Dialogo Interreligioso e Pace — Approfondimenti 8
Benvenuti in questo dossier dedicato a Dialogo Interreligioso e Pace — Approfondimenti 8.
Qui troverete una selezione curata di articoli, eventi e contenuti multimediali che esplorano questo tema da diverse prospettive.
Contenuti del dossier
Scorri la lista per scoprire tutti i contenuti collegati a questo dossier.
Contenuti del dossier
La Facoltà di teologia di Lugano guarda al «Vicino Oriente»: storico accordo con un ateneo siriano
L'accordo è stato stipulato grazie alla mediazione della Fondazione Federica Spitzer. Il 31 agosto anche un convegno sulle Chiese Orientali.
Gli orizzonti della Facoltà di Teologia di Lugano (FTL) si allargano sempre più. È di solo qualche giorno fa la notizia dell’accordo stipulato dalla FTL con l’Università di Antioquia. Un traguardo importante da cui partire per nuove importanti sinergie accademiche. Una di queste, ad esempio, è quella che si svolgerà a fine agosto con il convegno sulle «Nuove comunità cristiane del Vicino Oriente». Abbiamo chiesto al prof. Adriano Fabris, direttore dell’Istituto ReTe, di illustrarci questi nuovi passaggi della FTL.
Prof. Fabris, da cosa nasce questa nuova cooperazione con l’università di Antioquia? Quali saranno i suoi «frutti»? L’Università di Antioquia è un’università siriana situata vicino a Damasco. È sostenuta dalla Chiesa Siriaco- Ortodossa. Da tempo presso la Facoltà di Teologia di Lugano vi è interesse per queste comunità. Com’è noto poi, oltre agli studi teologici, nella nostra Facoltà sono coltivate ricerche sul diritto comparato delle religioni, sul dialogo interconfessionale e interreligioso nelle aree a rischio di radicalizzazione, sull’archeologia biblica. Ecco perché, quando ci è stata prospettata la possibilità di una collaborazione, il rettore Roux e io stesso, come direttore dell’Istituto “Religioni e teologia” (ReTe), abbiamo molto volentieri accolto la proposta. La collaborazione è stata resa possibile grazie alla mediazione della Fondazione Federica Spitzer di Lugano, in particolare del Dott. Moreno Bernasconi (Presidente della citata Fondazione) e del Dott. Luca Steinmann (giornalista e analista geopolitico per il Vicino Oriente della citata Fondazione). Si tratta di una collaborazione che permetterà alle due istituzioni, svizzera e siriana, uno scambio di conoscenze, la mobilità degli studenti e l’implementazione di progetti comuni.
Un primo appuntamento si terrà il prossimo 31 agosto, quando la Facoltà ospiterà il convegno organizzato dall’Istituto ReTe e dalla Fondazione Spitzer di Lugano sul tema “Le Chiese e le comunità cristiane del Vicino Oriente”. A chi si rivolge? Quali aspetti verranno toccati? Questo convegno è l’appuntamento ormai consueto che viene dedicato ogni anno, a fine agosto, agli studenti del Master online in “Scienza, Filosofia e Teologia delle religioni”. Si tratta di un’occasione d’incontro internazionale su problemi importanti del momento. Quest’anno abbiamo deciso di approfondire la questione dei rapporti tra le diverse confessioni cristiane nel Vicino Oriente e in particolare in Siria, dover esistono numerose comunità cristiane e viene salvaguardato anche l’uso della lingua aramaica: la lingua di Gesù. Nel convegno verranno presentate queste comunità nel passato e nel presente, e sarà illustrata la situazione geopolitica della regione. Gli interventi del Patriarca della Chiesa Cattolico-Siriaca e del Patriarca della Chiesa Siriaco- Ortodossa impreziosiranno la giornata. Ci saranno anche gli interventi del rettore dell’Università di Antioquia e di alcuni professori della stessa università, nonché del Dr. Fouad Abu Nader, libanese, Fondatore della Eastern Christian Assembly. I relatori stranieri interverranno a distanza. Il convegno si svolgerà in presenza per gli studenti del primo anno del Master ReTe. Tutte le persone interessate potranno seguirlo, però, sulla piattaforma zoom .
Qual è la situazione oggi delle comunità cristiane nel Vicino Oriente? È una situazione complessa. Le comunità cristiane stanno cooperando, in un contesto difficile, al processo di ricostruzione. Il nostro convegno vuol essere anche un segno di vicinanza e di sostegno.
31 agosto: un Convegno sulle Chiese orientali
Lunedì 31 agosto, presso l’Aula Multiuso della FTL, si terrà il Convegno dal titolo «Le Chiese e le comunità cristiane del Vicino Oriente». I lavori inizieranno alle ore 9; gli interessati potranno seguire le diverse conferenze attraverso la piattaforma ZOOM, previa prenotazione scrivendo a lisa.costa@teologialugano.ch Il programma dettagliato della giornata sul sito www.istitutorete.ch.
Silvia Guggiari
L'ABSI propone una riflessione storico-culturale su Ucraina-Russia
Oggi, 2 marzo 2022, a partire dalle ore 16.30, collegandosi al canale youtube "Associazione Biblica della Svizzera Italiana", sarà possibile assistere all'incontro su "Per la pace nella giustizia: Ucraina-Russia 2022" nel quale interverranno Luigi Sandri e Gaia De Vecchi.
Oggi, 2 marzo 2022, a partire dalle ore 16.30, collegandosi al canale youtube "Associazione Biblica della Svizzera Italiana", sarà possibile assistere all'incontro su "Per la pace nella giustizia: Ucraina-Russia 2022" nel quale interverranno Luigi Sandri, giornalista ed esperto della storia politica, sociale e religiosa dell'Europa Orientale, già anche corrispondente ANSA da Mosca, e Gaia De Vecchi, teologa morale. Moderatore sarà il biblista Ernesto Borghi. Sarà un'occasione per riflettere su alcuni elementi storico-culturali fondamentali di questa fase terribile della storia ucraina, su alcune implicazioni morali essenziali di questo momento della storia del mondo e un modo per cogliere alcuni suggerimenti per essere solidali con le vittime di queste azioni di guerra. L'evento è organizzato da ABSI, la rivista "Dialoghi" e le ACLI Ticino.
"Pellegrini di speranza" nella società e nel cuore
Domani, nei Vicariati del Ticino, alle ore 17, con diretta streaming iniziale dalla Cattedrale, l'apertura del Giubileo. L'intervista a due vicari foranei, don Ministrini per il Mendrisiotto e don Andreatta per il Locarnese.
di Laura Quadri
Si apre domani alle 17 in contemporanea in diretta youtube sul canale della diocesi dalla Cattedrale di Lugano e dal vivo in una chiesa per ogni vicariato del Ticino l’anno giubilare nei vicariati (per il programma e i luoghi vedi box a lato). Un’ulteriore occasione per i fedeli ticinesi, dopo l’apertura diocesana in Cattedrale lo scorso 29 dicembre, di vivere assieme l’inizio dell’Anno Santo, nello spirito che lo contraddistingue sin dal suo motto: «Pellegrini di speranza». Per l’occasione e proprio sul tema della speranza cristiana abbiamo sentito due vicari foranei: don Carmelo Andreatta per il Locarnese e don Gian Pietro Ministrini per il Mendrisiotto.
Vivere il Giubileo, un cammino comunitario
«Da quello che ho percepito dai fedeli nei giorni scorsi, mi aspetto alla celebrazione di domani una bella partecipazione da parte di molti. Abbiamo anche chiesto alle corali del Mendrisiotto di unirsi a noi per la condecorazione della celebrazione: saranno presenti con una rappresentanza», ci racconta Ministrini con entusiasmo.
Per il Mendrisiotto il ritrovo è nella chiesa collegiata a Balerna: «Essere in tanti, per queste occasioni, è sempre bello, è un momento di respiro. Credo che già questo susciterà certamente speranza: la fiducia, la sensazione di una rinascita in tempi non sempre sereni per la Chiesa».
Un messaggio giubilare per tutta la società
Ministrini pensa in particolare alle famiglie, a partire dall’esperienza delle «Famiglie inRete», realtà ben radicata nel Sottoceneri: «Anche le famiglie cristiane oggi soffrono. I problemi sono tanti, le loro confidenze lo dimostrano: problemi con i figli adolescenti, coppie di amici che si separano. Non è sempre facile e ci si può sentire persi. Per cui il Giubileo è una buona occasione anche per le nostre famiglie per aprirsi a momenti di novità, in cui si speri in qualcosa di nuovo».
Una riflessione che estende poi a tutta la società: «Il Giubileo sarà un’occasione soprattutto se saremo accoglienti. Oggi i bisogni sono tanti, ma soprattutto c’è attesa, domanda, richiesta di valori. Essere pellegrini di speranza è infine cercare di dare una risposta a questa necessità», conclude Ministrini.
La speranza, virtù teologale
A Locarno il Giubileo si aprirà nella chiesa del Collegio Papio. Don Andreatta parte da una spiegazione anzitutto teologica: “La Speranza cristiana, ce lo insegna il Catechismo, è una virtù teologale che con la Fede e la Carità, è infusa da Dio stesso nella persona per renderla così capace di vivere in relazione con la Trinità. Sempre unita alla Fede e alla Carità la Speranza fonda e anima l’agire morale del cristiano e dona vita e forza alle altre virtù proprie all’uomo chiamato ad agire e a compiere il Bene nella Verità”.
Sperare contro ogni delusione
Così, “Il Cristiano alla luce della Speranza è l’uomo che ha la capacità, l’energia e la forza di vivere e se del caso di lottare contro la disperazione... una persona che “può sperare contro ogni speranza” e nelle situazioni più difficili e diverse continua a credere nella Presenza viva e operante del Signore. Proprio come si legge in uno dei Vangeli di questi giorni natalizi dove Gesù ripete ai suoi in difficoltà per le condizioni avverse nella traversata del lago di Galilea, camminando sul lago agitato: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. La Speranza, poi, per il Cristiano è un “di più” di vita. Vivere in Cristo, perché Lui è la Speranza che non delude, ci proietta in una prospettiva molto più ampia rispetto a quella terrena, donando pienezza di vita alla vita stessa, che è quella dell’Eternità. Ogni cosa vissuta in Dio già da questo mondo ha infatti uno spessore e una sapienza nuova”.
Un’attitudine umana
«Per l’uomo d’oggi - prosegue don Andreatta - in genere, la vita è tutta qui: vediamo tanta gente che vive con prospettive a corto termine, minime, rispetto alla Speranza cristiana. Ma nel cuore dell’uomo c’è da sempre questa aspettativa di una vita che non finisca più: l’infinito è dentro di noi! Lo si vede bene nell’uomo che cerca, ad esempio, nuovi espedienti per aggiungere anni alla vita su questa terra: si vorrebbe solo vivere e mai morire. È un segnale, uno dei tanti come anche l’amare, il metter su famiglia, il desiderio di avere una persona con la quale vivere per tutta la vita. Più ami questa persona e più vorresti che non muoia mai. Così la vita stessa ha dentro il segno, il desiderio di questa speranza di questo “di più” che però non è il risultato della sapienza di questo mondo. Ciò che ci è chiesto è aprire il cuore, la mente e le forze a al Dio dell’umanamente impossibile. L’anno giubilare è quindi anche tempo di scoperta o riscoperta dell’Amore di Dio che è capace di donare vita agli anni e vita nuova ed eterna alla vita».
Diventare testimoni
È importante, infine, fare una sottolineatura: «La speranza è presente da sempre nella vita del cristiano, al di là del Giubileo: è Gesù Cristo vivente nella sua Chiesa; non dobbiamo dunque cercare lontano, perché sperare non è altro che entrare in Lui, nella sua vita, nel suo modo di vivere, dentro cioè il suo Mistero d’amore. Solo se riscopriremo questa centralità di Cristo nella nostra vita diventeremo segni di speranza in un mondo che è affamato di autentico presente e di un futuro che non delude. Nella misura in cui le comunità cristiane si riscopriranno pregne di questa speranza che è Gesù, grazie alla Parola e ai Sacramenti che Lui ci ha donato per vivere e vivere sempre in comunione con Lui e tra di noi, esse porteranno speranza per questa società. E tutti possono partecipare di questo impegno di testimonianza, davvero tutti: dai più piccoli ai più grandi, e di ogni vocazione: il sacerdote nella misura in cui amerà la sua gente come la amava e la serviva Gesù. Gli sposi: più saranno impegnati nell’entrare in una relazione d’unione con Gesù e quindi tra di loro, più saranno cellule vivissime di speranza», conclude don Andreatta.
Un film su Francesca Cabrini: forza e valori della madre di tutti gli italiani d’America
Intervista con Eustace Wolfington, il businessman che più di mezzo secolo fa si "innamorò" della santa dei migranti e ora produce il film per renderla famosa.
Eustace Wolfington è un ex manager e imprenditore nel settore dell’industria automobilistica che ha deciso di far conoscere a tutti gli americani – e anche a buona parte del mondo – la donna per la quale “perse la testa” oltre mezzo secolo fa: Francesca Saverio Cabrini. Già, proprio la prima santa d’America, la protettrice degli emigranti, vissuta a cavallo dei due secoli precedenti, ma che lui conobbe quando ormai era morta. Eppure da allora, quando ne vide una statua, non ha mai smesso di amarla. Wolfington ne è convinto: basta conoscere la vita di Madre Cabrini per amarla per sempre. Quindi quale è il modo più efficace per far sì che più persone possibili possano conoscerne la vita e quindi innamorarsene? Fare un film. Non uno con la “scadenza”, ma un film destinato a durare nel tempo, un classico del cinema che possa così tramandare a diverse generazioni la straordinaria e unica storia di Madre Cabrini.
Il viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq
Younan (patriarca siro-cattolico), “ad essere confortati saranno soprattutto cristiani e yazidi”
Sarà Ignace Youssif III Younan, patriarca siro-cattolico di Antiochia, ad accogliere Papa Francesco nella Cattedrale di Nostra Signora della Liberazione a Baghdad, nel primo giorno della sua visita apostolica in Iraq prevista dal 5 all’8 marzo prossimi. Lo stesso patriarca darà il benvenuto al Pontefice anche nella città siro-cattolica di Qaraqosh, i cui abitanti furono costretti alla fuga dall’invasione delle milizie dello Stato Islamico nel 2014. È lo stesso patriarca a rivelare i particolari in una lettera inviata a L’Œuvre d’Orient in occasione del viaggio papale. Il patriarca Younan ricorda che “una visita così tanto attesa dovrebbe essere motivo di gioia e fonte di speranza per tutta la Mesopotamia, perché – scrive – l’intero popolo iracheno è stato duramente colpito da guerre, conflitti settari e attacchi mortali. Ad essere confortati saranno soprattutto cristiani e yazidi. Negli ultimi anni, infatti, sono stati soggetti a tutti i tipi di oppressione, omicidio e sradicamento. Preghiamo affinché possano, accogliendo il loro padre spirituale, rivivere la speranza ‘oltre ogni speranza’ sull’esempio di Abramo, ‘padre della fede’”. Riferendosi alla tappa papale di Qaraqosh, il patriarca siro-cattolico sottolinea come, dopo l’invasione di Daesh, “più della metà di questa eroica comunità è già tornata per ricostruire la propria città, con l’aiuto di istituzioni caritative cattoliche. I cristiani in Iraq sono molto grati ai loro fratelli e sorelle in Europa, che sono stati pronti a rispondere alle loro grida di angoscia e a continuare a fornire loro aiuti umanitari e realizzare progetti di costruzione o riparazione di chiese, scuole e case danneggiate”. A tale riguardo il patriarca esprime gratitudine all’Oeuvre d’Orient, per la generosità mostrata nel sostenere tanti progetti. La Chiesa siro-cattolica, in Iraq, riunisce circa 45.000 fedeli quasi tutti nella pianura di Ninive. Essa è composta da 4 diocesi: Baghdad, Bassora e Golfo, Mosul e Hadiab-Erbil. La Chiesa siriaca in Iraq sostiene anche 4 comunità religiose, per lo più situate a Qaraqosh e dintorni.
Bulgaria: grazie ad ACN la buona novella passa anche dalle onde radio
Ospite di “Aiuto alla Chiesa che soffre” (ACN), è in questi giorni in Ticino padre Jaroslaw Bartkiewicz, missionario in Bulgaria, dove gestisce radio “Ave Maria”, realizzata grazie al sostegno della Fondazione pontificia.
di Silvia Guggiari
Ospite di “Aiuto alla Chiesa che soffre” (ACN), sta visitando in questi giorni le parrocchie ticinesi padre Jaroslaw Bartkiewicz, francescano, polacco, da 20 anni in missione in Bulgaria, nella capitale Sofia, dove vive in una piccola comunità e da tre anni gestisce radio “Ave Maria”, realizzata grazie al sostegno della Fondazione pontificia. Lo scorso gennaio, in occasione della giornata organizzata dal Dicastero della comunicazione, padre Jaroslaw ha incontrato Papa Francesco insieme ai rappresentanti della comunicazione: “Un momento straordinario”, ci ha confidato. Lo abbiamo incontrato a Lugano dove, accompagnato da Lucia Wicki-Rensch, Responsabile di ACN per la Svizzera Italiana, ci ha raccontato della situazione in Bulgaria e della presenza piccola ma significativa della Chiesa Cattolica.

Padre Jaroslaw, qual è la situazione oggi del Paese? Quali sono le emergenze che vive?
La Bulgaria ha vissuto cinque secoli sotto il dominio turco, la storia del ‘900 è invece segnata da decenni di regime comunista, durante i quali la Chiesa è stata perseguitata e i cristiani martirizzati. Oggi la situazione politica è molto instabile e c’è molta povertà; non esiste la classe media. Nei villaggi, i giovani lasciano le famiglie trasferendosi nelle città o all’estero, lasciando i genitori anziani e spesso ammalati soli e senza alcun sostegno. Come in gran parte d’Europa, la popolazione sta diventando sempre più vecchia.
Qual è la presenza della Chiesa cattolica?
La Chiesa cattolica in Bulgaria è molto piccola, si tratta dell’1% della popolazione; senza aiuti non avrebbe possibilità di sopravvivere. È per questo che il sostegno di “Aiuto alla Chiesa che soffre” è fondamentale. Il credo più diffuso è quello della Chiesa ortodossa, poi ci sono i musulmani (circa l’8%). La Chiesa cattolica è molto piccola, ma è una comunità molto vivace e riconosciuta dallo stato. Siamo tre diocesi, due di rito latino e una di rito bizantino. Abbiamo una conferenza episcopale unica con cinque vescovi: è bello incontrarsi, i bulgari hanno una grande esperienza di tolleranza e di dialogo, ma spesso noto che manca il coraggio di uscire fuori. Come diceva papa Giovanni Paolo II, la Chiesa deve respirare con “due polmoni”, i cattolici di rito bizantino e i cattolici di rito latino: la relazione tra le due confessioni è molto bella e credo che la Bulgaria sia un esempio eccezionale in questo.
In che ambiti agisce la Chiesa?
Il primo impegno della Chiesa è quello di non chiudere le comunità all’interno dei villaggi con le diverse attività pastorali. Oltre a questo, vediamo che la Caritas nazionale ha un ruolo fondamentale nel portare aiuto alla gente attraverso diverse iniziative.
Da cosa nasce il progetto della radio “Ave Maria”?
Ho sempre avuto un sogno ispirato dalla vita di San Massimiliano Kolbe, ovvero quello di fare la radio. Tre anni fa, grazie al sostegno di “Aiuto alla Chiesa che soffre” siamo riusciti a realizzare questo sogno avviando la radio “Ave Maria”: è uno strumento bellissimo, attraverso il quale riusciamo a fare evangelizzazione, a pregare con i nostri ascoltatori e a diffondere l’insegnamento della religione cattolica. Abbiamo tante testimonianze di persone che ci confidano che organizzano gli impegni della giornata a seconda delle nostre preghiere. Grazie a internet la radio è oggi diffusa in tutto il mondo: credo che sia un mezzo molto potente, anche per annunciare la buona novella. Per sostenere la radio abbiamo costituito l’associazione “Angelo Roncalli” che raccoglie i finanziamenti; non avendo la possibilità di pagare i collaboratori, tutti quelli che lavorano sono volontari che mostrano da sempre un grande entusiasmo.
La sede della radio si trova nell’edificio dove mons. Angelo Roncalli, prima di diventare Papa, visse per sette anni. Il 25 aprile celebreremo i 100 anni della sua visita: sono convinto che gli anni trascorsi in Bulgaria abbiano in qualche modo seminato l’apertura al mondo bizantino poi germogliata con il Concilio Vaticano II.
Lucia Wicki-Rensch, ACN come sceglie i progetti da seguire e finanziare in Bulgaria?
ACN è formata da 23 sezioni nazionali nel mondo; quella centrale si trova in Germania dove vivono tutti i referenti responsabili per le varie zone. Per la zona dell’Europa dell’est, la responsabile si reca in visita parecchie volte l’anno ed è sempre in contatto con le autorità della Chiesa, i vescovi, i frati così da poter analizzare sul luogo i progetti che devono sempre essere autorizzati dal vescovo locale.
La testimonianza nelle parrocchie in Ticino
Si potrà incontrare padre Bartkiewicz sabato 15 febbraio alle 17.30 nella chiesa di S. Michele a Sementina; domenica 16 febbraio alle 10.30 nella chiesa della B.V. di Loreto a Brione s/ Minusio e alle 20 nella chiesa di S. Lucia a Massagno; lunedì 17 febbraio alle 7.30, al Carmelo di Locarno. Inoltre, dal 14 febbraio fino al 2 marzo, nella sala parrocchiale di Sementina, mostra itinerante sui cristiani perseguitati nel mondo (lu-sa:14-18; do: 11-18).
Fatima: Il patriarca Bechara Rai consacra il Libano e il Medio Oriente al Cuore Immacolato di Maria
Le celebrazioni si terranno il 24 e il 25 giugno a Fatima, con la partecipazione di patriarchi e vescovi del Libano.
Si dice spesso che nella “piccola storia” si trova il senso della grande, o almeno dei legami segreti che uniscono degli eventi apparentemente scollegati l’uno dall’altro. Questa regola vale ancora una volta nel caso delle apparizioni della Vergine Maria a Fatima (13 maggio – 13 ottobre 1917), la cui autenticità è confermata dalla Chiesa cattolica e al cui centenario è stata data molta importanza.
Papa Francesco, che ha costruito tutto il suo pontificato sotto questo segno, ha consacrato il mondo al Cuore Immacolato di Maria il 13 ottobre 2013, proprio davanti alla statua del santuario di Fatima (Portogallo), trasportata a Roma per l’occasione.
Molti leader e vescovi della Chiesa compiranno questo gesto al suo seguito e domenica prossima, 25 giugno, sarà il turno del Libano e del Medio oriente. La “Giornata del Libano a Fatima” è prevista dal pomeriggio di sabato 24 fino a domenica 25 giugno nel grande santuario portoghese, per la quale sabato il patriarca Rai guiderà il rosario e la processione delle candele, e domenica celebrerà la messa di consacrazione. Il pellegrinaggio è organizzato dalla Commissione patriarcale per la consacrazione del Libano e del Medio oriente e dal santuario di Harissa. Molti altri patriarchi e vescovi vi parteciperanno.
Fra il 13 maggio 1917 e il 13 ottobre 1917, nel piccolo villaggio di Fatima, in Portogallo, il 13 di ogni mese, sei apparizioni consecutive furono concesse dalla Vergine ai tre bambini, Lucia, Giacinto e Francesco, che stavano facendo pascolare il loro piccolo gregge in un prato nelle vicinanze. Attraverso loro, la Vergine rivolse al mondo un messaggio di avvertimento di cui, all’epoca, non si tenne conto. Questo rifiuto ci è costato (in modo molto schematico) la Rivoluzione russa (1917), la Seconda guerra mondiale (1939-1945) e l’attentato a Giovanni Paolo II (13 maggio 1981). La storia delle apparizioni è di dominio pubblico e, per questa ragione, è impossibile citare le molte speculazioni, positive e negative, che la circondano.
Ricordiamo solo che per risparmiare al mondo gli errori del comunismo (la rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917), la Vergine aveva chiesto al papa, il 13 maggio dello stesso anno (cinque mesi prima), la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato, in unione con tutti i vescovi cattolici del mondo. Per imbarazzanti ragioni di convenienza sul piano diplomatico, all’epoca questo atto di consacrazione non fu compiuto in modo pubblico. Tuttavia, sensibile alla richiesta, Pio XII lo mise in atto – in modo imperfetto – nel 1942, in piena guerra mondiale. I papi Giovanni XXIII e Paolo VI si rifiutarono. Sarà Giovanni Paolo II che alla fine soddisferà, con più di 30 anni di ritardo, la domanda.
Divenuta religiosa, suor Lucia, la sola dei tre bambini a essere rimasta in vita e alla quale Nostra Signora aveva continuato ad apparire occasionalmente dopo il 1917, aveva affermato che delle quattro consacrazioni effettuate (una da Pio XII e tre da Giovanni Paolo II), solo l’ultima aveva risposto alle esigenze del Cielo, quella del 25 marzo 1984.
L’implosione dell’Unione Sovietica, nel 1989, senza un solo atto di violenza, fu come una conferma alle parole enigmatiche pronunciate nel 1917, in piena rivoluzione bolscevica, senza che nessuno sospettasse gli sconvolgimenti storici che sarebbero seguiti.
L’ultima apparizione della Vergine a Fatima ebbe luogo il 13 ottobre 1917. Quel giorno, alla richiesta dei bambini e della gerarchia religiosa da cui l’avevano ricevuta, la Vergine aveva promesso di dar loro “un segno” che autenticasse il suo messaggio e la sua persona. In presenza di una folla di diverse decine di migliaia di persone che si erano raccolte sul luogo dell’apparizione, ella mantenne la sua promessa e il sole “danzò” vorticando su sé stesso, si staccò dal cielo e andò incontro alla terra sotto lo sguardo sconvolto della folla, che credette per un momento all’imminente fine del mondo. Poi il sole riprese la sua posizione normale e il prodigio terminò.
A coloro che, contro ogni evidenza, credettero ad un’allucinazione collettiva, la Vergine accordò un ulteriore segno. I loro vestiti e la terra bagnati dalla pioggia persistente di quel giorno ritornarono per miracolo asciutti dopo il prodigio. Numerosi giornali riportarono la notizia.
Dov’è quindi il filo segreto? Il 13 ottobre 1884, cioè 33 anni prima del grande segno accordato a Fatima (l'età di Cristo al momento della sua morte in croce, nella tradizione cattolica), Papa Leone XIII, uno dei grandi pontefici della Chiesa cattolica, dopo una messa celebrata in Vaticano, entrò in estasi per una decina di minuti, profondamente immerso in una spaventosa visione, quella di un dialogo sul destino della terra tra Gesù e Satana, l'avversario che aveva affrontato nel deserto, come riportato dai Vangeli. In questa visione, al papa fu dato di veder uscire da un abisso senza fondo una miriade di spiriti impuri determinati a distruggere la Chiesa. Leone XIII si pose subito alla sua scrivania e compose una preghiera che ordinò fosse recitata alla fine di ciascuna messa, e che lo fu per molto tempo. In essa affidava a San Michele arcangelo la missione di difendere la Chiesa.
La lotta in cui si è impegnata la Chiesa è una battaglia spirituale secolare, che passa per gli eventi che attraversano le nazioni, per le circostanze che viviamo, a livello individuale. Per un cristiano, la storia va da qualche parte; il tempo non è ciclico. L'atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria non è un atto "magico", inteso come una sorta di contratto tra "spiriti" con obbligo di risultato. È un modo per esprimere la nostra assoluta fedeltà a Colui il cui amore e sangue ci hanno portato "dalle tenebre alla Sua ammirabile luce", e ci rimettiamo a Colei attraverso cui egli "si è fatto carne" e a cui ha conferito, per Suo piacimento, l'autorità di essere "Regina del cielo e della terra."
Fady Noun (AsiaNews)
Ratzinger - Benedetto XVI: arriva il XIII volume dell'opera omnia
Con il titolo "In dialogo con il proprio tempo" escono interviste inedite tradotte in italiano rilasciate dall'allora prefetto della Dottrina della fede
Interviste scelte, alcune inedite in italiano, tema la fede oggi e il rapporto con le altre religioni. Il XIII volume dell'Opera Omnia di Benedetto XVI parte E è pronto in italiano. Ed è una lettura piacevolissima e attuale. Il titolo "In dialogo con il proprio tempo" dice tutto, ed una parte perché i grandi libri intervista saranno in altri volumi: Rapporto sulla fede, Salz der Erde, Gott und die Welt e Licht der Welt. Queste scelte sono interviste del professore e del Prefetto della Dottrina della fede e si tratta di interviste nelle quali Joseph Ratzinger risponde a domande di carattere teologico postegli sulla base dell’incarico specifico che ricopriva in quel determinato momento.
La nota editoriale del volume spiega che la scelta era stata operata in accordo con l’Autore.
Un grande lavoro di trascrizioni e di confronto per non creare doppioni e anche per seguire una logica nei contenuti. La prefazione al volume XIII dell’Opera omnia è di Federico Lombardi S.J., già direttore della Sala Stampa della Santa Sede (2006-2016). È datata luglio 2016. "Essere “in dialogo con il proprio tempo”, per Joseph Ratzinger/ Benedetto XVI significa sempre anche cogliere l’occasione per rendere giustizia al compito della trasmissione e dell’annuncio della fede. La teologia non è limitata alla ristretta cerchia degli esperti, ma un aiuto per venire incontro, con prudenza e responsabilità, alle domande dell’uomo riguardo alla propria fede. I mezzi di comunicazione offrono alla Chiesa uno spazio che le consente di dialogare tempestivamente con il proprio tempo in modo competente e attuale. Il volume XIII dell’Opera omnia documenta in questo senso la responsabilità che l’Autore si è assunto per oltre cinque decenni".
Dunque arriva in italiano la parte E del XIII volume, con la prima intervista che è del 1968, poco dopo la pubblicazione del suo libro Introduzione al cristianesimo, e si va avanti negli anni soprattutto con interviste per i media tedeschi come quella del 1983 quando tre redattori del settimanale tedesco «Der Spiegel» fecero una lunga intervista al cardinale Joseph Ratzinger, dal titolo "Anche un nemico ha interessi legittimi". In essa gli interlocutori si confrontano approfonditamente su questioni di attualità politica in rapporto alla posizione assunta dalla Chiesa Cattolica e dalle Conferenze episcopali di Germania, Francia, Italia, Stati Uniti e dell’America Latina sullo stazionamento di missili nucleari e sul loro utilizzo.
C'è poi un testo dedicato all' Anno Santo per la Redenzione, e anche una intervista " Ad alta quota con il prefetto della fede" di Lucio Brunelli sui compiti della Congregazione per la dottrina della fede. Particolare attenzione è riservata in questo caso alle due Istruzioni, del 1984 e del 1986, sulla Teologia della liberazione e al tema delle Conferenze episcopali. L’intervista è apparsa nel mensile cattolico «30Giorni». E non è la sola per la rivista mensile di Comunione e Liberazione. Si parla di catechismo, di dialogo ecumenico per il quale "Ratzinger esortava ad avere una «pazienza appassionata»" .
C'è poi il tema delle liturgia che il cardinale affronta nella intervista “L’altare fuori posto”, ma c'è anche il tema del dialogo con il mondo ebraico
Il 14 ottobre 1996, in occasione di un pellegrinaggio a Fatima, il cardinale Joseph Ratzinger si confrontò con la giornalista Aura Miguel dell’emittente Renascenza sul significato dei messaggi di Fatima. “Da gehen einem die Augen auf” [Allora a uno si aprono gli occhi]: è il titolo, e insieme la sintesi, della conversazione, per «Rheinischer Merkur», di Aldo Parmeggiani con Joseph Ratzinger nel 2002, in occasione del suo 75esimo compleanno. Si tratta di un estratto del programma, mandato in onda da Radio Vatikan, dal titolo “Joseph Ratzinger erzhlt aus seinem Leben” [Joseph Ratzinger racconta la sua vita]. Il giornalista conversa con il cardinale su verità, fede, sulla riformulazione della questione di Dio e sul senso autentico della Dichiarazione Dominus Iesus.
L’ultima intervista proposta dal volume XIII della Opera omnia è “Credere, anche oggi”, l’intervista di Renzo Giacomelli del 2004 per il settimanale cattolico «Famiglia Cristiana». L’intervista fu realizzata in occasione della pubblicazione del libro di Joseph Ratzinger "La comunione nella Chiesa". Al centro della conversazione la visione di Ratzinger riguardo ai concetti di comunione ed Eucaristia.
fonte acistampa/red
Per leggere il Vangelo nelle domeniche verso il Natale
Riprendiamo in questa tempo d’Avvento (ambrosiano e romano) il percorso di riflessione culturale che è stato apprezzato lo scorso anno offerto dal Coordinamento della Formazione Biblica della Diocesi di Lugano.
a cura del Coordinamento della Formazione Biblica della Diocesi di Lugano
Lc 1,39-45 (IV domenica di Avvento nel rito romano – commento di Elena Chiamenti[1])
Si apre la scena della visitazione subito dopo quella dell’annunciazione, a riprova della veridicità delle parole dell’angelo Gabriele a Maria. La donna, infatti, accolta la sorprendente novità nella sua vita «si mise in viaggio» e «raggiunse in fretta» la città di Giuda in cui vive «Elisabetta, tua parente, (...) che era detta sterile» (Lc 1,36). Maria crede che «nulla è impossibile a Dio» e muove i passi per esserne testimone. Il canto del “Magnificat”, inno che ha le sue radici nella tradizione giudaica precristiana, è l’espressione accorata del suo riconoscimento della grandezza di Dio e della sua cura verso ogni uomo. In prima persona Maria sperimenta quanto sia delicato il tatto di Dio verso i piccoli come lei. Vi è una stretta vicinanza semantica, sintattica e teologica tra il canto mariano e quello di Anna in 1Sam 2,1-10: in entrambi i casi si tratta della lode a Dio elevata da una donna che si riconosce madre al di là di ogni possibilità/aspettativa umana ed esprime la sua gioia e gratitudine descrivendo il modo di agire di Dio in favore dei deboli. Nel canto di Maria giungono a raccolta perciò le parole di lode di tutte le madri che riconoscono la potenza di Dio operante nella loro piccolezza e con loro quelle di tutti i poveri e gli affamati.
39In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha saltato di gioia nel mio grembo. 45E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».
vv. 39-40: L’introduzione temporale crea continuità con il racconto precedente e fa comprendere al lettore che la visita di Maria è motivata dal segno ricevuto: non è da escludere che la fretta con cui il testo narra come Maria si incammina e raggiunge l’anziana cugina sia dovuta anche al desiderio di trovare conferma tangibile della straordinarietà dell’annuncio ricevuto.
L’abbraccio con cui le donne si salutano schiude reciprocamente all’altra una finestra sul miracolo che custodiscono, una Vita che le supera e le feconda. Maria vede l’anziana cugina con il pancione e questo le basta per riconoscere l’autenticità delle parole dell’angelo Gabriele «è il sesto mese per lei, che era detta sterile» (Lc 1,36): questa gravidanza è opera di Dio perché la sterile diviene madre.
v. 41: D’altra parte, il sussulto di Giovanni nel grembo di Elisabetta ha qualcosa di speciale, che la madre intuisce subito. Il testo dice «fu colmata di Spirito Santo»: solo lo Spirito può farle comprendere ciò che con gli occhi della carne ancora non si riesce a vedere. I piccoli s’incontrano per la prima volta e si riconoscono: non hanno ancora un volto eppure sono già uniti: c’è una parentela che precede e supera quella umana ed è quella data dalla presenza dello Spirito Santo in loro e nelle loro madri.
vv. 42-45: Dopo la silenziosa scena dell’abbraccio, possono farsi spazio le parole ispirate dell’anziana cugina che benedice Maria e la chiama «madre del mio Signore» (1,43): il saluto, che richiama per assonanza i cantici di lode del Primo Testamento (cfr. Gdt 13,18), ha due funzioni narrative. Anzitutto serve alla trama del racconto perché Maria riceve conferma di quanto segretamente porta nel cuore: nessuno (eccetto il lettore) sa che cosa Gabriele le abbia annunciato, ma ora le parole della parente le svelano la veridicità della sua gravidanza. Inoltre il saluto benedicente di Elisabetta offre valida conferma della sua ispirazione profetica, già anticipata dal narratore al v. 41.
Luca 1,26-38a (VI domenica di Avvento nel rito ambrosiano – commento di Lidia Maggi[2])
Dopo l’annuncio della nascita di Giovanni, Luca narra l’annuncio della nascita di Gesù. Emergono subito le differenze delle due scene: non più Gerusalemme ma una città della Galilea, Nazareth; non nel Tempio ma in una casa; non ad un sacerdote ma ad una donna; non ad un anziano ma ad una ragazza. La scena è costruita come un racconto di risoluzione, il quale si basa su una complicazione della situazione che necessita di una soluzione: come può Maria, che non conosce sessualmente nessun uomo, concepire e dare alla luce un figlio? La medesima scena si presenta anche come un racconto di rivelazione, che mira a rivelare l’identità del personaggio principale, in questo caso Gesù.
26Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27a una ragazza vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La ragazza si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: “Sii gioiosa, tu che sei davvero ricolma di grazia, il Signore è con te”. 29A causa di queste parole ella rimase molto confusa e si domandava di quale genere fosse questo saluto. 30L’angelo le disse: “Non avere paura, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Concepirai in seno un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e della sua sovranità non ci sarà fine”. 34Allora Maria disse all’angelo: «Come sarà possibile ciò? Non conosco sessualmente alcun uomo!». 35Le rispose l’angelo: «Il respiro santo e santificante scenderà su di te, la potenza dell’Altissimo farà scendere la sua ombra su te. È per questo motivo che colui il quale nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio. 36Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile: 37nessuna parola da parte di Dio resterà inefficace». 38Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore! Che mi possa proprio capitare secondo quello che hai detto!».
vv. 26-27: Il quadro dell’episodio è dato dall’annotazione temporale – quando Elisabetta è al sesto mese di gravidanza; dalle coordinate geografiche – a Nazaret; e dai protagonisti: l’angelo Gabriele, lo stesso apparso a Zaccaria (1,19), e Maria. Quest’ultima è presentata come “ragazza vergine”: al “troppo tardi” che segna la scena precedente, in cui sono protagonisti due anziani, Zaccaria ed Elisabetta, si contrappone il “troppo presto” di una ragazzina, appena fidanzata con Giuseppe, un uomo del casato di Davide. La storia umana – ci dice Luca – non è in grado di essere generativa. A meno che intervenga Dio.
vv. 28-33: L’annuncio dell’angelo prende avvio con il saluto, nel quale, dietro il senso primo della formula stessa di saluto, come nel greco profano, ritroviamo il rinvio alla gioia messianica, tema caro a Luca, come, del resto, quello della grazia, segno del dono e della presenza di Dio. Un saluto capace di esprimere l’intera fede del popolo eletto e sul cui significato profondo Maria s’interroga. Il seguito delle parole dell’angelo riprendono e spiegano il senso del saluto: la grazia divina apre la storia al futuro, rendendo fecondo il grembo di questa ragazza, facendo di lei la madre di un figlio, di cui l’angelo rivela il nome insieme ad alcuni tratti identitari.
Gesù è il Messia davidico (cfr. 2Sam 7), “grande”, “figlio dell’Altissimo”, re di un regno che non avrà fine. Questi tratti saranno precisati nel resto del racconto. Ma già la domanda di Maria, al v. 34, fornisce all’angelo l’occasione di specificare meglio l’identità di Gesù evocando il senso della filiazione divina.
vv. 34-38: Con le parole di Maria, l’annuncio si apre al dialogo. Parole che, a prima vista, suonano simili a quelle di Zaccaria. Tuttavia, qui il nodo da sciogliere non è lo stesso sperimentato da Abramo e Sara, ovvero una sterilità che Dio ha tolto. La domanda di Maria non è più espressione di incredulità ma segno di una fede che interroga. E la risposta dell’angelo mette in rilievo l’agire dello Spirito, come aveva fatto precedentemente, in riferimento a Giovanni (cfr. 1,15). Quest’ultimo, però, sarà guidato da uno Spirito di profezia (cfr. 1,17); mentre Gesù è ripieno dello Spirito di santità, in quanto figlio di Dio. È lo Spirito a concepire Gesù. In questo senso, la verginità di Maria è di tipo “teologico”, non riducibile a una questione ginecologica: non è il seme umano a dar vita al Messia, bensì l’agire di Dio.
A Maria, l’angelo offre il segno del grembo fecondo di Elisabetta, la sterile. E conclude il suo discorso ribadendo la chiave di lettura teologica degli eventi annunciati: come nell’annuncio della nascita di Isacco (cfr. Gen 18,14), così ora risuona la dichiarazione che la Parola divina sortirà effetto, superando le difficoltà che agli occhi umani appaiono insormontabili. Come nella scena della sterilità delle matriarche, anche qui prende forma l’opposizione tra l’impotenza umana e l’onnipotenza divina. A questo progetto divino, Maria dà il suo consenso. Si dichiara “serva del Signore”: niente a che vedere con una sottomissione rinunciataria; piuttosto, trova qui espressione la consapevolezza di svolgere un ruolo nella storia della salvezza divina.
Come scrive Ernesto Borghi, la traduzione del v. 38 «Che mi possa proprio capitare quello che hai detto!» vuole esprimere fedelmente il valore morfologico e semantico del verbo principale ghénoito. Si tratta di un ottativo indipendente, che, quindi, manifesta quello che è il valore primo di questo modo del verbo greco, l’espressione del desiderio. La traduzione della Volgata latina (fiat) non risulta infedele, se il lettore rammenta che la lingua latina contempla un valore ottativale del congiuntivo indipendente. Viceversa l’interpretazione più comune è stata sovente di tipo esortativo e il fraintendimento si è così perpetuato.
Grazie a questa forma desiderativa, l’intera frase è quasi un’esplosione di entusiasmo nei confronti di quanto è stato presentato a Maria. Ella lo accetta, facendosene carico secondo le modalità di servizio appassionato, di amore fedele che ella ha liberamente accolto. Ciò dimostra, senza possibilità d’equivoci, che ogni interpretazione riduttivistica, passivizzante – quasi che Maria accetti tutto quasi contro la sua volontà e solo in mancanza di alternative praticabili – ha nulla a che vedere con questo testo lucano. Esso non è una cronaca descrittiva di tipo storico, ma una lettura teologicamente trasfigurata, secondo criteri narrativi pre-moderni, di una decisione fondamentale nella vita della madre del Nazareno.
[1] Laica, cattolica, sposata, vive e lavora a Verona dove è nata nel 1982. Ha conseguito la licenza in teologia biblica nel 2012 e il dottorato nella stessa materia nel 2017 presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Spende la sua competenza teologia e biblica soprattutto in campo pastorale-catechistico: infatti ha collaborato con alcuni Uffici Catechistici Diocesani nel Triveneto per la formazione biblica di catechisti e educatori. Con la Diocesi di Concordia-Pordenone ha collaborato alla pubblicazione del progetto catechistico-liturgico Bambini a Messa. Itinerario con famiglie e comunità (anno C), EDB 2018 e ha pubblicato la sua tesi di dottorato dal titolo La sterile, madre di figli. La figura di Anna in 1Sam 1-2 come paradigma di maternità.
[2] Nata a Sassari nel 1964, è pastora dell’Unione cristiana evangelica battista d’Italia. Molto impegnata nella divulgazione biblica e nel dialogo ecumenico ed interreligioso, ha pubblicato vari contributi su differenti periodici. Tra i suoi ultimi libri: (con A. Reginato) Vi affido alla Parola. Il lettore, la chiesa e la Bibbia, Claudiana, Torino 2017; (con C. Petrini), Accarezzare la terra. Meditazioni sul futuro del Pianeta, Centro Formazione Lavoro “A. Grandi”, Sesto S. Giovanni (MI) 2018; Protestantesimo, Editrice Bibliografica, Milano 2018; (con L. Maggi) Corpi di desiderio. Dialoghi intorno al Cantico dei Cantici, Claudiana, Torino 2019; Bibbia e web. Navigare nella vita, EMP, Padova 2021.
Uno sguardo premuroso ai giovani
Commuove profondamente, tocca, sconvolge per la responsabilità data, la scelta di Papa Francesco di affidare quest'anno la composizione dei testi della Via Crucis al Colosseo ad un gruppo di giovani.
Commuove profondamente, tocca, sconvolge per la responsabilità data, la scelta di Papa Francesco di affidare quest'anno la composizione dei testi della Via Crucis al Colosseo ad un gruppo di giovani. Potrei persino immaginarmi di essere una di loro. Cosa scriverei? Cosa chiederei al Signore in quelle ore di agonia? Sorgono tante domande. Spesso, pur essendo giovani, ci scoraggiamo di fronte a molte cose: la situazione in famiglia ci fa soffrire, il lavoro ci sembra troppo precario, soffriamo un'insufficienza di sicurezze, varie lacune e mancanze. Penso sia una questione di discernimento, che è anche il tema del prossimo Sinodo. A volte avremmo semplicemente bisogno di qualcuno che ci ricordi quali sono le cose che contano e che ci incoraggi a coltivarle. La Passione di Gesù ci tocca proprio lì, in quelle tante preoccupazioni che hanno messo radice nel nostro cuore, senza un perché, forse solo a causa dello scorrere del tempo, di una giovinezza che trascorre velocemente e, a volte, toglie il fiato. È la bellezza e il rischio di essere giovani, giovani in costante ricerca di quella misericordia che ci sani dalle nostre piccole grandi ferite che col tempo vengono a crearsi e ci destini a una particolare missione per tutta la vita, come dice la frase tanto cara a Papa Francesco: miserando atque eligendo. La premura che Papa Francesco dimostra costantemente verso i giovani sta facendo proprio questo: una guarigione dei cuori di tutta quella generazione che, circondata dall'individualismo, si è ritrovata spesso ferita e sola. E lo sta facendo proprio con quegli strumenti che sono diventati simbolo, spesso, proprio di questa profonda solitudine di cui gode il giovane nella vita reale: ci chiede di partecipare al Sinodo...via facebook. Iscrivendosi a questa pagina, da oggi è infatti possibile partecipare a delle domande specifiche in vista del Sinodo le cui risposte saranno poi trasmesse direttamente al Papa. Un gesto che ci risolleva dalle nostre tante piccole insicurezze e ci fa dire: siamo pronti! di Laura Quadri
La notte prima... dell'ordinazione
Quasi per scaramanzia la notte prima di un evento importante si usa fare qualcosa che spesso va fuori dall'ordinario. Pensiamo ai matrimoni con l'addio al celibato o nubilato, il giorno prima di un esame o di un colloquio, e così via...
Quasi per scaramanzia la notte prima di un evento importante si usa fare qualcosa che spesso va fuori dall'ordinario. Pensiamo ai matrimoni con l'addio al celibato o nubilato, il giorno prima di un esame o di un colloquio, e così via... La notte prima dell'ordinazione? Sicuramente non farò una festa, tanto meno sarà una sera come le altre. Cercherò di andare a letto presto per recarmi in Cattedrale di buon mattino e cercare di restare calmo. Non sarà sicuramente facile... Ma prima di andare a dormire, stasera, andrò in chiesa. Voglio ripercorrere nella preghiera e nel silenzio le tappe della mia vita, guardare i passi chi ho fatto in passato. Alcuni sicuramente mi sembreranno un po' zoppicanti, altri farò fatica a metterli a fuoco. Due sono, forse, i momenti significativi. Il primo è stato quello di consapevolezza di vivere nella fede. Come ogni giovane o come ogni persona, il rischio è sempre quello di allontanarsi. Forse l'abitudine, forse la noia, forse la monotonia superficiale di una fede che ha anche degli aspetti tradizionali, può farci "scappare dall'ovile"... ma grazie alla passione di servire il prossimo, l'aiuto di tanti esempi, l'incontro di ragazzi, bambini, giovani, animatori e adulti, trovi di fronte a te lo sguardo di Cristo e non puoi dire di no. Il secondo, quando ho iniziato il cammino in seminario. Mi ricordo la prima notte in seminario. Tutto è diventato chiaro, tutto ha iniziato a mettersi in ordine e tutto è diventato Gioia. Mi sentivo al posto giusto e felice! È per questo che ho scelto il versetto della Prima lettera dell'apostolo Pietro "Siete ricolmi di Gioia" (1Pt 1, 6). Sono entrato in seminario non con l'idea di diventare prete, ma di capire la Chiamata che Dio ha per me. Una chiamata che è diventata sempre più chiara e evidente man mano che il tempo passava. Una chiamata che si è fatta evidente attraverso i momenti di Gioia che ho trascorso. Ma lo stesso passo della Prima lettera di Pietro parla anche di momenti difficili, di afflizione e di prova. Fanno parte della vita, ma se scopri "la Gioia di Cristo in te", non puoi che guardare avanti e vivere per "la meta della fede: la salvezza delle anime" (1Pt 1, 9). Grazie a tutti per la vostra preghiera, per la vostra gioia, per avermi aiutato a capire la mia strada verso Dio. di Carlo Vassalli