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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Mons. Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara e presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi della CEI

    Spiritualità e Fede nel Ticino — Approfondimenti 5

    Benvenuti in questo dossier dedicato a Spiritualità e Fede nel Ticino — Approfondimenti 5.

    Qui troverete una selezione curata di articoli, eventi e contenuti multimediali che esplorano questo tema da diverse prospettive.

    Contenuti del dossier

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    Contenuti del dossier

    1
    Il Santuario della Madonna del Sasso

    Pastorale Giovanile: sabato il pellegrinaggio alla Madonna del Sasso

    Si terrà il 4 settembre, l'appuntamento di inizio anno della Pastorale Giovanile della Diocesi di Lugano alla Madonna del Sasso con il Vescovo Valerio.

    Si terrà sabato prossimo, 4 settembre, il pellegrinaggio di inizio anno della Pastorale Giovanile della Diocesi di Lugano alla Madonna del Sasso con il Vescovo Valerio.

    I giovani raggiungeranno Locarno dalle loro parrocchie con un pellegrinaggio a piedi. Alle 19.30 un momento di convivialità con il pic nic condiviso in zona "Burbaglio" sul lungo lago di Muralto. Al termine della cena, i giovani si incammineranno verso il Santuario dove, alle 21, si terrà la veglia mariana.

    L'evento si inserisce nel calendario di appuntamenti della Festa della Madonna del Sasso che terminerà domenica 5 settembre con la Santa Messa celebrata dal vescovo Valerio (ore 10).

    2
    Il collegio haitiano Saint Joseph

    Ancora proteste e scontri ad Haiti ma i missionari ticinesi stanno bene

    Sei persone in questi ultimi giorni sono morte e almeno 5 sono rimaste ferite ad Haiti durante alcune dimostrazioni in varie parti del Paese contro le malversazioni avvenute nell’ambito di un programma venezuelano che forniva al Paese petrolio in sovvenzione.

    Sei persone in questi ultimi giorni sono morte e almeno 5 sono rimaste ferite ad Haiti durante alcune dimostrazioni in varie parti del Paese contro le malversazioni avvenute nell’ambito di un programma venezuelano che forniva al Paese petrolio in sovvenzione.

    Il presidente Jovenel Moise ha fatto appello al dialogo con i gruppi di opposizione che chiedono le sue dimissioni per non aver saputo individuare i responsabili. Migliaia di haitiani hanno marciato verso il Palazzo nazionale della capitale Port-au-Prince sollecitando una indagine sui 3,8 miliardi di dollari ricevuti da Haiti nell’ambito del programma regionale Petrocaribe. Gli scontri con la polizia sono scoppiati dopo che i manifestanti avevano inscenato blocchi stradali e roghi di pneumatici. Altri scontri si sarebbero verificati in altre città. Un’indagine del Senato haitiano ha fatto emergere episodi di corruzione a carico di almeno 14 ex esponenti dell’amministrazione dell’ex presidente Michel Martelly, ma nessuno di loro è stato rinviato a giudizio.

    Nicole, Nicola e Francisco, i tre missionari inviati ad Haiti dalla Diocesi di Lugano, comunicano di stare bene; a Paillant dove loro vivono non ci sono scontri.

    Ecco il messaggio che Francisco ha inviato ieri a Mauro Clerici, presidente della Conferenza Missionaria della Svizzera Italiana:

    Querido Mauro,

    Gracias por tu mensaje de este dia. Efectivamente hay graves problemas en Haití.

    Ahora un nuevo acto de corrupción por parte del Ejecutivo, se han robado 3.800 mil millones de dólares de Petro Caribe.

    Es pueblo está indignado y hay barricadas y bloques por todas partes. Muchos muertos y ahora mismo se escuchan tiros de pistolas e incluso metralletas.

    Gracias a Dios, nosotros estamos bien, con mucha prudencia y en nuestra casa.

    Sin embargo, yo he venido a L’Eveché para acceder al internet. Tengo también mucha prudencia.

    El ánimo de Nicola y Nicole es bueno felizmente. No te preocupes mayormente por nosotros, si algo no marchara bien, te escribiré rápidamente.

    La situación es muy delicada, exigen la salida del presidente.

    Un fuerte abrazo para ti y para todos los amigos-as en Suiza.

    Francisco,

    3
    Marko Ivan Rupnik

    Dottrina per la Fede, nominati cinque giudici del Tribunale per il caso Rupnik

    Un comunicato del Dicastero rende noto che donne e chierici che non fanno parte dell’ex Sant’Uffizio né della Curia romana compongono il collegio che dovrà giudicare l’ex gesuita e noto artista, accusato di abusi da alcune religiose.

    Come reso noto in queste ore, lo scorso 9 ottobre è avvenuta la nomina dei cinque giudici del Tribunale che affronterà il caso dell’ex gesuita, teologo e mosaicista sloveno Marko Rupnik, accusato di vari abusi verso religiose. Lo riferisce un comunicato del Dicastero per la Dottrina della Fede, che aggiunge che «il collegio giudicante è composto da donne e chierici che non fanno parte del Dicastero per la Dottrina della Fede e non hanno alcun ufficio presso i Dicasteri della Curia Romana». «Tutto ciò – spiega la nota – al fine di meglio garantire, come in ogni processo giudiziale, l’autonomia e l’indipendenza del suddetto Tribunale».

    Il “caso Rupnik” è tra i dossier più delicati ereditati da Leone XIV. Rupnik, classe '54, sacerdote ed ex gesuita sloveno nonché mosaicista di fama mondiale, è accusato di aver compiuto per anni - quasi trenta - violenze psicologiche e sessuali su almeno venti donne, in particolare all'interno della comunità da lui guidata a Lubiana, oggi sciolta.

    Il 27 ottobre 2023 Papa Francesco aveva affidato alla Dottrina per la Fede il compito di esaminare il caso, dopo aver deciso di “derogare alla prescrizione per consentire lo svolgimento di un processo”.

    Nel frattempo non solo Lourdes ha deciso di coprire i suoi mosaici, ma anche il Superiore dei Gesuiti, padre Arturo Sosa, ha riconosciuto il peso doloroso della vicenda.

    Tuttavia, il processo canonico tardava finora a partire, poiché, come spiegato a marzo dal cardinale Victor Manuel Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, si stavano ancora cercando giudici idonei per affrontare un caso così mediatico.

    La notizia di oggi segna dunque una svolta importante, accolta molto favorevolmente anche dall’avvocato delle vittime: «Accogliamo con favore la nomina dei giudici da parte del Dicastero per la Dottrina della Fede e auspichiamo che il processo finalmente cominci». Sgrò ha poi ricordato: «Le mie cinque assistite hanno chiesto già diciotto mesi fa di essere riconosciute come parte lese nel procedimento, per cui ci auguriamo che la loro posizione venga assodata quanto prima». Le vittime, ha concluso, «attendono giustizia da troppi anni e la giustizia farà bene non solo a loro, ma anche alla Chiesa stessa».

    Agenzie/red

    4
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    La Messa delle Palme in realtà virtuale? Ne faranno esperienza alcuni ospiti di una casa per anziani in Francia

    Per trasformare la realtà virtuale in una vera e propria esperienza spirituale, alla fine sarà portata dal sacerdote la Comunione anche ai residenti della Casa anziani.

    La trasmissione televisiva francese Il giorno del Signore darà la possibilità a una decina di residenti di una Casa per anziani in Bretagna di seguire la Messa delle Palme in realtà virtuale. Saranno per questo messi a disposizione una decina di occhiali speciali per i residenti. La Messa sarà trasmessa dalla vicina abbazia di Notre-Dame-en-Saint-Melaine, che ha accolto la proposta. Grazie a una videocamera installata nella chiesa, dalle 10.30 sul canale France 2 gli anziani potranno dunque seguire la messa come se fossero presenti tra l'assemblea dei fedeli. Per trasformare la realtà virtuale in una vera e propria esperienza spirituale, alla fine sarà portata dal sacerdote la Comunione anche ai residenti della Casa anziani. Con questa iniziativa, la trasmissione francese Il giorno del Signore intende dimostrare la sua vicinanza alle persone sole o isolate, mettendosi al loro servizio, sottolineano nel loro sito.

    cath.ch/red

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    Per essere e diventare madri e padri “totali”: spunti di riflessione

    Per essere e diventare madri e padri “totali”: spunti di riflessione

    Nel mondo, sia pure in forme diverse dal Nord al Sud, dalle città alle campagne, il progresso scientifico e tecnologico e il superamento di varie tradizionie pregiudizi passati consentono oggi scelte a favore della nascita, della preservazione della vita e della salute psico-fisica umane e dell’instaurazione di legami interpersonali che, anche non molti anni or sono, sarebbero state pura fantascienza. Che cosa è effettivamente umano e che cosa non lo è? Proviamo a proporre qualche riflessione anzitutto sul tema della nascita e dell’essere genitori.

    di Ernesto Borghi Nel mondo, sia pure in forme diverse dal Nord al Sud, dalle città alle campagne, il progresso scientifico e tecnologico e il superamento di varie tradizionie pregiudizi passati consentono oggi scelte a favore della nascita, della preservazione della vita e della salute psico-fisica umane e dell’instaurazione di legami interpersonali che, anche non molti anni or sono, sarebbero state pura fantascienza. Che cosa è effettivamente umano e che cosa non lo è? Proviamo a proporre qualche riflessione anzitutto sul tema della nascita e dell’essere genitori. Ancora oggi tante donne riescono ad essere madri, tanti uomini riescono a essere padri in modo biologicamente naturale, ossia senza l’intervento di tecniche che facilitino concepimento, gravidanza e parto, rimuovendo ostacoli fisici e/o psicologici che si frappongono a questi momenti vitalmente fondamentali. E, nelle società occidentali odierne non vi è più – perlomeno da qualche decennio – la necessità di procreare molti figli anzitutto per garantire la prosecuzione della specie umana e condizioni di vita confortevoli per gli anziani di famiglia. D’altra parte è più che legittimo che vi siano molte donne e molti uomini che ritengono ancora oggi importante per il senso della propria vita mettere al mondo dei figli che vengano direttamente dalla loro unione fisica diretta. E non è difficile comprendere che quanti non sono in grado di fare ciò in questi termini, tentino strade diverse, anche rispetto all’adozione dei figli già esistenti che i loro genitori non hanno potuto o saputo tenere con sé. La fecondazione omologa (= l’incontro di spermatozoi e ovuli tra persone tra loro sposate o unite civilmente o solo conviventi) è una via certamente positiva anche sotto il profilo etico sostanziale. Poter arrivare al concepimento di una nuova persona attraverso questa metodologia toglie all’incontro tra i partner tutto quanto di intimo e piacevole, a livello psico-fisico, vi è nel rapporto sessuale. Cionondimeno, per ragioni facilmente comprensibili, tale via rende la donna e l’uomo coinvolti genitori effettivi dall’inizio e permette di cominciare la gravidanza a colei che è madre di chi verrà al mondo in senso normale, pieno e sostanziale. La fecondazione appena considerata non è un processo senza ombre, ma ha permesso la nascita di tante bambine e di tanti bambini in condizioni complessivamente positive per tutti. Chi, qualche decennio o alcuni anni fa, in Italia e altrove, nella Chiesa cattolica e in altri contesti religiosi e sociali, si opponeva a tali pratiche per motivi etici e/o religiosi, spesso ha perso delle buone occasioni per stare zitto. Perché? Anzitutto in ragione di una mentalità poco o per nulla attenta al contributo che scienza e tecnica hanno potuto e possono portare, per esempio, alla felicità della vita di donne e uomini biologicamente sfortunati. Altro discorso è quello proponibile a partire dalla fecondazione eterologa (= incontro tra spermatozoi e ovuli la cui provenienza è, per uno dei due partners, estranea alla donna o all’uomo sposati o uniti civilmente o puramente conviventi che desiderano un figlio). Uno dei due potrà essere soltanto genitore adottivo in termini non molto diversi, nella sostanza, da quanto avviene per chi diventa giuridicamente padre o madre di bambini o ragazzi figli di altri. Questa opportunità tecnica ha aperto la strada a quella che appare a moltissimi, in Italia e altrove, una devastante e inutile forzatura della natura: mi riferisco a quella pratica che viene chiamata, con indubbia eloquenza, “utero in affitto”. Si tratta di una donna che mette a disposizione la propria capacità di ospitare una vita umana nascente dentro di sé “per conto terzi”. In alcuni Paesi del mondo tutto ciò è giuridicamente legale, ma questo fatto non rende eticamente, dunque umanamente accettabile un’opzione tragicamente triste come questa, che va assolutamente scoraggiata con tutte le soluzioni legislative ed amministrative possibili, per ragioni etiche, fisiologiche ed educative. Il mercimonio delle "gravidanze per altri" e, anche in assenza di scambi monetari, la sottrazione alle madri sostanziali del figlio, una volta messo al mondo, sono prospettive che di umano e di rispettoso della dignità della persona non hanno alcunché. In Italia ha destato scalpore il caso di Nicola Vendola, ex-presidente della regione Puglia e figura importante della sinistra politica movimentista italiana ed europea. Egli è divenuto “padre”, insieme al suo compagno, di un bambino messo al mondo negli Stati Uniti grazie ad una donna limitata al ruolo di “utero in affitto”. Tale azione è stata criticata aspramente anche da tanti esponenti della sinistra più marxiana anche in nome di un principio sacrosanto: la necessità di non scambiare il desiderio egocentrico di relazione umana di due adulti con il diritto effettivo di qualcuno a nascere in condizioni sin dall'inizio rispettose della sua dignità. Tutto questo discorso dimostra qualcosa di assai importante: quello che scienza e tecnica prospettano deve sempre essere confrontato con l’idea di essere umano che si intende condividere e tutelare, in modo che a prevalere siano sempre i diritti effettivi, il bene reale di donne e uomini e non le scelte egoistiche e irresponsabili dei singoli. Non si tratta di promuovere nuove forme di Stato etico né di voler limitare la libertà sovrana di qualcuno, ma di provare a rispondere con sincerità ad una domanda: quello che si manifesta nella pratica del cosiddetto “utero in affitto” è complessivamente e integralmente, vero amore, cioè amore davvero umanizzante? di Ernesto Borghi

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    Papa Francesco

    Il sogno del Papa alla Gregoriana: università creatrici "di pensieri disarmati" contro "la follia della guerra"

    “Secondo il carisma ignaziano, la cultura è una missione di amore”. Lo ha detto Bergoglio nella “lectio magistralis”. L'appello per "una dottrina viva", non "da museo". Sulla via del ritorno sosta a trovare Emma Bonino, malata.

    “Secondo il carisma ignaziano, la cultura è una missione di amore”. Lo ha riaffermato Papa Francesco nella “lectio magistralis” alla Pontificia Università Gregoriana, durata circa 45 minuti e lungamente applaudita. “Meno cattedre, più tavoli senza gerarchie”, ha chiesto Francesco a docenti e studenti della più prestigiosa università pontificia del mondo, invocando pensieri “disarmati”. Una dottrina “viva” e non “prigioniera dentro a un museo” e un insegnamento che sia “atto di misericordia” e mai qualcosa fatto “dall’alto in basso”, consapevole anche dei rischi dell’intelligenza artificiale.

    Francesco ha proposto di approfondire alla Gregoriana una “teologia della speranza” mentre “il mondo è in fiamme” e “la follia della guerra copre dell’ombra di morte ogni speranza”. Una visione, cioè, improntata a consapevolezza, poesia, fantasia e, soprattutto, umorismo; "no" assoluto alle ideologie, all’“arido intellettualismo” o al “perverso narcisismo”. E ancor meno che "no" alla “coca-cola spirituale” e alla “coca-colizzazione della ricerca e dell’insegnamento”.

    Papa Francesco si è recato alla Pontificia Università Gregoriana (PUG), l’antico Ateneo erede del Collegio Romano fondato da Ignazio di Loyola, in occasione del Dies Academicus che ha solennizzato anche la recente incorporazione del Collegium Maximum, del Pontificio Istituto Biblico e del Pontificio Istituto Orientale in un’unica università secondo la nuova configurazione prevista negli Statuti Generali in vigore dal 19 maggio scorso, frutto a sua volta di un chirografo del 2019 dello stesso Francesco.

    Nell’atrio della PUG, Francesco ha pronunciato la sua lunga lectio magistralis scandita da moniti e raccomandazioni, aneddoti e neologismi, citazioni dell’Iliade, di Shakespeare e Dostojevski, di San Basilio e San Francesco Saverio, San John Henry Newman e San Tommaso Moro, ma anche padre Arrupe e padre Kolvenbach. Presente tutta la comunità accademica e tre cardinali: Gianfranco Ghirlanda, Luis Ladaria Ferrer e José Tolentino de Mendonça.

    “Quanta tristezza quando si vede che si confida soprattutto nei mezzi umani e si affida ogni cosa oggi al management di turno!”, ha esclamato nella parte finale della sua lectio. E poi “Come va il vostro rapporto col Signore? Come va la tua preghiera? È meramente formale, o non c’è? Dov’è il tuo cuore”, ha chiesto Francesco ai presenti. “L’università deve essere la casa del cuore”, ha spiegato Francesco, citando San Francesco Saverio e il suo desiderio di “andare in tutte le università per scuotere coloro che hanno più senso di carità, perché si sentissero spinti a fare i missionari”. ha ricordato il Papa. “Non dimenticatevi il senso dell’umorismo”, la raccomandazione di Francesco, secondo il quale “una donna, un uomo che non ha senso dell’umorismo non è umano”. Poi la citazione della “bella preghiera” di San Tommaso Moro: “Signore, dammi una buona digestione e qualcosa per digerire”. “Da più di 40 anni io la prego tutti i giorni, e mi fa bene!”, ha confessato il Papa, che ha ripetuto l’invito a “non perdere il senso dell’umorismo” e citato Sant’Ignazio: “non è il molto sapere che appaga l’anima, ma il sentire e il gustare le cose”. Alla fine, l’invito ad aiutare gli studenti “a procedere da soli, evitando i labirinti intellettualistici e l’ accumulo nozionistico, e continuando con il gusto dell’ironia”.

    La visita alla Bonino malata

    Sulla strada di ritorno dalla Gregoriana, dove il 5 novembre ha incontrato la comunità accademica, la nota Fiat 500L bianca con a bordo il Papa invece di proseguire dritto per Casa Santa Marta ha deviato verso una via del centro di Roma. Francesco ha voluto infatti fare sosta a casa di Emma Bonino, la nota esponente radicale ora leader del partito +Europa, 76 anni, dimessa a fine ottobre scorso dalla struttura sanitaria in cui era ricoverata. In seguito a difficoltà respiratorie, per Bonino il 17 ottobre si era reso necessario il ricovero presso il reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Santo Spirito di Roma; una settimana dopo è stata trasferita in una struttura privata della capitale e nei giorni scorsi ha fatto ritorno a casa. Da anni, papa Francesco, cura un'amicizia personale con la politica italiana.

    fonte: farodiroma/red

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    Papa all'Angelus: no a ricerca affannosa della ricchezza, ma fidarsi di Dio Padre

    Scegliere fra Dio, che non delude mai, e gli idoli illusori, la ricchezza. Questa è il forte richiamo del Papa stamani all’Angelus in una Piazza San Pietro, illuminata da un sole splendente e gremita di circa 30mila fedeli.

    Scegliere fra Dio, che non delude mai, e gli idoli illusori, la ricchezza. Questa è il forte richiamo del Papa stamani all’Angelus in una Piazza San Pietro, illuminata da un sole splendente e gremita di circa 30mila fedeli. Francesco esorta ad affidarsi a Dio perché è un Padre amoroso. Ed è molto importante “in quest’epoca di orfanezza”, sentirlo Padre. Al termine della preghiera, il Papa ricorda la "Giornata delle malattie rare", che ricorre dopodomani. Il servizio di Debora Donnini:

    “Non potete servire Dio e la ricchezza”. Parte dal brano evangelico di questa domenica la riflessione di Francesco all’Angelus. Si tratta quindi di compiere “una scelta chiara”:

    “O il Signore, o gli idoli affascinanti ma illusori. Questa scelta che siamo chiamati a compiere si ripercuote poi in tanti nostri atti, programmi e impegni. E’ una scelta da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti. Ci sono tante tentazioni per questo.”.

    Onorare gli idoli porta a “risultati tangibili anche se fugaci”, rileva il Papa mentre scegliere Dio “non mostra sempre immediatamente i suoi frutti”. E’ quindi “una decisione” che “lascia a Dio la piena realizzazione” e che si prende nella speranza.

    In epoca di orfanezza, importante sentire Dio come Padre amoroso

    La speranza, infatti, “non si arresta di fronte ad alcune difficoltà”, perché “fondata sulla fedeltà di Dio, che mai viene meno”, ricorda Francesco:

    "È fedele, è un padre fedele, è un amico fedele, è un alleato fedele".

    Questo è quindi il cuore dell’esortazione del Papa: fidarsi di Dio perché è “un Padre amoroso”, che non dimentica mai i suoi figli e si prende cura degli esseri viventi nel creato, come rammenta Gesù stesso nel Vangelo. Per questo invita con insistenza a “non preoccuparci del domani”. E’ vero che la vita scorre sotto l’assillo delle preoccupazioni ma “quest’angoscia è spesso inutile”, ammonisce il Papa, “perché non riesce a cambiare il corso degli eventi”. Affidarsi a Dio, anche se non risolve magicamente i problemi, permette però di affrontarli “con l’animo giusto”:

    “Dio non è un essere lontano e anonimo: è il nostro rifugio, la sorgente della nostra serenità e della nostra pace. È la roccia della nostra salvezza, a cui possiamo aggrapparci nella certezza di non cadere; chi si aggrappa a Dio non cade mai! È la nostra difesa dal male sempre in agguato. Dio è per noi il grande amico, l’alleato, il padre, ma non sempre ce ne rendiamo conto”.

    L’uomo però preferisce appoggiarsi a beni immediati e contingenti, “dimenticando, e a volte rifiutando, il bene supremo, cioè l’amore paterno di Dio”:

    “Sentirlo Padre, in quest’epoca di orfanezza è tanto importante! In questo mondo orfano, sentirlo Padre. Noi ci allontaniamo dall’amore di Dio quando andiamo alla ricerca ossessiva dei beni terreni e delle ricchezze, manifestando così un amore esagerato a queste realtà".

    Cercare il Regno di Dio ed essere amministratori fedeli

    Questa "ricerca affannosa" dei beni è però motivo di infelicità. Per questo Gesù dona una regola di vita fondamentale: quella di cercare anzitutto il Regno di Dio. Questo significa realizzare quanto da Lui annunciato nel Discorso della Montagna, cioè fidarsi di Dio che non delude mentre tanti amici "ci hanno deluso", ed essere “amministratori fedeli dei beni” che ci ha donato, “anche quelli terreni, ma senza ‘strafare’”, come se tutto, anche la nostra salvezza, dipendesse “solo da noi”.

    La Giornata delle malattie rare: i pazienti e le famiglie siano adeguatamente sostenuti

    Al termine dell’Angelus, il Papa ha salutato i pellegrini presenti, fra loro anche il gruppo venuto in occasione della “Giornata delle malattie rare”, che ricorre dopodomani:

    “Auspico che i pazienti e le loro famiglie siano adeguatamente sostenuti nel non facile percorso, sia a livello medico sia legislativo”.

    "Grazie a voi - ha concluso - per tutto quello che fate".

    (Da Radio Vaticana)

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    A Mogno con mons. Grampa per la festa patronale di S. Giovanni Battista

    A Mogno con mons. Grampa per la festa patronale di S. Giovanni Battista

    Anche quest'anno, a Mogno, è stata celebrata la festa patronale di S.Giovanni Battista nella chiesa progettata dall’arch. Mario Botta. Pubblichiamo per l’occasione un breve resconto di Davide Keller, oggi Presidente della Fondazione «Chiesa di Mogno-Fusio»..

    Anche quest'anno a Mogno è stata celebrata la festa patronale di San Giovanni Battista (24 giugno) nella chiesa progettata dall’arch. Mario Botta dopo che la valanga del 25 aprile 1986 distrusse la primitiva chiesetta seicentesca. Pubblichiamo per l'occasione un breve resconto di Davide Keller, oggi Presidente della Fondazione "Chiesa di Mogno-Fusio".

    "La chiesa di Mogno è meta oggi di tante persone, visitatori, pellegrini come pure di molte autorità religiose e critici d’arte che salgono dal piano a vedere e contemplare quest’opera contemporanea unica nel suo contesto. Nominata nel 2019 come bene protetto e di interesse cantonale è pure riconosciuta a livello internazionale.

    La sua storia è nota. A seguito della valanga nacque l’Associazione per la ricostruzione della Chiesa di Mogno. La scelta dell’ arch. Mario Botta ricadde su una struttura dai criteri innovativi. L'edificio fu consacrato nel 1996 dall'allora vescovo di Lugano, mons. Togni, mentre mons. Grampa raggiuse Mogno nel 2006, per un altro importante momento: il decimo anniversario dalla ricostruzione.

    Oggi la chiesa di Mogno è gestita da una Fondazione nata nel 2018 denominata Fondazione "Chiesa di Mogno-Fusio",  subentrata all’ormai sciolta Associazione per la ricostruzione della chiesa di Mogno, avendo essa concluso il mandato della ricostruzione.

    In qualità di presidente della Fondazione ho il mandato come da statuto di amministrare, promuovere e custodire quest’opera che è visitata da oltre 50’000 persone all’anno.

    Anche quest'anno è stato invitato a celebrare con noi, assieme a mons. Grampa, la S. Messa il rettore del Papio di Ascona, don Patrizio Foletti, il cui legame con la Vallemaggia è sempre stato forte; la sua presenza ci onora e ci gratifica.

    Questa, in sintesi, la storia di questa piccola “cattedrale delle alpi” che affascina, colpisce e fa riflettere ancora oggi molte persone. 

    9
    I Magi

    Un romanzo ci racconta la storia del quarto Magio

    Abbiamo letto per voi "Per un'altra strada - La leggenda del quarto Magio", edizioni Paoline, il nuovo libro del vaticanista Mimmo Muolo.

    È la storia di un viaggio, quella che il vaticanista del quotidiano «Avvenire» Mimmo Muolo, ci regala nel suo primo romanzo dal titolo «Per un’altra strada – La leggenda del Quarto Magio», edito dalle edizioni Paoline. Non è un libro storico, né di fantasia. Ma si potrebbe collocarlo nell’universo delle storie che si riraccontano da millenni. Che affondano le loro radici in un’oralità che le ha salvate dall’oblio e che non solo ogni generazione, ma addirittura ogni narratore può far sue, filtrandole attraverso la propria sensibilità, le esperienze della vita e il proprio, personalissimo osservatorio. Immagino un focolare, il deserto sotto la coltre vellutata di un cielo dalle infinite stelle, una voce che si alza sopra il silenzio dei presenti e le parole che si susseguono, una dopo l’altra, inanellando la narrazione. Sempre la stessa. Sempre diversa. «C’era una volta, tanto tempo fa…». La storia la conosciamo, i suoi protagonisti anche, ma sempre nuova ci giunge, a seconda di chi ce la racconta e del punto di vista di chi l’ha vissuta. Qui la voce narrante è quella di Artaban, di colui che diverrà il quarto magio. Se già ben poco sappiamo degli altri tre, a cui Matteo – unico tra gli evangelisti – dedica giusto 12 versetti, senza specificarne né il nome, né il numero e neppure la loro presunta regalità, Artaban è rimasto escluso dalla narrazione evangelica, perché – dice la leggenda – arrivò tardi all’appuntamento col bimbo della mangiatoia. Quando già la sacra famiglia era migrata in Egitto. Arcaban, quindi, non arriva con gli altri magi… il 6 di gennaio. La sua vicenda non si riassume in una data, il suo gesto non si rievoca nella consegna di un dono. Di lui, da generazioni, si rievoca il viaggio. E Mimmo Muolo di questo viaggio fa il centro del racconto. Un viaggio che dura ben 33 anni, in compagnia di brandelli di parole tratte dai Salmi e dal profeta Isaia, che lo guidano al pari della cometa. Viaggio durante il quale si fa prossimo di quegli ultimi che ben conosciamo anche noi: migranti, poveri, prostituite, persone ai margini della società a cui – uno dopo l’altro – regala i doni che aveva tenuto da conto per il bambinello. Il finale ha in serbo un colpo di scena, che dimostra come, a volte, un ritardo può trasformarsi in un inatteso anticipo e il viaggio, già essere la meta. (CZ)

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    Dal 20 agosto, a Rimini, la 44esima edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli

    Dal 20 agosto, a Rimini, la 44esima edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli

    “L’esistenza umana è un’amicizia inesauribile” è il titolo del prossimo Meeting di Rimini. Un invito a riscoprirne l'origine di quell’amicizia che nasce dall’esperienza cristiana

    “L’esistenza umana è un’amicizia inesauribile” è il titolo dell'edizione 2023 del Meeting per l’amicizia tra i popoli, che inizierà, domenica 20 agosto, alla Fiera di Rimini fino a venerdì 25 agosto. La kermesse culturale di Comunione e Liberazione è giunta quest’anno alla 44esima edizione e il titolo mette in evidenza una delle manifestazioni più alte delle relazioni umane. Ma non è un invito generico all’amicizia, è un invito a riscoprirne l'origine, di quell’amicizia che nasce dall’esperienza cristiana, un’amicizia che proviene dal Mistero, da Dio stesso e per questo è inesauribile perché inesauribile è la sua fonte.

    La passione umana che ha trasmesso don Luigi Giussani è stata fonte di amicizia, ha generato rapporti tra persone che durano tutt’ora. «Ecco, noi vorremmo andare al fondo di questa esperienza - afferma Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting di Rimini - e capire meglio come la passione di Dio verso l’uomo, attraverso i suoi testimoni, generi questa forma di amicizia, di cui oggi c’è un grande bisogno».

    Ma in che senso l’esistenza stessa è amicizia? «L’amicizia è anzitutto Dio che si è reso amico nostro - osserva Scholz – e vuole che rispondiamo, desidera che questa amicizia, che nasce da Lui e porta a Lui, diventi un legame di reciprocità tra gli uomini. Inoltre che Dio dica agli uomini “non vi chiamo più servi, ma amici” è una rivoluzione: una libertà e una tenerezza senza paragoni. Pensiamo anche quante culture hanno come centro, giustamente, la famiglia, i legami di sangue. È una cosa importantissima. Ma questa amicizia portata da Dio va oltre, si rivolge a tutti e unisce tutti. Ecco al Meeting abbiamo voluto cercare persone che testimoniano questo tipo di rapporti».

    Tutti sappiamo che l’amicizia è qualcosa che non si può pretendere, è un dono del tutto gratuito che chiede di essere riconosciuto, curato, custodito. Un segno che l’amicizia sia vera e autentica è la sua propensione a condividere i beni ricevuti, ad accompagnarsi nelle esperienze più significative nella ricerca del vero, del bello, del giusto, ad aiutarsi, correggersi, sostenersi vicendevolmente in tutti gli aspetti della vita. Spesso le amicizie creano anche opere, iniziative sociali e culturali utili per il mondo.

    Il Meeting stesso infatti è nato e rinasce ogni anno dall’amicizia per diventare fermento di nuove amicizie, per rinvigorire amicizie già consolidate. Questa edizione del “Meeting per l’amicizia fra i popoli” renderà presente in modo particolare che ogni amicizia autentica è in qualche modo una profezia per la pace e per la riconciliazione, perché testimonia che è possibile vivere insieme per il bene di ognuno e per il bene di tutti, cogliendo le differenze e le diversità non come ostacoli ma come arricchimenti reciproci.

    La relazione d’amicizia è quindi anche un invito al dialogo, alla condivisione di conoscenze e di esperienze di vita, in una dinamica di reciprocità che può diventare un’amicizia che dura nel tempo, dall’amicizia fra singole persone fino all’amicizia fra popoli. In un contesto come quello attuale, dove imperversa la guerra e la violenza, il dialogo è infatti l’unica strada possibile per l’uomo per tornare a riconoscere che l’altro è un bene e a desiderare e a lavorare per la pace.

    Fonte: clonline.org/red

    Qui puoi consultare il programma di tutti i giorni del Meeting di Rimini

    La fruizione digitale dei contenuti del Meeting è libera e gratuita. Sul sito meetingrimini.org è possibile leggere news e ascoltare i podcast del BookCorner. Durante la manifestazione sarà possibile ascoltare Meeting Plus Radio e consultare il Quotidiano del Meeting. La maggior parte degli eventi in programma sarà disponibile in diretta in lingua italianainglese e spagnola anche sul canale Youtube del Meeting. In seguito molti eventi saranno disponibili on-demand in altre lingue.

    Leggi anche: UN MEETING A MISURA DEI PIÙ PICCOLI

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    Leggi anche: LE MOSTRE 2023 DEL MEETING

    Qui l'elenco delle mostre

    Leggi anche: GLI SPETTACOLI DELL'EDIZIONE 2023 DEL MEETING

    Qui l'elenco degli spettacoli

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    Al via questa notte il pellegrinaggio Macerata-Loreto

    Si attendono in tutto circa 90mila partecipanti al Pellegrinaggio; una novantina i ticinesi partecipanti.

    Per la 41esima volta giovani, giovanissimi e anziani si metteranno in cammino stanotte dallo stadio Helvia Recina di Macerata fino alla cittadina di Loreto: un concreto atto di fede dedicato alla Madonna, per ringraziarla per tutte le sue opere in favore di tutti i pellegrini.

    La genesi del Pellegrinaggio

    Sacerdote dal 1965, oggi vescovo emerito di Fabriano e Matelica, mons. Giancarlo Vecerrica era un insegnante di religione del Liceo Classico di Macerata quando 41 anni fa ideò il primo Pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto. Da allora insieme a studenti, giovani e meno giovani si ripete questo gesto di fede, di sacrificio ma anche di ringraziamento alla Madonna a conclusione dell’anno scolastico.

    25 podisti hanno ricevuto dal Papa la Fiaccola della Pace

    Il Pellegrinaggio partirà dallo stadio Helvia Recina di Macerata questa sera. Il servizio d'ordine dell’associazione impegnerà più di 350 volontari per accogliere ed indirizzare i pellegrini. Prima della Messa di benedizione faranno il loro ingresso allo stadio i 25 podisti che mercoledì scorso, in piazza San Pietro, al termine dell'udienza generale, hanno ricevuto da Papa Francesco la Fiaccola della Pace e sono passati poi per Vitorchiano, Terni, Assisi e le zone terremotate di Camerino e San Severino Marche. Saranno 35 invece le persone impegnate tra accompagnatori, speaker e podisti di varie società sportive, provenienti da tutto il Centro Italia. Si attendono in tutto circa 90mila partecipanti al Pellegrinaggio. Cento organizzatori li accoglieranno per una breve sosta di ristoro con dolci e bevande calde all'alba di domani mattina a Loreto. Sono circa 200 i pullman iscritti carichi di pellegrini pronti a mettersi in marcia ma se ne attendono anche di più. Tra i partecipanti anche un nutrito gruppo di ticinesi.
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    Francesco ai cattolici cinesi: "La fede cambia la storia"

    Un “Messaggio ai cattolici cinesi e alla Chiesa universale”, Bergoglio spiega le ragioni che hanno portato a firmare l’Accordo Provvisorio con la Repubblica Popolare Cinese: promuovere l’annuncio del Vangelo e raggiungere l’unità della comunità cattolica. Il Papa avrà il diritto di nominare i vescovi del Paese, dopo un dialogo con le autorità. Al prossimo Sinodo dei vescovi, per la prima volta nella storia, dovrebbero partecipare due vescovi cinesi.

    "Vorrei farvi sapere che, da quando mi è stato affidato il ministero petrino, ho provato grande consolazione nel constatare il sincero desiderio dei Cattolici cinesi di vivere la propria fede in piena comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro, il quale è «il perpetuo e visibile principio e fondamento dell’unità sia dei Vescovi che della moltitudine dei fedeli» (CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 23). Di tale desiderio mi sono giunti nel corso di questi anni numerosi segni e testimonianze concreti, anche da parte di coloro, compresi Vescovi, che hanno ferito la comunione nella Chiesa, a causa di debolezza e di errori, ma anche, non poche volte, per forte e indebita pressione esterna. Perciò, dopo aver attentamente esaminato ogni singola situazione personale e ascoltato diversi pareri, ho riflettuto e pregato molto cercando il vero bene della Chiesa in Cina". È quanto scrive Bergoglio nel messaggio ai cattolici del mondo e della Cina pubblicato oggi e diffuso in occasione dello storico accordo tra il Vaticano e la Cina sulla nomina dei vescovi che di fatto, consente al Papa di nominare i presuli della Chiesa cinese dopo decenni in cui era lo Stato a deliberare tali nomine, creando così una Chiesa di Stato, parallela alla Chiesa tradizionale, i cui vescovi nella clandestinità politica, erano nominati dal Papa. Ora la frattura con "l'accordo provvisorio" si è sanata. Il Papa, cosciente delle difficoltà ancora presenti e dei punti da chiarire, ha voluto scrivere un messaggio al popolo cinese e ai fedeli cattolici del mondo intero, dopo che ieri in conferenza stampa, ha spiegato di essere lui il responsabile di questo storico accordo. 

    Il Papa entra subito nella questione: torbinio di opinioni che hanno creato confusione

    Il Papa entra subito nel vivo della questione: “Negli ultimi tempi, sono circolate tante voci contrastanti sul presente e, soprattutto, sull’avvenire delle comunità cattoliche in Cina. Sono consapevole che un tale turbinio di opinioni e di considerazioni possa aver creato non poca confusione, suscitando in molti cuori sentimenti opposti. Per alcuni, sorgono dubbi e perplessità; altri hanno la sensazione di essere stati come abbandonati dalla Santa Sede e, nel contempo, si pongono la struggente domanda sul valore delle sofferenze affrontate per vivere nella fedeltà al Successore di Pietro. In molti altri, invece, prevalgono positive attese e riflessioni animate dalla speranza di un avvenire più sereno per una feconda testimonianza della fede in terra cinese”. Una situazione - sottolinea - che si è accentuata con l’Accordo Provvisorio fra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese sulla nomina dei vescovi, firmato nei giorni scorsi a Pechino. Successivamente il Papa esprime ammirazione per i cattolici cinesi e loda la loro resistenza nel lungo tempo della prova. Papa Bergoglio rende omaggio anche ai suoi predecessori Benedetto XVI e San Giovanni Paolo II e vede nell'accordo il “frutto del lungo e complesso dialogo istituzionale della Santa Sede con le Autorità governative cinesi", inaugurato da papa Wojtyla e proseguito da Benedetto XVI, (cfr. lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi). 

    La nomina dei vescovi

    Dopo aver esortato i cattolici cinesi ad affidarsi con fede a questo nuovo cammino che si apre davanti a loro, papa Bergoglio affronta la questione della nomina dei vescovi. “Era fondamentale - spiega il Papa - affrontare, in primo luogo, la questione delle nomine episcopali. È a tutti noto che, purtroppo, la storia recente della Chiesa cattolica in Cina è stata dolorosamente segnata da profonde tensioni, ferite e divisioni, che si sono polarizzate soprattutto intorno alla figura del Vescovo quale custode dell’autenticità della fede e garante della comunione ecclesiale. Allorquando, nel passato, si è preteso di determinare anche la vita interna delle comunità cattoliche, imponendo il controllo diretto al di là delle legittime competenze dello Stato, nella Chiesa in Cina è comparso il fenomeno della clandestinità”.

    "Ai vescovi riconciliati chiedo di esprimere l'unità in modo visibile"

    Francesco rivela di aver provato “grande consolazione nel constatare il sincero desiderio dei Cattolici cinesi di vivere la propria fede in piena comunione con la Chiesa universale e con il Successore di Pietro”, compresi i Vescovi “che hanno ferito la comunione nella Chiesa, a causa di debolezza e di errori, ma anche, non poche volte, per forte e indebita pressione esterna”. “Perciò - aggiunge - dopo aver attentamente esaminato ogni singola situazione personale e ascoltato diversi pareri, ho riflettuto e pregato molto cercando il vero bene della Chiesa in Cina” e “davanti al Signore e con serenità di giudizio, in continuità con l’orientamento dei miei immediati Predecessori, ho deciso di concedere la riconciliazione ai rimanenti sette Vescovi ‘ufficiali’ ordinati senza Mandato Pontificio e, avendo rimosso ogni relativa sanzione canonica, di riammetterli nella piena comunione ecclesiale. In pari tempo, chiedo loro di esprimere, mediante gesti concreti e visibili, la ritrovata unità con la Sede Apostolica e con le Chiese sparse nel mondo, e di mantenervisi fedeli nonostante le difficoltà”. Il pontefice, nella missiva, invita successivamente i cattolici cinesi a reciproci gesti di riconciliazione tra loro. "In questo spirito - rileva il  Papa - si può dare inizio a “un percorso inedito, che speriamo aiuterà a sanare le ferite del passato, a ristabilire la piena comunione di tutti i Cattolici cinesi”. Riguardo alla scelta della nomina dei vescovi nel futuro, il Papa chiede alla comunità ecclesiale cinese e ai laici di "cercare insieme buoni candidati, pastori secondo il cuore di Gesù impegnati a operare generosamente al servizio del Popolo di Dio, specialmente dei più poveri e dei più deboli e non dei funzionari". Il papa invita poi i fedeli ad essere tessuto vivo nella società civile cinese, esprimendo anche posizioni critiche in uno spirito però costruttivo e di dialogo allo scopo di edificare una società più giusta, più umana e più rispettosa della dignità di ogni persona”.

    Il Papa invita poi i vescovi e i fedeli a superare qualsiasi forma di contrapposizione aprendosi all'evangelizzazione. Ai giovani chiede di entrare in un nuovo spirito missionario, superando qualsiasi contrapposizione tra gruppi e comunità. E Bergoglio invita pure i fedeli cattolici del mondo interno a non lasciare soli i fedeli cinesi davanti a questa nuova sfida, ma di accompagnarli nella preghiera e nella fraterna amicizia.

    Alle autorità della Cina

    Il Papa invita le autorità cinesi con la Chiesa a proseguire il dialogo, sottolineando ora, in questa nuova fase,  che “c’è da imparare un nuovo stile di collaborazione semplice e quotidiana tra le Autorità locali e quelle ecclesiastiche – Vescovi, sacerdoti, anziani delle comunità –, in maniera tale da garantire l’ordinato svolgimento delle attività pastorali, in armonia tra le legittime attese dei fedeli e le decisioni che competono alle Autorità”. E ribadisce: “La Chiesa in Cina non è estranea alla storia cinese, né chiede alcun privilegio”.

    Due vescovi cinesi al prossimo Sinodo dei giovani?

    A margine del messaggio del Pontefice si è appreso da fonti dell'episcopato cinese che per la prima volta dei vescovi cinesi potranno partecipare al prossimo Sinodo dei vescovi. I presuli sono Giovanni Battista Yang Xaoting e Giuseppe Guo Jincai e rappresentano, di fatto, i due primi vescovi cattolici che potrebbero prendere parte a un'assemblea generale del Sinodo della Chiesa cattolica.  Non era mai successo che vescovi cinesi potessero prendere parte a questa Assise permanente del Collegio episcopale della Chiesa cattolica costituita nel 1965 da Paolo VI.

     

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    Il 2 marzo 1939, nel giorno del suo 63º compleanno, il cardinale Eugenio Maria Pacelli diventava Papa con il nome di Pio XII. (foto archivio GdP)

    Dagli Archivi vaticani la grandezza della figura di Pio XII

    Intervista con il Segretario per i Rapporti con gli Stati: le carte messe a disposizione per gli studiosi il 2 marzo racconteranno la grande opera di carità di Pacelli e anche i tentativi di contatto con il blocco sovietico.

    Tutto è pronto ormai per l’apertura degli Archivi della Santa Sede relativi al pontificato di Pio XII. Tra i documenti che saranno a disposizione degli studiosi ci sono quelli del dell’Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Ne abbiamo parlato con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

    Con l’apertura dell’Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati che tipo di documenti saranno dati in consultazione?

    R . - L’Archivio Storico della Sezione per i Rapporti con gli Stati è l’archivio di una Istituzione ancora vivente e di origine abbastanza recente, cioè con origini nel 1814. L’Archivio Storico della Segreteria di Stato (Sezione Rapporti con gli Stati) è fisiologicamente collegato all’azione dell’ente produttore. La sua fisionomia risiede proprio nello sviluppo e nell’azione della Segreteria di Stato su scala internazionale, la diplomazia del Papa in difesa della pace e della giustizia per i popoli. I documenti che una volta appartenevano alla Sacra Congregazione degli Affari Ecclesiastici Straordinari (AA.EE.SS.) e, dopo gli anni 1960, al Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa (AA.PP.) sono tutti conservati presso nostra Sezione. Inoltre si conservano le Sessioni di riunione dei cardinali della Sacra Congregazione degli AA.EE.SS.; il fondo Caprano e le carte del cardinale Agostino Casaroli.

    Che cosa contiene l’Archivio Storico della Segreteria di Stato circa il pontificato di Pio XII? Di quanti documenti stiamo parlando?

    R .- Il pontificato di Pio XII (1939-1958) solcò un periodo decisivo della storia del Novecento, dal Secondo conflitto mondiale alla Guerra Fredda, un ventennio. Il materiale documentario appartenente al pontificato Pio XII, si aggira intorno ad un totale di 2 milioni di carte, per un equivalente di circa323 metri lineari. Le carte raccontano l’azione della Santa Sede durante il conflitto mondiale; rapporti diplomatici; le questioni concordatarie, trattati, ratifiche; le opere umanitarie e di assistenza; le relazioni periodiche circa le situazioni politico-religiose; le questioni scolastiche; le questioni riguardanti lo Stato Vaticano; l’azione di alcuni protagonisti come il cardinale Maglione, monsignor Tardini e monsignor Montini, ecc.

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    Elettro mobilità: i produttori di batterie devono essere più trasparenti

    Uno studio di Pane per tutti, Sacrificio Quaresimale e dell'ATA Associazione traffico e ambiente esamina per la prima volta come i principali produttori di batterie affrontano le questioni ambientali e i diritti umani.

    Le batterie sono il cuore della mobilità elettrica. Uno studio (in francese) di Pane per tutti, Sacrificio Quaresimale e dell'ATA Associazione traffico e ambiente esamina per la prima volta come i principali produttori di batterie affrontano le questioni ambientali e i diritti umani. I problemi riguardano principalmente la trasparenza delle catene di approvvigionamento, l'estrazione delle materie prime e il riciclaggio delle batterie.

    Le auto elettriche di oggi immagazzinano energia in batterie agli ioni di litio. Per valutare gli aspetti ambientali e i diritti umani della produzione di batterie, Pane per tutti, Sacrificio Quaresimale e l’ATA Associazione traffico e ambiente hanno esaminato le politiche commerciali dei sei maggiori produttori di batterie per veicoli elettrici del mondo. Anche la società svizzera ABB è stata inclusa nella valutazione. ABB non produce batterie. Tuttavia, nell'ambito del suo business globale, ABB assembla sistemi integrati di stoccaggio dell'energia per il trasporto pubblico.
    Nella valutazione complessiva, il produttore sudcoreano Samsung SDI si colloca al primo posto, mentre il leader mondiale del mercato cinese, CATL, è all'ultimo posto, soprattutto a causa della mancanza di trasparenza. Vi sono tuttavia notevoli lacune nella tracciabilità delle catene di fornitura per tutti i produttori. In particolare, mancano praticamente ovunque informazioni sulle miniere da cui provengono le materie prime.

    Estendere il dovere di diligenza

    Le aziende limitano inoltre il loro dovere di diligenza ai cosiddetti minerali di conflitto e al cobalto della Repubblica Democratica del Congo, considerati problematici a causa dell'uso estensivo del lavoro minorile nelle miniere. Altre materie prime come il litio o il nichel, la cui estrazione provoca anche gravi danni sociali e ambientali, sono in gran parte ignorate.
    Gli editori dello studio invitano pertanto i produttori di batterie ad assumersi pienamente il loro dovere di diligenza lungo tutta la catena di fornitura e per tutte le materie prime utilizzate. L'elemento decisivo in questo senso è una maggiore trasparenza sulla provenienza delle materie prime, sulle condizioni di lavoro nelle miniere e sulle conseguenze sociali e ambientali per le comunità che vivono nelle vicinanze delle miniere. Infine, le aziende devono non solo identificare i malfunzionamenti nelle catene di fornitura, ma anche collaborare con gli attori della società civile per trovare soluzioni.

    Promuovere il riciclaggio e ridurre il traffico

    Sacrificio Quaresimale, Pane per tutti e l'ATA Associazione traffico e ambiente ritengono pure che il riciclaggio possa essere migliorato ed esteso. Invitano i responsabili politici a promuovere l'innovazione e a creare un quadro normativo e incentivi affinché le batterie possano essere utilizzate il più a lungo possibile e completamente riciclate. Oggi, estrarre nuove materie prime è spesso più economico che riutilizzarle. Il riciclaggio dovrebbe anche contribuire a ridurre le emissioni di CO2 derivanti dalla produzione di batterie. Finora, solo tre delle aziende analizzate hanno allineato i loro obiettivi di emissione agli obiettivi dell'accordo di Parigi sul clima.
    Alla fine, il bilancio ecologico dei veicoli elettrici è migliore di quello dei veicoli a combustibile fossile. Tuttavia, per limitare la domanda di materie prime è necessaria una riduzione del numero di veicoli. Per raggiungere questo obiettivo il comportamento in termini di mobilità deve cambiare, ad esempio utilizzando più spesso il trasporto pubblico e incoraggiando il car sharing, il car pooling e l’utilizzo della bicicletta.

    A questo link è disponibile la versione integrale dello studio (in francese): www.voir-et-agir.ch/batterie

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    L'Abate Lepori

    Confronti al Sinodo: un giovane di Azione Cattolica e l'Abate Lepori

    Simpatico e breve faccia a faccia video nei corridoi del Sinodo tra l'Abate generale dei Cistercensi, padre Lepori e un ragazzo che partecipa all'assemblea sinodale a nome dell'Azione Cattolica. I loro auspici, l'affetto al Papa, la ricerca della felicità.

    Tra i video postati su twitter dal Sinodo abbiamo scovato questo confronto tra un giovane rappresentante dell'Azione Cattolica (AC) e l'Abate generale dei cistercensi, padre Mauro Lepori. Ecco la trascrizione.

    Cosa ti aspetti dal Sinodo? 

    L'Abate Lepori: "Che le aspettative di Dio si compiano"; Giovane di AC: "Mi aspetto che nella Chiesa ci siano processi di cambiamento, ma anche unità intorno al nostro papa Francesco".

    Cosa sognavi da giovane? L'Abate Lepori: "La felicità"; Cosa sogni per il futuro? Giovane di Ac: "Spero che il protagonismo non sia uno slogan ma qualcosa di concreto.

    Com'è il tuo rapporto con le tecnologie? L'Abate Lepori: "Un rapporto cresciuto troppo tardi". Giovane di Ac: "Ci vivo nello spazio virtuale ma anche reale".

    Cosa diresti al  Papa? L'Abate Lepori: "Continua a richiamarci che Cristo è tutto"; Giovane di Ac: "Siamo con te, ti vogliamo bene".

    Un augurio? L'Abate Lepori: "Che il frutto che arriva sia opera dello Spirito".

    vaticannews/red

     

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