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    Arte Sacra e Patrimonio Religioso (Storie e Testimonianze) 18

    Benvenuti in questo dossier dedicato a Arte Sacra e Patrimonio Religioso (Storie e Testimonianze) 18.

    Qui troverete una selezione curata di articoli, eventi e contenuti multimediali che esplorano questo tema da diverse prospettive.

    Contenuti del dossier

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    Contenuti del dossier

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    Assegnato a

    Assegnato a "Erbe Ticino" il premio "UCIT-Etica d'impresa". Una menzione speciale alla Fondazione S. Benedetto

    La premiazione è avvenuta lo scorso 5 dicembre alle ore 18 presso il Centro pastorale San Giuseppe a Lugano.

    Lunedì sera 5 dicembre alle ore 18 si è tenuta la cerimonia della seconda edizione del Premio “UCIT – Etica d’impresa”, presso il Centro Pastorale San Giuseppe a Lugano. Ha ricevuto il primo premio - ritirato da Simone Galli - l'associazione "Erbe Ticino", per aver avuto la capacità, come spiega il comunicato, "di implementare buone pratiche nella gestione aziendale, ricercando il successo finanziario ma valorizzando al contempo il capitale umano e i principi etici e morali della nostra società". Al secondo posto, invece, Genny Factory SA, rappresentata da Giovanni Fulgoni che ha ritirato il premio, e SwissABILITY al terzo, rappresentata da Tomislav Matiević. Tra i candidati al Premio UCIT c’erano inoltre: Azienda Agricola Bianchi, Colombo Clima Sagl, Equi-Lab, Padoan Swiss SA, Tecnomec SA.
    Su indicazione del Consiglio Direttivo dell’Associazione UCIT sono stati consegnati anche altri due speciali riconoscimenti: il primo - ritirato da Luca Botturi - alla Fondazione San Benedetto, premiata per essere riuscita a “contribuire con qualità valori e passione all’istruzione del nostro Cantone lasciando un segno nei giovani che saranno la nostra futura classe dirigente” e il secondo “Alla Memoria” a Carlo Cattaneo per "aver promosso attivamente decine di iniziative per grandi opere di progresso tecnico, scientifico, agricolo ed industriale del nostro cantone lasciando un’impronta indelebile”. Il Premio è stato
    ritirato dal Presidente dell’associazione Carlo Cattaneo Giancarlo Dillena.

    Alla fine della serata, ha preso la parola il presidente UCIT Stefano Devecchi Bellini: “L'assegnazione del premio è un grande passo per UCIT, che si impegna fin dalla sua fondazione ad attivare processi di cambiamento volti al bene comune e a promuovere una specificità positiva in tutte le sue forme nel mondo imprenditoriale. Stiamo crescendo e vogliamo fare sempre di più. Un grazie a tutti i soci e i
    partecipanti alla serata”.

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    L'Enciclica  Laudato Si' di papaFrancesco

    Giornata del Creato: sognare con Papa Francesco

    Oggi per la prima volta nella storia, anche la Chiesa cattolica celebra la Giornata di preghiera per il Creato.

    Di Don Italo Molinaro Oggi per la prima volta nella storia, anche la Chiesa cattolica celebra la Giornata di preghiera per il Creato. L’ha istituita ufficialmente Papa Francesco, con la sua enciclica Laudato si’ “sulla cura della casa comune”, che è il nostro pianeta. Da anni alcune chiese collaboravano per il “Tempo del Creato” (il mese di settembre), ma questa volta la ricorrenza è fissata in modo preciso e forte. Forse ci vorrà un po’ perché entri nella vita delle nostre comunità: siamo ancora con un piede nell’estate, e soprattutto la nostra Chiesa cattolica in Ticino non ha sviluppato fin qui una vera sensibilità ecologica e sociale per questi temi. Eppure tutto oggi è ecologia e ci chiede responsabilità, per cui è incredibile, ad esempio, registrare ancora resistenze alla tassa sul sacco, oppure constatare come migliaia di pendolari preferiscano ancora ore di colonna in auto all’affidabile trasporto pubblico. È strano, inoltre, che sosteniamo le missioni e le azioni di Sacrificio Quaresimale, ma poi non ci passa per la mente di acquistare i prodotti del commercio equo solidale. Magari spegniamo le luci di troppo ma compriamo le fragole a gennaio. Oppure siamo maniaci della raccolta separata ma non sappiamo accogliere le confidenze del vicino di casa che chiede semplicemente ascolto. Oppure ci inalberiamo per gli animali feriti, ma ignoriamo i bambini non nati, o quelli che annegano anche in questi giorni nel Mediterraneo. Molti si chiederanno: perché dovremmo legare insieme tutte queste cose? Papa Francesco ci offre un’espressione forte: “Ecologia integrale”. Nel senso che tutte le creature del mondo sono legate tra loro da un destino comune, e quindi è necessario curare ogni ambito di attività, perché tutto è interconnesso. Le nostre minime azioni infatti hanno ripercussioni buone o cattive sul resto del Creato, e addirittura sulle prossime generazioni. Ma è magnifico! Ogni nostro atto diventa improvvisamente protagonista della storia: come consumatori, investitori, elettori, educatori, viaggiatori… in tutto ciò che siamo e facciamo, possiamo trovare oggi una straordinaria motivazione ideale ed etica. E Papa Francesco la radica nella fede, grazie a cui facciamo l’esperienza del sentirci creature, custodi del creato e non padroni assoluti, cinici, indifferenti. “Siamo di tutto e di tutti responsabili”, scriveva Dostoevskij nei Fratelli Karamazov. Una frase tremenda e bellissima! La fede cristiana ci insegna che la salvezza del mondo inizia dalle piccole cose, alla portata di tutti, e che tutto ciò che è buono diventa assolutamente prezioso e rilevante davanti a Dio. Vivere una giornata per il Creato, come credenti, è quindi un gesto rivoluzionario, profetico: la preghiera converte e attiva un agire nuovo. Questo è il sogno di Papa Francesco. di Italo Molinaro

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    Vescovi Nord Africa: i migranti interpellano le nostre coscienze

    “I migranti che attraversano i nostri Paesi ed il Mediterraneo interpellano più che mai, le nostre coscienze, l’accoglienza e la solidarietà delle nostre comunità”: lo scrive in un comunicato la Cerna, cioè la Conferenza dei vescovi delle Regioni del Nord Africa, diffuso al termine dell’Assemblea svoltasi a Tunisi dall’11 al 15 novembre.

    I migranti che attraversano i nostri Paesi ed il Mediterraneo interpellano più che mai, le nostre coscienze, l’accoglienza e la solidarietà delle nostre comunità”: lo scrive in un comunicato la Cerna, cioè la Conferenza dei vescovi delle Regioni del Nord Africa, diffuso al termine dell’Assemblea svoltasi a Tunisi dall’11 al 15 novembre. “Come procedere verso soluzioni globali più umane – si domandano i vescovi – e stimolare, all’interno dei Paesi e delle comunità cristiane, una riflessione, così da accogliere, proteggere, promuovere e integrare” i migranti?

    I lavori della Cerna – presieduti dal suo presidente, l’arcivescovo di Algeri, mons. Paul Desfarges – hanno affrontato anche “le sfide che si trovano davanti i popoli ed i cristiani dei diversi Paesi” nordafricani. In particolare, "la diversità culturale crescente tra le comunità cristiane, che ricorda che la comunione è sempre da costruire”. Centrale anche la riflessione sulle società musulmane in cui vivono i cristiani in Nord Africa.

    In vista poi del Sinodo sui giovani, nell’ottobre 2018 in Vaticano, i vescovi nordafricani hanno evidenziato la vitalità della gioventù delle loro Regioni e le sue domande, ad esempio, sulla prospettiva professionale o sullo sviluppo dei rispettivi Paesi. Questioni che – si legge nel comunicato – le Chiesa locali nordafricane vorranno amplificare durante l'Assemblea sinodale.

    I vescovi algerini hanno inoltre espresso le loro aspettative per la beatificazione di Mons. Pierre Claverie e degli altri diciotto religiosi cattolici uccisi in Algeria per mano di terroristi, tra il 1994 e il 1996, tra cui i sette monaci di Tibhirine. “Un simile evento – spiegano i vescovi – sarebbe un messaggio di speranza e di fede rivolto a tutti, a prescindere dai singoli Credo”.

    Il comunicato riporta infine la testimonianza di mons. George Bugeja, Vicario Apostolico di Tripoli ed Amministratore di Bengasi, in Libia,  che a quasi due anni dalla nomina, avvenuta il 14 febbraio 2016, non è ancora riuscito ad entrare a Bengasi, a causa dei combattimenti che rendono la zona molto pericolosa.

    RadioVaticana 
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    Bergoglio e Ratzinger

    Papa Francesco visita Benedetto XVI

    Lunedì pomeriggio, all'inizio della Settimana Santa, Papa Francesco si è recato al monastero “Mater Ecclesiae”, nel Giardini Vaticani, per rivolgere a Benedetto XVI gli auguri di Pasqua, ma anche, "con particolare affetto", quelli di compleanno. Il Papa emerito compie martedì 92 anni.

    Lunedì pomeriggio, 15 aprile, come reso noto dall'addetto stampa della Santa Sede Alessandro Gisotti,  Papa Francesco si è recato al monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, dove vive Joseph Ratzinger per porgere doppi auguri al Papa emerito. Auguri di buon compleanno, dato che Benedetto XVI il 16 aprile festeggia 92 anni, ma anche per l'imminente Pasqua.

    Un compleanno che cade in giorni di polemiche attorno a uno scritto di Benedetto XVI dedicato al tema degli abusi sui minori. Ma allo stesso tempo, proprio il 16 aprile, in occasione del 92esimo compleanno del Papa emerito, esce in libreria per le Edizioni San Paolo “Ebrei e cristiani. In dialogo con il rabbino Arie Folger” di Benedetto XVI (pp. 144), un volume inedito a cura di Elio Guerriero, teologo e scrittore. «Un libro che segna una svolta decisiva nel dialogo ebraico-cattolico», viene definito all'atto della presentazione.

    «Un anziano Pontefice emerito la cui parola si fa sempre più flebile come un'eco che giunge da un mondo lontano e un giovane rabbino che vive nella Vienna sempre più laica e distratta del XXI secolo», spiega il curatore Guerriero. «Nella babele della connessione ininterrotta, a chi possono interessare le loro voci che vogliono andare al di là di pregiudizi antichi, di rancori all'origine di atrocità le cui immagini spaventose non sembrano sufficienti a evitare nuovi e ricorrenti rigurgiti di antisemitismo?».

    «Eppure le loro parole hanno fatto il giro del mondo, hanno ricordato a tanti che l'amore è più forte dell'odio, che collaborando in fiducia e speranza si può ancora guardare al futuro dell'uomo - aggiunge Guerriero -. E allora io sono andato alla ricerca delle loro parole, dell'occasione che le ha generate, dei principali documenti del dialogo ebrei-cristiani. Ne è nato questo libro che curatore ed editore offrono insieme al Papa emerito in grata ammirazione».

    Redazione/Agenzie

     

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    Verscio, particolare di un affresco

    La chiesa di Verscio, quando i secoli accumulano bellezza

    Continuano gli estratti dal recente volume "Il Sacro nel Ticino", a cura di Salvatore Maria Fares e Stefano Zuffi.

    Per un approccio davvero particolare alla parrocchiale di Verscio, sarebbe forse opportuno percorrere i sentieri pedestri che collegano Losone, Golino e il ponte dei Cavalli, e cercare di scorgere, al di là della Melezza, la maestosa mole di questa chiesa, una fra le più eleganti del Cantone. La guida “Il Sacro del Ticino” ha ben scelto di sottolineare questa chiesa che costituisce il fulcro della vita religiosa delle Tre Terre di Pedemonte.

    San Fedele è stata la chiesa principale da cui, fra Sei e Ottocento, si staccarono Tegna e poi Cavigliano, oggi riunite in un Comune unico, ma ancora gelose delle proprie memorie storiche ed artistiche. A fare da trait-d’union fra questi paesi è la comune storia di emigrazione verso le maggiori città italiane, che ebbe come riflesso l’unione degli emigranti in gruppi di benefattori che adornarono in ogni modo le chiese locali. La continuità di questo flusso di generosità toccò il suo culmine nel 1743, quando gli abitanti di Verscio decisero di costruire una nuova chiesa, pur conservando il coro della chiesa antica, quasi un unicum.

    Entrando nella chiesa, a destra si può accedere al citato coro duecentesco. Il riferimento è agli affreschi del Duecento -delle teste di apostoli e un’ultima cena- e soprattutto ai magnifici affreschi tardogotici di Antonio da Tradate e bottega. Un vero e proprio gioiello, stilisticamente prossimo ai cicli di Palagnedra e Ronco sopra Ascona, che testimonia la grande attività di questa bottega d’arte ma anche l’attenzione per il bello della nostra gente, in epoche tutt’altro che facili. La volta del coro è ricca di immagini, dal Cristo in Maestà agli evangelisti, rivestiti da ricchissime vesti, quasi dei paramenti ricoperti da citazioni evangeliche. Notevoli anche i profeti, cinti da tondi sull’arco trionfale. Tornando nella chiesa, nella prima cappella di destra, lo sguardo va al dipinto settecentesco di scuola bolognese che ritrae la Madonna di Montenero, patrona dei citati benefattori di Livorno, che lavoravano in primis come facchini al porto, passandosi di generazione in generazione questi preziosi posti di lavoro.

    Sull’altare della Madonna del S. Rosario trionfa invece una pala raffigurante il patrono San Fedele, opera del locarnese Giuseppe Antonio Felice Orelli, del 1768 .

    Al Novecento, invece, si riferiscono il portale laterale di Remo Rossi e il Cristo in Croce dello spagnolo Vaquero Turcios, che testimoniano la sensibilità dell’allora parroco don Agostino Robertini, grande amante della storia dell’arte.

    Da vedere in zona: le parrocchiali di Ronco e Palagnedra, le chiese di Ascona (Santi Pietro e Paolo e Madonna della Misericordia, a Locarno Santa Maria in Selva).

    (C.G.)

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    Abusi sessuali in Cile. Dolore e vergogna del Papa. Gravi errori di valutazione

    In una lettera ai presuli del Cile a conclusione della missione degli inviati papali nel Paese, su casi di abusi sessuali da parte di uomini di Chiesa, Francesco riconosce di essere incorso in gravi errori di valutazione, specialmente a causa di una mancanza di informazioni vere ed equilibrate. Il Papa chiede perdono e convoca i vescovi cileni a Roma per discutere sulle sue conclusioni.

    Gabriella Ceraso-Città del Vaticano

    Una lettera carica di dolore ma anche di speranza nella forza della fraternità e nell'amore di Dio: è quella che il Papa ha indirizzato ai vescovi cileni, in data 8 aprile e resa nota ieri dalla Conferenza episcopale del paese sud americano riunita in Plenaria  nella località di Punta di Tralca. La missiva, come spiega lo stesso Pontefice, segue la recezione di tutti i documenti -un totale di 2300 pagine- relativi alla conclusa missione dei suoi inviati in Cile per valutare testimonianze di casi di abusi su minori da parte di rappresentanti della Chiesa. Ricordiamo in particolare che la decisione del Papa, come si legge in un comunicato diffuso il 30 gennaio 2018 dalla Sala Stampa della Santa Sede - fu conseguenza di alcune informazioni  pervenute in merito al caso di monsignor Juan de la Cruz Barros Madrid, vescovo di Osorno in Cile. Da qui l'invio di monsignor Charles J. Scicluna per ascoltare coloro che avevano "espresso la volontà di sottoporre elementi in loro possesso".

    Profonda impressione  per vite crocifisse

    Francesco, secondo quanto riferisce il comunicato della Conferenza episcopale cilena, riporta la "profonda impressione" che ha provato ricevendo l'informativa di mons. Charles Scicluna -arcivescovo di Malta e presidente del Collegio per l’esame di ricorsi e in materia di delicta graviora alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede - e di mons. Jordi Bertomeu ufficiale della stessa Congregazione, che hanno svolto a New York e a Santiago del Cile un lavoro accurato ed "empatico" di ascolto di testimoni. E' profonda la gratitudine del Papa nei loro confronti, come nei confronti di chi ha "mostrato loro le ferite dell'animo".

    Dolore e vergogna

    "Credo di poter affermare" scrive il Pontefice ai vescovi, "che tutte le testimonianze raccolte parlano in un modo diretto senza aggiunte né edulcorazioni, di tante vite crocifisse e vi confesso - prosegue - che questo mi provoca dolore e vergogna". Francesco parla di " abusi di coscienza", " di potere" e di "abusi sessuali" commessi da persone consacrate, su minori "derubati" in tal modo della loro "innocenza".

    Errori gravi di valutazione, chiedo perdono

    In relazione ai dubbi espressi dal Pontefice stesso sul caso di mons Barros, in particolare nel colloquio avutocon i giornalisti sul volo di ritorno dal Viaggio apostolico in Cile e Perù nel gennaio scorso, la missiva contiene una ammissione di errore. Francesco riconosce di essere incorso in "gravi equivoci di valutazione e percezione della situazione, specialmente a causa di una mancanza di informazione vera ed equilibrata". Il Santo Padre inoltre chiede "perdono" a tutte le persone che ha offeso e annuncia che si riunirà con i rappresentanti delle persone ascoltate e con chi ha condotto le audizioni..

    Ristabilire la fiducia nella Chiesa in Cile

    Nella missiva il Santo Padre spiega inoltre che si rivolge alla plenaria dei vescovi  per invitarli a lavorare insieme per ristabilire la fiducia nella Chiesa cilena, " fiducia rotta dai nostri errori e peccati" e per sanare alcune" ferite che non smettono di sanguinare".  "Vi scrivo", sono le parole di Francesco, "riuniti nella 115.ma assemblea plenaria, per sollecitare umilmente la vostra collaborazione e assistenza nelle misure che a breve, medio o lungo termine dovranno essere adottate per ristabilire la comunione ecclesiale in Cile, con l'obiettivo di riparare per quanto possibile lo scandalo e ristabilire la giustizia".A questo fine il Papa ha convocato i vescovi a Roma per "discutere" dell'esito della missione di mons. Scicluna e di mons. Bertomeu e delle conclusioni del Pontefice stesso.

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    Riva S. Vitale: un grande cantiere didattico sotto la cupola del Battistero

    La prof.ssa Paola Iazurlo presenta i lavori di restauro, condotti dalla SUPSI, sui dipinti del battistero di Riva S. Vitale, una delle testimonianze cristiane più antiche in Svizzera.

    È il 2017 quando Paola Iazurlo, restauratrice e docente ricercatrice presso il corso di laurea in conservazione e restauro della SUPSI, inizia a interessarsi al battistero di Riva S. Vitale, che in Svizzera è la più antica architettura cristiana interamente conservata e giunta fino a noi. L’edificio è caratterizzato dalla stratificazione di dipinti appartenenti a epoche diverse, ma in cattivo stato di conservazione. Dopo aver preso contatto con il consiglio parrocchiale, cui il battistero appartiene, e con il municipio, che da sempre si interessa al monumento, e riscontrato il parere favorevole dell'Ufficio dei beni culturali del Cantone, la dottoressa Iazurlo decide di affidare il primo studio dei dipinti a due studenti del corso, nell'ambito della loro tesi bachelor. «Di fatto, fa parte della prassi della nostra scuola, prevedere che gli studenti entrino in contatto con le testimonianze architettoniche presenti sul territorio», ci spiega la prof.ssa Iazurlo. Da qui si sviluppa l’idea successiva di un progetto di conservazione e restauro, da attuare in forma di «cantiere didattico», con la partecipazione degli allievi del master.

    Una testimonianza unica nel suo genere
    La sfida non è delle più semplici: «Si trattava di rimediare a una serie di fenomeni di degrado su pitture di origine molto antica». Edificato con la pietra del luogo, il battistero fu costruito nel V secolo sui resti di precedenti fondazioni romane. Dopo secoli di uso liturgico, nell'Ottocento l'edificio va incontro a un periodo di degrado: viene trasformato in magazzino della chiesa, mentre altri caseggiati vi vengono addossati su tre lati. Solo nel 1919, dopo il rinvenimento fortuito di alcune tracce di pittura, si iniziano a scoprire gli antichi dipinti, poi restaurati negli anni 1953-55 sotto la direzione di Ferdinando Reggiori. Ma c’è di più: «Nel ricco apparato decorativo del battistero, è possibile trovare delle sovrapposizioni tra gli affreschi, ciascuna delle quali ci testimonia di un dato periodo di utilizzo del monumento. Di volta in volta, lo spazio veniva ammodernato secondo il gusto del momento, in una successione che va dal IX al XV secolo. L’abside, con la Crocifissione, ad esempio, risale all' XI secolo, tuttavia nel tempo è stata più volte rimaneggiata, sovrapponendovi pitture che arrivano fino al XV secolo, con la raffigurazione del Beato Manfredo Settala, estremamente importante per la storia locale». La professoressa Iazurlo e la sua équipe di studenti, si è molto interrogata su come attuare il restauro: «Queste fasi e queste sovrapposizioni tra i dipinti appartengono alla storia del monumento, vanno pertanto conservate e adeguatamente presentate. Il restauro deve garantire non solo la conservazione delle pitture ma anche la giusta presentazione estetica, affinché le ampie lacune dovute al degrado non prevalgano, agli occhi del visitatore, sulle pitture». Il recupero degli affreschi consente di far rivivere la storia dell’intero monumento: «Il fatto che il battistero sia stato costantemente ammodernato, coincide con il fatto che Riva S. Vitale fosse un centro particolarmente importante in passato, trovandosi sulla via che collegava le Alpi al Lago di Como e all'Italia».

    Il Battistero oggi
    Per l’insieme di queste caratteristiche, Covid permettendo, il battistero è anche meta di pellegrinaggio frequentatissima. «Accogliamo gruppi da tutta la Svizzera, ma talora anche dalle nazioni vicine», ci racconta il sindaco di Riva S. Vitale, Fausto Medici. «Alcuni sono pure studiosi che si indirizzano verso il battistero, in quanto significativa testimonianza della cristianizzazione delle terre subalpine. Nei documenti dell’epoca, Riva S. Vitale è un punto strategico, al pari di città come Lugano, luogo di transito di persone e merci lungo l’asse Nord-Sud. Questa centralità lo ha reso luogo importante anche per l’evangelizzazione del territorio; da qui l’edificazione del battistero. Il paese, in seguito, fu pure uno dei centri ecclesiastici più antichi del vescovado di Como e in epoca medioevale capoluogo religioso e politico di una delle più antiche pievi ticinesi». Il Municipio finanzia assieme al consiglio parrocchiale il progetto, che continuerà per i prossimi anni ed è stato accolto favorevolmente anche dalla comunità: «I parrocchiani sono naturalmente molto attaccati al battistero – sottolinea il parroco di Riva S. Vitale, don Carlo Scorti – e spesso si fanno battezzare proprio qui». Ma al monumento guardano come punto di riferimento anche molteplici realtà ecclesiali svizzere. Nel 2019, ad esempio, i vescovi svizzeri lo hanno scelto come punto d’incontro: riunendovisi per dare avvio al mese missionario straordinario indetto da papa Francesco, hanno voluto ridare slancio all’evangelizzazione in Svizzera. «Il battistero – conclude don Carlo – è questo: una testimonianza che dal passato giunge a noi per dirci che l’evangelizzazione è un cammino che non finisce».

    Laura Quadri

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    Il ghiacciaio del Basodino

    Ai piedi del ghiacciaio del Basodino per chiedere più giustizia climatica

    Domenica 12 settembre l’Alleanza Climatica svizzera, di cui fa parte anche Sacrificio Quaresimale, organizza una celebrazione commemorativa.

    Domenica 12 settembre l’Alleanza Climatica svizzera, di cui fa parte anche Sacrificio Quaresimale, organizza, in collaborazione con l’Iniziativa per i ghiacciai, una celebrazione commemorativa per l’ormai sempre più ridotto ghiacciaio del Basodino (Valle Maggia) e, simbolicamente, anche per gli oltre 500 piccoli ghiacciai svizzeri già scomparsi. Il ghiacciaio del Basodino è destinato a scomparire entro una ventina d’anni, ma lo scioglimento dei ghiacciai non è che la punta dell’iceberg del problema climatico: è ormai evidente che il nostro pianeta dovrà affrontare una grave crisi ecologica che minaccia tutta la civiltà umana mondiale come la conosciamo oggi. Arginare il riscaldamento globale è tra le sfide più grandi e più importanti della nostra epoca, in gioco c’è la salvaguardia dei nostri mezzi di sussistenza. Saranno le popolazioni più vulnerabili dei paesi del Sud del mondo ad essere più fortemente colpite. Si stima che nel 2050 nel mondo ci saranno oltre 150milioni di migranti dovuti solamente all’innalzamento del livello degli oceani! Coloro che hanno a cuore la causa del clima, da anni chiedono una maggiore “giustizia climatica” affinché i Paesi più industrializzati non solo riducano le loro emissioni, ma sostengano anche finanziariamente le popolazioni del Sud nel trovare strategie di adattamento al cambiamento climatico.

    Affinché la Svizzera si orienti sulla “rotta del clima” l’Alleanza Climatica invita tutti a partecipare alla cerimonia di domenica 12 settembre 2021 a Robiei, alle ore 11:00. Si raccomanda l’uso dei mezzi pubblici da Locarno (bus delle 8:20 o delle 9:20) fino a Bignasco, navetta gratuita disponibile da Bignasco a S.Carlo, prezzo di favore per la teleferica delle 10:00 o delle 11:00 (17 Fr. S.Carlo-Robiei e ritorno).

    I posti nei mezzi di trasporto sono limitati: è quindi richiesta l’iscrizione scegliendo gli orari di andata e ritorno sul sito alliance-climatique.ch/basodino/

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    Germania: le vittime di abusi in contesto ecclesiale riunite in una nuova associazione

    Germania: le vittime di abusi in contesto ecclesiale riunite in una nuova associazione

    Come comunicano i media locali tedeschi in queste ore, le vittime di abusi in contesto ecclesiale, fino ad ora attivi in vari organi consultivi delle singole diocesi, hanno deciso di recente di riunirsi a livello federale. Le Diocesi tedesche hanno votato a favore.

    Come comunicano i media locali tedeschi in queste ore, le vittime di abusi in contesto ecclesiale, fino ad ora attivi in vari organi consultivi delle singole diocesi, hanno deciso di recente di riunirsi a livello federale. Il nuovo organismo si intitola "Conferenza federale dei consigli consultivi di persone toccate dal problema degli abusi" (Bundeskonferenz der Betroffenenbeiräte und vergleichbaren Gremien). L'associazone intendere creare e mettere in comune le competenze per affrontare il problema. Il suo scopo è fare sì che anche le informazioni vengano meglio scambiate. Ogni Diocesi avrà il suo rappresentante in seno all'organizzazione. 23 Diocesi della Germania hanno votato sul tema, di cui 16 convinte che tale organo dovesse essere creato al più presto.

    In Germania, come noto, sono state svolte inchieste e indagini sugli abusi nelle Diocesi in particolare di Cologna e Monaco-Frisinga.

    cath.ch/adattamento red

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    Pasqua, sale l’allerta sicurezza: i cattolici collaborano con la polizia

    Annunciate misure straordinarie durante le celebrazioni. Squadre di volontari saranno addestrate dalla polizia prima del Venerdì Santo. La Chiesa chiede da tempo l'attuazione di una sentenza, che dispone la formazione di una speciale task force di polizia per proteggere i loro luoghi di culto.

    Lahore (AsiaNews) – I volontari della Chiesa pakistana collaborano con i funzionari della polizia locale, per mettere a punto speciali misure di sicurezza atte a prevenire eventuali attacchi alla comunità cattolica in occasione della Pasqua. “Siamo all'erta. Consideratevi personale di sicurezza, proteggete voi stessi e gli altri, siate cordiali e collaborate con gli agenti”. È l’appello che il catechista Sarfraz Victor ha rivolto ieri ai fedeli, al termine della messa domenicale nella cattedrale del Sacro Cuore di Lahore.

    L'annuncio è stato fatto a pochi giorni di distanza dalla riunione della squadra di sicurezza della cattedrale con l'ispettore generale della polizia del Punjab. I partecipanti hanno discusso la protezione delle chiese della città, in seguito all'attacco suicida che il 14 marzo ha ucciso 11 persone, tra cui sei poliziotti, nella città di Raiwind, alla periferia di Lahore. L'anno scorso, le autorità hanno rilasciato la 19enne Noreen Leghari che stava pianificando un attacco suicida ad una chiesa di Lahore durante la Pasqua. Il 27 marzo 2016, domenica di Pasqua, 78 persone sono morte ed oltre 340 rimaste ferite in un attentato che ha colpito uno dei più grandi parchi di Lahore.

    William Arif Khan, che dirige 25 volontari della sicurezza nella cattedrale del Sacro Cuore, afferma che quest’anno verranno prese misure straordinarie: “Nessun visitatore sarà autorizzato all’ingresso senza una carta d'identità nazionale; sarà perseguito ogni parrocchiano che porterà alla messa una persona non cristiana; l'uso di smartphone o social media sarà proibito all'interno dei locali della chiesa”. “Durante questa Pasqua, unità d’élite della polizia svolgeranno sopralluoghi nelle chiese”, dichiara Khan ad AsiaNews, aggiungendo che la sua squadra sarà addestrata dalla polizia prima del Venerdì Santo. “I volontari in possesso di armi regolarmente registrate già partecipano armati alle messe – prosegue – Tuttavia, quelli senza licenza non possono fare molto per catturare un terrorista infiltrato. Perciò, abbiamo chiesto alla polizia di rilasciare i permessi al fine di proteggere le chiese”.

    I leader della Chiesa chiedono da tempo l'attuazione della sentenza del 2014 da parte della Corte suprema del Pakistan, che dispone la costituzione di un Consiglio nazionale dei diritti delle minoranze e la formazione di una speciale task force di polizia per proteggere i loro luoghi di culto. Lo scorso 16 marzo, in rappresentanza delle chiese cattoliche nella capitale federale Islamabad, circa 70 persone hanno incontrato l’ispettore generale della polizia locale Azam Taimoori (foto), per discutere la sicurezza degli edifici.

    Samuel Pyara, presidente dell’Implementation Minority Rights Forum (Imrf), dichiara: “Il governo del Punjab deve ancora attuare alcune procedure operative standard, tra cui l'installazione di cancelli e l'invio di cecchini nelle chiese. Sporgeremo denuncia per vilipendio alla Corte, se continueranno ad ignorare il verdetto”. “Alcune delle maggiori preoccupazioni per le chiese di Islamabad – prosegue Pyara – sono rappresentate dalle irregolarità della polizia. La maggior parte degli agenti in servizio invece di proteggere i fedeli, sono occupati con i loro telefoni. Inoltre, gli edifici della Chiesa sono esentati dal progetto che ha disposto l’installazione di telecamere di sicurezza in diversi luoghi della città”.

    Kamran Chaudhry - AsiaNews
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    Diocesi di Lugano: introduzione del nuovo messale romano

    Diocesi di Lugano: introduzione del nuovo messale romano

    Si tratta della terza edizione in lingua italiana. Don Emanuele Di Marco ci spiega la storia, i cambiamenti e l'introduzione nella diocesi di Lugano. Lo stesso messale sarà pure in uso dal 29 novembre nelle vallate italofone della diocesi di Coira.

    Da domenica prossima 29 novembre, prima domenica di Avvento, verrà introdotto il nuovo Messale nelle parrocchie che seguono il Rito Romano, dunque anche nella diocesi di Lugano e nelle vallate italofone della diocesi di Coira. Si tratta della terza versione in lingua italiana, dopo quella del 1973 e del 1983. Per capire bene la storia, le novità racchiuse in questa nuova pubblicazione e l’introduzione di essa nella nostra diocesi, abbiamo interpellato don Emanuele Di Marco, coordinatore della Commissione di Liturgia Pastorale della Diocesi di Lugano.

    Don Emanuele, qual è la storia di questa edizione? Perché i lavori si sono prolungati così a lungo?

    Come tradizione vuole, la Santa Sede pubblica l’editio tipica in latino e in seguito, le diverse Conferenze Episcopali si occupano della traduzione nella propria lingua. Quella italiana fa seguito anche alla nuova versione della Bibbia del 2008: è anche per questo se i lavori si sono prolungati per diversi anni. Non ci si è limitati dunque a una sistemazione dei testi, ma si è colta l’occasione per riguardare alcuni passaggi e adeguarli al tempo attuale. Non è stato solamente un cambiare i testi, ma è stato proprio un lavoro di riflessione e di approfondimento su alcuni punti della liturgia.

    Quali sono dunque le novità di questa edizione?

    La più evidente e dibattuta è sicuramente quella riguardante il Padre Nostro. La nuova traduzione inserita nel Messale porterà la versione “non abbandonarci alla tentazione”: la versione latina, a cui si fa riferimento (et ne nos inducas in tentationem), a sua volta tradotto dal greco (eisenenkai, da eisferein) significa “portare, condurre dentro”. Il cambiamento è stato frutto di un
    lungo ragionamento riguardante la sensibilità attuale, più che alla fedeltà letterale del testo. È parte della vita della Chiesa l’impegno a trovare un linguaggio comprensibile e adatto ai tempi. Oltre al Padre Nostro, numerose le novità e i cambiamenti introdotti con il nuovo Messale: tra le tante vi è la modifica riguardante il termine “Fratelli e sorelle”. Fino ad ora, il Messale presentava la duplice forma: “Fratelli” e “fratelli e sorelle”: Questo cambiamento è interessante per noi perché Giovanni Paolo II, proprio a Lugano il 12 giugno 1984, al termine della celebrazione a Cornaredo, fece i complimenti per “questa Messa svizzero-italiana” in cui si usava il termine “Fratelli e sorelle”. Per noi questo cambiamento ha dunque un riferimento locale importante. Vi saranno poi altri cambiamenti che riguardano le Preghiere Eucaristiche e i riti di comunione.

    Con la liturgia che cambia i presbiteri dovranno rivedere formule e parole ormai profondamente incise nella memoria...

    Noi tutti dovremo fare molta attenzione perché sono testi che ormai fanno parte della nostra memoria celebrativa: per noi e per tutti i fedeli questo cambiamento è una piccola grande rivoluzione. Spesso pronunciamo le formule a memoria e ora si tratterà di re-imparare uno stile celebrativo e una capacità di pronunciare la liturgia secondo le nuove indicazioni. Sarà una bella opportunità per riscoprire il valore delle parole: studiando nuovamente la liturgia ogni sacerdote sarà obbligato a riscoprire il senso anche di quelle formule che oramai pronunciava a memoria e per abitudine rischiando di tralasciarne il senso. Secondo me tutti noi sacerdoti siamo di fronte a una grande opportunità.

    A partire da domenica 29, per sacerdoti e comunità si aprirà una fase di transizione...

    Esattamente. Ci sarà un tempo di adeguamento al nuovo testo fino alla prima domenica di Pasqua. Il Centro di Liturgia Pastorale della Diocesi (www.liturgiapastorale.ch) proporrà dei sussidi sia per i fedeli che per i sacerdoti dove saranno scritte esattamente le modifiche. Abbiamo inoltre elaborato i canti con i nuovi testi.

    Silvia Guggiari

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    Papa Francesco: il corpo portato nella Cappella di Casa Santa Marta

    Papa Francesco: il corpo portato nella Cappella di Casa Santa Marta

    Il nuovo Ordo voluto da lui prevede la constatazione della morte in cappella, esposizione nella bara aperta e funerali semplificati. Abolite le tre bare, nuovi titoli papali e testi liturgici aggiornati. Il desiderio di essere sepolto a Santa Maria Maggiore.

    Il corpo di Papa Francesco, deceduto questa mattina alle 7.35, sarà portato nella cappella di Casa Santa Marta, dove avverrà la constatazione della morte secondo quanto previsto dal nuovo Ordo exsequiarum Romani Pontificis, la cui edizione aggiornata è stata approvata da Francesco il 29 aprile 2024. Tutto ciò dovrebbe avvenire verosimilmente in serata, quando, contestualmente alla certificazione della morte, saranno diffuse anche le attestazioni mediche. In base al nuovo rito, infatti, la constatazione della morte del Sommo Pontefice non avverrà più nella camera papale ma nella cappella. Successivamente, il corpo sarà deposto immediatamente nella bara e sarà esposto da mercoledi al saluto dei fedeli nella basilica di San Pietro da mercoledì già all’interno della bara aperta. Non sono più previste le tre tradizionali bare di cipresso, piombo e rovere. L’ultima edizione dell’Ordo exsequiarum Romani Pontificis era stata approvata nel 1998 da san Giovanni Paolo II e pubblicata nel 2000.

    Funerali con rito semplificato

    Le esequie in suffragio del Papa si chiamano Novendiali, da novem dies, che significa nove giorni a cui segue il funerale papale, la Missa poenitentialis, celebrata in San Pietro alla presenza delle delegazioni di Stato di tutto il mondo.  

    Bergoglio ha introdotto nuove regole per l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche riguardo ai funerali del Sommo Pontefice. 

    La sepoltura potrà avvenire in luoghi diversi dalla Basilica di San Pietro. Papa Francesco, ad esempio, ha espresso il desiderio di essere tumulato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, vicina alla stazione Termini di Roma, invece che in Vaticano.

    Nuovi titoli papali e testi liturgici aggiornati

    Bergoglio ha chiesto di modificare anche i titoli con cui si fa riferimento al Pontefice durante i funerali, optando per un linguaggio più diretto e accessibile. Espressioni solenni come "Sommo Pontefice della Chiesa Universale" o "Sovrano dello Stato della Città del Vaticano" lasceranno spazio a termini più essenziali come "Papa", "Pastor" o "Pontifex Romanus", per dare una visione meno istituzionale e più spirituale del ruolo papale.

    Saranno aggiornati anche i testi delle preghiere. Alcuni sono stati abbreviati e tradotti in modo più accurato dal latino, con l’eliminazione di indicazioni rigide. Nella scelta delle musiche ci sarà una maggiore libertà. Anche le messe celebrate nei giorni che seguono la morte del Papa sono state rese più snelle: i formulari delle preghiere da utilizzare sono stati ridotti, infatti le opzioni disponibili passano da quattro a tre, facilitando l’organizzazione dei riti liturgici.

    Red

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    Forum Davos:

    Forum Davos: "Alleanza solidale" presenta le sue proposte di soluzioni

    All'appuntamento economico internazionale in Svizzera presente anche il “Global Solidarity Fund” (Fondo di solidarietà globale), di cui la Chiesa cattolica è membro. Da domenica 22 a martedì 24 maggio, religiosi e religiose cattolici si confronteranno sulla leadership e sull'inclusione sociale nella scena globale

    La drammatica svolta nella politica di sicurezza e difesa dell'Europa e l'impatto globale della guerra sulle forniture energetiche e alimentari dominano il Forum economico mondiale di quest'anno a Davos. L'alleanza internazionale "Global Solidarity Fund" (GSF) ha invitato i principali rappresentanti della comunità cattolica a partecipare al Forum economico mondiale che inizia domenica 22 maggio in Svizzera. Insieme, i leader dei settori privato, no-profit e pubblico discuteranno dei problemi più urgenti del mondo.

    I colloqui e le tavole rotonde

    Nel corso dei colloqui saranno presentate strategie collaudate per l'inclusione sociale dei più vulnerabili e condivise le lezioni apprese. Questo per garantire che una ripresa globale vada a beneficio di tutte le persone in tutti i settori, come sottolinea l'alleanza GSF in una dichiarazione. Lunedì 23 maggio si terrà una tavola rotonda sulla “leadership coraggiosa”, mentre martedì 24 si parlerà della creazione di posti di lavoro per migranti e rifugiati: le due iniziative sono parte della cosiddetta partnership "Goal 17" di Davos e rappresentano il culmine della partecipazione del GSF a Davos.

    Il Fondo di solidarietà globale è considerato un'alleanza unica nel suo genere: ispirata dall’ambiziosa visione di Papa Francesco, promuove infatti partenariati per le persone più fragili tra il settore privato e quello dello sviluppo, e le comunità cattoliche; si concentra sull'empowerment delle persone più vulnerabili, in linea con l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, e i suoi obiettivi sono in linea con la missione, i valori e gli insegnamenti sociali della Chiesa cattolica.

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    “Al pre-Sinodo le differenze non ci impediscono di essere uniti”

    “Al pre-Sinodo le differenze non ci impediscono di essere uniti”

    Parla una ragazza metodista che rappresenta il Consiglio Ecumenico delle Chiese. Da lunedì scorso a sabato prossimo oltre 300 giovani di tutto il mondo a Roma in vista del Sinodo di ottobre.

    «Prima di venire non sapevo cosa aspettarmi e sono andata sul sito internet per capire di cosa si trattava», adesso ritiene che è «entusiasmante incontrare altri giovani che hanno le stesse visioni e speranze», uniti «come Dio vorrebbe che fossimo» nonostante le differenze culturali e geografiche. Bohol Joy Eva Algodon è una ragazza filippina di confessione cristiana metodista e abita a Ginevra presso il Consiglio Ecumenico delle Chiese, che Papa Francesco visiterà il prossimo 21 giugno. In questi giorni è Roma per partecipare alla «riunione pre-sinodale» che vede riuniti oltre 300 ragazzi da tutto il mondo da lunedì scorso fino a sabato prossimo. Responsabile del programma giovanile dell’organismo che riunisce Chiese protestanti, ortodosse e anglicane, è stata inviata all’appuntamento preparatorio della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi dal tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, prevista per il mese di ottobre prossimo. 

     

    «Prima di venire non sapevo cosa aspettarmi e sono andata sul sito internet per capire di cosa si trattava», racconta Bohol Joy Eva Algodon nel corso di un incontro di alcuni dei partecipanti con i giornalisti nella Sala Stampa vaticana. «È la prima volta che partecipo ad un evento del genere e sono in carica nella posizione di responsabile del programma giovanile del Consiglio Ecumenico delle Chiese solo da quattro mesi. È entusiasmante incontrare altri giovani che hanno le stesse visioni e speranze, e quando sono arrivata guardavo tutti questi ragazzi e ho avuto davvero la sensazione dell’immagine del corpo di Cristo per tutti i cristiani che confessano il Dio trinitario. Qui ci sono cattolici, non cattolici, credenti di altre fedi, non credenti ed è di ispirazione vedere che tutti questi ragazzi vorrebbero essere uniti, che è poi quello che Dio vorrebbe che noi fossimo: uniti, insieme, a parlare della nostra fede e di come possiamo migliorare l’umanità e il Regno di Dio».

     

    Come vanno le discussioni dopo due giorni? Stanno emergendo proposte concrete?

    «Siamo ancora nel processo di finalizzare il documento finale che vogliamo presentare al Sinodo dei vescovi di ottobre. È molto confortante essere liberi e parlare liberamente quello che ci preoccupa. E non solo i cattolici ma anche per chi come me è protestante, ad esempio, c’è libertà di esprimere quello che penso. È un luogo molto sano per dire quello che pensi. Questa mattina abbiamo iniziato a esaminare la bozza del documento finale e speriamo di avere il documento finale entro sabato».

     

    Quali sono le maggiori difficoltà?

    «È difficile mettere insieme in un solo documento tutti i contesti, le esperienze dai quali proveniamo. Veniamo da diverse parti del mondo, abbiamo diverse esperienze, conosciamo diverse realtà. I giovani dall’Africa, per fare un esempio, desiderano fare volontariato con la Chiesa ma non sempre trovano l’incoraggiamento necessario, e, ad ogni modo, hanno il problema che nel frattempo devono cercare lavoro: la loro passione è servire la Chiesa ma la realtà è cercare lavoro. Io sono del gruppo asiatico e per noi, per fare un altro esempio, è importante il tema della fede se viene vissuta ad un livello personale più che comunitario. A volte un giovane cristiano è in minoranza rispetto alla propria società. E la formazione inizia con la famiglia, che è la cellula di base della società. Tutte queste questioni vengono fuori nel corso delle discussioni».

     

    Non sono dunque le differenze tra confessioni cristiane che pesano?

    «Quel che noto è che in questo evento non parliamo di dottrina, non discutiamo dei fondamentali di teologia, ma della nostra fede nel Dio trinitario e di come vediamo che Dio e la Chiesa sono ancora rilevanti ai nostri giorni. Sono davvero sorpresa, non ho davvero mai avuto la sensazione del “oh, io sono protestante, loro sono cattolici, è un problema!”. È un luogo molto sano e molto accogliente in cui discutere».

     

    C’è una questione concreta che, in particolare, volete trasmettere al Sinodo dei vescovi?

    «Continuare a portare i giovani nei meccanismi decisionali e in ogni aspetto della Chiesa».

    Iacopo Scaramuzzi - VaticanInsider
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    Azione cartolina postale alla ministra Sommaruga

    Azione cartolina postale alla ministra Sommaruga

    Invia una cartolina elettronica alla signora Sommaruga e sollecitarla a continuare con coraggio la revisione della legge sul CO2!

    La politica climatica svizzera esita e il tempo stringe! Con l’andamento attuale, non raggiungeremo gli obiettivi futuri. Il riscaldamento globale oltre 1,5° C causerebbe un danno irreparabile. A soffrirne maggiormente sono le popolazioni dei paesi poveri, che vi hanno contribuito di meno.

    Il Consiglio federale e il Parlamento devono agire ora con coraggio e lungimiranza. Per limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 °Celsius, come previsto dall'accordo sul clima di Parigi, la nuova legge sul COdeve garantire in modo vincolante per la Svizzera l'obiettivo del saldo netto pari a zero entro il 2040.

    Azione Quaresimale e HEKS sostengono questo obiettivo a livello politico, insieme a te!

    A nome delle popolazioni del Sud globale, dei giovani e delle prossime generazioni.

    Firma la cartolina sul sito Giustizia Climatica Adesso

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    Francesco: parlare chiaro in difesa della vita e della dignità umana

    Francesco: parlare chiaro in difesa della vita e della dignità umana

    Ricevute in Aula Paolo VI le Famiglie del Preziosissimo Sangue: coraggio della verità e attenzione a tutti per una “rivoluzione della tenerezza”.

    "È importante essere persone coraggiose, costruire comunità coraggiose che non hanno paura di schierarsi per affermare i valori del Vangelo e la verità sul mondo e sull'uomo". Papa Francesco si è rivolto questa mattina alle società di Vita apostolica, gli Istituti religiosi maschili e femminili e le aggregazioni che si ispirano alla spiritualità del Sangue di Gesù, ricevute in Aula Paolo VI in un incontro promosso dall’Unione Sanguis Christi.

    Il coraggio della verità

    L’invito del Papa è a “parlare chiaro e non voltare la faccia dall’altra parte di fronte agli attacchi al valore della vita umana dal concepimento al suo naturale tramonto, di fronte alla dignità della persona umana, di fronte ai mali sociali, di fronte alle varie forme di povertà”.

    Una Chiesa che cammina per strada

    La testimonianza dei discepoli di Gesù – ha sottolineato Francesco – “è chiamata a toccare la vita delle parrocchie e dei quartieri, a non lasciare indifferenti ma a incidere, trasformando i cuori e la vita delle persone”. Quindi, la necessità di “individuare le forme più adatte per riuscire ad avvicinare una molteplicità di persone nelle case, negli ambienti sociali e nella strada”. “Sforzatevi di essere immagine di una Chiesa che cammina per strada, fra la gente – è l’esortazione del Papa -, anche rischiando in prima persona, condividendo gioie e fatiche di quanti incontrate”.

    Curare le sofferenze sul modello di Cristo

    “Il Sangue di Cristo è fonte di salvezza per il mondo", ha proseguito il Papa. "Dio ha scelto il segno del sangue, perché nessun altro segno è così eloquente per esprimere l’amore supremo della vita donata agli altri. Questa donazione si ripete in ogni celebrazione eucaristica”. L’invito del Papa è dunque a spingerci verso “quanti potrebbero essere curati nelle loro sofferenze morali e fisiche e sono invece lasciati languire ai margini di una società del consumo e dell’indifferenza”. Sul modello di Cristo, “viviamo  un tempo nel quale è necessario portare avanti la rivoluzione della tenerezza”, spiega Papa Francesco, non dimenticando che “la vera forza della testimonianza deriva dal Vangelo stesso”.

    Agenzie/red

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    Minorenni arrivati su barconi senza accompagnatori accolti dalle suore di Gesù Redentore a Caltagirone

    Il prossimo campo di lavoro della Conferenza missionaria della Svizzera italiana sarà a Caltagirone

    Data la situazione di notevole violenza nella capitale haitiana il campo di lavoro della CMSI previsto laggiù viene annullato e sostituito da un’esperienza a Caltagirone sempre dal 25 luglio al 12 agosto.

    In queste ultime settimane la capitale di Haiti è diventata estremamente violenta e pericolosa. Questo proprio nei quartieri in cui la Conferenza missionaria della svizzera italiana (CMSI) avrebbero dovuto andare con i volontari del campo estivo. Le bande si affrontano  giornalmente, i morti e i feriti non si contano.

    Nonostante fuori da Port au Prince la situazione sia più calma, la situazione precaria ha fatto decidere di rinunciare all’esperienza ad Haiti, con la speranza di poterla programmare per il 2023. Ma i volontari non resteranno a casa. In sostituzione, andranno a Caltagirone, in Sicilia, dove già la CMSI aveva svolto due campi in passato.

    Le suore di Gesù Redentore, piccola congregazione francese fondata nell’’800 da Victorine Le Dieu, seguendo il proprio carisma, accolgono nel  centro San Giuseppe un gruppo di minorenni giunti per varie vie in Sicilia senza accompagnamento. Attualmente sono 23, dal Bangladesh, Egitto, Tunisia, Mali, Gambia. I nostri volontari dovranno animare le giornate dei giovani, includendo l’apprendimento della lingua italiana e la socializzazione, vista come imparare a vivere in gruppo, accettarsi reciprocamente senza guardare alle particolarità culturali e religiose. L’esperienza sarà dal 25 luglio al 12 agosto.

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