Carità e Solidarietà Cristiana 19
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Un sito, un libro e un film per ricordare il voto alle donne in Svizzera
Alcuni spunti per approfondire l'argomento.
Su tutto l’arco dell’anno saranno moltissime le occasioni, gli eventi ed i luoghi dove si farà memoria dei cinquant’anni dall’introduzione del suffragio femminile. Per evitare sovrapposizioni e dimenticanze ed aiutare chiunque vorrà orientarsi all’interno di questo ricco calendario, è stato creato il sito ch2021.ch nelle quattro lingue nazionali, che li raccoglierà tutti. Nel corso delle recenti «Giornate del cinema di Soletta» è stato presentato un documentario a firma di Beat Bieri dal titolo «Il corsetto cattolico» in cui il regista lucernese ricostruisce il clima di quegli anni a partire dagli otto cantoni che si opposero al voto femminile e il ruolo che la Chiesa cattolica rivestì all’interno dell’intenso dibattito che precedette la sua introduzione. Uscirà invece in primavera, per le edizioni Dadò di Locarno, il volume che Luigi Maffezzoli ha dedicato all’Unione femminile cattolica ticinese (UFCT), per il centenario della sua fondazione. La prima pubblicazione che segue dal suo nascere il cammino di un gruppo di donne che al termine della prima guerra mondiale e in piena pandemia, decide di voler declinare in maniera nuova, meno devozionale e più incarnata nella vita quotidiana, la propria fede. Sarà proprio dalle fila di questa associazione, che usciranno quelle che diventeranno le pioniere della politica ticinese: Rosita Genardini, Dionigia Duchini e Ilda Rossi, tre delle cinque donne del PPD che per prime furono elette in Gran Consiglio. Queste le parole scritte su «Spighe », la rivista dell’UFCT, all’indomani dell’elezione: «Con il grazie fraterno vi diciamo che faremo del nostro meglio perché l’opera che inizieremo possa essere di valido sostegno soprattutto alle categorie “più deboli” del nostro Paese». (CZ)
Zuppi presto in Cina? Un'ipotesi non remota, secondo alcuni media
Ne parla in queste ore la stampa italiana, ma dal Vaticano per ora non arrivano conferme ufficiali
Dopo il viaggio negli Stati Uniti e le due ore di colloquio con Biden, le precedenti visite a Kiev e Mosca si delinea forse una nuova tappa nella missione di pace che il Papa sta compiendo attraverso il cardinale Matteo Zuppi, presidente dei vescovi italiani. Il primo a non escludere un prossimo passaggio a Pechino era stato il cardinale Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin: circa un mese fa, parlando ad alcuni giornalisti aveva precisato che l'iniziativa della Santa Sede che ha poi portato il cardinale Matteo Zuppi a Kiev, Mosca e negli Usa, non avrebbe di certo lasciato fuori il grande player internazionale cinese («non vogliamo escludere nessuno»). Poi si era ascoltata anche la voce autorevole di Romano Prodi, che parlando in generale aveva ragionato sulla eventuale opportunità di fare proseguire le tappe della pace verso oriente, sulla via della Seta. Adesso quella possibilità non viene esclusa a priori e alcuni media italiani come il Corriere della Sera ne parlano. Dal Vaticano non ci sono - per ora - conferme ufficiali ma la porta della speranza è importante che resti aperta. Ricordiamo infine che l'obiettivo principale della missione di Zuppi è almeno duplice: la sorte dei bambini scomparsi dall'Ucraina durante il conflitto e il tentativo di favorire condizioni per una ripresa del dialogo tra i contendenti.
fonte: agenzie/corrieredellasera/red
Sinodo: “Anche la Chiesa deve affrontare la mancanza di fede”
È stato diffuso oggi il Documento preparatorio del Sinodo, che il Papa aprirà ufficialmente il 10 ottobre. L'evento proseguirà poi nelle diocesi il 17 ottobre per culminare nella XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2023), a cui farà seguito la fase attuativa, che coinvolgerà nuovamente le Chiese particolari.
È stato diffuso oggi il Documento preparatorio del Sinodo, che il Papa aprirà ufficialmente il 10 ottobre. L'evento proseguirà poi nelle diocesi il 17 ottobre per culminare nella XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2023), a cui farà seguito la fase attuativa, che coinvolgerà nuovamente le Chiese particolari
Uno strumento “per favorire la prima fase di ascolto e consultazione del Popolo di Dio nelle Chiese particolari (ottobre 2021 – aprile 2022), nella speranza di contribuire a mettere in moto le idee, le energie e la creatività di tutti coloro che prenderanno parte all’itinerario, e facilitare la condivisione dei frutti del loro impegno”. È il documento preparatorio del Sinodo, dal titolo “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”, che Papa Francesco aprirà ufficialmente il 10 ottobre. L’evento proseguirà poi il 17 ottobre in ogni Chiesa particolare. Una tappa fondamentale sarà la celebrazione della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, nell’ottobre del 2023, a cui farà seguito la fase attuativa, che coinvolgerà nuovamente le diocesi. Per accompagnare concretamente l’organizzazione dei lavori viene proposto un Vademecum metodologico, allegato al documento preparatorio e disponibile sul sito dedicato, che offre “alcune risorse per l’approfondimento del tema della sinodalità”, tra cui il discorso per la Commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, tenuto da Papa Francesco il 17 ottobre 2015, e il documento “La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa”, elaborato dalla Commissione Teologica Internazionale e pubblicato nel 2018.
“La Chiesa di Dio è convocata in Sinodo”,
l’incipit del testo, sulla scorta dell’invito di Papa Francesco ad interrogarsi su un tema decisivo per la sua vita e la sua missione: “Proprio il cammino della sinodalità è il cammino che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”. “Una tragedia globale come la pandemia da Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca”, ma al tempo stesso “ha fatto esplodere le disuguaglianze e le inequità già esistenti”, l’analisi contenuta nel documento.
“La tragica condizione che i migranti vivono in tutte le regioni del mondo testimonia quanto alte e robuste siano ancora le barriere che dividono l’unica famiglia umana”,
la denuncia. La sfida, per la Chiesa, è dunque quella di ”accompagnare le persone e le comunità a rileggere esperienze di lutto e sofferenza, che hanno smascherato molte false sicurezze, e a coltivare la speranza e la fede nella bontà del Creatore e della sua creazione”.
“Non possiamo nasconderci che la Chiesa stessa deve affrontare la mancanza di fede e la corruzione anche al suo interno”.
È il “mea culpa” contenuto nel documento, nel quale si cita in particolare “la sofferenza vissuta da minori e persone vulnerabili a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate”. “Siamo continuamente interpellati come popolo di Dio a farci carico del dolore dei nostri fratelli feriti nella carne e nello spirito”, l’invito del testo: “per troppo tempo quello delle vittime è stato un grido che la Chiesa non ha saputo ascoltare a sufficienza. Si tratta di ferite profonde, che difficilmente si rimarginano, per le quali non si chiederà mai abbastanza perdono e che costituiscono ostacoli, talvolta imponenti, a procedere nella direzione del camminare insieme”. “La Chiesa tutta è chiamata a fare i conti con il peso di una cultura impregnata di clericalismo, che eredita dalla sua storia, e di forme di esercizio dell’autorità su cui si innestano i diversi tipi di abuso (di potere, economici, di coscienza, sessuali)”, l’appello: “È impensabile una conversione dell’agire ecclesiale senza la partecipazione attiva di tutte le componenti del Popolo di Dio: insieme chiediamo al Signore la grazia della conversione e l’unzione interiore per poter esprimere, davanti a questi crimini di abuso, il nostro pentimento e la nostra decisione di lottare con coraggio” . Tra i segni di speranza fioriti nella comunità cristiana, c’è “il desiderio di protagonismo all’interno della Chiesa da parte dei giovani, e la richiesta di una maggiore valorizzazione delle donne e di spazi di partecipazione alla missione della Chiesa”, come la recente istituzione del ministero laicale del catechista e l’apertura alle donne dell’accesso a quelli del lettorato e dell’accolitato.
“Non possiamo ignorare la varietà delle condizioni in cui vivono le comunità cristiane nelle diverse regioni del mondo”,
prosegue il testo, in cui si stigmatizzano le persecuzioni dei cristiani nei paesi in cui sono una minoranza. “Se da una parte domina una mentalità secolarizzata che tende a espellere la religione dallo spazio pubblico, dall’altra un integralismo religioso che non rispetta le libertà altrui alimenta forme di intolleranza e di violenza che si riflettono anche nella comunità cristiana e nei suoi rapporti con la società”, il grido d’allarme del testo:
“Non di rado i cristiani assumono i medesimi atteggiamenti, fomentando le divisioni e le contrapposizioni anche nella Chiesa”.
All’interno della comunità cristiana e nei suoi rapporti con la società si riverberano, inoltre, “le fratture che percorrono quest’ultima, per ragioni etniche, razziali, di casta o per altre forme di stratificazione sociale o di violenza culturale e strutturale”. In questo contesto, la sinodalità “è ben più che la celebrazione di incontri ecclesiali e assemblee di vescovi, o una questione di semplice amministrazione interna alla Chiesa; essa indica lo specifico modus vivendi et operandi della Chiesa”.
“La consultazione del popolo di Dio non comporta l’assunzione all’interno della Chiesa dei dinamismi della democrazia imperniati sul principio di maggioranza”,
si precisa nel documento. Tra gli obiettivi dell’itinerario sinodale, figura anche quello di “esaminare come nella Chiesa vengono vissuti la responsabilità e il potere, e le strutture con cui sono gestiti, facendo emergere e provando a convertire pregiudizi e prassi distorte che non sono radicati nel Vangelo”.
(AgensiaSir)
Leggi anche il contributo su Vatican News
Documenti disponibili
Documento-Preparatorio-ITA-21DownloadEN_VademecumDownloadA Pasqua buone notizie per la vita
A Giarre una madre lascia un neonato nella culla per la vita e lo salva. In Italia sono 50 queste culle. Da valorizzare di più.
E' arrivato alla mattina di Sabato santo quando la terra veglia il suo Creatore nel sonno del sepolcro aspettando la Resurrezione e la vita nuova. Testimone egli stesso della vita che sempre si rinnova, ha bussato all'idea di una esistenza semplice, fatta di una famiglia in attesa e di una casa calda. Ma non c'era questo ad attenderlo, almeno non subito.
La sua mamma ha fatto quello che ha potuto. Chissà quali nubi ci sono sul suo cammino ad impedirle di prendersi cura del suo piccolo, ma ha avuto fiducia nella vita e non l'ha semplicemente buttata via, come un errore o un incubo da lasciarsi alle spalle.
A Giarre nella mattina di Sabato santo mani gentili hanno deposto un neonato nella "culla per la vita" della parrocchia "Gesù lavoratore". È bastato il suo peso ad attivare i sensori del dispositivo e l'allarme collegato con la Centrale operativa del 118. Il neonato, che aveva ancora il cordone ombelicale attaccato, è stato prelevato e trasferito in ambulanza prima all’ospedale di Acireale, dov’è stato visitato e stabilizzato, e quindi al Policlinico di Catania.
La Culla di Giarre è una della cinquantina attive in tutta Italia: costituiscono una riedizione delle Ruote degli esposti che in passato hanno salvato la vita a migliaia di bambini costituendo a volte l'unica alternativa alla povertà, alla vergogna di un abuso, al rifiuto di un neonato indesiderato. La tecnologia le ha rese naturalmente molto più sofisticate con un sistema che consente di tenere il neonato al caldo, di far intervenire gli operatori sanitari, di mettere in funzione una telecamera che rilevi trattarsi effettivamente di un bambino, pur assicurando ilcompleto anonimato di chi lo introduce nella culla. Le Culle, come sottolinea il Movimento per la vita, rappresentano, non l’alternativa, ma il completamento della normativa per il parto anonimo in ospedale - oltre 300 casi l’anno - poiché non tutte le donne vogliono o possono recarsi in ospedale a partorire. "Lalegge italiana - ha commentato a proposito del caso di Giarre Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita - consente alle donne di non riconoscere il figlio. Se le Asl valorizzassero le Culle, potrebbero contribuire a evitare aborti e infanticidi".
Pasqualino (come chiamarlo altrimenti?) adesso sta bene ed è in buone mani. Di lui si occuperà il Tribunale per i minori di Catania e forse già una famiglia si prepara ad accoglierlo. Buone notizie per la vita a Pasqua.
sources: ALETEIA
Batti cuore. Si è concluso il Grest S. Bernardo. Le foto.
Gli organizzatori, augurando una splendida estate, ringraziano tutti per aver reso anche questo Grest 2022 indimenticabile.
Si è conclusa venerdì 15 luglio l'esperienza del Grest S. Bernardo della parrocchia di Comano. Due settimane all'insegna del divertimento con giochi, canti, balli che hanno coinvolto gli oltre 100 bambini/e e ragazzi/e presenti. Non sono mancate escursioni e giornate in piscina molto apprezzate dato il caldo elevato di questi giorni. Ogni mattina è stata scandita da un memento di preghiera e da una puntata del magico teatro del mago di Oz! Il simpatico popolo del Grest era diviso in gruppi per fasce d'età (Baby, Medi e Grandi) per poter adeguare al meglio le diverse attività: artistici ateliers, gare master chef, luna park, olimpiadi,... Tranne qualche picnic i pasti erano assicurati da un affiatato gruppo di cuochi, tra cui la presidente del consiglio parrocchiale della parrocchia di Comano. Tanti gli animatori e aiuto animatori: ragazzi un po' più grandi che si sono messi in gioco e ognuno a donato il proprio talento per rendere bella e unica questa esperienza di amicizia e condivisione. .






Tutte le foto: giorno 1, giorno 2, giorno 3, giorno 4, giorno 5, giorno 6, giorno 7, giorno 8, giorno 9, giorno 10
Il blog con il diario giornaliero
La bellezza divina del sensibile. Intervista con Giovanni Gasparro
Intervista a Giovanni Gasparro, autore del ritratto di Santa Monica che sarà svelato domenica alle 10.30 nella chiesa di Sant’Ambrogio a Barbengo.
“Mi sono attenuto all’iconografia tradizionale per rendere Santa Monica riconoscibile ai fedeli. La mia opera ricalca le immagini devozionali comuni e le grandi opere d’arte del ‘600 e ‘700, penso ad esempio a Gioacchino Assereto, un grande pittore genovese di quell’epoca. La scelta è stata quella di realizzare una Santa Monica orante, visibilmente in tarda età, perchè si voleva mostrare - in accordo con i committenti – il suo atteggiamento di orazione per il figlio sant’Agostino, come se fosse una sorta di madre di tutta la comunità giovanile ospitata in quella parrocchia”, racconta Giovanni Gasparro, autore del ritratto di Santa Monica che sarà svelato domenica alle 10.30 nella chiesa di Sant’Ambrogio a Barbengo. La carriera del giovane Gasparro è costellata di premi e menzioni.
Lei è un autore definito da Vittorio Sgarbi “l’ultimo caravaggesco”. Da dove nasce la sua
Ho una
predilezione per quella che è la stagione artistica della Controriforma. I
grandi maestri di quel tempo hanno in Caravaggio o in pittori a lui vicini, un
riferimento imprescindibile. La tensione soprattutto per la luce che in qualche
modo illumina in maniera molto netta, quasi a voler evidenziare le figure,
dandole un peso piu marcato, aiuta i fedeli anche nella devozione.Lei
interviene domani anche al Clay Pub a Pregassona il 1 dicembre alle 17,30 per un incontro culturale sulla divino-umanità di Cristo, un tema che lei rappresenta nella sua
Mi rifaccio
alla grande tradizione tomista che ha forgiato la teologia cattolica, quindi al
fatto che in maniera inevitabile attraverso i sensi l’uomo possa accedere alla
conoscenza del divino e accettarla nelle verità di fede. Questa scelta artistica
la Chiesa la compie a partire dalla Controriforma: mostrare le figure in
maniera realistica, dunque in modo figurativo. Secondo me, questo è l’unico
modo in cui il fedele puo conoscere e capire le figure dell’arte sacra e questa
è la tradizione pittorica che rende maggiormente comprensibile il dogma
dell’incarnazione di Cristo in un corpo reale, pur mantenendo la natura divina.In diverse sue opere, lei ritrae personaggi con più mani o con più espressioni dello stesso volto. Qual è il senso e perchè questa
Mi interessa la multiformità dell’espressione umana:
quindi lo stesso soggetto mi interessa indagarlo nei suoi aspetti piu
disparati. Anche in questo ho trovato delle rispondenze iconografiche con opere
del passato, soprattutto di area fiorentina e fiamminga del ‘400, perché si
dipingevano queste immagini della passione di Cristo, con queste mani
svincolate dai corpi che reggevano gli strumenti della passione. MI è servito
come pretesto iconografico per ricavarlo nella contemporaneità.La bellezza aiuta l’apertura ad un senso della vita?
La storia lo ha dimostrato: sia la musica che le arti figurative sono importanti per la formazione di una sensibilità nei giovani, anche quando ne ignorano completamente l’esistenza. La sfida è di porre e proporre loro l’incontro con la bellezza, le arti. Quindi benvenga che possano avere questa occasione anche a Barbengo.
Cristina Vonzun
Il rosso dell’anima. Anna Bianchi inaugura lo Spazio d’arte ai Frati a Lugano
Con la mostra Infinitudini di Anna Bianchi si apre a Lugano lo Spazio d’arte ai Frati, nuovo luogo espositivo dedicato agli artisti ticinesi. Un percorso nel rosso, colore della vita e della contemplazione, che racconta la maturità di una pittrice in dialogo con la luce e il silenzio.
Con la mostra Infinitudini di Anna Bianchi è stato inaugurato un nuovo spazio espositivo nel complesso conventuale della Salita dei Frati a Lugano. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Convento Salita dei Frati, l’Associazione Biblioteca Salita dei Frati e Visarte, con l’obiettivo di offrire un luogo di incontro tra arte contemporanea e spiritualità, dedicato in particolare agli artisti del territorio. Raccogliendo un tema caro a padre Giovanni Pozzi, quello delle arti visive, l’Associazione intende offrire un’occasione di visibilità soprattutto ad artisti regionali con una lunga e coerente ricerca alle spalle.
“Infinitudini”: il rosso come respiro spirituale
La mostra Infinitudini, composta da una ventina di dipinti, si concentra su un ciclo di opere recenti nate tra Pietrasanta e Tremona a partire dal 2022. Le tele, dominate da tonalità rosse intense e sfumate, invitano a un viaggio interiore dove il paesaggio si fa visione e la materia pittorica diventa contemplazione.
Come osserva lo storico e critico d’arte Simone Soldini, che accompagna la mostra con un suo testo, «Anna Bianchi lavora per cicli. Ogni serie nasce da un lungo silenzio creativo e da un’improvvisa necessità di rinnovamento. È come se i suoi quadri covassero dentro di sé qualcosa di nuovo, pronto a prendere vita». In questa nuova fase, il rosso non è solo colore, ma linguaggio dell’anima. Le forme si dissolvono, i contorni si perdono nella luce, mentre l’artista cerca “nell’infinitudine l’armonia di un tutto”.
La quiete e la luce
Soldini descrive i suoi paesaggi come luoghi senza tempo, dove non c’è paura né smarrimento, ma un richiamo alla serenità: «Niente dei suoi paesaggi immersi nelle nebbie esprime panico o terrore dell’ignoto. Al contrario, Anna ne coglie il mistero e vi trova una dolcezza, un ritorno al centro di sé». La sua pittura – continua il critico – “si fa sentire come un largo musicale”, in cui la luce affiora dalle ombre come una voce interiore.
Un lungo cammino artistico
Nata a Mendrisio nel 1953, Anna Bianchi ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha vissuto esperienze artistiche a New York, Roma, Vienna, Parigi e in diverse regioni italiane. Nel 2017 ha partecipato alle Processioni Storiche di Mendrisio, realizzando uno dei celebri trasparenti. Oggi vive e lavora in Ticino, dove continua la sua ricerca sulla luce, la memoria e il colore.
Un segno di bellezza condivisa
La mostra Infinitudini, visitabile fino all’8 novembre 2025, segna non solo un nuovo capitolo nella carriera della pittrice, ma anche l’avvio di una nuova stagione culturale per la Salita dei Frati.
In un tempo che spesso corre veloce, questo spazio invita a fermarsi, a guardare, a lasciarsi toccare dal mistero del colore. Perché, come suggeriscono le opere di Anna Bianchi, la bellezza non è mai fine a sé stessa, ma diventa via silenziosa verso l’essenziale.
Periodo espositivo: fino al 8 novembre 2025
Orari: venerdì (con presenza dell’artista) 14.00-18.00; sabato e domenica 14.00-18.00
Ingresso: libero
Chi è Anna Bianchi?
Anna Bianchi, nata a Mendrisio nel 1953, dopo alcune esperienze lavorative ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Brera (1975-79), con successivi soggiorni negli Stati Uniti (New York School of Visual Arts, 1981-82), a Roma (Istituto Svizzero, 1982-84), a Vienna (1985) e a Parigi (1990). Detentrice di una borsa federale nel biennio 1985-86, nel 1998-99 ha lavorato ad Einsiedeln su invito della Kulturgesellschaft des Kantons Schwyz, e a Zugo nel 2006, ospite della Kulturstiftung Landis & Gyr. Tra il 2001 e il 2018 ha lavorato in Liguria e Toscana, tra Amelia e Carrara. È tra gli artisti cui è stato chiesto di realizzare un trasparente per le Processioni Storiche di Mendrisio (2017-18). Dal 2019 vive e lavora in Ticino.
Egitto: i cristiani vivono il rispetto e la tolleranza
Padre Kamil Samaan dall'Egitto sarà ospite in Ticino il 23 e 24 aprile dove celebrerà alcune Sante Messe.
Padre Kamil Samaan è nato ad Assiut, nell'Egitto centrale, nel 1952. Dopo la sua ordinazione nel 1978, è andato a Roma per fare il suo dottorato in Antico Testamento. Da allora ha lavorato come docente in varie università. Era il direttore di una casa per bambini al Cairo e un cappellano d'ospedale. Oggi si dedica principalmente alla sua passione: le conferenze. Ha parlato in un'intervista con «Aiuto alla Chiesa che soffre (ACN)».
Pastore Samaan, in Egitto i cristiani sono in minoranza con circa il 10% della popolazione. I cristiani sono svantaggiati nel suo paese? Come si esprime nella vita quotidiana?
Soprattutto quando si tratta di trovare un lavoro, i cristiani hanno spesso possibilità molto peggiori. Si può già dire se qualcuno è cristiano o no dal suo nome. Con nomi neutri, la gente spesso continua a chiedere finché non è sicura che qualcuno sia cristiano o musulmano. Se è un cristiano, sorgono spesso domande impossibili o discussioni di principio.
Un altro esempio che è stato discusso nei media egiziani è il caso di un giovane portiere che era estremamente talentuoso e ha dimostrato le sue capacità. Appena ha pronunciato il suo nome è stato messo alla prova di nuovo ed è stato respinto.
Tuttavia, la discriminazione è sempre una questione di atteggiamento. Molti musulmani ora si rendono conto che ci sono state molte ingiustizie contro i cristiani in passato e stanno cercando di riconciliarsi. Molti sono anche molto giusti e tolleranti verso i cristiani - ma non tutti.
Quali sono le ragioni per cui i cristiani in Egitto sono ripetutamente incontrati con il rifiuto o addirittura l'odio?
L'odio spesso viene da un senso di superiorità sulle altre religioni - questo può derivare da alcuni versetti coranici che si riferiscono all'Islam come la migliore comunità o religione. La radicalizzazione di alcuni musulmani egiziani è avvenuta negli anni '70. A quel tempo, molti egiziani andavano in Arabia Saudita come lavoratori ospiti. Spesso sono tornati da lì con tradizioni wahhabite e opinioni radicali. Ma la situazione attuale è migliorata e si vedono sviluppi positivi che danno speranza.
Come possono le religioni trovare una coesistenza pacifica nonostante le differenze? Quali sono le condizioni per una coesistenza interreligiosa funzionante?
Non basta che i rappresentanti religiosi di alto livello o i politici parlino tra loro. Qualcosa deve cambiare anche nella popolazione. Per questo sono coinvolto in un progetto interreligioso in cui visitiamo varie scuole in Egitto con rappresentanti delle diverse confessioni per promuovere la tolleranza e l'uguaglianza dei diritti. Si tratta soprattutto di imparare a trattare l'uno con l'altro in modo corretto. Le persone dovrebbero rispettarsi e apprezzarsi a vicenda. È difficile insegnare i valori. Ecco perché lavoriamo su tre livelli: Prima parliamo con gli insegnanti. Poi ci incontriamo con i genitori. Solo allora lavoriamo con gli alunni. Questo è il modo migliore per ottenere un vero cambiamento di pensiero, per abbattere i pregiudizi e insegnare nuovi valori. Finora siamo stati presenti soprattutto nelle scuole cristiane. Ma vorremmo anche sensibilizzare le scuole pubbliche all'interazione rispettosa tra le religioni. Finora, le porte sono rimaste chiuse per noi.
Lei ha parlato di scuole cristiane. Quale contributo danno i cristiani nella società egiziana?
Il contributo dei cristiani nella società egiziana consiste in tre pilastri principali:
In primo luogo, l'istruzione: gestiamo 172 scuole cristiane in Egitto. La loro partecipazione è aperta a tutti gli egiziani. Solo il 10% degli alunni sono cristiani. In questo modo, esemplifichiamo la tolleranza e offriamo opportunità di dialogo. A causa della buona educazione, c'è una grande corsa alle nostre scuole.
Il secondo pilastro è formato da attività sociali: per esempio, le persone a basso reddito vengono sostenute o vengono concessi microcrediti. Culturalmente, l'attività della chiesa si irradia nella società egiziana, per esempio, attraverso le conferenze di Pace e Giustizia nelle diocesi. È stata anche organizzata una conferenza contro la circoncisione femminile, che è riuscita a convincere i musulmani a ripensare questa pratica crudele. Il diverso impegno sociale della chiesa incoraggia anche gli altri a farsi coinvolgere.
In terzo luogo, la chiesa fa un lavoro importante nel campo della salute: ci sono molti ospedali sponsorizzati dalla chiesa. Come le scuole, anche queste sono aperte ai non cristiani. Sono anche molto apprezzati dai musulmani perché sono migliori degli ospedali statali. Come cappellano di un ospedale, ho visto molti musulmani superare i loro pregiudizi contro il cristianesimo.
Come si possono aiutare i cristiani in Egitto?
Noi cristiani in Egitto siamo grati per il sostegno morale. Abbiamo bisogno di essere rafforzati e incoraggiati. Siamo anche felici quando riusciamo a comunicare ai nostri politici e valori umani come il rispetto. Ma ci sono anche vari progetti della chiesa che hanno bisogno di sostegno finanziario. Organizzazioni umanitarie come «Aiuto alla Chiesa che soffre (ACN)» danno un contributo importante nel nostro paese con il loro impegno. Siamo felici delle preghiere e della solidarietà dei nostri fratelli e sorelle in Svizzera.
Sabato 23 e domenica 24 padre Samaan sarà in visita in Ticino dove celebrerà alcune messe. Ecco orari e luoghi delle celebrazioni:
IT-Gaste-Echo-3DownloadTobias Höppel/ACN
Conoscere per creare uno scambio proficuo. L'Istituto ReTe lancia un corso per approfondire la conoscenza delle religioni
L’Istituto ReTe a partire dall’anno accademico 2020/2021 darà avvio ad un nuovo progetto nell’ambito dell’attività di ricerca promossa dalla Facoltà di Teologia di Lugano (FTL).
L’Istituto ReTe a partire dall’anno accademico 2020/2021 darà avvio ad un nuovo progetto nell’ambito dell’attività di ricerca promossa dalla Facoltà di Teologia di Lugano (FTL). Un lavoro nato dalla volontà di approfondire e condividere le tematiche del Master of Arts in Scienza, Filosofia e Teologia delle Religioni inerenti al dialogo interreligioso.
Avvalendosi della tecnologia e delle competenze messe a disposizione dall’ELearning Lab dell’Università della Svizzera Italiana (USI), il corso è stato realizzato in formato virtuale e completamente open source. Il termine MOOC, col quale viene definito, sta ad indicare esattamente questo aspetto: massive open online course. Un metodo innovativo di apprendimento, che coinvolge religiosi e Professori di importanti Atenei internazionali e che offre l’accesso alle loro lezioni in maniera libera e gratuita.
Il progetto, concepito e realizzato grazie al Professor Adriano Fabris, porta in sé l’implicita vocazione di far acquisire nozioni essenziali nell’ambito delle Religioni e, d’altro canto, di realizzare e rendere già effettivo quell’incontro delle parti messo in gioco nel dialogo tra forme differenti di fede. Lo spazio sul web diviene così un’aula multimediale affacciata sul mondo, aperta a chiunque desideri uno spazio di confronto costruttivo e abbia a cuore l’approfondimento di tali tematiche.
“Religions from the inside: Possibility and reality of an interreligious dialogue” è il nome del progetto ed esprime già di per sé l’essenziale nucleo del programma: osservare e conoscere le confessioni religiose da un punto di vista interno ad esse, prendere consapevolezza dei presupposti fondamentali in base ai quali vengono fondati principi e ritualità, per poi riconoscere quanto abbiano in comune e quanto in ciascuna vi sia uno spiccato invito al dialogo da cogliere e mettere in atto.
Per tale scopo è stato chiesto ad un rabbino, Ephraim Meir, ad un imam, Yayha Sergio Yahe Pallavicini, ad un’induista, Svamini Hamsananda Giri, ad un esperto di buddismo, Seung Chul Kim, e ad un consacrato cristiano, quale è il nostro Rettore René Roux, di raccontare attraverso dei brevi interventi video le caratteristiche principali della propria religione, per poi illustrarne gli aspetti che invitano alla pace e alla cooperazione, mettendosi in gioco nel quadro di un discorso condiviso. Il tutto unitamente ad alcuni spunti di approfondimento quali articoli, podcast e attività di confronto, offerti dal percorso interattivo accessibile tramite la piattaforma britannica di didattica in rete FutureLearn, che ospiterà il nostro materiale.
L'invito è dunque quello di iscriversi per valutare in prima persona la proposta... e iniziare a collaborare a questo proficuo incontro.
https://www.instagram.com/istitutoretelugano/
https://www.facebook.com/ReTeLugano
Maria, a pochi giorni dalla Pasqua
Venerdì 26 marzo, alle ore 18, via internet, attenzione sulla figura di Maria: dalla Bibbia alla cultura e vita di oggi.
A pochi giorni dalla Pasqua 2021, in un momento storico difficile per il mondo intero, tra la situazione pandemica in corso e le prospettive complesse della vita di tantissime persone in molti luoghi del mondo, viene proposta, venerdì 26 marzo, alle ore 18, via internet, nel quadro delle attività formative della Federazione Biblica Cattolica mondiale (CBF), in una prospettiva religiosa di ampio respiro, una riflessione a due voci, tra Occidente ed Oriente europeo, che concentri l'attenzione sulla figura di Maria, madre del Nazareno crocifisso e risuscitato, dalla Bibbia alla cultura e vita di oggi.
Relatori saranno, in lingua italiana, Ernesto Borghi, docente di esegesi biblica a Trento e a Napoli e coordinatore della Formazione biblica nella Diocesi di Lugano e dell'area Europa del Sud e dell'Ovest della CBF e, in lingua spagnola, Dariusz Pielak, docente di esegesi biblica a san Pietroburgo e esperto di pastorale biblica a Mosca. Tutti coloro che sono interessati a questi temi sono cordialissimamente invitati a partecipare e a far conoscere questa iniziativa di respiro culturale particolarmente vasto. I testi degli interventi dei relatori saranno disponibili anche in inglese e francese, visitando il sito della Federazione Biblica Cattolica

L'agenda del vescovo di Lugano
La Curia trasmette l’agenda con gli appuntamenti pubblici di mons. Valerio Lazzeri per questa settimana.
La Curia trasmette l’agenda con gli appuntamenti pubblici di mons. Valerio Lazzeri per questa settimana.
Lunedì 26 settembre, ore 18.00
Il Vescovo celebra la Santa Messa per la comunità del Seminario San Carlo.
Sabato 1° ottobre
ore 10.00
Il Vescovo partecipa all’incontro diocesano per organisti, maestri di coro e coristi. Tutte le info qui.
ore 17.00
Il Vescovo presiede la Santa Messa con la celebrazione delle Cresime nella chiesa dei Ss. Quirico e Giulitta mm. in Novazzano.
Domenica 2 ottobre
ore 10.00
Il Vescovo presiede la Santa Messa con la celebrazione delle Cresime nella chiesa dei Ss. Giacomo e Filippo app. in Gordevio.
La Curia segnala, inoltre, il seguente appuntamento per le Vostre agende:
Domenica 2 ottobre 2022, a partire dalle ore 15.00, si terrà l’evento inaugurale delle attività promosse dalla Pastorale giovanile della Diocesi di Lugano. Appuntamento presso il Centro pastorale San Giuseppe (via Cantonale 2A, 6900 Lugano), dove sarà ospite la rock band Reale (Tutte le info qui).
Medio Oriente: ma non sarebbe solo un morto tra tanti altri?
Una riflessione sulla morte e le morti nella regione dopo la falsa notizia che annunciava nei giorni scorsi il ritrovamento del corpo di padre Dall'Oglio, il gesuita scomparso a Raqqa, nel Nord della Siria, nel 2013.
di Cristina Vonzun
La notizia del 3 giugno scorso, ripresa dalle agenzie di stampa - di cui ora sembra essere giunta una smentita qualificata dall’organizzazione Syria Justice and Accountability Centre, ONG che si occupa di rintracciare le persone sparite durante il conflitto siriano (130 mila dice l’ONU) - annunciava invece il ritrovamento in Siria, nei pressi di Raqqa, in una fossa comune, del cadavere di un uomo in abiti religiosi, supponendo fosse il gesuita Paolo Dall’Oglio. Quella che ora viene definita una falsa notizia, ha riacceso le luci sulla vicenda del religioso italiano, impegnato nel dialogo, fondatore di un avamposto culturale, spirituale e umanitario in Siria: il monastero di Mar Musa. Dall’Oglio è sparito il 29 luglio 2013 a Raqqa, cittadina del Nord del Paese, all’epoca occupata dallo Stato Islamico. Vi si era recato con coraggio, spinto dal desiderio di mediare la liberazione di alcuni ostaggi. Viviamo mesi (anzi anni) nei quali non si fa che vedere in televisione un Medio Oriente di morti ammazzati, di bambini bombardati, di gente che fa la fame o viene rapita, in cui la danza tra false e vere notizie è quotidiana e il rischio è sempre e solo di aggiungere un morto alla lista. Tra le notizie purtroppo vere c’è quella della famiglia della pediatra palestinese Alaa alla quale sono stati ammazzati in un colpo solo, nove dei suoi dieci figli e il marito, anch’egli medico, mentre il decimo figlio, Adam, gravemente ustionato, sarà trasportato in Italia per delle cure «disperate». Davanti a questa impietosa realtà che si chiama Medio Oriente, un morto e un vivo sembrano ormai solo i numeri di una contabilità provvisoria dell’orrore, dove viene anche uccisa la speranza. Ma se non ci fossero padre Paolo, i martiri di Tibhirine in Algeria anni prima, il parroco di Gaza e con lui tanti altri, donne e uomini, medici, volontari, persone semplici, cristiani, musulmani ed ebrei che continuano ogni giorno a battersi con i loro umili e rischiosi «sì» alla vita che sono «sì» alla pace e quindi ad un futuro, che pronunciano anche per noi europei e svizzeri immobili per non dire mummificati davanti a questi scenari bellici, che speranza ci sarebbe? Non ci resterebbe che dar conto di una violenza infinita, senz’anima. La loro vita dà un’anima, immette un soffio di bontà in questo scenario, spezza in modo virtuoso il circolo di un male per il male, disperato, bestiale e non umano. La banalità del male, come scrive Hannah Arendt, non è anche l’arrendersi rassegnati ad essere bestie (o bruti)? Loro salvano la nostra umanità ricordandoci - con la loro vita e con la loro morte - che l’umanità non è quella dei bruti; siamo fatti per qualcosa di grande, fosse anche e solo affermare la vita cercando del cibo per i propri figli a rischio della propria esistenza.