Papa Francesco e la Chiesa Contemporanea — Approfondimenti 2
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Nigeria: Acs, primo trimestre '25 peggiore di sempre per rapimenti di sacerdoti
I vescovi nigeriani rinnovano l’appello alle autorità “affinché migliorino le condizioni di sicurezza per tutto il popolo nigeriano”.
Il primo trimestre del 2025, in Nigeria, è il peggiore di sempre in termini di rapimenti di sacerdoti e seminaristi. Lo denuncia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), dopo i sequestri di don Stephen Echezona, avvenuto il 22 marzo nella diocesi di Akwa, e di don John Ubaechu, rapito il giorno successivo nella diocesi di Owerri.
Secondo Acs, sono 12 i religiosi rapiti da inizio anno, di cui due – padre Sylvester Okechukwu e il seminarista Andrew Peter – uccisi dai rapitori.
Nel 2024 erano stati 3 e nel 2023 2, uno dei quali ucciso. Acs segnala che “sette sequestri su dodici sono avvenuti nel sud del Paese, mentre i restanti cinque nella Middle Belt”.
Dei due omicidi, uno è stato commesso al sud e l’altro nella cintura centrale. “Ci sono ancora tre sacerdoti rapiti negli anni scorsi e mai liberati né dichiarati morti”, aggiunge Acs. “Alcuni attacchi sono motivati da odio religioso, ma molti sono crimini a scopo di estorsione”, precisa la fondazione, citando il caso dei due sacerdoti rapiti a Yola.
I vescovi nigeriani rinnovano l’appello alle autorità “affinché migliorino le condizioni di sicurezza per tutto il popolo nigeriano”, chiedendo ai fedeli di “non farsi giustizia da soli”.
L’arte come chiave per capire la sinodalità - Chiese in diretta del 21.7.2024
Riccione: torna l'evangelizzazione in spiaggia tra i giovani
“Chi ha sete, venga a me”: con questo tema è tornata a Riccione l’iniziativa dell’evangelizzazione in spiaggia. Dal 16 al 23 agosto centinaia di giovani missionari porteranno la Parola di Dio sulla riva del mare, alternando momenti di preghiera all'ascolto di testimonianze.
“Chi ha sete, venga a me”: con questo tema è tornata a Riccione l’iniziativa dell’evangelizzazione in spiaggia. Dal 16 al 23 agosto centinaia di giovani missionari porteranno la Parola di Dio sulla riva del mare, alternando momenti di preghiera all'ascolto di testimonianze. Nata nel 2003, l’iniziativa vede coinvolte numerose associazioni e comunità. Isabella Piro ne ha parlato con Sara Urbinati, responsabile dell’organizzazione:
R. - La missione si svolge, innanzitutto, preparandosi spiritualmente con dei momenti di formazione. Poi, il 18 agosto riceveremo il mandato missionario dal nostro vescovo, mons. Francesco Lambiasi, che darà il via alla missione in strada. La sera saremo nelle strade principali di Riccione, mentre i pomeriggi saremo in spiaggia: lì si svolgeranno dei momenti di animazione, che si concluderanno con l’ascolto delle testimonianze dei giovani missionari e con la preghiera del Padre Nostro, che verrà recitata tutti insieme.
D. - Riccione, insieme a Rimini, è un po’ il simbolo del divertimento sfrenato tra i più giovani. Allora come si fa a parlare di Dio in questo contesto?
R. - In realtà, noi non andiamo dai ragazzi che incontriamo per parlare di Dio, bensì dell’incontro che ciascuno di noi ha fatto con Dio. Ma, ancor prima, andiamo per ascoltarli, di chiedere loro come stanno, per portare un momento di accoglienza. L’idea non è quella di proporre una catechesi, ma di porsi in un’ottica di ascolto per diventare “ponti” tra la Chiesa ed i giovani che, tante volte, sono lontani da essa. D’altronde, i giovani missionari sono coloro che hanno incontrato Gesù nella loro vita e che provano una gioia talmente grande da non poterla tenere solo per sé. Per questo, vanno a testimoniarla ad altri giovani ed ai turisti.
D. - Cosa la colpisce di questa esperienza? Cosa ha imparato a livello personale?
R. - Quello che mi colpisce sempre sono i tanti miracoli ai quali assistiamo: giovani che aprono completamente il loro cuore davanti a Gesù Eucaristia, che raccontano la loro vita con il volto trasfigurato. Ho imparato che davvero nulla è impossibile a Dio e che veramente tutto è sempre guidato dalla preghiera e dall’unità che c’è nella Chiesa.
D. - Sono dodici anni che prosegue questa iniziativa di portare il Vangelo in spiaggia. Vogliamo ricordare come è nata questa idea?
R. - Nell’ottobre 2002, in un incontro in Vicariato tra le varie parrocchie del litorale sud di Rimini, che aveva per tema proprio “I giovani”, è emersa questa particolarità del nostro territorio, che ha una forte vocazione turistica con il conseguente passaggio da una pastorale invernale, diciamo “ordinaria”, ad una pastorale estiva, più “turistica”. E quindi ne è scaturita l’esigenza di andare incontro ai ragazzi che arrivano a Riccione da altre città e che magari qui cercano quei divertimenti sfrenati, magari legati al cosiddetto “sballo”. Vogliamo andare incontro a questi giovani, per essere quella mano tesa della Chiesa, una Chiesa che li va a cercare. In fondo, è quello che dice sempre Papa Francesco: andare nelle periferie esistenziali. Abbiamo iniziato con una quindicina di gruppi ufficiali, duecento giovani missionari e l’intero Vicariato coinvolto. Poi, con il tempo, le Comunità che, negli ultimi anni, hanno organizzato ed organizzano la missione sono diventate: la Comunità pastorale Riccione Mare, Nuovi Orizzonti di Chiara Amirante e le Sentinelle del mattino di Pasqua, con sede a Firenze e guidata da don Gianni Castorani. Inoltre, partecipano tante associazioni, gruppi movimenti, parrocchie. Alcuni seminari, addirittura, mandano i propri seminaristi qui a fare formazione, perché si tratta davvero di un’esperienza che cambia la vita.
Medjugorje: il Papa nomina un visitatore apostolico
Il Papa ha nominato il vescovo polacco Hoser visitatore apostolico speciale per Medjugorje con l'incarico di accompagnare spiritualmente devoti locali e pellegrini che si recano nella località dove da oltre 30 anni avverrebbero delle presunte apparizioni mariane. La nomina di Hoser non costituisce in alcun modo un riconoscimento da parte della Chiesa di questi fenomeni.
La missione del visitatore apostolico ha “la finalità di assicurare un accompagnamento stabile e continuo della comunità parrocchiale di Medjugorje e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio, le cui esigenze richiedono una peculiare attenzione”. Come è noto nella località in Bosnia Erzegovina si verificano da oltre 30 anni delle presunte apparizioni mariane sulle quali la Chiesa cattolica non si è mai pronunciata ufficialmente, nonostante una commissione presieduta dal cardinale Ruini abbia stilato un rapporto sui presunti fatti prodigiosi e sugli innumerovoli messaggi di cui i veggenti sarebbero latori.
La nomina del vescovo polacco a visitatore apostolico non significa quindi, in alcun modo, il riconoscimento da parte della Chiesa delle presunte visioni, ma indica solo la preoccupazione del Papa per un corretto accompagnamento pastorale di devoti locali e pellegrini che si recano a Medjugorje.(agenzie/red))
Stanno terminando i campi di ragazzi e giovani del Azione Cattolica
Le avventure di Mary Poppins e la vita di San Francesco hanno fatto da filo conduttore ai campi estivi dell’Azione Cattolica ticinese. Partiti lo scorso 23 giugno rientreranno dalle loro famiglie, portando con sé i ricordi delle belle e calde giornate trascorse insieme
Le avventure di Mary Poppins e la vita di San Francesco hanno fatto da filo conduttore ai campi estivi dell’Azione Cattolica ticinese. Partiti lo scorso 23 giugno, ragazzi e giovani provenienti da tutto il Ticino rientreranno oggi dalle loro famiglie, portando con sé i ricordi delle belle e calde giornate trascorse con compagne e compagni, e l’esperienza di vita comunitaria.
Per i più piccoli (fra i 6 e 11 anni), ospitati nella casa Cristallina di Campo Blenio, sono state giornate intense: lasciandosi ispirare dalle avventure di Mary Poppins hanno giocato, cantato, ballato e pregato. Al mattino, gli animatori hanno proposto diversi atelier dove i bambini hanno potuto diventare attori, artigiani e cuochi provetti. Matteo Del Pietro, co-responsabile del campo, racconta che la «corsa sui tetti degli spazzacamini» è stata una delle attività del pomeriggio più apprezzate. Con la faccia e i vestiti neri di fuliggine, i bambini hanno messo alla prova il loro coraggio in un’avventurosa corsa nel bosco con ostacoli, corde sospese e tratti di arrampicata. Nei caldi pomeriggi non sono mancati i giochi con l’acqua e le passeggiate in montagna. È stata inoltre proposta una giornata un po’ particolare, iniziata con la buonanotte e la cena a base di polenta e latte, e terminata con il buongiorno e la colazione. Giorno per giorno, i ragazzi hanno vissuto i valori cristiani come l’ascolto, la collaborazione, la gratitudine e soprattutto il grande comandamento: «che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati» (Gv 15,12). Alla sera, ci si fermava un momento per riflettere su questi valori, insieme all’assistente spirituale don Giustino Petre, per poi scriverli sul famoso ombrello di Mary Poppins. «Per noi, l’importante è trasmettere, attraverso le attività, i giochi e le piccole cose della vita quotidiana, i valori cristiani facendo divertire e sorridere i ragazzi», ci spiega Matteo. I bambini al campo sono 24. «Alcuni hanno potuto partecipare solamente a una delle due settimane. Ci piacerebbe che i ragazzi rimanessero per entrambe, ma diamo la possibilità di scegliere perché non tutti se la sentono», sottolinea il co-responsabile. In tutto, sono una decina gli animatori e i collaboratori che hanno accompagnato i ragazzi durante il campo.
I giovani (fra gli 11 e i 17 anni), 60 i partecipanti in tutto, sono a Camperio, alla casa Montanina. Con loro ci sono 20 fra animatori e collaboratori volontari, grazie all’impegno dei quali è possibile realizzare queste proposte. Anche per loro sono state due settimane intense, durante le quali sperimentare la vita in comune, sulle orme di san Francesco. Ogni giornata è iniziata con una scena tratta dalla vita di questo santo, che ha fatto di semplicità, povertà, umiltà, amicizia e fratellanza, amore per il creato le regole della sua vita. Un’opportunità per riflettere e sulla base della quale sono state organizzate le varie attività, il più possibile a contatto con la natura. «La giornata che è piaciuta di più è stata quella medie- vale, iniziata con l’invito al banchetto da parte del Signore del luogo», ci racconta Tamara Doninelli, una delle animatrici responsabili. «Ogni gruppo è stato invitato a presentarsi vestito in stile medievale e ad organizzare qualcosa per intrattenere il Signore attingendo ai propri talenti e alla creatività». Per il banchetto all’aperto, si è tornati indietro ad un tempo in cui non esistevano le posate e si mangiava con le mani. Nel menù un succulento arrosto di maiale. Non sono mancati i giochi, le attività creative, canti e balli, le passeggiate, momenti di spiritualità e proposte particolari, come la visita al Tierpark di Arth-Goldau. Nell’organizzare il campo «prestiamo attenzione a pro- porre attività a misura dei giovani che partecipano e anche a rimanere inseriti nello spirito di evangelizzazione di Azione Cattolica», evidenzia Tamara. Molto divertimento, dunque, ma anche un’esperienza cristiana educativa e formativa.
In più di un’occasione i due gruppi si sono ritrovati per condividere dei momenti. Per i ragazzi che il prossimo anno potranno partecipare al campo dei giovani è stata l’occasione per assaporare ciò che li aspetterà.
Katia Guerra
Fra Simone Robbiani lascia la cura pastorale delle Parrocchie di Iseo-Cimo, Neggio e Vernate
Don Massimo Braguglia è stato nominato dal 1° aprile Amministratore parrocchiale (ad interim).
La Curia comunica che, in accordo con i superiori della Fraternità Francescana di Betania, l’Amministratore apostolico, mons. Alain de Raemy, ha accolto la richiesta personale di fra Simone Robbiani di lasciare anticipatamente, prima della scadenza regolare del periodo esterno dalla comunità religiosa di appartenenza (1. luglio 2025), la cura pastorale delle Parrocchie di Iseo-Cimo, Neggio e Vernate, già a partire dal 1. Aprile 2025. Da questa data don Massimo Braguglia è stato nominato Amministratore parrocchiale (ad interim) delle suddette comunità.
Sul sito parrocchiale fra Simone Robbiani saluta e ringrazia la Comunità per il cammino percorso insieme e comunica di aver deciso di continuare il suo ministero sacerdotale nella diocesi di Verona.
Intervista al missionario Giorgio Marengo, il più giovane cardinale creato da Papa Francesco
«Dalla Mongolia bellezza e slancio di una Chiesa che scopre Cristo». Padre Giorgio Marengo, 48 anni, missionario della Consolata, è cuneese di origine e torinese di adozione. Creato cardinale da papa Francesco nel concistoro dello scorso agosto vive dal 2003 in Mongolia.
di Cristina Uguccioni
Attualmente il più giovane membro del collegio cardinalizio è padre Giorgio Marengo, 48 anni, missionario della Consolata, cuneese di origine e torinese di adozione. Creato cardinale da papa Francesco nel concistoro dello scorso agosto, padre Marengo vive dal 2003 in Mongolia, Paese molto vasto abitato da tre milioni di persone in larga maggioranza di religione buddista. I cattolici sono un piccolo gregge: 1’400 persone. Vi sono nove parrocchie, 23 sacerdoti e un gruppo di religiosi e religiose che appartengono a dieci congregazioni. Quest’anno la Chiesa di Mongolia festeggia trent’anni di vita: i primi missionari arrivarono qui nel 1992 su richiesta del governo che aveva appena stabilito relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Padre Marengo ha svolto il proprio ministero nella missione del piccolo centro di Arvaiheer. Poi, nel 2020, è stato nominato vescovo e prefetto apostolico e si è stabilito ad Ulaanbaatar, la capitale, dove vive tutt’ora. In questa conversazione con catt.ch e Catholica riflette sulla sua esperienza in terra d’Asia.
Qual è stato il suo pensiero all’annuncio della nomina a cardinale?
«Questa nomina mi ha colmato di stupore e riconoscenza. La considero espressione dell’attenzione e della cura che papa Francesco riserva alle Chiese piccole e minoritarie presenti nel mondo. L’annuncio è stato accolto con gioia dai cattolici locali e con soddisfazione dallo stato mongolo, i cui rapporti con la Santa Sede hanno avuto il loro culmine in luglio, quando il presidente della Repubblica ha ufficialmente invitato il Papa a visitare la Mongolia».
Lei ha scritto un volume intitolato «Sussurrare il Vangelo nella terra dell’eterno Cielo blu» (Urbaniana University Press). Perché ha scelto l’immagine del sussurro?
«L’espressione “sussurrare il Vangelo al cuore dell’Asia” è stata coniata da un vescovo indiano, mons. Thomas Menamparampil: quando anni fa la ascoltai mi colpì molto. Capii che illustrava bene la natura dell’azione missionaria in Mongolia e in Asia. Il sussurro è un simbolo appropriato; infatti rimanda sia alla relazione, poiché si sussurra solo a chi già si conosce, sia al contenuto di ciò che si annuncia, poiché si sussurra Chi è colui che ci invia e che ci tiene in vita: Cristo, il Figlio di Dio, da incontrare nel cuore. L’immagine del sussurro dice di un annuncio ai popoli asiatici – così marcatamente differenti da quelli occidentali – proposto con delicatezza, discrezione, rispetto, umiltà».
Qual è la gioia più grande che ha sperimentato durante questi anni in Mongolia?
«La gioia più grande è poter svolgere il mio ministero in un Paese in cui Cristo è poco conosciuto e poter guidare le persone all’incontro con Lui. Mi commuove sempre molto constatare l’azione del Signore nel cuore delle persone e vedere il loro stupore quando iniziano a conoscere le sue parole, i suoi gesti di liberazione dal male, il suo perdono, la sua morte e risurrezione. Ciò che forse colpisce maggiormente le persone è la misericordia del Signore che rialza dalle cadute e riapre la vita: il sacramento della riconciliazione, qui, è particolarmente amato. Le confessioni durano facilmente anche un’ora. Accompagnare un popolo che non conosce Cristo, sostenere quanti iniziano a seguirlo, esige che si vada all’essenziale della propria fede e anche questa, per me, è una grazia».
Quali opere ha avviato la Chiesa in Mongolia?
«Nel corso di questi 30 anni la Chiesa ha operato in campo sociale, educativo, sanitario aprendo quattro scuole, tre asili, un ambulatorio medico che garantisce cure gratuite ai più indigenti, un centro di assistenza per i disabili e due istituti che ospitano anziani poveri e soli. Abbiamo anche fondato due centri culturali: uno dedicato alla promozione del dialogo interreligioso, l’altro allo studio del ricco patrimonio culturale mongolo. Nelle singole parrocchie sono stati promossi servizi di doposcuola, corsi di artigianato e diversi progetti caritativi (ad esempio, mense e docce pubbliche)».
Quali progetti si propone di realizzare nei prossimi anni?
«Ne segnalo uno che mi sta particolarmente a cuore. Qui nella capitale ho rilevato un immobile lasciato da una congregazione femminile. Confrontandomi con gli altri missionari ho deciso che, dopo una impegnativa ristrutturazione, sarà trasformato in una struttura che provvisoriamente ho chiamato Casa della misericordia: sarà un luogo dove le persone che vivono un momento di grave difficoltà potranno essere ospitate per alcuni giorni e ricevere una prima assistenza (anche sanitaria), dove saranno ascoltate, seguite ed eventualmente indirizzate alle strutture e ai servizi più adatti che sono presenti sul territorio. Mentre ogni altra opera cattolica presente in Mongolia è portata avanti da una singola congregazione, alla organizzazione e alla gestione di questa Casa contribuiranno tutte le congregazioni, coordinate dalla prefettura apostolica».
Cosa ritiene che la giovane Chiesa mongola stia portando in dono alla Chiesa universale?
«Il suo dono è una sorta di freschezza delle origini, l’allegrezza semplice e grata di persone che hanno appena incontrato Gesù e iniziano a vivere affidandosi a Lui. La bellezza e lo slancio della loro giovane fede, il loro vivere con naturalezza il fatto di essere un piccolo gregge, spero possano sostenere e incoraggiare quelle comunità che, in Occidente, patiscono per essere diventate minoranza, rischiano di ripiegarsi su se stesse e rimpiangono nostalgicamente un passato di grandi numeri che, in realtà, non è né mai è stato la peculiarità del cristianesimo nel mondo».
La squadra di Athletica Vaticana “adotta” due migranti africani
Sono ospiti della cooperativa “Auxilium” a Castelnuovo di Porto, dove il Papa celebrò il Giovedì Santo del 2016. Il 9 marzo riceveranno la canottiera dal cardinale Ravasi.
Il team Athletica Vaticana «adotta» due giovani migranti africani, ospiti della cooperativa “Auxilium” a Castelnuovo di Porto, dove Papa Francesco celebrò il Giovedì Santo del 2016, lavando anche i piedi ad alcuni rifugiati.
Venerdì 9 marzo, alle 11, sarà il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura - sotto la cui egida la Segreteria di Stato ha posto Athletica Vaticana - a consegnare simbolicamente le due canottiere. Accanto a lui, la capitana e il decano della squadra, Michela Ciprietti e Giancarlo Giannini. Un gesto di accoglienza, solidarietà e concreta integrazione attraverso lo sport, per rilanciare gli appelli del Papa e in sintonia con la scelta del Comitato Olimpico Internazionale di creare un team di atleti rifugiati.
Intanto la squadra di maratoneti tedeschi di Wittenberg (la città di Martin Lutero) sarà a Roma per un «gemellaggio» con Athletica Vaticana. Lunedì 12 marzo, alle 11.30, nelle Grotte Vaticane ci sarà un momento di preghiera comune. Ad accogliere i 25 runner, accompagnati da un pastore luterano, ci sarà anche il cardinale Angelo Comastri, arciprete di San Pietro.VaticanInsider
“Amoris laetitia”, l’8 aprile l’esortazione del Papa sulla famiglia
Dopo il doppio sinodo del 2014-2015. La presentano i cardinali Schoenborn, Baldisseri e i coniugi Miano. Pubblicata in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo e portoghese
IACOPO SCARAMUZZI
da vatican insider
Esce venerdì 8 aprile e si intitola «Amoris laetitia», la gioia dell’amore, l’esortazione apostolica che il Papa ha scritto «sull’amore nella famiglia» a partire dai due Sinodi, straordinario e ordinario, che si sono svolti in Vaticano nell’ottobre del 2014 e nell’ottobre del 2015.
A presentarla in Sala stampa vaticana, alle 11,30, ha riferito il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, saranno il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario del Sinodo, il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, e una coppia di coniugi, Francesco e Giuseppina Miano, che hanno preso parte a entrambe le Assemblee. Il testo esce in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo e portoghese. La Conferenza Stampa si può seguire in diretta streaming audio-video sul sito: http://player.rv.va/ (Vatican Player della Radio Vaticana), dove rimane disponibile anche in seguito on demand.
Il testo embargato dell’esortazione– in lingua italiana, francese, inglese, tedesca, spagnola e portoghese – sarà a disposizione dei giornalisti accreditati a partire dalle ore 8 di quel giorno.
Il dossier
Un anno con la Pastorale giovanile di Lugano per "gettare le reti"
"Sulla tua Parola getterò le reti". Con l'inizio delle scuole e il rientro degli allievi sui banchi di scuola, si appresta a incominciare anche un nuovo anno per la Pastorale giovanile della Diocesi di Lugano, che quest'anno riprende, come filo conduttore, le parole di Luca 5,5. Abbiamo intervistato don Rolando Leo, responsabile della Pastorale giovanile.
"Sulla tua Parola getterò le reti". Con l'inizio delle scuole e il rientro degli allievi sui banchi di scuola, si appresta a incominciare anche un nuovo anno per la Pastorale giovanile della Diocesi di Lugano, che quest'anno riprende, come filo conduttore, le parole di Luca 5,5.
"È un tema che ormai coltiviamo da un triennio", sottolinea don Rolando Leo, assistente spirituale della Pastorale giovanile. "L'immagine delle reti gettate in mare ci richiama a un tema molto caro a Papa Francesco, che lo ha ripreso anche in queste ore nel suo viaggio in Africa: la santità. Ai giovani cristiani africani ha chiesto proprio questo: non abbiate paura di essere santi e non disperate mai ovvero, appunto, gettate le reti. Gli esempi a cui ci si può rifare nella Chiesa sono molteplici: noi, come Pastorale giovanile, soprattutto durante la Veglia d'Avvento, approfondiremo la figura del venerabile Carlo Acutis. Inoltre, ospiteremo una mostra sulla santità giovanile, sulla quale daremo prossimamente ulteriori informazioni"."Un tema come questo, inoltre, ci aiuta a strutturare in primis gli eventi stessi, che accompagnano i giovani in modo duplice: da una parte, gli incontri di formazione con il Vescovo il sabato al liceo diocesano sono un invito ad accogliere e meditare la Parola; dall'altro, come Pastorale giovanile, vorremmo che i giovani imparassero anche a donarla. Per questo c'è una grande novità: dal monte - metaforicamente simboleggiato dal Liceo diocesano - scenderemo ogni sabato pomeriggio, dopo aver incontrato il Vescovo, al Centro pastorale san Giuseppe, in centro città, per formare i giovani all'evangelizzazione di strada. Saranno dei veri e propri incontri di formazione ulteriore offerti a tutti, dove mediteremo soprattutto l'esortazione post-sinodale Christus Vivit, per poi uscire in strada a portare la Parola".Gli incontri con il Vescovo, ogni volta alle 10 al Liceo Diocesano Pio XII a Breganzona, saranno nelle seguenti date: 16 novembre, 14 dicembre, 18 gennaio, 8 febbraio, 9 maggio. Inoltre, tra il 13 e il 15 maggio i giovani potranno vivere con il Vescovo anche due giorni di ritiro spirituale.
"L'idea dei pomeriggi formativi al Centro S. Giuseppe è nata sulla scia di quanto viene già fatto a livello di Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Parlando con uno dei responsabili del settore giovani del Dicastero, ho saputo che esso sta per chiedere ai giovani di tutto il mondo la stessa cosa: applicarsi a commentare la Christus Vivit. La lettera apostolica verrà suddivisa in 28 punti; per commentarli saranno scelti 28 giovani di 28 Paesi diversi, sparsi nel mondo. Come Pastorale giovanile, nel nostro piccolo, ci ispiramo a questa proposta".Gli appuntamenti
Come primo appuntamento della Pastorale giovanile, l'invito è quello di ritrovarsi dopo l'estate per condividere le proprie esperienze estive, dal 27 al 29 settembre per un week-end in montagna, a Milez, nei Grigioni. Per informazioni: 079 819 18 36.
Dopodiché, sabato 5 ottobre la pièce teatrale ispirata al Diario di Anna Frank, ideata dall'Oratorio di Balerna un anno fa, che verrà appositamente riproposta ai ragazzi della Pastorale giovanile al Centro Scolastico di Riazzino alle 20.30. Seguirà sabato 30 novembre alle 20, in luogo ancora da definire, la tradizionale Veglia d'Avvento.Nel nuovo anno, invece, due gli appuntamenti da non perdere: la GMG diocesana, sabato 4 aprile alle 20, in luogo ancora da definire, e il ritrovo sul Monte Tamaro il 6 giugno.
Per ulteriori informazioni, www.pastoralegiovanile.ch, info@pastoralegiovanile.ch.Profughi nelle chiese europee. I vescovi d’Oriente non applaudono
Il Patriarca caldeo e due vescovi siriani: l'iniziativa rischia di incentivare la fuga dei cristiani. E l'esodo con le sue tragedie è alimentato anche dalle strategie di potere dei Paesi occidentali.
di GIANNI VALENTE
Vatican Insider
«L’appello di Papa a aprire le parrocchie d'Europa ai profughi respinti dai governi è come un impeto di misericordia davanti a una situazione tragica. Umanamente non si poteva fa altro. Ma questo per i nostri cristiani sarà un ulteriore incentivo a andar via». Jacques Behnan Hindo, arcivescovo siro cattolico di Hassakè-Nisibi, è abituato a parlar chiaro. Un’attitudine accentuata dai quattro anni di guerra sopportati nella regione nord-orientale di Jazira, una delle aree più contese della Siria. Lo scorso giugno, quando i jihadisti dello Stato Islamico hanno assaltato Hassakè conquistandone molti quartieri, sono arrivati a poche centinaia di metri dal suo episcopio. Adesso, a suo giudizio, la mobilitazione delle Chiese europee nell’accoglienza dei profughi in fuga dalla Siria e da altri scenari di guerra potrebbe innescare effetti collaterali non calcolati: «I miei» racconta a Vatican Insider «mi diranno subito: il Papa ha detto che lì ci aprono le parrocchia e i conventi. E allora cosa aspettiamo? Penseranno anche di essere i primi a trovare accoglienza».
L’appello lanciato all’Angelus domenicale da Papa Francesco affinché ogni parrocchia d'Europa, così come le comunità religiose e monastiche e ai santuari, accolgano una famiglia di profughi in fuga dalle guerre e dalla fame ha suscitato immediata adesione nei media e in molti ambienti ecclesiali europei. Ma nei Paesi mediorientali stravolti dalle scorribande jihadiste, l'iniziativa appare sotto una luce diversa. E se ne intravvedono implicazioni e potenziali ricadute poco considerate nel fiume di reazioni positive registrate in Occidente.
Le riserve di Hindo non sono isolate. Da Tirana, dove era ospite del meeting annuale della Comunità di sant'Egidio, anche il Patriarca caldeo Louis Raphael I ha detto che l'ospitalità dei profughi in Europa «è una soluzione parziale» e occorre «impegnarsi per la pace» in Iraq e in Siria, nei Paesi cioè dove le persone in fuga dalla guerra «hanno le loro case, le loro tradizioni, la loro lingua». Il primate della Chiesa caldea ha aggiunto che «non si può essere sentimentali», e che così «il problema non viene risolto, si complica».
Nei conflitti che insanguinano da anni l'Iraq, Louis Raphael I ha più volte polemizzato coi Paesi occidentali che facilitavano la concessione di permessi di soggiorno per i cristiani in fuga dalle convulsioni mediorientali. In passato, comunicati ufficiali del Patriarcato hanno messo in guardia i fedeli caldei dalle manovre di singoli e gruppi organizzati che «soprattutto negli Stati Uniti» puntano a far aumentare i numeri della diaspora irachena per allargare la propria clientela elettorale, da mobilitare in appoggio alle loro iniziative politiche. Ed è nota la battaglia intrapresa dal Patriarca per far tornare in Iraq il «chierici vacanti» caldei, sacerdoti e religiosi emigrati in Nordamerica senza il consenso dei vescovi e dei superiori, dove avevano chiesto asilo presentandosi come vittime delle persecuzioni islamiste.
Dalla città martire di Aleppo, anche il vescovo caldeo Antoine Audo, lucido osservatore delle dinamiche mediorientali – e dei giochi di forza che le muovono - , ieri ha espresso all'Agenzia Fides considerazioni in chiaroscuro sull'appello papale alla mobilitazione delle parrocchie europee. L'iniziativa secondo il vescovo gesuita – che è anche presidente di Caritas Siria - «è un invito a tutti i cristiani ad aiutare con evangelica concretezza chi si trova in situazioni di emergenza», ma «davanti alle guerre che stravolgono il Medio Oriente, il nostro desiderio come cristiani e come Chiesa è quello di rimanere nel nostro Paese, e facciamo di tutto per tener viva la speranza». Quattro anni di guerra – ha aggiunto Audo, che è anche presidente di Caritas Siria «»ci stanno logorando tutti», ma «nello stesso tempo, non ce la sentiamo di dire alla gente: scappate, andate via, che qualcuno vi accoglierà. Rispettiamo le famiglie che hanno i bambini e vanno via. Non dirò mai una parola, un giudizio non benevolo su chi va via perché vuole proteggere i suoi figli dalle sofferenze. Ma per noi è un dolore vedere le famiglie partire, e tra loro tante sono cristiane. E' un segno che la guerra non finirà, o che alla fine prevarrà chi vuole distruggere il Paese». Lo scenario prefigurato dal vescovo caldeo è quello di una lenta, mortale emorragia che svuota il Paese delle sue forze migliori: «Anche ad Aleppo sento i racconti di giovani che dicono tra loro: facciamo un gruppo e andiamo via, fuggiamo da soli, senza chiedere il permesso alle nostre famiglie... Vuol dire che qui rimarranno solo i vecchi».
I vescovi orientali fanno notare che anche le vicende tragiche dei profughi mediorientali vengono raccontate senza far cenno alle responsabilità e alle connivenze regionali e geopolitiche che hanno provocato e alimentato l'emergenza. Un meccanismo di rimozione che adesso non esita a servirsi anche delle immagini di tragiche e sconvolgenti, finora occultate.
Il Patriarca caldeo, come altri capi delle Chiese mediorientali, ha più volte ripetuto che i conflitti e le operazioni terroristiche nella regione rispondono a un «piano per un nuovo Medio Oriente» diviso secondo frontiere religiose e cantonizzato su base etnica e settaria. Una dinamica che ha trovato sponde oggettive nelle mosse militari e d'intelligence messe in campo da circoli occidentali. Anche ieri Louis Raphael I ha accennato alle «colpe» della comunità internazionale, che vende armi e «non aiuta questi Paesi a trovare una via di pace e di riconciliazione, lasciando che questo esodo continui».
Coi suoi modi spicci, anche l'arcivescovo Hindo confida a Vatican Insider i suoi sospetti: «Forse qualche leader europeo prova a rifarsi una verginità accogliendo per ora qualche migliaio di profughi. Ma ormai siamo diventati malfidati. Non vorrei che stessero preparando l’opinione pubblica per qualche nuovo intervento militare. C'è chi da tempo persegue la tattica di intervenire massicciamente in Siria indicando come bersaglio lo Stato islamico, ma in realtà vuole colpire l’esercito di Assad». Da Aleppo, anche Audo denuncia il sistematico occultamento delle dinamiche geopolitiche e militari che hanno provocato il caos: «Noi facciamo di tutto per difendere la pace, mentre in Occidente dicono di fare tutto in difesa dei diritti umani, e con questo argomento continuano anche ad alimentare questa guerra infame. E' questo il paradosso terribile in cui ci troviamo. E non riusciamo più nemmeno a capire cosa vogliono davvero».