompagnati da brancardier e scout, hanno avuto la possibilità di vivere il bagno alle piscine.

    [caption id="attachment_39504" align="alignleft" width="450"] Gli scout foulard bianchi animano il Santo Rosario[/caption]

    [caption id="attachment_39505" align="alignnone" width="450"] Ammalati ticinesi e ospitalieri[/caption]

    I pellegrini invece si sono ritrovati alla Cappella di Saint Joseph per pregare insieme il Santo Rosario meditato, animato dal gruppo degli scout Foulard Bianchi.

    Nel tardo pomeriggio, pellegrini malati e volontari, hanno partecipato alla Processione Eucaristica che dalla prairie si è snodata sull'explanade e si è conclusa con la Solenne Benedizione Eucaristica presso la Basilica S. Pio X.

    In serata il vescovo incontrerà i medici per un momento conviviale.

    don Davide Droghini (Assistente Foulard Bianchi Lourdes)

     

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    Suor Linda Pocher

    Il Papa sarebbe aperto al diaconato femminile

    La rivelazione arriva dalla religiosa spagnola Linda Pocher che ha partecipato in Vaticano al recente consiglio dei cardinali sul tema della donna.

    La religiosa spagnola Linda Pocher, che ha partecipato in Vaticano alle recenti riunioni del Consiglio dei Cardinali (C9), ha assicurato che Papa Francesco è "molto favorevole" al diaconato femminile. Tuttavia, l'accesso al sacerdozio per le donne non sarebbe stato un argomento di discussione.
    Linda Pocher ha partecipato alle riunioni del C9 del 4-5 dicembre 2023 e del 5-6 febbraio 2024, come ha riferito il 14 febbraio il media americano Crux. Il Consiglio dei cardinali è un gruppo di prelati di tutto il mondo che consigliano il Papa su questioni di governo e di riforma della Chiesa.

    Linda Pocher è una salesiana spagnola e docente di cristologia e mariologia presso la Pontificia Facoltà di Scienze dell'Educazione Auxilium (Roma). È stata invitata dai cardinali insieme ad altre tre donne: Lucia Vantini, docente italiana di teologia, filosofia e religione; Giuliva Di Berardino, vergine consacrata della diocesi di Verona e docente di spiritualità; e Jo Bailey Wells, vescovo e vice segretario generale della Comunione anglicana.

    Cambiare la distinzione tra ministero ordinato e sacerdozio battesimale

    Al Consiglio dei cardinali hanno parlato del ruolo delle donne nella Chiesa, che è uno dei punti di discussione del Sinodo sulla sinodalità, la cui fase finale si svolgerà a Roma nell'ottobre 2024. "Non c'è una riflessione sull'ordinazione sacerdotale delle donne nella Chiesa cattolica", ma il Papa "è molto favorevole al diaconato femminile", ha dichiarato Linda Pocher all'agenzia di lingua spagnola Europa Press. Tuttavia, secondo la religiosa, il Papa sta ancora "cercando di capire come metterlo in pratica".

    La suora salesiana ritiene che Papa Francesco stia cambiando il modo in cui la Chiesa "pensa e vive la differenza tra ministero ordinato e sacerdozio battesimale, estendendo a tutti i battezzati alcuni diritti che fino a poco tempo fa appartenevano a vescovi, sacerdoti o religiosi".

    La riunione del C9

    Il 24 gennaio 2024, Linda Pocher, Lucia Vantini e padre Luca Castiglioni, professore di teologia fondamentale presso il seminario diocesano di Milano, hanno pubblicato un libro intitolato "Smaschilizzare la Chiesa"? Confronto critico sui principi di Hans Urs von Balthasar" (Edizioni Paoline 2024) con una prefazione scritta da Papa Francesco. Anche padre Castiglioni ha partecipato all'ultima riunione del C9.

    Il religioso spagnolo ha assicurato che i membri del Consiglio erano "molto disponibili all'ascolto. Abbiamo avuto un dialogo molto ricco e aperto". Ha sottolineato, tuttavia, che alcuni cardinali sono stati più aperti alle loro idee rispetto ad altri, poiché la cultura da cui provengono influenza i loro punti di vista.

    Un vecchio dibattito

    Il dibattito sulle donne diacono è iniziato nel 2016, quando Francesco ha annunciato l'istituzione di una commissione per studiare il tema. In seguito sono state istituite due commissioni successive, nel 2016 e nel 2020, ma non hanno prodotto risultati conclusivi.

    Giovanni Paolo II e Benedetto XVI si sono entrambi confrontati con la questione delle diaconesse, ma non hanno trovato un accordo (cath.ch/crux/arch/rz).

    Raphaël Zbinden (cath.ch)/ traduzione e adattamento catt.ch

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    Collegiata e castello di Bellinzona

    I Cappuccini erigono la nuova Custodia

    I Frati cappuccini della Svizzera italiana domani si riuniranno al Sacro Cuore di Bellinzona per celebrare l'erezione della Custodia provinciale dell'ordine per la Svizzera italiana.

    I Frati cappuccini della Svizzera italiana domani si riuniranno al Sacro Cuore di Bellinzona per celebrare l'erezione della Custodia provinciale dell'ordine per la Svizzera italiana. Alle 10.30 sarà celebrata una Messa da fr. Jöhri, Ministro Generale dei Frati cappuccini. Durante la funzione sarà promulgato il Decreto di creazione della Provincia e saranno proclamati il Custode e i suoi due consiglieri.

    (GDP)

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    Il cardinale McCarrick è accusato di abusi su minori

    L'anziano porporato americano quasi novantenne è stato sospeso dalla Santa Sede con un provvedimento che gli impedisce ogni ministero pubblico. Il fatto risalirebbe agli anni '80, quando il cardinale era un sacerdote. Il porporato si proclama però innocente.

    Il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington DC, è stato rimosso dal ministero pubblico dopo l’accusa di aver abusato di un adolescente 45 anni fa mentre era prete a New York. McCarrick, nato a New York nel 1930, ordinato sacerdote nel 1958, divenne vescovo ausiliare della diocesi di New York nel 1977. Nel 1981 fu trasferito a Metuchen, nel 1986 divenne arcivescovo di Newark e il 21 novembre 2000 fu scelto da Giovanni Paolo II quale successore del cardinale John O’Connor alla guida della diocesi della capitale federale americana. È creato cardinale nel 2001 e ha lasciato la diocesi nel 2006. L'anziano porporato ha appreso in uno stato di obbedienza la decisione della Santa Sede, pur ritenendo di essere innocente, innocenza che McCarrick ha pubblicamente affermato in una lettera da lui resa pubblica in questi giorni.

    Altre accuse dall'arcidiocesi di Newark

    Di fatto comunque anche dalla diocesi di Newark dove McCarrick fu arcivescovo, giunge un comunicato che mette in luce una situazione non chiara. L'attuale presule di Newark,  cardinale Tobin ha reso noto infatti l'esistenza di accuse contro McCarrick "secondo le quali egli che era coinvolto in relazioni sessuali con adulti. Questa arcidiocesi e la diocesi di Metuchen hanno ricevuto tre accuse di cattiva condotta sessuale con adulti decenni fa; due di queste accuse hanno portato a dei risarcimenti", questo secondo il comunicato diffuso dal cardinle Tobin.

    (agenzie/red)

     

     

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    Josef Stübi

    Il vescovo Stübi eletto presidente di Azione Quaresimale

    In occasione della riunione del Consiglio di fondazione tenutasi il 23 febbraio a Lucerna, il vescovo ausiliare di Basilea è stato nominato. Il presidente uscente, il vescovo Gmür, si è dimesso per raggiunti limiti di durata del suo mandato.

    In occasione della riunione del Consiglio di fondazione tenutasi il 23 febbraio a Lucerna, il vescovo ausiliare di Basilea Josef Stübi è stato eletto alla presidenza di Azione Quaresimale. Il presidente uscente, il vescovo Felix Gmür, si è dimesso per raggiunti limiti di durata del suo mandato ed è stato calorosamente ringraziato per il suo impegno. Da oltre 60 anni, l’ONG s’impegna a sostegno delle popolazioni più svantaggiate e per porre fine alla fame.

    Cambiare le cose con piccole azioni

    Josef Stübi si rallegra della sua nuova responsabilità: «Finora conoscevo Azione Quaresimale (AQ) solo dall’esterno. Sono quindi ancor più felice di poter svolgere un ruolo attivo all’interno di questa organizzazione». Ma questa nuova missione rappresenta anche una sfida. «Il mondo sta attraversando una serie di crisi che si ripercuotono soprattutto sulle popolazioni più povere. È quindi ancora più importante agire localmente per mitigare le ripercussioni di queste crisi, perché ogni piccola azione aiuta», sottolinea il vescovo. «Impegnandomi con Azione Quaresimale, spero di poter fare la mia parte per le persone più vulnerabili del mondo.» Josef Stübi presiederà un Consiglio di fondazione, composto da esperti di cooperazione allo sviluppo, politica, economia e Chiesa.

    Un sentito grazie al vescovo Felix Gmür

    Azione Quaresimale - si legge nel comunicato - "desidera esprimere la sua profonda gratitudine al vescovo Felix Gmür per il suo impegno di lunga data. È stato membro del Consiglio di fondazione dal 2006 e presidente dal 2013. La sua dedizione alla giustizia globale e al lavoro di Azione Quaresimale è stata inestimabile". «Insieme abbiamo raggiunto molti successi di cui possiamo essere soddisfatti», ha dichiarato il presidente uscente. «Durante la maggior parte del mio mandato, abbiamo lavorato insieme con determinazione per incoraggiare le imprese ad assumersi le proprie responsabilità per il loro comportamento. Abbiamo anche dato risalto e approfondito i temi della giustizia climatica e della giustizia alimentare e lanciato la nuova denominazione con il nuovo logo accompagnato dallo slogan 'Azione Quaresimale – Insieme porre fine alla fame'. Anche in futuro resterò vicino ad Azione Quaresimale e mi auguro una proficua collaborazione con il nuovo presidente».

    Secondo lo statuto della fondazione, il presidente di Azione Quaresimale è eletto dalla Conferenza dei vescovi svizzeri per un mandato limitato. Il presidente proviene sempre dalla cerchia dei vescovi. Il passaggio ufficiale dei poteri è avvenuto il 1° febbraio 2024.

    Azione Quaresimale – Insieme porre fine alla fame

    Azione Quaresimale è un’organizzazione svizzera di cooperazione internazionale che si impegna al fianco delle persone svantaggiate del Sud globale, per eliminare la fame e per un mondo più giusto. Per raggiungere questi obiettivi attinge alle conoscenze locali e sviluppa approcci efficaci in dialogo con organizzazioni partner. Con progetti rafforza la loro autonomia e sostiene le comunità nel rivendicare i loro diritti fondamentali. AQ collabora con organizzazioni partner in 14 Paesi in Africa, Asia e America Latina e con organizzazioni in Svizzera.

    Qui un'intervista in tedesco al vescovo Stübi:

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    Spezzato

    La disperazione fa male. È orribile. È disordinata. Ma tutto ciò non impedisce a Cristo di entrarvi. Siamo abbastanza coraggiosi da trovare Lui in essa? - Valori

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