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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Carità e Solidarietà Cristiana — Approfondimenti 20

    Benvenuti in questo dossier dedicato a Carità e Solidarietà Cristiana — Approfondimenti 20.

    Qui troverete una selezione curata di articoli, eventi e contenuti multimediali che esplorano questo tema da diverse prospettive.

    Contenuti del dossier

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    Contenuti del dossier

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    Tema Giornata comunicazioni sociali 2019: “Dalle community alle comunità”

    Fulcro della riflessione della Giornata sarà: "fino a che punto si può parlare di vera comunità di fronte alle logiche che caratterizzano alcune community nei social network?"

    “‘Siamo membra gli uni degli altri’ (Ef 4,25). Dalle community alle comunità” è il tema che Papa Francesco ha scelto per la 53ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali che si celebra nel 2019. Il tema, si legge in una nota della Sala Stampa della Santa Sede, “sottolinea l’importanza di restituire alla comunicazione una prospettiva ampia, fondata sulla persona, e pone l’accento sul valore dell’interazione intesa sempre come dialogo e come opportunità di incontro con l’altro”.

    Si sollecita così “una riflessione sullo stato attuale e sulla natura delle relazioni in Internet per ripartire dall’idea di comunità come rete fra le persone nella loro interezza. Alcune delle tendenze prevalenti nel cosiddetto social web ci pongono infatti di fronte a una domanda fondamentale: fino a che punto si può parlare di vera comunità di fronte alle logiche che caratterizzano alcune community nei social network? La metafora della rete come comunità solidale implica la costruzione di un ‘noi’, fondato sull’ascolto dell’altro, sul dialogo e conseguentemente sull’uso responsabile del linguaggio”.

    Già nel suo primo Messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali, nel 2014, “il Santo Padre aveva fatto un appello affinché Internet sia ‘un luogo ricco di umanità, non una rete di fili ma di persone umane’”.

    La scelta del tema del Messaggio del 2019 conferma l’attenzione di Papa Francesco per i nuovi ambienti comunicativi e, in particolare, per le Reti sociali dove il Pontefice è presente in prima persona con l’account @Pontifex su Twitter e il profilo @Franciscus su Instagram.

    Agenzie/red

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    Martirio e persecuzione: le storie raccontate dal cinema

    Le storie di martirio e persecuzione anticristiana hanno spesso catturato l’attenzione del Cinema, nonostante siano soggetti complessi e dalle diverse sfaccettature.

    Le storie di martirio e persecuzione anticristiana hanno spesso catturato l’attenzione del Cinema, nonostante siano soggetti complessi e dalle diverse sfaccettature. L’ultima grande pellicola su questo tema, che uscirà nelle sale italiane il 12 gennaio prossimo, è “Silence” di Martin Scorsese sui martiri giapponesi del XVII secolo. Per approfondire il rapporto fra il Cinema e i temi del martirio e della persecuzione, abbiamo intervistato Sergio Perugini, esperto di cinema, che lavora presso la Commissione Nazionale Valutazione Film e l'Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana.

    Parlare del martirio cristiano è parlare di una storia di amore, non di eroismo, un amore così forte per cui si è disposti anche a dare la propria vita. Uno dei film sulla persecuzione, che recentemente ha colpito molto anche il mondo laico, è stato “Uomini di Dio” del 2010. E’ la storia dei monaci trappisti di Tibhirine, in Algeria: una vita vissuta in una profonda armonia con la popolazione musulmana locale, deturpata però dall’insorgere del fondamentalismo. Un film dunque di straordinaria attualità, ci conferma Sergio Perugini:

    “'Uomini di Dio' è un film importante, che racconta l’uccisone di questi monaci in Algeria, figure straordinarie che hanno costruito un ponte di dialogo con l’Islam, una religione che conoscevano profondamente. Il film è soprattutto un atto d’amore e di pace perché, come ricorda Papa Francesco, non c’è violenza nella religione: è l’uomo che a volte sporca il senso della religione”.

    Ci sono anche film dove centrale è la storia personale del martire, come quello sulla vita di Santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein. “La settima stanza”, pellicola del 1994, racconta la sua vicenda: filosofa, allieva di Husserl, ebrea, si converte al cristianesimo. Si fa poi carmelitana e alla fine viene uccisa nelle camere a gas di Auschwitz. La sua storia è ripercorsa attraverso il suo pensiero e la vita spirituale: le sette stanze che l’anima attraversa per arrivare all’unione d’amore con Dio, tratte da Santa Teresa d’Avila. Quindi una visione cinematografica quasi mistica, che ha sullo sfondo un dramma che ha segnato la storia recente dell’Europa. Qual è la forza di questo film nel parlare del martirio?

    “Il film ‘La Settima stanza’, del 1994, di Márta Mészáros, è un importante documento che racconta la storia di Edith Stein ma al tempo stesso è un film che offre il ritratto di una vita spesa per l’altro, di un cristiano che si è abbandonato all’abbraccio del Padre attraverso questo cammino sofferto. Nel percorso delle sette stanze, è molto interessante il ruolo della soglia: ogni volta che Edith fa un passo, un cambiamento nella propria vita - l’uscita da casa, l’allontanamento dall’Università, il portone del Carmelo, il vagone che la conduce ad Aushwitz - sono tutte porte che si chiudono alle spalle di Edith per sottolineare questo percorso di passaggio, fino all’ultimo momento in cui si lascia andare verso la camera a gas, a questa luce abbagliante. Ad un certo punto dice: ‘Ho paura, mamma’. Invoca la mamma, quella figura a lei molto cara con la quale si era creato inizialmente uno strappo per la rinuncia alla religione ebraica. Si tratta quindi dell’abbraccio di riconciliazione. È un film molto luminoso che, come ricorda mons. Dario Edoardo Viganò, ha anche un richiamo di tipo parabolico, un film che richiama anche la figura di Cristo”.

    Da non dimenticare anche il film di Zanussi su San Massimiliano Kolbe, anche lui martire:

    “Vita per la vita. Maximilian Kolbe” è una delle opere che tra l’altro verranno programmate nel 2017 da Tv2000, l’emittente della Conferenza episcopale italiana. La direzione di Paolo Ruffini ha voluto imprimere una crescita all’emittente potenziando la programmazione di film e di fiction, che affrontassero i temi sociale, ma anche le figure della Chiesa, che si sono spese per il Vangelo. Quindi penso a ‘Uomini di Dio’, a ‘Un Dios prohibido’, che sarà un’importante anteprima di Tv2000 con l’anno nuovo, ‘Maria Goretti’, fino anche a ‘Cristiada’ o ‘Per amore del mio popolo’ sulla vita di don Peppe Diana …”.

    Ci sono poi film che mettono in rilievo l’impegno sociale: l’amore per Dio e le istanze di libertà si intrecciano inscindibilmente nella difesa dei più deboli che siano gli operai di Solidarnosc, nella vita del prete polacco, il martire, Jerzy Popielusko, o i bambini di Brancaccio da sottrarre alle grinfie della mafia, con il Beato don Pino Puglisi, fino ai poveri contadini oppressi dalla dittatura militare in Salvador e difesi dal Beato mons. Oscar Romero. Anche in queste storie di stampo più sociale si evidenzia la centralità dell’amore di Dio come fonte delle opere da loro compiute:

    “Indubbiamente. Le opere citate sono racconti sociali dove spicca forte e luminosa la figura di un sacerdote che offre la propria vita, la propria carne per i poveri, per gli ultimi, per gli emarginati. È stato citato Popieluszko, sacerdote che scese in campo insieme ai lavoratori, agli emarginati, al movimento Solidarnosc. Lui stesso nei suoi scritti più volte ha detto: ‘Sto combattendo il male, non le vittime del male’, perché comunque non dimentica le parole di Gesù, e cioè l’invito a pregare sempre per i propri nemici. Penso anche a don Pino Puglisi, con il film di Roberto Faenza, 'Alla Luce del sole' del 2004, interpretato da Luca Zingaretti, che racconta la parabola di questo sacerdote che scende nelle vie di Brancaccio per sottrarre i bambini alla mafia e dare loro speranza. Ultimo ritratto è quello del vescovo Oscar Romero”.

    Ci sono poi film in cui si narrano le persecuzioni di forte stampo anticlericale nel XX secolo, come “Un Dios prohibido” sui 51 clarettiani martiri, che furono uccisi durante la guerra civile spagnola. Forte, poi, l’interesse del Cinema anche per figure come Santa Giovanna d’Arco. Basti pensare che la Pulzella d’Orleans è stata protagonista di almeno 6 lungometraggi. Ma a conquistare il grande pubblico sono stati anche film del passato, che raccontano le prime persecuzioni della Roma imperiale, anche se con una sensibilità diversa, come il kolossal Quo Vadis, del 1951. E ancora si contano, tra gli altri, documentari come quello su Charles de Foucault e i Piccoli Fratelli di Liliana Cavani o il più recente Nassarah di Riccardo Bicicchi sul massacro dei cristiani in Medio Oriente. La settima arte non ha quindi snobbato soggetti a volte anche scomodi, anzi continua a interrogarsi sul sangue innocente versato nel martirio dove, come dice Papa Francesco, “la violenza è vinta dall’amore, la morte dalla vita”.

    (Debora Donnini/Radio Vaticana)
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    Le protagoniste della storia, a Mendrisio, alla benedizione della statua

    Un sogno, un sito e un viaggio a Lourdes

    Una storia di solidarietà che si è sviluppata grazie a nipotisidiventa.ch e alcune scout di Lourdes.

    Una storia di solidarietà che si è sviluppata grazie a nipotisidiventa.ch e alcune scout di Lourdes. Il sito è dell’omonima associazione che si prefigge di realizzare i desideri degli anziani con la collaborazione di operatori delle case anziani in cui vivono o dei centri diurni che frequentano.

    Un sito: nipotisidiventa.ch, un desiderio: la signora Adele sogna di avere una Madonna come quella di Lourdes, grande, per potersi recare da lei a pregare ogni volta che ne sente il bisogno. La signora risiede alla Casa per anziani Torriani 2 a Mendrisio. Non ci sembra vero: noi (io e mia figlia Cosetta) che a Lourdes ci rechiamo spesso, ci sentiamo chiamate in causa. Anche la scout Chiara/Body ce ne parla. Alla prima occasione realizziamo questo sogno, perché in fondo questo è il nostro ideale: portare a casa l’atmosfera di solidarietà che a Lourdes regna. A febbraio, in pellegrinaggio con noi, troviamo Lucia, la specialista in attivazione proprio della residenza di Adele. Ne parliamo, le promettiamo che al pellegrinaggio di agosto faremo di tutto per esaudire il desiderio. Certo, non sarà facile: bisognerà chiedere aiuto per il trasporto della statua, bisognerà sceglierla, bisognerà vedere se questa idea sarà condivisa. Non è tutto scontato e in fatti non lo sarà. Ma noi ce la faremo: dopotutto siamo scout! Prima di partire per Lourdes andiamo a incontrare la signora Adele a Mendrisio. Ci racconta la sua vita e scopriamo che conosceva bene mio marito, suo farmacista di fiducia. Allora siamo sicure, lui l’avrebbe voluto. Al pranzo in cui parliamo di Lourdes partecipa anche Giuliana che tanto servizio ha fatto a Lourdes, tanto ha dato ai malati senza stancarsi mai, e ora, purtroppo, lei stessa è persona bisognosa di aiuto. Eccoci ad agosto. Appena arrivate a Lourdes, quasi prima di posare la valigia, via a vedere vetrine per scegliere la statua giusta, perché non è così facile davanti a tante riproduzioni. La vogliamo accogliente, sorridente, non una qualsiasi, tanto per fare! Trovata! Tutti i giorni ci passiamo davanti e la ammiriamo. Al primo momento libero la prendiamo, ... ma poi, proprio al primo momento libero, la nostra Madonna non è più in vetrina! Ci precipitiamo nel negozietto con il cuore in gola, è lì appoggiata in terra, ci sembrava che andasse da un’altra parte: a qualcun altro era piaciuta e ce la stavano portando via. Ma per fortuna non era stata acquistata, era solo stata ammirata! A questo punto non ci fermiamo più: «Imballatela bene, perché il viaggio che dovrà compiere sarà lungo». Un carretto tirato da Body per trasportarla dal negozio all’Accueil dove ci sono i nostri malati e il personale dell’Ospitalità diocesana che si occupa di loro, perché è proprio con loro, sul bus n.4, che viaggerà. Tutti vogliono sapere la storia, tutti fanno festa, tutti sono contenti dell’idea, e fanno a gara per progettare la sistemazione migliore nel bus. Body si incaricherà di controllare la partenza. Io sarò ad aspettarla all’arrivo. Sarà la Madonna più coccolata del mondo! Così, martedì 10 settembre, alle 15, si gode la festa di accoglienza con la messa e la benedizione. Siamo sicure che non sarà mai sola.

    Mariella Nobile, Cosetta e Body/Chiara (scout)

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    Ticino: il nuovo Messale sarà introdotto in Avvento

    Ticino: il nuovo Messale sarà introdotto in Avvento

    La Conferenza dei Vescovi Svizzeri ha stabilito che l’editio tertia 2020 del Missale Romanum in lingua italiana dovrà entrare gradualmente in vigore a partire dalla I domenica d’Avvento.

    La Diocesi di Lugano informa che nel mese di settembre sarà disponibile la nuova edizione del Messale, edizione 2020, da introdurre nelle Celebrazioni eucaristiche di rito romano a partire dal 29 novembre 2020 (I domenica di Avvento) ed entro Pasqua 2021.

    La Conferenza dei Vescovi Svizzera (CVS) ha infatti stabilito durante la 327° assemblea ordinaria che l’editio tertia 2020 del Missale Romanum in lingua italiana dovrà entrare gradualmente in vigore a partire dalla I domenica d’Avvento (29.11.2020), allineandosi alla decisione presa dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

    Il Centro di Liturgia Pastorale della Diocesi di Lugano è a disposizione per le prenotazioni del nuovo supporto liturgico, che verrà consegnato a fine settembre, al costo di 120 CHF cad. (versione normale) o 150 CHF cad. (versione con doratura sui bordi). L’attuale edizione non prevede due formati. Per informazioni scrivere a: liturgia@catt.ch

    Nei prossimi mesi, il CLP organizzerà diversi momenti formativi per presbiteri e laici; inoltre metterà a disposizione i canti del Lodate Dio con le nuove traduzioni, come pure dei sussidi per fedeli e presbiteri da usarsi durante le celebrazioni.

    Un approfondimento al tema sarà dedicato nell'inserto di Catholica di sabato prossimo 8 agosto.

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    Il Papa durante la preghiera dell'Angelus

    Francesco: rispondere al male con il bene. L'amore trasforma i conflitti

    Non misurare l’amore sulla bilancia dei calcoli e delle convenienze, ma seguire la logica della gratuità. All’Angelus Francesco parla dell’amore di Dio: è straordinario, va oltre i criteri con cui l’uomo vive le sue relazioni.

    Amare come Dio, oltre la logica della prudenza, del contraccambio, oltre il timore di restare delusi. All'Angelus in Piazza san Pietro Francesco commenta il Vangelo domenicale, in cui le parole di Gesù suonano particolarmente esigenti, quasi “paradossali”: Egli infatti chiede di porgere l’altra guancia, amare i nemici, ammonendo che amando solo chi ci è amico non facciamo nulla di straordinario.

    Un amore straordinario

    “Straordinario”, dice Francesco, è tutto ciò che va oltre il consueto, supera i ragionamenti utilitari, i calcoli dettati dalla prudenza che naturalmente ci inclina a compiere il bene solo verso chi è buono con noi e a rispondere con la stessa moneta a chi ci tratta male. “Questo non basta”, ammonisce il Signore.

    Se Dio dovesse seguire questa logica, non avremmo speranza di salvezza! Ma, per nostra fortuna, l’amore di Dio è sempre “straordinario”, cioè va oltre i criteri abituali con cui noi umani viviamo le nostre relazioni.

    Gesù non è un ragioniere, in amore si sbilancia

    “Mentre noi tentiamo sempre di pareggiare i conti – prosegue Papa Francesco – Cristo ci stimola a vivere lo sbilanciamento dell’amore. "Gesù non è un bravo ragioniere". Se Dio non si fosse sbilanciato, noi non saremmo mai stati salvati, Gesù non sarebbe venuto a cercarci mentre eravamo perduti e lontani, non avrebbe abbracciato la croce per noi, che non meritavamo tutto questo e non potevamo dargli nulla in cambio”.

    Ecco, Dio ci ama mentre siamo peccatori, non perché siamo buoni o in grado di restituirgli qualcosa. L’amore di Dio è un amore sempre in eccesso, sempre oltre i calcoli, sempre sproporzionato. Oggi chiede anche a noi di vivere in questo modo, perché solo così lo testimonieremo davvero.

    No alla logica del tornaconto

    Contro la nostra indole ad “avere tutto sotto controllo” e in “ordine”, spiega il Papa, “il Signore ci propone di uscire dalla logica del tornaconto e di non misurare l’amore sulla bilancia dei calcoli e delle convenienze”.

    Ci invita a non rispondere al male con il male, a osare nel bene, a rischiare nel dono, anche se riceveremo poco o nulla in cambio. Perché è questo amore che lentamente trasforma i conflitti, accorcia le distanze, supera le inimicizie e guarisce le ferite dell’odio.

    Non è facile l’amore straordinario di Cristo, ammette il Pontefice, “ma è possibile, perché Lui stesso ci aiuta donandoci il suo spirito”.

    Guarda il video su YouTube

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    Il Papa ai Metodisti, insieme sulla via della piena comunione

    Il discorso di Papa Francesco alla Delegazione del Consiglio Metodista Mondiale, ricevuta ieri.

    Facendo riferimento al libro del Levitico (Lv 25,10) in cui il Signore annuncia a Mosè che il cinquantesimo anno prevede la liberazione degli schiavi, e con la citazione del Decreto Unitatis redintegratio del Vaticano II - l’incoraggiamento ad un dialogo tra i cristiani di diverse confessioni condotto “con amore della verità, con carità e con umiltà” - Papa Francesco ha aperto il suo discorso alla Delegazione del Consiglio Metodista Mondiale, ricevuta ieri.

    L’occasione è stata l’anniversario del cinquantesimo dall’inizio del dialogo teologico metodista-cattolico, un cammino in cui “siamo fratelli che, dopo un lungo distacco, sono felici di ritrovarsi e riscoprirsi a vicenda”.

    “Gli altri familiari di Dio possono aiutarci ad avvicinarci ancora di più al Signore - ha proseguito il Papa, ricordando l’invito alla santità del teologo John Wesley, fondatore del movimento protestante metodista -  e stimolarci a offrire una testimonianza più fedele al Vangelo”. Fede tangibile che “si concretizza nell’amore” e in particolare "nel servizio ai poveri", come risposta all’antico invito della Parola: Proclamerete la liberazione nella terra per tutti i suoi abitanti”.

    Si tratta della “stessa chiamata alla santità che, essendo chiamata alla vita di comunione con Dio - ha evidenziato Francesco  - è necessariamente chiamata alla comunione con gli altri”.

    Da qui, l’esortazione a “cresce in una comunione maggiore”, di proseguire il cammino “con la nuova fase di dialogo che sta per avviarsi sul tema della riconciliazione”, nella certezza dell’opera dello Spirito di Dio che sempre crea carismi nuovi  e “il miracolo dell’unità riconciliata”.

    Il dono della Grazia che “abbiamo scoperto gli uni negli altri”, il conseguente arricchimento reciproco e la consapevolezza di essere “fratelli e sorelle in Cristo”, segnano quel tempo nuovo -  spiega il Papa - in cui “prepararsi, con speranza umile e impegno concreto”, al “riconoscimento pieno che avrà luogo, con l’aiuto di Dio, quando finalmente potremo ritrovarci insieme nella frazione del Pane”.

    Ecco dunque l’invito conclusivo di Francesco a pregare, insieme ai presenti, il Padre Nostro perché il Signore conceda il “pane quotidiano” a sostegno del nuovo cammino comune.

    Emanuela Campanile - RadioVaticana
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    Osservatorio Toniolo: I giovani cercano degli adulti compagni di viaggio

    Osservatorio Toniolo: I giovani cercano degli adulti compagni di viaggio

    I giovani cercano una fede personale accostata in maniera critica e guardano ai testimoni che vivono con coerenza. È quanto emerso dall'indagine dell'Osservatorio Toniolo sui ragazzi italiani. Una presentazione della pubblicazione a cura di Paola Bignardi.

    I giovani cercano dei testimoni, dei compagni di viaggio che non sono leader per i discorsi che fanno ma umili testimoni capaci di affiancarli e affascinarli con la loro vita e con la voglio di mettersi in ricerca con loro. Lo si evince  dal nuovo volume dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo dedicato alla questione della fede. Dopo “Dio a modo mio”, che ha ascoltato l’atteggiamento dei giovani nei confronti di Dio, della Chiesa, di Gesù Cristo e della vita cristiana, in questo volume (“Il futuro della fede. Nell’educazione dei giovani la Chiesa di domani”, a cura di P. Bignardi e R. Bichi, Editrice Vita e Pensiero) si affronta il tema dell’educazione del giovani alla dimensione religiosa. Lo si fa con la chiave del futuro, nella convinzione che l’esperienza cristiana e la sua vitalità passino attraverso la qualità della proposta educativa; la scelta di essere credenti infatti è generata nella coscienza delle persone in cui, nella libertà, si realizza l’intreccio tra umano e divino, tra ciò che si riceve e la spinta a reinterpretarlo.

    Dopo il racconto che i giovani hanno fatto delle loro domande, delle loro incertezze e della loro esperienza religiosa, in questa indagine

    ci si è interrogati sull’origine di una sensibilità così difforme da quella proposta dalla tradizione catechistica ed ecclesiale.

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    L’Abc per ricominciare

    L’Abc per ricominciare

    È in distribuzione gratuita l’eBook Dizionario della resilienza. Guida pratico-poetica alla sopravvivenza in tempo di coronavirus, a cura di Carlo Silini, con testi di Carlo Silini e Lorenzo Pezzoli.

    di Markus Krienke

    Da A come Altalena a Z come Zorro: 21 bellissime riflessioni ai tempi del Covid che ci aiuteranno a riprendere la vita quando tutto finalmente sarà finito. Carlo Silini e Lorenzo Pezzoli propongono per ogni lettera dell’alfabeto una parola, illustrata con una foto. Parole che diventano, grazie ai brevi testi associati, simboli di trasformazione perché ci aiutano a trovare punti fermi d’appoggio, degli «ubi consistam» (come suggerisce la lettera U) dove possiamo appoggiare la leva per svoltare e sollevarci dalle inquietudini. Non a caso hanno scelta l’«altalena» per aprire la serie di parole, considerando che per la lettera A ci sarebbero state anche delle alternative magari più immediate nei tempi di Covid, come ad esempio “abbraccio”. Per Silini e Pezzoli l’altalena è il simbolo della leggerezza che di solito identifichiamo soltanto con l’essere bambini, ma che possiamo riconquistare, al patto che ci diamo una mossa e ci saliamo: «Cercatevi la vostra altalena, reale o metaforica, perché la vita oscilla sempre tra il bene e il male. Nel costante l’andirivieni tra paura e coraggio, la felicità sospende tutto e scaturisce per incanto dalle cose più semplici».

    Alcune delle voci più significative di questa raccolta di brevi pillole pubblicate originariamente sul Corriere del Ticino tra il 19 novembre e il 15 dicembre 2020, si scoprono proprio lungo la parola che segna il nostro tempo: COVID. Inizia con la C come «cura» che riguarda non solo il corpo ma anche lo spirito e che – come sottolinea anche spesso Papa Francesco – dovrebbe contraddistinguere di più le nostre vite. Silini e Pezzoli ci consigliano di ricordare anche dopo questa pandemia che «a ciascuno di noi è affidata la capacità di attenzione, partecipazione, vicinanza».

    Poi l’O come «ormeggi»: «Siamo barche impazienti, ma per un po’ non possiamo partire, occorre attendere il ritorno della bonaccia». Imparare la sensibilità per il momento giusto, quello di stare fermi e riflettere come quello di partire e mettersi alla prova, ecco una delle lezioni di questa pandemia. Forse ancora più difficile era la lezione che le corde che ci legano al pontile, sebbene scomode, sono fatte per salvarci dai marosi. Come l’obbligo di rimanere a casa, e come tanti vincoli che spesso ci impone la società.

    Una delle voci più inaspettate e stravaganti è la V come «vanga». Lavorare la terra come equilibrio alla digitalizzazione, per ricordarci che abbiamo un luogo, un “dove” nel mondo che sta diventando sempre più infosfera e “Internet delle cose”. Anche quando dopo il Covid ci scopriremo più digitali e “scorporati” non svalutiamo la concretezza, delle cose come di noi stessi.

    E non dimentichiamo l’«intimità» della nostra casa: «Varchiamo la soglia e chiudiamo fuori l’universo delle regole e dei divieti, la gimcana delle attenzioni obbligatorie». Per molti, durante il Covid la propria “casa” o “tana” si è trasformata da luogo di buoni sentimenti in stress: il consiglio di Silini e Pezzoli è di scoprire nel 2021 la sua funzione di darci equilibrio e distanza dal mondo.

    Infine, la D ci ricorda che mentre il «dolcevita» ci copre dal freddo, ci fa anche capire che cosa significa la resilienza: «protezione anche dalle cose da poco, dall’ombra di un sospetto, dal timore di contagiare gli altri con un sorriso». Essere resilienti significa proteggerci senza barricarsi, scoprire che anche morbidezza e cura sono categorie “forti”.

    I testi – che comprendono ad esempio E come «entusiasmo», H come «Halleluja» e T come «telecomando» – non sono stati scritti per essere letti di un tratto, come un libro, ma uno alla volta, anche secondo un ordine molto personale. Possono ispirarci a cercare le “nostre parole” della resilienza. Così questa raccolta di Silini e Pezzoli ci aiuterà in questo nuovo anno a R come «rinascere». Perché per rinascere dobbiamo assumere l’atteggiamento di Z come «Zorro»: «non scappiamo, non ci abbattiamo, sfoderiamo la sciabola della resilienza e lottiamo dalla prima all’ultima lettera del nostro personale dizionario esistenziale».

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    Riapre l'Oratorio di Lugano: ecco gli appuntamenti

    Riapre l'Oratorio di Lugano: ecco gli appuntamenti

    L’Oratorio di Lugano, nella sua nuova veste, riaprirà presto i battenti.

    L’Oratorio di Lugano, nella sua nuova veste, riaprirà i battenti. La rinnovata struttura si presenta come unica nel suo genere: professionisti della scenografia e di allestimenti hanno preparato ambienti tematici innovativi. Stanze a tema “Lo Hobbit”, “Pirati dei Caraibi”, “Fiat 500”… sono solo alcune delle novità, oltre al campo da calcetto e agli angoli per i bambini. E tutto questo, in pieno centro a Lugano; nell’Oratorio che vanta già gli oltre duecento iscritti.

    SABATO 30 SETTEMBRE

    Alle ore 11:30 è previsto il taglio del nastro con la presenza del Consigliere di Stato on. Paolo Beltraminelli, del Sindaco on. Marco Borradori e del Vescovo di Lugano S.E. Mons. Valerio Lazzeri. Seguirà un pranzo offerto agli ex-oratoriani, animato da special guest, che nel corso degli anni hanno vissuto l’esperienza oratoriana. Al pomeriggio vi saranno le porte aperte con gonfiabili, pop corn e zucchero filato offerto per tutti!

    DOMENICA 1 OTTOBRE

    Alle 11:30 la Santa Messa nella chiesa di san Rocco, mentre dalle 15:00 giochi “vintage” con simpatici premi. Attenzione: per accedere bisognerà vestire rigorosamente abiti d’epoca!

    Dal 30 settembre al 15 ottobre vi sarà inoltre la mostra “115 anni di Oratorio” nella sala san Rocco, entrata libera.

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    Documento sull’Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale

    La Chiesa dal volto amazzonico – si legge nel documento - deve “ricercare un modello di sviluppo alternativo, integrale e solidale, fondato su un’etica attenta alla responsabilità per un’autentica ecologia naturale e umana”.

    Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

    Per la Chiesa è fondamentale “ascoltare i popoli indigeni e tutte le comunità che vivono in Amazzonia”. E’ questa la premessa da cui si snoda il documento preparatorio dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica, in programma nel mese di ottobre del 2019. La riflessione, incentrata sul tema “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”, si lega all’attuale e preoccupante scenario di questo fondamentale ecosistema.

    Cultura dello scarto

    La foresta amazzonica, ultimo grande polmone “di vitale importanza per il pianeta”, è infatti deturpata da una profonda crisi “causata da una prolungata ingerenza umana” in cui predomina “una cultura dello scarto”. Per coloro che abitano in questa regione, specialmente per i popoli indigeni, devono essere pensati “cammini di evangelizzazione”.

    Amazzonia, specchio e ponte

    L’Amazzonia – si legge ancora nel documento - è “uno specchio di tutta l’umanità” ed esige “cambiamenti strutturali e personali di tutti gli esseri umani, degli Stati e della Chiesa”. Questo territorio specifico è anche un punto di partenza per gettare un “ponte verso altri biomi essenziali”. Tra questi, il bacino del Congo, il corridoio biologico mesoamericano e i boschi tropicali del Pacifico asiatico. Il documento, che si divide in tre parti, è un’esortazione a vedere, a giudicare e ad agire.

    Vedere. Identità e grido della Panamazzonia

    Sette milioni e mezzo di chilometri quadrati, una delle maggiori riserve di biodiversità al mondo e più di un terzo dei boschi primari del pianeta. Sono questi alcuni dei tratti distintivi dell’Amazzonia, che si estende su vari Paesi, tra cui Brasile, Bolivia, Ecuador, Perù e Venezuela. Non è una regione omogenea, ma un bioma - si ricorda nel documento - in cui l’elemento unificante è l’acqua: l’asse principale è il Rio delle Amazzoni. In un territorio così diversificato, l’uomo si è dovuto adattare alle “differenti realtà geografiche, eco-sistemiche e politiche”.

    Popoli sfruttati

    La ricchezza della foresta e dei fiumi è minacciata da grandi interessi economici che provocano devastazione e inquinamento. Questa situazione, in cui si aggiunge la piaga del narcotraffico, mette a repentaglio la sopravvivenza dei popoli amazzonici che sono anche “vittime del mutamento di valori dell’economia mondiale”. Un modello economico - si legge nel documento - per cui “il guadagno è più importante della dignità umana”. E la crescita smisurata delle attività agricole, estrattive e di disboscamento ha alimentato, inoltre, uno sviluppo umano non integrale e non inclusivo.

    Identità indigena

    Nel testo preparatorio in vista del Sinodo, si ricorda poi che sono circa tre milioni gli indigeni che vivono nella regione amazzonica. Rappresentano quasi 390 popoli di nazionalità differenti. Si tratta di popoli che custodiscono “un’identità culturale particolare, una ricchezza storica specifica” e devono affrontare non solo minacce che emergono dall’interno delle loro culture. Devono anche lottare per la difesa della loro esistenza, dei loro territori. I più vulnerabili sono quelli che vengono denominati “popoli indigeni in isolamento volontario”. In molti di questi contesti, la Chiesa cattolica “è presente mediante missionari e missionarie” che assicurano il loro impegno per difendere le istanze dei popoli indigeni e amazzonici. Nella sua storia missionaria, l’Amazzonia è anche stata, molte volte, “luogo di martirio”.

    L’incontro di Papa Francesco con i popoli indigeni

    Nel documento si fa anche riferimento allo storico incontro di Papa Francesco, lo scorso 19 gennaio a Puerto Maldonado in Perù, con i popoli dell’Amazzonia. In quell’occasione il Pontefice ha affermato: “Abbiamo bisogno della vostra saggezza e delle vostre conoscenze per poterci addentrare, senza distruggerlo, nel tesoro che racchiude questa regione”. Francesco ha anche indicato una priorità: “rompere il paradigma storico che considera l’Amazzonia come una dispensa inesauribile degli Stati senza tener conto dei suoi abitanti”. E ha esortato a “compiere sforzi per dar vita a spazi istituzionali di rispetto, riconoscimento e dialogo con i popoli nativi”. “La difesa della terra – ha aggiunto - non ha altra finalità che non sia la difesa della vita”.

    Discernere. Verso una conversione pastorale ed ecologica

    Nel documento preparatorio si sottolinea, poi, che “il processo di evangelizzazione della Chiesa in Amazzonia non può prescindere dalla promozione e dalla cura del territorio e dei suoi popoli”. Si devono, in particolare, stabilire “ponti che possano articolare i saperi ancestrali con le conoscenze contemporanee”. L’ecologia integrale – come si legge nell’enciclica Laudato si’ - comprende anche la necessità “di promuovere un’armonia personale, sociale ed ecologica, per la quale abbiamo bisogno di una conversione personale, sociale ed ecologica”.

    Slancio missionario in Amazzonia

    Un approccio missionario in Amazzonia – si osserva inoltre nel documento – richiede “più che mai un magistero ecclesiale esercitato nell’ascolto dello Spirito Santo, che sia in grado di assicurare tanto l’unità quanto la diversità”. E il senso religioso dell’Amazzonia ha bisogno “dell’accompagnamento e della presenza dei pastori”. “Ho voluto venire a visitarvi e ascoltarvi - ha detto Papa Francesco a Puerto Maldonado - per stare insieme nel cuore della Chiesa, unirci alle vostre sfide e con voi riaffermare un’opzione sincera per la difesa della vita, per la difesa della terra e per la difesa delle culture”.

    Agire. Nuovi cammini per una Chiesa dal volto amazzonico

    L’Assemblea speciale per la regione panamazzonica – si legge nel testo – “è chiamata a individuare nuovi cammini per far crescere il volto amazzonico della Chiesa e anche per rispondere alle situazioni di ingiustizia della regione, come il neocolonialismo delle industrie estrattive, i progetti infrastrutturali che danneggiano la biodiversità e l’imposizione di modelli culturali ed economici estranei alla vita dei popoli”.

    Un modello di sviluppo alternativo

    La Chiesa dal volto amazzonico deve “ricercare un modello di sviluppo alternativo, integrale e solidale, fondato su un’etica attenta alla responsabilità per un’autentica ecologia naturale e umana, che sia radicata nel Vangelo della giustizia, nella solidarietà e nella destinazione universale dei beni; che superi la logica utilitarista ed individualista, che rifiuta di sottoporre ai criteri etici i poteri economici e tecnologici”. Pertanto il popolo di Dio è chiamato “a non rimanere indifferente di fronte alle ingiustizie della regione per poter individuare, in ascolto dello Spirito, gli auspicati nuovi cammini”. Questi nuovi cammini per la pastorale dell’Amazzonia – si legge infine nel documento - esigono di “rilanciare l’opera delle Chiesa” attraverso proposte “coraggiose”, fatte con “audacia” e “senza paura”, come chiede Papa Francesco.

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