Dialogo Interreligioso e Pace 7
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Come raccontare la guerra ai bambini
Si può partire dalla parola guerra? Come spiegarla ai bambini? E cosa fare se il piccolo manifesta ansia o tristezza dopo il racconto? A queste ed altre domande risponde lo psicologo Ezio Aceti.
Ci sono domande che non conoscono risposte, ma anche interrogativi dinanzi ai quali non si può restare in silenzio. Il tentativo di comunicare è naturale e nobile, fa parte dell’essenza di ogni persona. Essere umano, dunque, vuol dire essere anche linguaggio, parole, dialogo. Significa non ignorare i dubbi, conoscere le cause, non dimenticare la storia. Quando però sono le creature più piccole a sentir parlare di una tragedia indicibile quale la guerra, saper intervenire puntualmente, raccontare nel modo giusto, diventa un fattore imprescindibile. Come spiegare, dunque, ai bambini cos’è la guerra? Come farlo con particolare riferimento al conflitto in corso in Ucraina? Lo spiega lo psicologo Ezio Aceti, fondatore dell'associazione Parvus, che si occupa di terapie infantili e supporto alla genitorialità.
Ascolta l'intervista su Vatican News
La lettera ai bambini
Ezio Aceti, con la collega Stefania Cagliani, propone una lettera per i bambini fino ai sei anni d'età.
Cari bambini,
oggi vi devo parlare di una cosa molto importante che sta succendo in un Paese lontano. Si chiama guerra. Quando le persone si fanno la guerra, usano le armi per farsi del male e a volte per far morire qualcuno. Alcune persone vengono ferite e devono andare all’ospedale. La guerra fa piangere. Le persone soffrono, le case vengono distrutte, così come le scuole e i parchi con i giochi. Quando c’è la guerra non si può andare per strada a giocare con gli amici, non si possono fare feste. La guerra fa molta paura. Quando si ha paura non si riesce più ad essere felici, a giocare e ad avere tanti amici.
Noi siamo in pace, per questo potete andare a scuola, giocare con gli amici e invitare i nonni a casa. Però voi bambini sapete che piangere e avere paura sono cose che non vi piace per nulla provare. Tanti bambini, dove c’è la guerra, hanno paura e piangono. Allora cosa possiamo fare insieme perché la guerra finisca? Perché nessuna persona al mondo, né oggi né mai, debba trovarsi a fronteggiare la guerra? Voi non potete fare nulla perché siete troppi piccoli? Non è così, non è così!
Caro bambino, tu puoi fare molto perché la guerra finisca e torni la pace. Tu puoi mostrare al mondo che essere amici, anche se si è diversi, è possibile. In classe hai un bambino con il colore della pelle diversa e per te è un tuo amico. Hai un altro che parla una lingua diversa, lo capisci poco, ma è tuo amico. Puoi dimostrare al mondo che andare d’accordo non vuol dire avere la stessa idea. Può darsi che un tuo compagno ha un’idea diversa e litigate, ma poi subito dopo fate la pace. Puoi fare la pace dicendo ad un compagno di non essere arrabbiati, perché altrimenti si diventa tristi. Facciamo subito la pace così siamo felici! Puoi anche intervenire se un compagno litiga con un altro e farlo ridere con una faccia buffa o una parola divertente.
Alla fine possiamo pregare Gesù e dire: “Caro Gesù, il mondo ha tanto bisogno di Te. Tu puoi cambiare il cuore duro degli uomini che stanno facendo la guerra in un cuore buono che porta la pace. Aiutami ad essere un bambino che porta la pace. Aiutami e aiuta tutti così, Gesù. Ti voglio bene”.
Resi noti i partecipanti al Sinodo di ottobre. Dalla Svizzera mons. Gmür e, tra i 10 delegati europei non-vescovi, Helena Jeppesen-Spuhler
La comunicazione in queste ore. Una nomina, come sottolinea Jeppesen stessa nel comunicato diffuso dalla CVS, "molto importante per i cristiani e i cattolici in Svizzera".
Al Sinodo mondiale, in programma a Roma dal 4 al 29 ottobre prossimi e nell’ottobre '24, sul tema “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione", parteciperanno più di 300 persone: vescovi, ma anche - per la prima volta - 80 laici, i quali, per volontà dello stesso Papa, verranno direttamente coinvolti nel processo decisionale sinodale, potendo, come membri effettivi, prendere parte alle discussioni e anche votare. Almeno 40 donne, religiose e laiche, giungeranno per questo da tutto il mondo. L'elenco completo dei partecipanti è stato reso noto oggi. La Svizzera sarà rappresentata dal Presidente della Conferenza episcopale, mons. Felix Gmür e quale "testimone del processo sinodale" ed esperta, già inviata all'assemblea continentale di Praga nonché collaboratrice di "Azione Quaresimale", Helena Jeppesen-Spuhler.
Le reazioni
"Per noi è molto importante, quali cristiani e cattolici in Svizzera - commenta Jeppesen-Spuhler nel comunicato diffuso in queste ore dalla Conferenza dei Vescovi svizzeri - entrare in dialogo con i delegati dei vari Paesi e continenti durante la prossima fase del processo a Roma in ottobre e, in tal modo, apprendere come, grazie all’azione dello Spirito Santo, siano già state implementate nuove modalità di partecipazione sinodale, nonché come si possano ulteriormente sviluppare”.
"Sin dall'assemblea continentale a Praga - sottolinea a sua volta la Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) - Helena Jeppesen-Spuhler, quale delegata, si è contraddistinta per una serie di interventi rilevanti, auspicando una Chiesa in cui le donne possano avere pari diritti, una Chiesa che non escluda, che abbia un rapporto di aiuto proficuo con i Paesi a Sud del mondo e che permetta a tutti di partecipare ai processi decisionali. In questo modo ha messo l'accento su temi rilevanti, nel rispetto di ciascun partecipante. La partecipazione a Roma è ora una nuova sfida, vista anche la grande attesa per quanto accadrà. LA RKZ sosterrà da vicino Helena in questo compito e ringrazia Azione Quaresimale che ne ha permesso l'impegno nel gremio sinodale, con gli auguri di coraggio, forza e di lasciarsi ispirare dallo Spirito Santo".
Gli "invitati speciali"
La presenza dei laici – aveva spiegato il Cardinal Hollerich, a suo tempo presentando la novità in conferenza stampa - "rinforza la solidità del processo nel suo insieme, incorporando nell’Assemblea la memoria viva della fase preparatoria, attraverso la presenza di alcuni di coloro che ne sono stati protagonisti. In questo modo la specificità episcopale dell’Assemblea sinodale non risulta intaccata, ma addirittura confermata». Tra i partecipanti, inoltre, anche alcuni “invitati speciali”, nominati da Papa Francesco, che prendono parte ai lavori ma non partecipano alle decisioni. Questi i loro nomi: fr. Alois, priore della Comunità di Taizé (Francia); Luca Casarini, “Mediterranea Saving Humans” (Italia); mons. Severino Dianich, teologo (Italia); Eva Fernández Mateo (Azione Cattolica); Margaret Karram (Opera di Maria – Movimento dei Focolari): padre Hervé Legrand, teologo (Francia); mons. Armando Matteo, segretario del Dicastero per la Dottrina della Fede; reverendo Thomas Schwartz (Germania).
Infine, relatore generale del Sinodo è il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo. Segretari speciali sono padre Giacomo Costa, presidente della “Fondazione Culturale San Fedele” di Milano e accompagnatore spirituale nazionale delle Acli, e don Riccardo Battocchio, rettore dell’Almo Collegio Capranica e presidente dell’Associazione Teologica Italiana. La Commissione per l’Informazione è composta da Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione, che la presiede, e dalla segretaria, Sheila Leo Leocádia Pires, dell’Ufficio comunicazioni della Conferenza episcopale cattolica del Sudafrica.
(red)
Francesco: che la Cop26 offra una speranza concreta alle nuove generazioni
Un nuovo appello del Papa in questa domenica che vede l'avvio a Glasgow della Conferenza Onu sul clima Cop26. Dopo la recita dell'Angelus, Francesco ha affermato di pregare per questo evento perché da esso escano soluzioni efficaci
"Oggi, a Glasgow, in Scozia, comincia il Vertice delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, Cop26". Dopo la preghiera dell'Angelus, Papa Francesco ricorda l'importante appuntamento che vedrà i leader mondiali a confronto sul tema della lotta ai cambiamenti climatici fino al 12 novembre. Un evento che sta molto a cuore al Papa data l'urgenza di trovare risposte comuni e condivise all'attuale emergenza. Il Pontefice afferma: Preghiamo affinché il grido della terra e il grido dei poveri venga ascoltato. Che questo incontro possa dare risposte efficaci, offrendo speranza concreta alle generazioni future.
La catechesi di Francesco all'Angelus di quest'ultima domenica di ottobre, inizia e si sviluppa da una ripetizione. È quella dello scriba, come si legge nel Vangelo odierno di Marco: "Udita questa risposta, lo scriba non soltanto la riconosce giusta, ma nel farlo ripete quasi le stesse parole dette da Gesù."
L'apparente banalità di ripetere le parole ascoltate contengono, spiega il Papa, la necessità di fissare in modo indelebile quanto Cristo ci insegna. Non è un buon oratore quello che Dio cerca, ma un cuore in grado di vivere la Parola. Dice infatti Francesco:
La Parola del Signore non può essere ricevuta come una qualsiasi notizia di cronaca: va ripetuta, fatta propria, custodita. La tradizione monastica usa un termine audace ma molto concreto: la Parola di Dio va “ruminata”.
Quando il Signore abita il cuore
La Parola nutre ogni ambito della nostra vita avvicinandoci al Regno di Dio ma, continua il Papa, perchè ciò accada è necessario che risuoni dentro di noi:
Possiamo dire che è così nutriente che deve raggiungere ogni ambito della vita: coinvolgere, come dice Gesù oggi, tutto il cuore, tutta l’anima, tutta la mente, tutta la forza. Deve risuonare, echeggiare dentro di noi. Quando c’è quest’eco interiore, significa che il Signore abita il cuore. E dice a noi, come a quel bravo scriba del Vangelo: "Non sei lontano dal regno di Dio".
Non basta capire
Ecco perchè "capire che bisogna amare Dio e il prossimo" non basta. Così come leggere il Vangelo, non è la stessa cosa di "familiarizzare con il Vangelo": ...è così importante familiarizzare con il Vangelo, averlo sempre a portata di mano, leggerlo e rileggerlo, appassionarsene. Quando lo facciamo, Gesù, Parola del Padre, ci entra nel cuore, diventa intimo a noi e noi portiamo frutto in Lui.
Il grande comandamento
Abbiamo dunque la possibilità che "il grande comandamento" - amare Dio e il prossimo - non rimanga lettera morta. Francesco ci esorta, infatti, a diventare una "traduzione vivente, diversa e originale dell'unica Parola di amore che Dio ci dona":
È necessario che questo comandamento, il “grande comandamento”, risuoni in noi, venga assimilato, diventi voce della nostra coscienza. Allora non rimane lettera morta, perché lo Spirito Santo fa germogliare in noi il seme di quella Parola. E la Parola di Dio opera, è viva ed efficace.
La giusta domanda
Il Papa conclude la catechesi con un suggerimento che ha la forma di una domanda, di quelle davanti alle quali non si sfugge:
Chiediamoci, questo comandamento orienta davvero la mia vita? Trova riscontro nelle mie giornate? Ci farà bene stasera, prima di addormentarci, fare l’esame di coscienza su questa Parola, vedere se oggi abbiamo amato il Signore e abbiamo donato un po’ di bene a chi ci è capitato di incontrare.
Al terrmine della preghiera mariana, Francesco rivolge il suo pensiero e la sua preghiera al Vietnam per le gravi inondazioni e alla Sicilia colpita dal mal tempo. L'appello poi alla comunità internazionale per non dimenticare Haiti, terra segnata dal dolore. L'invito alla preghiera è anche per l'imminente incontro Cop26 a Glasgow e infine, il pensiero ai quattro giovani sacerdoti martiri beatificati sabato in Spagna. Uccisi in odio alla fede durante la guerra civile, Francisco Cástor Sojo López e i tre compagni andarono incontro alla morte con un “atteggiamento di perdono". La Santa Messa di beatificazione è stata celebrata nella Cattedrale di Santa Maria di Tortosa dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.
Krienke: "Francesco, profeta della fratellanza universale e della giustizia sociale"
Da Buenos Aires, Markus Krienke riflette sull’eredità profetica di Papa Francesco: dal rifiuto delle deportazioni di massa alla promozione dell’ecologia integrale, passando per la condanna della guerra giusta. Un messaggio di fratellanza e giustizia sociale per il mondo di oggi.
da Buenos Aires Markus Krienke*
Fino alla sua ultima presa di posizione politicamente forte, quando il 10 febbraio ha scritto ai vescovi statunitensi la sua contrarietà nei confronti del «programma di deportazioni di massa» avviato negli Stati Uniti, Papa Francesco non si è mai stancato di sottolineare l’importanza della fratellanza universale come monito per la missione politico-sociale che spetta al cristiano oggi. Un messaggio che non a caso ha «riassunto» nuovamente nel suo ultimo incontro ufficiale avvenuto poco prima dell’Urbi et Orbi della Domenica di Pasqua di fronte al vice presidente americano Vance.
L’icona del Buon Samaritano
Il messaggio francescano di Bergoglio si incarna esemplarmente nella figura del Buon Samaritano che si è reso incondizionatamente prossimo di quel bisognoso per il quale nessun altro si sentiva in responsabilità. E non è un’ennesima conferma della sua «collocazione a sinistra» come spesso gli è stato rimproverato – non a caso dalla destra conservatrice (americana ma non solo) –, bensì la sua radicale interpretazione del Vangelo e del Concilio Vaticano II, che lo ha reso, nelle parole dell’arcivescovo di Buenos Aires Jose García Cuerva, «Padre di tutta l’umanità».
In queste parole troviamo riunito il profondo senso di lutto del «suo» popolo, quello argentino, che gli ha sempre rimproverato di non essere mai tornato in patria da quando era partito il 26 febbraio 2013 per il conclave che lo avrebbe eletto Papa, ma che ora non vuole mancare all’ultimo saluto, che gli si sta dando in tutto il Paese con la celebrazione di tantissime Messe.
Nel suo magistero, pieno di spirito profetico, che racchiude il sogno di una nuova umanità, il Papa è stato coraggioso, indicando due mali sociali che maggiormente caratterizzano le società liberali: permettere che si formino delle «periferie» sociali – fino a tollerare espressioni e atteggiamenti contro la dignità umana – e lo sfruttamento del pianeta, che mette in pericolo il futuro delle nuove generazioni. Francesco, al riguardo, ha parlato di «strutture di peccato», espressione di Giovanni Paolo II, per indicare quei meccanismi politici ed economici che non solo avvantaggiano ma anzi incentivano un agire collettivo a scapito di chi sta al margine e dell’ambiente. Bergoglio profila maggiormente, rispetto ai suoi predecessori, la finalità politica del bene comune come rimedio, ovvero la cura della «casa comune», tramite politiche di inclusione e di salvaguardia dell’ambiente. Così egli ribadisce ciò che ha formulato nella Laudato si’: «L’ambiente umano e l’ambiente naturale si degradano insieme», ossia in altre parole, i problemi sociali e quelli ambientali sono due facce della stessa medaglia. La proposta del Papa è per contro quella di una «ecologia integrale», indicata per dare un nuovo orientamento alla politica internazionale.
Avendo in questo modo integrato il rispetto per il creato nel cuore della stessa Dottrina sociale della Chiesa, e rendendolo un tema di giustizia sociale da cui la politica non dovrebbe prescindere, egli ha liberato la salvaguardia dell’ambiente e del clima dalla dialettica politica tra destra e sinistra, aprendo per il cristiano la possibilità di sostenerla, anche se animato da ragioni «conservatrici».
«No» alla «guerra giusta»
Il suo insistere sull’abolizione non solo della pena di morte (ribadita nel messaggio del 1° gennaio 2025) ma anche sul concetto di «guerra giusta» mira allo stesso obiettivo, spesso non compreso dalla diplomazia internazionale. Il suo radicale impegno per una pace che non si arrenda davanti alle difficoltà diplomatiche internazionali, è stato confermato dalla sua volontà di pregare per la pace in tutte le regioni del mondo, come all’ultimo Angelus della Domenica delle Palme. Questi segni particolarmente forti dimostrano come il Papa non si sia mai riconosciuto nei paradigmi della politica istituzionale, articolando piuttosto un monito profetico riguardo alle mancanze del mondo politico nei confronti dei poveri e degli emarginati. E proprio per questo Bergoglio era sommamente politico, e non aveva paura di denunciare anche radicalmente le ingiustizie prodotte dal capitalismo globale: «Questa economia uccide». Così, nella Fratelli tutti dichiara che «i politici sono chiamati a prendersi cura della fragilità dei popoli e delle persone». Proporre la «nonviolenza come stile di una politica di pace», come nel messaggio del 1. gennaio 2017, è espressione di una convinzione precisa di papa Francesco: che l’«amore sociale», ossia la forza della carità, può aiutare anche nelle vicende politiche a superare le differenze su ciò che è «giusto». Tuttavia, egli era anche consapevole che è difficile realizzare tale forza, indebolita oggi dalle nuove polarizzazioni del mondo. Per questo motivo, il Papa cercava una risorsa potente per la promozione della fratellanza universale nella collaborazione delle tre religioni abramitiche, ed esprimeva già nel 2020, nella Fratelli tutti, il suo timore che la «democrazia» e la «libertà» potessero essere strumentalizzate da poteri autocratici, i quali hanno gioco facile nella misura in cui le persone si comprendono come individui con qualche sentimento filantropico, ma non come fratelli e sorelle.
* Docente di etica sociale alla Facoltà di teologia di Lugano si trova in questo periodo in Argentina per un semestre accademico.
Dalla disperazione alla speranza: quando la fragilità diventa occasione di rinascita
Testimonianze dal Giubileo delle persone con disabilità. Evento diocesano vissuto alla Fondazione OTAF domenica scorsa, 9 marzo. Il vescovo de Raemy ha invitato a vedere la diversità come dono, promuovendo una cultura di inclusione e solidarietà nella comunità.
di Federico Anzini
È stato un momento di grazia quello vissuto domenica 9 marzo presso la Fondazione OTAF di Sorengo. La Diocesi di Lugano ha celebrato il Giubileo delle persone con disabilità, intitolato significativamente «Dalla disperazione alla speranza». Un’occasione voluta dal Vescovo Alain de Raemy, che ha presieduto la Santa Messa, seguita da un pranzo conviviale e un pomeriggio di testimonianze. Diverse le storie di vita e riscatto raccontate durante la giornata che hanno portato gli oltre centro presenti in un viaggio profondo nell’esperienza della fragilità, della fede e della speranza. Ne riportiamo alcune.
La testimonianza iniziale del Vescovo Alain de Raemy ha immediatamente colpito i presenti. L’amministratore apostolico della Diocesi di Lugano ha condiviso con emozione l'esperienza personale di suo nipote autistico, evidenziando le difficoltà iniziali incontrate dalla famiglia. «Non ci siamo resi conto subito che avesse una particolarità», ha raccontato il Vescovo. «È stato un momento molto difficile per i suoi genitori che, non riuscendo a comprendere il comportamento del figlio, si sono rivolti a psicologi e psichiatri, a volte persino sospettati di maltrattamento». Il passaggio cruciale è stato quando il nipote del Vescovo è stato portato in una clinica specializzata. «La vedevo grigia, quella clinica, tanto era difficile quel momento», ha confessato mons. de Raemy. «Poi ci sono tornato: in realtà era tutta colorata, bellissima! Lo stato d'animo fa vedere diversamente il mondo». Una svolta significativa è arrivata proprio con la diagnosi: «Sapere finalmente cosa aveva è stata una liberazione», ha proseguito de Raemy, sottolineando come questa consapevolezza abbia permesso al nipote di fiorire. «Da quel momento, è stato un cammino di risurrezione per lui e per tutta la famiglia».
Patrizia Berger, madre di una ragazza autistica, ha portato ulteriore profondità all'incontro. «Ho vissuto per anni soffrendo di crisi di panico, intrappolata nella paura di sbagliare e di non riuscire a gestire le situazioni», ha raccontato. «Ma grazie all’incontro con una compagnia di amici nella fede, ho imparato a convivere con le difficoltà della vita senza farmi sopraffare dalle emozioni». Patrizia ha condiviso un gesto quotidiano che ha trasformato radicalmente il suo approccio alla vita: «Ho iniziato a invocare Dio ogni mattina con le parole “O Dio, vieni a salvarmi, Signore vienimi in aiuto” e seguire il commento del Papa al Vangelo del giorno. Questi piccoli gesti hanno trasformato la mia paura in un’opportunità per amare mia figlia senza aspettative o pretese». Un cambiamento che ha portato alla scoperta della bellezza nascosta nella fragilità e uno sguardo pieno di speranza nel futuro: «La cura – mi ha detto un giorno mia figlia con mio grande stupore - deve essere come un ricamo, devi stare attenta a non uscire dai margini. Negli ultimi anni, accettando l'evidenza dei miei limiti, ho imparato a rispettare la sua diversità, il suo perimetro di sicurezza. La mente di mia figlia è, e rimarrà, un mistero però grazie a questo cammino cristiano ho capito che devo avere cura dei rapporti con le persone che mi aiutano a non fuggire davanti alla fatica e ho maturato una libertà nel chiedere aiuto».
Gloria Mattarelli ha offerto un punto di vista diverso ma complementare: «Quando nacque il mio quinto figlio Giovanni, con sindrome di Down, non ho mai vissuto la disperazione, ma sin da subito ho provato infinita gioia». Gloria ha condiviso il momento della nascita del figlio, che lei ha vissuto come una grazia speciale. «Durante la gravidanza avevo chiesto al Signore di farmi capire nella carne il significato del versetto del Salmo 62: “La tua grazia vale più della vita”. Quando Giovanni è nato, ho capito immediatamente che la grazia ricevuta era superiore a qualsiasi aspettativa umana per un bambino normodotato. E questo mi ha fatto innamorare follemente di questa creatura bellissima». Gloria ha evidenziato il valore straordinario delle persone disabili, definiti da lei «vettori di speranza»: «Sono creature che parlano il linguaggio del cuore, un linguaggio universale che dovremmo tutti imparare». Gloria ha insistito sulla purezza e la semplicità di suo figlio, sottolineando come questa fragilità sia fonte di ricchezza per tutta la famiglia. «Ogni giorno con lui è una scoperta nuova, un’occasione per vedere la vita con occhi diversi, più veri e più profondi».
La giornata è stata dunque un’occasione non solo di incontro ma anche di riflessione profonda su come la Chiesa e la società possano accogliere e valorizzare ogni persona nella sua unicità. E’ rimasto forte il richiamo a guardare oltre l'apparenza, accogliendo la diversità come occasione di crescita spirituale e umana. «Tutti siamo tesori di vita gli uni per gli altri», ha sintetizzato il Vescovo de Raemy, invitando la comunità a continuare il cammino con coraggio, trasformando ogni disperazione in un’autentica speranza. Come ha ricordato Gloria Mattarelli, il linguaggio del cuore «non esclude nessuno e tutti possiamo impararlo». Un messaggio semplice, ma potente, capace di guidare verso una cultura autentica dell'inclusione e della solidarietà.
Leggi anche: “Dalla disperazione alla speranza”: A Sorengo il Giubileo delle persone con disabilità
Germania. La folla lo incita: "Salta!", 17enne somalo si suicida lanciandosi nel vuoto
Chi gli gridava di buttarsi di sotto, chi, dai palazzi vicini, riprendeva la scena con il telefonino, mentre la polizia cercava di convincerlo a desistere. Non è un film. Siamo a Schmölln, cittadina dell'ex Germania dell'est.
Chi gli gridava di buttarsi di sotto, chi, dai palazzi vicini, riprendeva la scena con il telefonino, mentre la polizia cercava di convincerlo a desistere. Non è un film. Siamo a Schmölln, cittadina dell'ex Germania dell'est. Continua a leggere su Rai News.
Ecosostenibile, inclusiva e green: ai giovani l’economia piace così. Intervista a suor Alessandra Smerilli
«L’economia civile non si oppone ad altri modelli economici ma piuttosto si colloca a monte di questi per affermare che l’economia c’è solo se si costruisce la civiltà, altrimenti non la si può chiamare veramente “economia”». A spiegarci questi concetti è una suora che è anche docente ordinario di Economia Politica. Suor Alessandra Smerilli è intervenuta oggi, 23 novembre a Breganzona in un evento organizzato dal circolo ACLI di Lugano, in collaborazione con Sacrificio Quaresimale, Alliance Sud e l’Associazione Biblica della Svizzera italiana.
«L’economia civile non si oppone ad altri modelli economici ma piuttosto si colloca a monte di questi per affermare che l’economia c’è solo se si costruisce la civiltà, altrimenti non la si può chiamare veramente “economia” ». A spiegarci questi concetti è una suora che è anche docente ordinario di Economia Politica in un’università Pontificia e riveste un ruolo importante in Vaticano (vedi sotto). Suor Alessandra Smerilli interviene con altri oggi, 23 novembre a Breganzona in un evento che inizia alle 9.30 nella chiesa della Trasfigurazione, organizzato dal circolo ACLI di Lugano, in collaborazione con Sacrificio Quaresimale, Alliance Sud e l’Associazione Biblica della Svizzera italiana.
Suor Alessandra, lei espone a Breganzona il tema «È civile o non è economia», un tema che fa pensare ad un «aut aut», all’esclusione di altri modelli economici... «Il titolo dell’incontro di Breganzona non vuole dare ragione di una scuola di pensiero particolare o di una tradizione economica. È un titolo un po’ provocatorio per dire che oggi, guardando a quello che sta capitando all’ambiente, ai cambiamenti climatici, alle disuguaglianze sociali che sono in aumento e ad un’economia composta da tanti attori (consumatori, risparmiatori, imprenditori, il sistema finanziario) il messaggio è: o tutti si lavora per costruire la civiltà o questa non possiamo chiamarla veramente economia, cioè “gestione della casa”».
Quali sono allora gli accenti dell’economia civile, in rapporto ad esempio all’economia capitalista, che è il modello attuale? «Un tempo era facile identificare il capitale, il lavoro e via dicendo. Oggi quando si parla di capitale cosa si intende? Il capitale finanziario, il capitale umano, il capitale naturale, il capitale relazionale? Quando parliamo di un sistema economico capitalista dobbiamo coglierlo in modo ampio e capire quali sono i capitali che vanno rigenerati attraverso l’economia. Quello che oggi è importante riconoscere è che ci siamo abituati a misurare l’economia nei suoi flussi più che negli stock di capitali: noi misuriamo il reddito, la crescita annuale, quindi i flussi e non i capitali. Siamo in un momento storico (e faccio riferimento ad alcuni autori come il francese Thomas Piketty o il premio nobel per l’economia Angus Deaton) in cui il possesso di capitali che si concentra sempre più nelle mani di poche persone, sta generando aumenti di rendite a scapito della produzione: questo, a mio modo di vedere, è il problema più grosso dei modelli economici odierni. Un tempo, chi invocava modelli alternativi all’economia vigente combatteva il profitto, oggi si combatte un fare denaro attraverso il denaro, senza investimenti concreti nella produzione e nel lavoro. Il profitto è un bene, bisogna capire come ottenerlo e gestirlo».
Uno dei capisaldi dell’economia civile è l’idea della relazionalità. In che senso? «C’è un po’ un mantra in voga oggi: tutto quello che non viene visto attraverso le lenti della politica economica viene distrutto. Non abbiamo visto per lungo tempo la terra che era sparita dai modelli economici. All’inizio dell’800, quando l’economia si è sviluppata come scienza, tra i fattori di produzione avevamo “terra, capitale, lavoro”. Ma poi si è pensato che la terra fosse una risorsa eterna e non limitata, così le risorse naturali sono sparite dai modelli economici. La conseguenza si vede oggi a livello di crisi dell’ambiente. In contemporanea con questo processo, la teoria economica si è sviluppata sulle scelte dell’individuo, a scapito della relazione: questo è un problema perché quello che non si vede, lo si distrugge. Le principali indagini sulle qualità della vita che vorrebbero considerare gli aspetti relazionali, misurano solo tutto quello che passa per il mercato: ad esempio, quanti sono i biglietti spesi per il cinema o il teatro, ma non si misura come elemento relazionale utile a darci risposte sulla qualità della vita un incontro piacevole e spontaneo di persone che si ritrovano per trascorre un momento insieme in una piazza, fuori da ogni attività commerciale».
Oggi la green economy (l’economia ecologica) sta diventando sempre più un’economia di punta. Pensa che questa tendenza sia irreversibile? «Lo sviluppo è notevole. Mi pare che stiamo per raggiungere la massa critica di questa nuova rivoluzione. Fino ad un certo tempo fa le imprese mettevano in atto una maggiore resistenza alla economia verde, anche a causa dei costi di transizione, ma quando le imprese, soprattutto le grandi corporation e anche il sistema finanziario hanno capito che il processo sta diventando irreversibile e soprattutto che è guidato dalle nuove generazioni che sono il futuro, hanno accelerato in direzione del cambiamento. Si sta misurando il rischio climatico sui costi delle materie prime, quindi in modo massiccio le imprese stanno cominciando a lavorare su questo fronte. Questo produrrà un cambiamento imprenditoriale sempre più rapido, perché chi resta indietro, rimane fuori dal mercato».
Suor Alessandra Smerilli, la religiosa Consigliere di Stato della Città del Vaticano
Suor Alessandra Smerilli, 44 anni, religiosa Figlia di Maria Ausiliatrice è PhD in Economics presso la School of Economics della East Anglia University (UK) ed insegna Economia Politica alla Facoltà «Auxilium» di Roma. Il 17 aprile 2019 è stata resa pubblica la nomina che il Papa le ha conferito a Consigliere di Stato della Città del Vaticano, una figura istituzionale che presta assistenza con altri consiglieri nell’elaborazione delle leggi vaticane e in altre materie di particolare importanza. La domanda con lei sorge spontanea: come mai una suora si occupa di economia? «Rispondo sempre a questa domanda – spiega sr. Alessandra – dicendo che se Dio ha tanto amato il mondo da farsi uomo ed ha condiviso tutto, non vedo perché io non debba condividere anche l’interesse per i problemi sociali ed economici ed il desiderio di fare qualcosa in tal senso. Però, come ricorda sempre papa Francesco, l’atteggiamento non deve essere solo quello di un’opera sociale, perché non è il senso con cui un cristiano si occupa di economia, ma si deve mettere la persona al centro e affermare che la testimonianza dell’amore di Dio passa anche attraverso le nostre scelte economiche, i nostri risparmi, i nostri consumi: tutto può essere una testimonianza evangelica».
Cristina Vonzun
A Strada Regina la rubrica sulla Parola di Dio
Sabato 22 gennaio va in onda la seconda puntata scritta a quattro mani con don Emanuele Di Marco.
A Strada Regina va in onda la seconda puntata scritta a quattro mani con don Emanuele Di Marco.
L’idea di realizzare queste puntate speciali nasce dal desiderio di dare una valorizzazione particolare alla Bibbia. Quindi in una puntata al mese, estrapoliamo un valore dalla lettura della Domenica e lo rendiamo attuale, vivo, presente. In questo modo, la Parola, diventa anche uno strumento utile per comprendere quanto riscontro nella vita quotidiana c’è, o ci potrebbe essere, della Parola di Dio e di come possiamo vivere la nostra settimana mettendo in pratica quanto ascoltato. Domani il Vangelo è quello di Luca, nel suo primo capitolo, e cosa ne abbiamo tratto? Bugie contro verità. Tema di attualità in un’epoca di fake news, verità alternative, teorie del complotto. Oltre ad una fugace presenza di don Emanuele Di Marco, ci sarà in studio a commentare ed arricchire il dialogo Valentina Testoni, sociologa. Tante le domande a cui risponderà: cosa è la verità, ci sono degli ambiti in cui è più facile che scappi una bugia? E quando i genitori scoprono una bugia detta dai figli? E molte altre… Ma il racconto non è fatto solo di parole, grande spazio lo avrà una storia che arriva dal monastero di Mariastein, nei pressi di Basilea. Il protagonista è un volto noto della SRF per i programmi in romancio ma anche qui in Ticino: Mariano Tschuor. Giornalista e «curioso» che si è messo in cammino tra la ricerca della verità giornalistica e la verità di fede dando una svolta alla sua vita.
L’appuntamento con Strada Regina è ogni sabato alle 18.35 su RSI LA1 e in replica la domenica mattina alle 7.35.
"Giovani, non siete il futuro, ma l'adesso di Dio"
Le parole del Papa durante l'attesissima messa conclusiva. «Essere giovani» non è «sinonimo di sala d’attesa», ammonisce Francesco ai 700mila presenti. E al termine l'annuncio: "La prossima GMG sarà in Portogallo!"
Dopo la notte di veglia, 700mila i ragazzi che hanno partecipato alla Messa conclusiva della XXXIV GMG al Campo San Juan Pablo II di Panama. Nell'omelia, ancora una volta, papa Francesco ha ricordato la figura di San Oscar Romero, vescovo e martire salvadoregno proclamato Santo proprio da Bergoglio stesso, oltre a quella di San Giovanni Paolo II, il Papa che nel marzo 1983 compì il primo viaggio apostolico nelle terre dell'America Latina così dilaniate dall'ingiustizie e dalle guerriglie armate. "Abbiate il coraggio di non impugnare le armi, ma l'amore di Cristo", disse Wojtyla alle folle che incontrò più di trentacinque anni fa. Oggi Francesco ha parlato ancora a queste folle, alle nuove generazioni mettendole in guardia dalla felicità futura, dal presente vissuto in "sala d'aspetto": voi, cari giovani, spesso "pensate che la vostra missione, la vostra vocazione, perfino la vostra vita [sia] una promessa che vale solo per il futuro e non ha niente a che vedere col vostro presente. Come se essere giovani fosse sinonimo di “sala d’attesa” per chi aspetta il turno della propria ora. E nel “frattanto” di quell’ora, inventiamo per voi o voi stessi inventate un futuro igienicamente ben impacchettato e senza conseguenze, ben costruito e garantito con tutto “ben assicurato”. È la “finzione” della gioia. Così vi “tranquillizziamo” e vi addormentiamo perché non facciate rumore, perché non facciate domande a voi stessi e agli altri, perché non mettiate in discussione voi stessi e gli altri; e in questo “frattanto” i vostri sogni perdono quota, cominciano ad addormentarsi e diventano “illusioni” rasoterra, piccole e tristi, solo perché consideriamo o considerate che non è ancora il vostro adesso; che siete troppo giovani per coinvolgervi nel sognare e costruire il domani".
"Voi, cari giovani - ha continuato Francesco -, non siete il futuro, ma l’adesso di Dio. Lui vi convoca e vi chiama nelle vostre comunità e città ad andare in cerca dei nonni, degli adulti; ad alzarvi in piedi e insieme a loro prendere la parola e realizzare il sogno con cui il Signore vi ha sognato. Non domani ma adesso, perché lì dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore; e ciò che vi innamora conquisterà non solo la vostra immaginazione, ma coinvolgerà tutto. Sarà quello che vi fa alzare al mattino e vi sprona nei momenti di stanchezza, quello che vi spezzerà il cuore e che vi riempirà di meraviglia, gioia e gratitudine. Sentite di avere una missione e innamoratevene, e da questo dipenderà tutto. Potremo avere tutto, ma se manca la passione dell’amore, mancherà tutto. Lasciamo che il Signore ci faccia innamorare!
Per Gesù non c’è un “frattanto”, ma amore di misericordia che vuole penetrare nel cuore e conquistarlo. Esso vuol’essere il nostro tesoro, perché non è un “frattanto” nella vita o una moda passeggera, è amore di donazione che invita a donarsi.
È amore concreto, vicino, reale; è gioia festosa che nasce scegliendo di partecipare alla pesca miracolosa della speranza e della carità, della solidarietà e della fraternità di fronte a tanti sguardi paralizzati e paralizzanti per le paure e l’esclusione, la speculazione e la manipolazione.
Fratelli, il Signore e la sua missione non sono un “frattanto” nella nostra vita, qualcosa di passeggero: sono la nostra vita!"
"Per tutti questi giorni in modo speciale - ha concluso Bergoglio - ci ha accompagnato come una musica di sottofondo il fiat di Maria. Lei non solo ha creduto in Dio e nelle sue promesse come qualcosa di possibile, ha creduto a Dio e ha avuto il coraggio di dire “sì” per partecipare a questo adesso del Signore. Ha sentito di avere una missione, si è innamorata e questo ha deciso tutto".
Al termine della celebrazione l'annuncio del luogo che ospiterà la prossima Giornata Mondiale della Gioventù: il Portogallo.
Chiesa di San Sisinio alla Torre: «Sui resti di un antico castello la traccia di un culto venuto da lontano»
Il nuovo numero della rivista «Arte e Cultura» dedicato all'edificio sacro di Mendrisio. Intervista al vicedirettore Mirko Moizi
di Laura Quadri
Fu il vescovo di Milano S. Ambrogio, nel IV secolo, a richiedere che Sisinio, Martirio e Alessandro dalla Cappadocia, dove erano noti per il loro lavoro di evangelizzazione, raggiungessero il Trentino, per impegnarsi nella diffusione della fede. Una missione dall’esito drammatico - il martirio - ma che li avrebbe portati per fama a essere tra i Santi più venerati, per secoli, in quelle zone e anche nell’intera Lombardia. In Ticino, lo testimonia la chiesa di S. Sisinio alla Torre, a Mendrisio, studiata nel nuovo numero della rivista «Arte e Cultura» (Fontana Edizioni).
Il culto dei martiri «Anaunensi»
«Il culto di questi tre martiri - ci spiega il suo vicedirettore Mirko Moizi - trova le sue radici nella Val di Non (antica Anaunia, nell’odierno Trentino), dove furono martirizzati il 29 maggio del 397. Il trasferimento delle loro reliquie da Trento a Milano voluto dal vescovo Simpliciano, successore di Ambrogio, comportò una rapida diffusione del culto, in particolar modo nelle località toccate dal percorso. La fondazione a Mendrisio di una chiesa loro dedicata è la conseguenza di una seconda ondata devozionale successiva di qualche secolo».
Sui resti di un antico castello
La chiesa, infatti, ci spiega Moizi, sorge sui resti di una costruzione di epoca altomedioevale: «Le vicende storiche ed edilizie più antiche riguardanti la chiesa sono connesse a quelle del castello che sorgeva sulla stessa altura, poi abbattuto nel corso del XIII secolo. Nello stesso periodo, e al più tardi all’inizio del 1300, si iniziò a costruire l’attuale chiesa, che sostituì un precedente edificio sacro di più piccole dimensioni, anch’esso risalente al VII o all’VIII secolo. E qui sta una delle particolarità di San Sisinio, perché la nuova chiesa fu costruita riutilizzando alcune parti della fortificazione, individuabili ancora oggi».
Una preziosa pala d’altare
Tra gli arricchimenti apportati alla chiesa nel tempo, anche quella di commissionare nel XVI secolo una pala d’altare a Bernardino Luini: «Il polittico di S. Sisinio, eseguito dal Luini fra il 1523 e il 1529 per l’altare maggiore della chiesa, è una delle opere più significative del Rinascimento della regione dei laghi. Purtroppo, alla fine del Settecento l’opera è stata venduta e le varie parti sono oggi conservate in vari musei e collezioni private, ma in questo numero di Arte e Cultura abbiamo proposto una nuova ricostruzione del polittico che permette di apprezzare appieno il lavoro svolto dal pittore di Dumenza. La qualità è notevole in tutte le parti dell’opera, ma la tavola centrale rappresenta l’apice di tutto il polittico, con una dolcissima Madonna con il Bambino di leonardesca memoria affiancata da S. Sisinio, cioè dal titolare della chiesa, e da S. Martino; il tutto inserito in un paesaggio che ricorda le nostre Prealpi». Per acquistare il numero: edizioni@fontana.ch.
La Commissione Tutela minori in udienza dal Papa: avanti nella missione
Dopo l’udienza del 5 giugno con Leone XIV, l’organismo pontificio ribadisce l’impegno per la salvaguardia di minori e bambini, fa il punto sulla sua attività con l’aggiornamento sul rapporto 2024.
Un’ora di dialogo con Papa Leone XIV, un momento di riflessione, colloquio e rinnovamento “dell'impegno incrollabile della Chiesa per la salvaguardia dei bambini e delle persone vulnerabili”. È quanto si legge nel comunicato della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori che dà notizia dell'udienza di questa mattina, 5 giugno, nel Palazzo Apostolico con il Pontefice. Un'occasione per continuare il cammino intrapreso “con umiltà e speranza”, secondo la missione che Papa Francesco aveva affidato alla Commissione istituendola nel 2014, nell’intento di sviluppare e promuovere “standard di salvaguardia universali e accompagnare la Chiesa nella costruzione di una cultura di responsabilità, giustizia e compassione”.
Progetti pilota
Nel comunicato si fa riferimento a quanto fatto negli ultimi due anni, intraprendendo “un processo di ampia portata per sviluppare una serie di linee guida universali” per la salvaguardia delle persone, “in stretta consultazione con i leader della Chiesa, i professionisti della salvaguardia, i sopravvissuti agli abusi e gli operatori pastorali di tutto il mondo”. Uno sforzo “sinodale” che ha portato a una bozza di quadro, testata e perfezionata attraverso programmi pilota a Tonga, in Polonia, Zimbabwe e Costa Rica che hanno dato alla Commissione preziose indicazioni sulle dimensioni pratiche, culturali e teologiche della tutela. Linee guida – si legge – “profondamente teologiche, radicate nelle Scritture, nell'insegnamento sociale cattolico e nel magistero dei Papi Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV” perché generino una vera conversione del cuore e perché la salvaguardia diventi “non solo un requisito, ma un riflesso della chiamata del Vangelo a proteggere gli ultimi tra noi”.
L'iniziativa Memorare
Il Papa è stato aggiornato anche sui progressi dell'Iniziativa Memorare, il cui nome è ispirato ad un’antica preghiera alla Beata Vergine Maria, si tratta di un programma di sviluppo progettato per sostenere le chiese locali, in particolare nel Sud del mondo, nei loro sforzi per proteggere i minori e curare le vittime di abusi. Offre una risposta pratica e pastorale all'appello di Papa Francesco affinché ogni Chiesa particolare diventi "il luogo più sicuro di tutti". Con il sostegno finanziario delle Conferenze episcopali, l'Iniziativa Memorare opera attraverso quattro pilastri:
1. Creare un'infrastruttura di salvaguardia: uffici locali che offrano assistenza alle vittime, garantiscano meccanismi di denuncia e forniscano accesso a servizi legali, psicologici e pastorali.
2. Prevenzione attraverso l'educazione: fornendo formazione e supporto all'attuazione di protocolli che promuovano ambienti sicuri e una cultura del buon trattamento e del rispetto.
3. Collaborazione globale: costruendo reti intercontinentali per la condivisione delle conoscenze e l'impegno collettivo, secondo il principio "Una sola Chiesa per la protezione dei minori".
4. Comunicazione strategica: in modo che le chiese locali comunichino efficacemente, promuovendo la salvaguardia e favorendo la trasparenza.
Il Rapporto annuale 2024: giustizia di conversione
La Commissione ha anche aggiornato il Papa sullo sviluppo e sull'impatto del Rapporto annuale, proposto per la prima volta da Papa Francesco nel 2022, che ha lo scopo di valutare la capacità di salvaguardia delle Chiese locali, offrendo raccomandazioni pratiche basate sulle realtà vissute di ogni regione. Il Rapporto annuale di quest'anno presenta un'esplorazione mirata della giustizia di conversione attraverso la lente delle riparazioni. Questo include uno studio pastorale- teologico completo e la raccolta di dati sulle attuali pratiche di riparazione nella Chiesa universale. Un nuovo vademecum sulle riparazioni, frutto delle esperienze vissute dalle vittime e dai sopravvissuti, è in fase di sviluppo per guidare le chiese locali a rispondere con giustizia e compassione.
Il Rapporto incorpora diversi miglioramenti metodologici, tra cui un gruppo di discussione ampliato sulle vittime e i sopravvissuti, con contributi diretti dei sopravvissuti in tutte e quattro le regioni della Commissione. I dati relativi alla Chiesa a livello nazionale provengono anche dal processo di revisione del Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, per rispondere alla crescente richiesta di maggiore trasparenza attraverso dati esterni. La Commissione sottolinea inoltre la collaborazione in corso con i partner delle Nazioni Unite per migliorare l'accesso a dati affidabili sulla prevalenza degli abusi, invitando le istituzioni anche al di fuori della Chiesa a investire in un migliore quadro di raccolta dei dati, per un'azione più basata sulle prove.
Analisi in 22 Paesi e due congregazioni religiosi
Il Rapporto di quest'anno fornisce recensioni e osservazioni per 22 Paesi e due congregazioni religiose, tra l’altro identifica le tendenze e le sfide regionali e include una revisione istituzionale del Dicastero per l'Evangelizzazione. L’ultima sezione è dedicata alla metodologia iniziale della Commissione per la revisione dei movimenti laicali, sperimentata in collaborazione con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, con i primi risultati della revisione del Movimento dei Focolari.
Un invito a tutelare con compassione
Durante l'udienza, la Commissione ha ribadito il suo impegno all'unità e alla collegialità dei suoi membri. Una lettera firmata da tutti i membri dopo l'Assemblea plenaria del marzo 2025 ha sottolineato la necessità di continuità nel mandato, nella governance e nei metodi di lavoro, affermando l'indipendenza della Commissione e il suo ruolo di consulente di fiducia del Papa. Nel comunicato si esprime gratitudine ai Dicasteri della Curia romana per la loro crescente collaborazione in questo ministero vitale. La speranza è quella di presentare a Leone XIV il Quadro delle Linee Guida Universali definitivo entro la fine dell'anno. Nel frattempo, viene ribadito l'impegno ad ascoltare, a camminare con le vittime e i sopravvissuti e a sostenere ogni comunità ecclesiale nei suoi sforzi per tutelare tutto il popolo di Dio con compassione.
Vatican News
Un prete che segnò una generazione di giovani / GpP
Si è spento don Basso che operò al don Orione di Lopagno dal 1980 al 1992 e fu punto di riferimento per tanti giovani ticinesi di allora, aderenti al Rinnovamento nello Spirito.
Si è spento don Basso che operò al don Orione di Lopagno dal 1980 al 1992 e fu punto di riferimento per tanti giovani ticinesi di allora, aderenti al Rinnovamento nello Spirito.
di Dante Balbo
Don Guido Basso, orionino rimasto in Ticino per 12 anni, è morto a 83 anni, la settimana scorsa al Piccolo Cottolengo “D. Orione” di Genova-Castagna, quasi in silenzio, come silenziosa era spesso la sua presenza accanto ai giovani ticinesi. Quando si parla di una persona deceduta si dice solo del bene, così che si perde il contatto con lei, diventa una sorta di santo evanescente, specie se «sale alla Casa del Padre», un posto dove vorremmo andare tutti, ma di cui non sappiamo praticamente nulla, se siamo onesti. Allora comincerò col dire che era cocciuto, testardo, prolisso quando pregava, liturgicamente molto elastico, sempre inquieto, mai soddisfatto di quello che realizzava, perché si sentiva troppo poco fedele al carisma del suo fondatore, uno che inseguiva i poveri se i poveri non inseguivano lui.
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Una riflessione sul motto "Pellegrini di speranza" del Giubileo 2025
Don Arturo Cattaneo spiega e riflette su logo e motto per l'Anno Santo.
di don Arturo Cattaneo
Siamo pellegrini, poiché camminiamo verso la patria celeste. Questo logo rappresenta il nostro cammino e il fatto che, come in ogni pellegrinaggio, ci si aiuta mutamente a superare le difficoltà. Ma chi più ci aiuta e ci precede è sempre Gesù che, sulla Croce, ci ha donato la sua vita e continua a donarcela nell’Eucaristia; per questo la Croce è chinata verso i quattro pellegrini che rappresentano l’umanità proveniente dai quattro angoli della terra. Essi sono abbracciati, indicando la solidarietà e la fratellanza che li unisce, con l’apri-fila aggrappato alla Croce di Cristo, segno della fede, dell’amore e della speranza.
Siamo pellegrini di speranza, poiché ci apprestiamo a celebrare i 2025 anni dalla nascita di Cristo; 2025 anni di grazia, di misericordia, di missione e di santità. Santo è solo Lui, ma uniti a lui e fra di noi speriamo di crescere ogni giorno in santità, malgrado nel pellegrinaggio della vita ci siano difficoltà e, a volte, tempeste, ma se restiamo uniti a Cristo non naufraghiamo, poiché Lui è la nostra ancora di salvezza che si impone sul moto ondoso.
L’ideatore del logo, Giacomo Trevisani, ha raccontato di aver «immaginato gente di ogni “colore”, nazionalità e cultura, incamminarsi dai quattro angoli della Terra e muoversi in rotta verso il futuro, come vele di una grande nave comune, spiegate grazie al vento della Speranza che è la croce di Cristo e Cristo stesso». I colori hanno anch’essi un significato, come lui stesso ha spiegato: «Il rosso è l’amore, l’azione e la condivisione; il giallo/arancio è il colore del calore umano; il verde evoca la pace e l’equilibrio; l’azzurro/blu richiama la sicurezza e la protezione. Il nero/grigio della Croce/Ancora, rappresenta invece l’autorevolezza e l’aspetto interiore».
Completa la raffigurazione il motto del Giubileo 2025, «Pellegrini di speranza», nel color verde che richiama la primavera e quindi la speranza nella vita nuova che Gesù continua ad offrirci.
La lectio magistralis dell'Abate Mauro Giuseppe Lepori per i trent'anni della Facoltà di teologia di Lugano
«Una Facoltà teologica nata da un padre, maestro e amico» il titolo della lezione con cui l'abate ha ripercorso la paternità verso la FTL del fondatore: il compianto vescovo ticinese Eugenio Corecco
«Una Facoltà teologica nata da un padre, maestro e amico». Questo il tema della lectio magistralis dell’abate generale dei Cistercensi, il ticinese Mauro Giuseppe Lepori, alla USI, sabato 27 aprile, con cui ha ricordato il vescovo ticinese Eugenio Corecco (1931 - 1995) fondatore della Facoltà di teologia di Lugano (FTL), 30 anni fa. Questo è stato l’ultimo evento in programma del percorso celebrativo voluto dalla FTL per l’importante anniversario. Diversi gli interventi delle varie autorità religiose, accademiche e politiche presenti. Lepori ha introdotto la sua riflessione dedicata alla paternità di Corecco ricordando che lo scomparso vescovo di Lugano aveva indicato nella FTL insieme ai giovani della rinata Azione Cattolica, le due iniziative che gli furono predilette, tra altre nel suo episcopato.
Qui: la la lectio magistralis dell'Abate Mauro Giuseppe Lepori
Accedi da qui al dossier di catt.ch per i trent'anni della Facoltà di teologia di Lugano
Laici cattolici, tra progetti e urgenze
Sintetica fotografia del laicato cattolico e di alcune sue sfide
"Chi sono i laici cattolici?". Tempo fa mi è stato chiesto di rispondere a questa domanda per una pubblicazione diocesana. Se lasciamo parlare le statistiche essi rappresentano la realtà trainante la presenza della Chiesa nel mondo, diffusi con la loro testimonianza nella vita quotidiana, nella famiglia, nelle diverse associazioni sportive, culturali, solidali della società, nel mondo del lavoro e via dicendo. Accanto a questa prima missione che si potrebbe definire "feriale, immediata", se ne prefigura un’altra per il laico cattolico: quella urgente dell’umanesimo ispirato a valori cristiani che si declina nel farsi promotori di un pensiero sulla sostenibilità, la sfida ecologica, le politiche ambientali, la pace, l’impegno solidale, l’educazione e la promozione della vita. Laici che soprattutto, insieme, in “rete”, riscoprono e promuovono l’umanesimo cristiano lavorando sui temi della Laudato si’ e della Fratelli tutti di papa Francesco. Ed è un po’ quello che si incontra anche nel nostro Ticino, ad esempio ma non solo, con la proposta culturale delle Associazioni che si riconoscono nella rete Rete Laudato si’, esempio virtuoso di un laicato che prova ad accogliere la sfida culturale lanciata da Bergoglio, declinandola in forma sinodale. L'attualità rimanda alla Summer School della Rete Laudato sì in programma domenica 21 agosto 2022 a Camperio. Poi c'è un altro laicato: quello che si impegna o vorrebbe farlo in un servizio più ecclesiale: nelle parrocchie e in Diocesi. Quest’ultimo è composto in maggioranza da donne, catechiste, volontarie impegnate nella pastorale o in altri servizi. La recente consultazione sinodale in Ticino segnala che questo laicato desidera essere non solo impiegato in servizi, ma sentirsi più ascoltato e coinvolto nella missione della Chiesa locale. Non si tratta, per questi laici, di occupare spazi o rivendicare ruoli, ma di assumere e vivere con gli altri soggetti ecclesiali, i presbiteri in primo luogo, in modo sinodale, la missione della Chiesa. Un’istanza urgente, sulla quale è opportuno lavorare. di Cristina Vonzun
Una nuova Pentecoste su tutta la Svizzera
Si terrà a Kriens domenica 3 giugno la prima Convocazione Nazionale Svizzera di tutti i gruppi e comunità del Rinnovamento nello Spirito (RnS) e delle realtà carismatiche in Svizzera.
Quasi come un coronamento del Triduo di Pentecoste che vedrà il Rinnovamento nello Spirito diocesano, a fianco del vescovo Valerio, fare memoria e invocare una nuova Pentecoste su tutta la Chiesa, si terrà a Kriens domenica 3 giugno la prima Convocazione Nazionale Svizzera di tutti i gruppi e comunità del Rinnovamento nello Spirito (RnS) e delle realtà carismatiche in Svizzera. Già in passato lo Spirito aveva radunato le realtà carismatiche svizzere; questo incontro è però frutto di un cammino quinquennale dei responsabili del RnS di lingua italiana, francese e tedesca in cui la grazia del Signore si è manifestata proprio per far nascere una nuova comunione e un nuovo cammino a sostegno dell’evangelizzazione della Svizzera. Nel febbraio 2013 in un momento d’intensa preghiera i responsabili del RnS di lingua italiana ricevettero come profezia di stendere la croce della bandiera svizzera su tutto il territorio nazionale. Allora i gruppi del RnS di lingua italiana erano infatti territorialmente presenti sull’asse verticale della croce, a nord e a sud. Di l ìa poco l’azione dello Spirito aprì una via, tramite un seminario di Vita nuova nello Spirito fatto a Radio Maria Svizzera, di aprire dei nuovi gruppi a Glarus nella Diocesi di Coira e poi a Schmerikon nella Diocesi di San Gallo. Nell’estate del 2013 avvenne poi qualcosa che nessuno di noi aveva preventivato e che apriva nuovi orizzonti: la coordinatrice del Rinnovamento della Svizzera Romanda, con il quale allora non avevamo nessun contatto, ci raggiunse per chiedere se qualcuno di noi poteva animare un loro evento. Fu l’occasione per iniziare a incontrarci, a conoscersi e poi pian piano sviluppare un percorso prima di amicizia, allargata anche successivamente agli svizzeri tedeschi, e poi di incontri. Già lo scorso anno questo cammino ha prodotto il primo grande frutto: il ritiro al Flueli, sotto la protezione di San Nicolao e la guida esperta di Salvatore Martinez, presidente del RnS-Italia, di tutti i responsabili del RnS di lingua tedesca, francese e italiana. È stato un fiume di comunione e di grazia che ci ha spinto a organizzare un importante evento di comunione e di evangelizzazione. Ha preso così corpo l’idea di una Convocazione Nazionale per invocare una nuova potente effusione dello Spirito su tutta la Svizzera. Il Signore, per le mani di Maria, ha accompagnato questo progetto con una parola che è espressione di una promessa: Lo Spirito del Signore scenderà su di te (Lc 1, 35). Con l’aiuto ancora di Salvatore Martinez, che animerà la giornata, ci ritroveremo a Kriens (vedi programma allegato) per una giornata di grazia per tutti i partecipanti, adulti, giovani e bambini e per trarre forza dallo Spirito Santo per un nuovo slancio evangelizzatore volto, in comunione con la Chiesa locale, a stendere ancora la croce, presente sulla bandiera, su tutta la Svizzera.
Enrico Berardo, Diacono, Coordinatore RnS Svizzera (Giornale del Popolo, 12 maggio 2018)
Alcuni suggerimenti per approfondire il Vangelo secondo Luca in previsione del Natale
Nell'anno liturgico cattolico 2018-2019 (in particolare nel rito romano) il vangelo secondo Luca sarà il filo conduttore delle celebrazioni domenicali. Ecco come approfondirlo.
Nell'anno liturgico cattolico 2018-2019 (in particolare nel rito romano) il vangelo secondo Luca sarà il filo conduttore delle celebrazioni domenicali. Si tratta di una versione evangelica particolarmente intensa nel delineare l'importanza di relazioni interpersonali calde ed accoglienti dal Dio di Gesù Cristo agli esseri umani e da costoro a qualsiasi loro simile. Nel nostro tempo, così culturalmente frammentato e complesso, riflettere su questi temi in rapporto ad una parola biblica, quella lucana, così ricca anche di ricadute artistico-figurative e musicali, può essere una grande esperienza interiore e sociale per tutti. Le strade possono essere molte e torneremo prossimamente sull'argomento. Per segnalare già ora degli strumenti utili ad iniziare un confronto serio ed appassionato sulle vie del testo lucano, iniziamo con alcune alternative: - l'emittente televisiva italiana TELEPACE Trento sta offrendo un percorso di otto puntate (15' l'una) fruibili, anche per chi non abita nel Trentino Alto-Adige, tramite il suo sito internet che aiuta ad entrare nel testo evangelico in questione; - l'Associazione Biblica della Svizzera Italiana, in collaborazione con il Coordinamento della Formazione Biblica nella Diocesi di Lugano e la Comunità di Lavoro delle Chiese cristiane nel Cantone Ticino, sta svolgendo un corso ecumenico di lettura del vangelo lucano nella città di Lugano che ha anche una versione online (per ogni informazione ci si rivolga pure a: info@absi.ch). Nell'avvicinamento a Natale una lettura significativa dei primi due capitoli del vangelo secondo Luca, dall'eloquentissima parte in prosa ai suoi splendidi quattro cantici, può essere molto stimolante per varie ragioni intimamente esistenziali. Sul canale YouTube "Associazione Biblica della Svizzera italiana" vi sono varie registrazioni conferenze ed interventi di esperti ebrei, cattolici e protestanti su questo tema. Per chi invece desiderasse dei consigli a livello bibliografico, suggeriamo, nel quadro di una serie assai ampia di possibilità, quanto segue ( i titoli con * sono di libri per chi è alle prime armi con la lettura evangelica, quelli con ** sono per chi ha già delle nozioni e degli strumenti conoscitivi): - **Bianchi E., Magnificat. Benedictus. Nunc Dimittis, Qiqajon, Magnano (Vc) 1991. - **Borghi E.,Gesù è nato a Betlemme? I vangeli dell’infanzia tra storia, fede e testimonianza, Cittadella, Assisi (PG) 2011. - *Borghi E.,Per conoscere Maria, madre di Gesù, Cittadella, Assisi (PG) 2011. - **Maggi A., Non ancora madonna. Maria secondo i vangeli, Cittadella, Assisi 20083. - *Maggi L., L’evangelo delle donne. Figure femminili nel Nuovo Testamento, Claudiana, Torino 20142. - *Maggioni B., I personaggi della natività, Ancora, Milano 2004. - **Manns F., Beata Colei che ha creduto. Maria, una donna ebrea, tr. it., Edizioni Terra Santa, Milano 2009. Ernesto Borghi di Ernesto Borghi
Il nuovo consigliere federale Martin Pfister cosa pensa della religione?
La sua visione di Chiesa sinodale, l'apprezzamento per papa Francesco, i desideri anche di cambiamento. Un'intervista realizzata dai colleghi di kath.ch alcune settimane prima dell'elezione in Consiglio federale del politico del Centro avvenuta il 12 marzo 2025.
Il 12 marzo 2025, Martin Pfister del partito del Centro è stato eletto Consigliere federale, succedendo a Viola Amherd. Il 61enne cattolico di Zugo ha dichiarato di impegnarsi per i valori cristiani in democrazia e per il ruolo della Chiesa nella società.
Wolfgang Holz, kath.ch/ traduzione e adattamento: Raphaël Zbinden/traduzione e adattamento redazionecatt
Martin Pfister è stato rapidamente eletto in Consiglio federale con 134 voti contro i 110 del suo sfidante, Markus Ritter di San Gallo. Dovrebbe assumere la direzione del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), da cui Viola Amherd si è dimessa poche settimane fa. kath.ch ha intervistato Martin Pfister alla fine di febbraio 2025, quando era solo un candidato.
Perché vuole diventare Consigliere federale?
Martin Pfister: Penso che sia il momento giusto per me. Lavoro da nove anni come capo del Dipartimento della sanità del Cantone di Zugo. I miei figli sono cresciuti. Sono pronto ad affrontare una nuova sfida. Ho fatto una buona valutazione delle mie possibilità e mi sto dando buone prospettive grazie alla mia esperienza in un esecutivo. Mi sto impegnando per farmi conoscere a Berna e per posizionarmi con i partiti di destra e di sinistra. Zugo è un ricco cantone donatore che fa parte anche della regione metropolitana di Zurigo, che attualmente non è rappresentata in Consiglio federale.
Quali sono le cose che più le interessano se venisse eletto?
Soprattutto, sarei entusiasta di lavorare in un organo collegiale come il Consiglio federale. Abbiamo bisogno di un governo nazionale forte, soprattutto alla luce degli sviluppi politici, delle imponderabilità dei Paesi vicini e della mutata situazione geopolitica. Dobbiamo essere pronti ad affrontare il futuro e i problemi crescenti.
Lei si candida per il Partito di Centro, che nel frattempo ha sacrificato la sua identità cristiana nel nome del partito a favore di un maggiore appeal elettorale. Siete ancora favorevoli a questa decisione?
Il fatto che abbiamo eliminato la parola “democristiano” dal nostro nome non significa che gli attuali membri del partito abbiano perso la loro identità e le loro convinzioni democristiane. Non è cambiato nulla da questo punto di vista. Al contrario, il cambio di nome ha permesso al partito di aprirsi e di diventare molto più urbano, più giovane e più femminile.
Direbbe di essere un politico cristiano?
Il mio lavoro è certamente segnato dalle idee democratiche cristiane e dai valori che ne derivano, come la sussidiarietà, la libertà individuale, la solidarietà e la giustizia. Mi rivolgo a tutti. Anche la salvaguardia del creato è una causa che mi sta a cuore.
Se sarà eletto, probabilmente si occuperà della difesa nazionale. Come colonnello dell'esercito, ma anche come cristiano, come pensa che le armi si concilino con la Bibbia e con l'ingiunzione di Gesù di porgere l'altra guancia?
La sicurezza ci permette di condurre una vita più soddisfacente e serena. Quindi, come valore sociale, la sicurezza non è qualcosa di anticristiano. Al contrario, lo è. Avendo il monopolio della violenza, lo Stato protegge l'integrità fisica delle persone, che è in definitiva un atteggiamento cristiano.
Ma la Svizzera, un Paese neutrale, ha davvero bisogno di nuovi jet da combattimento dal costo miliardario per farlo? Non sarebbe più cristiano affrontare la crescente povertà della società svizzera?
Purtroppo, la situazione della sicurezza in Europa è cambiata radicalmente a causa dell'aggressione militare di Vladimir Putin. Se vogliamo fornire una garanzia credibile e duratura che i nostri valori democratici non saranno minacciati in futuro, abbiamo bisogno di un sistema di difesa nazionale funzionale ed efficace anche in Svizzera. E gli aerei ne fanno parte.
“La Chiesa è ancora tenuta in grande considerazione, anche da persone che non le sono vicine”.
Quanto sono importanti la fede e la religione nella sua vita personale? Va in chiesa ogni domenica?
La fede e la religione sono molto importanti per me. Penso anche che sia importante per la Chiesa partecipare ai dibattiti pubblici e condurre un dialogo intellettuale sui valori con la società e la politica. Per quanto mi riguarda, non vado a Messa ogni domenica, ma quando posso.
Ma fino a che punto si dovrebbe permettere alla Chiesa di essere coinvolta nella società? I politici sono pronti a criticare la Chiesa quando viene coinvolta politicamente, come nel caso dell'iniziativa sulle multinazionali responsabili.
Come istituzione, la Chiesa fa parte della società e, come ho detto, può e deve partecipare al dialogo politico. Nei cantoni in cui la Chiesa è finanziata dalle tasse, tuttavia, vengono posti alcuni limiti. Ad esempio, in questi casi non dovrebbe fare propaganda politica, ma concentrarsi principalmente sulle sue competenze principali, come il finanziamento del personale e delle infrastrutture, e sui suoi preziosi compiti sociali. L'importanza della Chiesa non deve essere sottovalutata. È ancora tenuta in grande considerazione, anche da persone che non le sono vicine.
Come lo vede?
Vedo sempre, per esempio ai funerali, quanto la Chiesa sia apprezzata. La gente continua a riunirsi nelle chiese per i funerali. Come direttore sanitario, ho visto come la Chiesa sia stata un sostegno importante per molte persone durante la pandemia di Covid. Infine, ritengo positivo che la Chiesa cattolica in Svizzera, grazie al suo sistema duale, abbia messo in atto strutture che consentono uno scambio permanente tra i rappresentanti del clero e i rappresentanti democraticamente eletti della Chiesa. Questo sistema duale rende possibile il cambiamento e fornisce una base solida ai fedeli.
“Apprezzo molto Papa Francesco per la sua influenza aperta e umana e per la sua preoccupazione per gli altri”.
Ma la Chiesa cattolica sta anche attraversando una profonda crisi: le uscite di massa, lo scandalo degli abusi, il tabù dell'ordinazione femminile. Dal suo punto di vista di politico cattolico, la Chiesa può essere riformata?
La Chiesa cattolica è certamente a un bivio. Se vuole recuperare credibilità agli occhi delle persone nella nostra società moderna, deve sforzarsi di eliminare gli anacronismi. Per farlo, deve uscire dall'inerzia che l'ha caratterizzata per decenni e diventare attiva, affrontando i suoi problemi in modo autonomo. È anche una grande opportunità per impegnarsi in nuove libertà e in un nuovo significato sociale.
Cosa pensa del Vaticano? È ancora una struttura molto monolitica?.
Come potere ecclesiastico e politico, il Vaticano ha una portata globale. Ciò significa che le sensibilità europee non hanno la stessa importanza per i Paesi del Sud, che in futuro avranno un'importanza maggiore in Vaticano. Ecco perché la via sinodale diventa sempre più cruciale. In altre parole, il Vaticano deve permettere l'introduzione di strutture sempre più decentrate e autonome, in modo da trovare soluzioni di ristrutturazione per tutti. Personalmente, apprezzo molto Papa Francesco per il suo approccio aperto e umano e per la sua preoccupazione per gli altri.
(cath.ch/kath/woz/rz/traduzione e adattamento redazionecatt).