Spiritualità e Fede nel Ticino (Storie e Testimonianze) 6
Benvenuti in questo dossier dedicato a Spiritualità e Fede nel Ticino (Storie e Testimonianze) 6.
Qui troverete una selezione curata di articoli, eventi e contenuti multimediali che esplorano questo tema da diverse prospettive.
Contenuti del dossier
Scorri la lista per scoprire tutti i contenuti collegati a questo dossier.
Contenuti del dossier
Attentati a Bruxelles - Dichiarazione del Vescovo Valerio
Un'altra volta è esplosa la barbarie nel cuore dell'Europa e i nostri cuori rischiano di essere pieni solo di rabbia e di risentimento. Mentre offriamo con il ricordo e la preghiera il nostro abbraccio fraterno alle vittime e alle loro famiglie straziate, stringiamoci ancora più fortemente al Crocifisso per ottenere da Lui la forza di rimanere saldi nel rifiuto di ogni forma di violenza e testimoni di un'umanità che non rinuncia mai alla sua dignità inviolabile.
Un'altra volta è esplosa la barbarie nel cuore dell'Europa e i nostri cuori rischiano di essere pieni solo di rabbia e di risentimento. Mentre offriamo con il ricordo e la preghiera il nostro abbraccio fraterno alle vittime e alle loro famiglie straziate, stringiamoci ancora più fortemente al Crocifisso per ottenere da Lui la forza di rimanere saldi nel rifiuto di ogni forma di violenza e testimoni di un'umanità che non rinuncia mai alla sua dignità inviolabile.
Esther Duflo e i piccoli passi per uscire dalla povertà
Vi raccontiamo la figura di Esther Duflo, la più giovane donna ad aver vinto il Nobel per l'Economia.
In mezzo alle tante notizie di guerra e di odio che ci hanno bombardato per tutta la settimana, ne è arrivata una che ci ha risollevato gli animi, permettendoci per un attimo di sperare in un futuro migliore. La notizia è quella del Nobel per l’Economia assegnato a tre studiosi «per il loro approccio sperimentale volto ad alleviare la povertà nel mondo».
Tra i tre vincitori vi è Esther Duflo (classe 1972), che oltre ad essere donna (la seconda a ricevere il Nobel in Economia, dieci anni dopo Elinor Ostrom, che fu premiata per i suoi lavori pionieristici sui beni comuni), è anche la più giovane persona ad aver vinto il Nobel per l’Economia.
Già nota e in odore di Nobel per la sua straordinaria e precoce carriera (aveva già vinto il «Nobel» per i giovani economisti, la Clark Medal) da anni è un punto di riferimento per chi si occupa di povertà e sviluppo. La Duflo, protestante, nata e cresciuta nella comunità di Bois Colombes a Parigi, è ormai da anni una delle più influenti economiste al mondo e oggi, a 46 anni, continua a portare avanti un lavoro estremamente ambizioso sulla povertà nel mondo, in particolare in India, Paese al quale non ha solo legato i suoi studi, ma parte della sua vita: il suo compagno, collega e vincitore insieme a lei del Nobel è l’economista di origine indiana Abhijit Banerjee. Con lui ha fondato l’Abdul Latif Jameel Poverty Action Lab (J-Pal) al MIT, il Massachusetts Institute of Technology, un vero e proprio laboratorio di ricerca sulla povertà. Un luogo dal quale sono partite idee rivoluzionarie sull’approccio al tema degli aiuti umanitari, dello sviluppo: negli ultimi anni, l’economista ha trascorso gran parte della sua carriera cercando di trovare ciò che funziona nei programmi anti-povertà e traendo conclusioni sorprendenti e molto minuziose, che parlano di dettagli, piuttosto che di grandi campagne, di azioni concrete, piuttosto che di filosofie economiche. Il lavoro della Duflo e colleghi ci insegna dunque molte cose sulle povertà che, purtroppo, sono ancora in massima parte sconosciute a chi si occupa di politiche pubbliche.
Innanzitutto ci dice che la lotta alla miseria e all’esclusione per aver successo richiede la politica dei piccoli passi. Inoltre, ci insegna che la povertà si manifesta con carenza di redditi ma la sua natura vera è una carenza di beni sociali, educativi, sanitari, familiari... Quindi curare le povertà lavorando sui redditi senza curare i capitali delle persone e delle comunità è inefficace e spesso aumenta quelle povertà che vorrebbe ridurre.
Infine, la Duflo ci ricorda che la povertà è soprattutto una questione che riguarda i bambini e le donne. Non è possibile oggi occuparsi di povertà senza occuparsi, direttamente e prioritariamente, di donne e, ancor più, di madri.
Questo Nobel dato a chi lavora per ridurre le povertà concrete della gente è anche una speranza per la professione dell’economista. L’economista è soprattutto qualcuno che lavora per ridurre le povertà e quindi il dolore del mondo.
Silvia Guggiari
Strada Regina: estate al Grest
In pochi anni si sono conquistati uno spazio importante nella realtà estiva di diverse parrocchie e comunità della Svizzera italiana. Stiamo parlano del “Grest”.
Dietro il divertimento e il gioco c’è tutto un mondo. Sono un vero e proprio fenomeno. In pochi anni si sono conquistati uno spazio importante nella realtà estiva di diverse parrocchie e comunità della Svizzera italiana. Stiamo parlano del “Grest” che proprio in queste settimane sta raccogliendo le iscrizioni e formando di suoi animatori. È una risposta pratica alle esigenze di tante famiglie ma è anche una proposta cristiana, nata dalla passione di alcuni giovani.
Su RSI LA1 alle 18.35!
Dentro la storia del popolo ebraico: in corso un ciclo di incontri a Poschiavo
Sono promossi dai Riformati della Valposchiavo e intendono soprattutto fornire delle chiavi di lettura sui giorni nostri.
L’ebraismo è molto di più che lotta all’antisemitismo ed è per questo che nel ciclo di incontri attualmente in corso a Poschiavo, promossi dai Riformati della Valposchiavo, si intende soprattutto ripercorre la storia per fornire delle chiavi di lettura sui giorni nostri. «Lo stimolo è arrivato dai gruppi di studio biblico che organizzo a Poschiavo», ci racconta il pastore Paolo Tognina, animatore di questi incontri. «Le drammatiche notizie dell’attualità hanno portato i partecipanti ad interrogarsi sull’origine dell’ebraismo e dell’antisemitismo, temi importanti sui quali riflettere e che vanno oltre i confini della Chiesa riformata. È per questo che ho voluto aprire questi incontri a tutti e ampliare lo sguardo, perché la storia dell’ebraismo e di Israele non è riconducibile solo al fatto che gli ebrei sono stati vittime di discriminazioni e di violenze attraverso i secoli». La proposta risponde ad una forte domanda di sapere e di capire, a giudicare dalla grande partecipazione alle prime due serate, «al di sopra delle nostre aspettative», ci dice Tognina.
Durante il primo incontro sono stati ripercorsi a grandi linee i 4’000 anni della ricca storia del popolo ebraico. La seconda serata è stata caratterizzata dalla testimonianza concreta del rabbino Haim Fabrizio Cipriani (nella foto), di Genova, che si occupa di alcune comunità in Liguria e in Francia. È stato tra l’altro vittima di un’aggressione antisemita nel 2023. «Era importante incontrare un esponente ebreo e ascoltare la sua riflessione sui contenuti della fede ebraica, ma soprattutto su cosa vuole dire essere ebrei oggi, su come è la vita quotidiana. Interessante è stato il suo messaggio conclusivo, che si può dire universale, sull’importanza dell’agire concreto, del fare, senza attendere di capire sempre tutto».
Le tre serate ancora in programma
Il prossimo incontro è previsto per mercoledì 29 gennaio, due giorni dopo la Giornata della Memoria che cade oggi, 27 gennaio. Si parlerà nello specifico di antisemitismo, con un salto all’indietro alle radici dell’odio e sulla situazione al giorno d’oggi, caratterizzata da una recrudescenza di parole e gesti antisemiti in relazione anche alle tensioni in Medio Oriente. Come tutti gli altri appuntamenti del ciclo, si svolge presso il Vecchio Monastero di Poschiavo con inizio alle ore 19.30.
La serata di mercoledì 5 febbraio sarà dedicata al rapporto fra cristiani ed ebrei. «Ospiteremo il teologo cattolico Brunetto Salvarani, che si occupa da tempo di dialogo cristiano-ebraico. Il cristianesimo ha alimentato anche sentimenti ostili nei confronti dell’ebraismo, da cui il titolo di questo ciclo “Perfidi giudei, fratelli maggiori”. L’espressione “perfidi giudei” era contenuta nella liturgia del Venerdì Santo in cui in una preghiera si chiedeva a Dio perdono per i “perfidi giudei”, che hanno ucciso Gesù. Il Concilio Vaticano II ha introdotta una riforma della liturgia nella quale è stata anche portata avanti la necessità di rinnovare il dialogo con l’ebraismo. “Fratelli maggiori” è una bellissima espressione che Giovanni Paolo II aveva usato a Roma nel 1986, quando - primo Papa nella storia - aveva fatto visita alla sinagoga ebraica nel ghetto di Roma. Anche se in modo non così evidente, pure le Chiese protestanti dopo la Seconda guerra mondiale hanno modificato profondamente il proprio atteggiamento nei confronti dell’ebraismo», ci dice Paolo Tognina.
Il ciclo si concluderà mercoledì 12 febbraio con un incontro sullo Stato d’Israele, dalla sua nascita fino ad oggi, che sarà condotto dal pastore di Poschiavo. (KG)
Il Papa alle messa della notte di Natale chiede di tornare all'autenticità
Gesù nella mangiatoia parla di vicinanza, concretezza dell'incarnazione e povertà: tre aspetti che Bergoglio ha rilanciato per un Natale autentico
Un invito a riscoprire l’autentico senso del Natale. E’ questo l’invito lanciato dal Papa nell’omelia pronunciata nella Basilica Vaticana in occasione della Messa della Notte di Natale.
Per far ciò ci aiuta – ha spiegato Francesco – “il Vangelo della nascita di Gesù” che “sembra scritto proprio per questo: per prenderci per mano e riportarci lì dove Dio vuole”. Bisogna allontanarsi dalla mondanità e soffermarsi sulla “mangiatoia: per ritrovare il senso del Natale bisogna guardare lì. Perché è il segno, non casuale, con cui Cristo entra nella scena del mondo. È il manifesto con cui si presenta, il modo in cui Dio nasce nella storia per far rinascere la storia”. E la mangiatoia ci suggerisce “vicinanza, povertà e concretezza”.
“La mangiatoia – ha proseguito il Pontefice - serve a portare il cibo vicino alla bocca e a consumarlo più in fretta. Essa può così simboleggiare la voracità nel consumare. Perché, mentre gli animali nella stalla consumano cibo, gli uomini nel mondo, affamati di potere e di denaro, consumano pure i loro vicini, i loro fratelli. Quante guerre! E in quanti luoghi, ancora oggi, la dignità e la libertà vengono calpestate! E sempre le principali vittime della voracità umana sono i fragili, i deboli. Anche in questo Natale un’umanità insaziabile di soldi, potere e piacere non fa posto, come fu per Gesù ai più piccoli, a tanti nascituri, poveri, dimenticati. Penso soprattutto ai bambini divorati da guerre, povertà e ingiustizia. Ma Gesù viene proprio lì, bambino nella mangiatoia dello scarto e del rifiuto. In Lui, bambino di Betlemme, c’è ogni bambino. E c’è l’invito a guardare la vita, la politica e la storia con gli occhi dei bambini”.
Dio si pone “nella mangiatoia del rifiuto e della scomodità perché lì c’è il problema dell’umanità, l’indifferenza generata dalla fretta vorace di possedere e consumare. Cristo nasce lì e in quella mangiatoia lo scopriamo vicino. Viene a toccarci il cuore e a dirci che l’unica forza che muta il corso della storia è l’amore. Dio stanotte si fa vicino a te perché gli importa di te. La mangiatoia di Natale, primo messaggio di un Dio infante, ci dice che Lui è con noi, ci ama, ci cerca. Non c’è male, non c’è peccato da cui Gesù non voglia e non possa salvarti. Natale vuol dire che Dio è vicino: rinasca la fiducia”.
Il secondo aspetto che il Papa ha proposto è la povertà. “Gesù nasce lì e la mangiatoia ci ricorda che non ha avuto altro intorno, se non chi gli ha voluto bene: Maria, Giuseppe e dei pastori; tutta gente povera, accomunata da affetto e stupore, non da ricchezze e grandi possibilità. La povera mangiatoia fa dunque emergere le vere ricchezze della vita: non il denaro e il potere, ma le relazioni e le persone. E la prima persona, la prima ricchezza, è Gesù”.
“Noi – ha sottolineato Papa Francesco - siamo chiamati a essere una Chiesa che adora Gesù povero e serve Gesù nei poveri. Non è facile lasciare il caldo tepore della mondanità per abbracciare la bellezza spoglia della grotta di Betlemme, ma ricordiamo che non è veramente Natale senza i poveri. Senza di loro si festeggia il Natale, ma non quello di Gesù. A Natale Dio è povero: rinasca la carità”.
Infine, la concretezza. La mangiatoia – ha sottolineato il Papa – “ci ricorda che Dio si è fatto davvero carne. Gesù, che nasce povero, vivrà povero e morirà povero, non ha fatto tanti discorsi sulla povertà, ma l’ha vissuta fino in fondo per noi. Dalla mangiatoia alla croce, il suo amore per noi è stato tangibile, concreto. Non ci ha amato a parole, non ci ha amato per scherzo! E dunque, non si accontenta di apparenze. Non vuole solo buoni propositi, Lui che si è fatto carne. Lui che è nato nella mangiatoia, cerca una fede concreta, fatta di adorazione e carità, non di chiacchiere ed esteriorità. Ci chiede verità, di andare alla nuda realtà delle cose, di deporre ai piedi della mangiatoia scuse, giustificazioni e ipocrisie. Vuole che ci rivestiamo di amore. Dio non vuole apparenza, ma concretezza. Non lasciamo passare questo Natale senza fare qualcosa di buono”.
In conclusione un appello: “A Natale Dio è concreto: nel suo nome facciamo rinascere un po’ di speranza in chi l’ha smarrita”.
Fonte: acistampa/red
Chiesa svizzera: vescovi sotto indagine e prossima pubblicazione dello studio sugli abusi sessuali
Mentre l'ex vicario generale della diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo mette sotto accusa soprattutto per dissimulazione di casi vescovi in carica, emeriti e prelati svizzeri, il 12 settembre esce la prima parte dello studio sugli abusi sessuali in ambito ecclesiale svizzero. Intanto alcune vittime si raccontano.
di Cristina Vonzun
Mentre si attende la pubblicazione martedì 12 settembre 2023 - con la presentazione in conferenza stampa a Zurigo dei risultati del «progetto pilota», uno studio storico portato avanti da aprile 2022 a maggio 2023 e preludio di un lavoro che proseguirà per il periodo 2024-2026 sugli abusi sessuali in ambito ecclesiastico in Svizzera, mediante un'indagine condotta da esperti dell'UNI di Zurigo negli archivi ecclesiastici svizzeri, Curie in primo luogo - si è appreso in queste ore tramite una rivelazione del Sonntagsblick che una parte dell'episcopato elvetico attuale, alcuni vescovi emeriti e alcuni membri del clero sono sotto indagine da parte del Vaticano per presunto occultamento di prove e taluni (un vescovo e alcuni preti) anche per presunti abusi. Di questi presunti casi di abusi si occupa la giustizia pubblica. Successivamente è arrivato un comunicato dei vescovi svizzeri che conferma l'indagine. Insomma: un vero e proprio terremoto che lascia presumere l'avvento di giorni e settimane difficili, addirittura mesi dato che l'indagine sui vescovi e prelati, affidata dal Vaticano al vescovo di Coira mons. Bonnmain, esperto in questo campo, si concluderà a fine 2023. La missiva scatenante questa indagine, che è stata pubblicata con perfetto tempismo giornalistico alla vigilia della presentazione dello studio sugli abusi sessuali nella Chiesa in Svizzera, era stata inviata a maggio 2023 da un ex pezzo grosso della Chiesa di Losanna, Ginevra e Friburgo, padre Betticher, già vicario generale della diocesi di Losanna, Ginevra e Friborgo, oggi parroco a Berna. Nella missiva, che Betticher nega di aver passato alla stampa ma dice di aver trasmesso solo a Roma, ci sono parole pesanti che abbiamo già sentito in altre occasioni, laddove via via in questi anni siamo stati confrontati con casi di abusi nel mondo o in Svizzera: dissimulazione, occultamento, persone vittime, abusi sessuali.
Dissimulazione e occultamento
Nel rumore di queste ore una prima parola e i suoi sinonimi, mi pare, preoccupi moltissimo: dissimulazione che è occultamento, nascondimento di prove. Questo termine e i suoi sinonimi ci riportano infatti a quello che fu il caso bomba che fece scoppiare il tema abusi sessuali nel mondo ecclesiale: l’indagine dei giornalisti del Boston Globe che rivelarono al pubblico un sistema di insabbiamenti e di trasferimenti dei colpevoli di abusi all’interno dell’arcidiocesi americana di Boston. Caso che venne raccontato anni dopo dal film Spotlight. Ed eravamo nel 2002. La dissimulazione, che emerse evidente allora, vuole anche dire non rispetto per le persone vittime di abusi, le loro storie umane, la loro vita. Una persona vittima di abusi, in qualsiasi ambito essi accadano, fatica tantissimo a venire alla luce, a raccontare e denunciare. Se poi il caso viene occultato... ci chiediamo che fiducia potrà mai avere ancora questa persona nei confronti della realtà che non l'ha presa sul serio. Poi occultamento vuole dire spesso anche trasferimento di colpevole altrove... con altri eventuali abusi che poi si producono. La storia ormai ha insegnato già tanto in tal senso.
Abuso: la gravità del crimine va ben oltre il fatto
La gravità del crimine va ben oltre il fatto. Basta porsi in ascolto delle persone vittime, come ha raccontato in questi giorni anche l’abate di Hauterive (Friborgo) su un caso riguardante il proprio Monastero (vedi sotto) : il danno loro inflitto va oltre l’abuso del momento e resta sovente una frattura interiore che chiede un accompagnamento lungo e un processo di risanamento psicologico e spirituale che dura anni.
La storia di Adriana
Che la gravità del crimine vada oltre il fatto lo dimostra la storia di Adriana, raccolta dai colleghi di cath.ch (storia da leggere sotto). La sua vicenda aiuta a capire cosa vuol dire essere stata una vittima, abusata da bambina quando aveva 9 anni, non ascoltata nella denuncia fatta internamente alla Chiesa e ancora in attesa di giustizia. Ad oggi Adriana, quarant'anni dopo l'abuso, fa ancora fatica ad avere fiducia nel suo prossimo. Nel suo difficile percorso una volta arrivata all'adolescenza, racconta di aver vissuto un tentativo di suicidio.
La caratteristica specifica degli abusi nella Chiesa, come ha spiegato più volte - anche durante un convegno Aspi a Lugano - il vescovo di Coira mons. Bonnmain che è responsabile per la CVS di questi dossier, è innervata in una cattiva interpretazione del potere spirituale: l’abuso sessuale è spesso susseguente ad un abuso di potere spirituale, cioè una manipolazione spirituale e psicologica da parte della figura di riferimento su altri soggetti: minori, donne, giovani che siano. L’esempio di questa dinamica trova conferma nei fatti portati alla cronaca in questi giorni a Hauterive (Friburgo), risalenti agli anni ’70 e ’80 e dovuti ad un rapporto di direzione spirituale di un religioso (oggi è e religioso) su donne adulte, sfociato in abusi. La stessa dinamica si ritrova nella storia della piccola Marie, abusata dallo zio prete ad inizio anni '60 con il pretesto di "liberarla fisicamente dal demonio". Tempi passati, qualcuno dirà, ma la dinamica dovuta alla manipolazione spirituale e psicologica, magari con motivazioni più complesse se riguardano abusi odierni su adulti, è ancora molto presente nella recente casistica che vede sul tavolo degli imputati a livello mondiale, nomi illustri, come l'ex gesuita Rupnik, ad esempio.
La testimonianza della signora Vreni Peterer a Strada Regina
Per questo le persone abusate, si definiscono persone "sopravvissute", perchè la vita di una persona vittima è distrutta e solo lentamente ricostruita: la loro esistenza è una lotta con i fantasmi del passato. La signora Vreni Peterer racconterà che si definisce "sopravvissuta" ad un abuso intervenendo nel reportage dedicato a Strada Regina sul tema e che andrà in onda sabato 16 settembre su RSILA1. In studio a commentare ci sarà il vescovo Alain De Raemy.
Mentre a Chiese in diretta su RETEUNO domenica mattina alle 8.30 l'intervista di Corinne Zaugg al vescovo Bonnmain.
Laddove studi storici come quello che sarà presentato in Svizzera martedì 12 settembre sono stati condotti, la comunità cristiana ha avuto occasione di crescere in umiltà e verità, di cominciare a guardare le vittime negli occhi, di purificarsi, di intraprendere processi formativi nuovi, di stare accanto alle vittime e promuovere o performare dinamiche sinodali.
Lo studio presentato il 12 settembre a Zurigo
I vescovi svizzeri insieme alla Conferenza centrale cattolica romana della Svizzera (RKZ) e alla Conferenza delle unioni degli ordini religiosi (KOVOS) ha voluto investire per un'indagine scientifica e indipendente sugli abusi. Studi di questo tipo in questi ultimi anni ci sono stati in altri Paesi, ricordiamo quelli in Francia, Austria, Paesi Bassi e Germania. Lo studio elvetico tratta i casi che vanno dal 1950 ai giorni nostri. I risultati dello studio saranno resi noti in conferenza stampa a Zurigo il 12 settembre. Sono interessate tutte le diocesi svizzere anche quella di Lugano i cui archivi sono stati perlustrati dagli esperti dell'Università di Zurigo. Lo studio proseguirà nel periodo 2024 - 2026 con altre indagini.
Leggi anche: vescovi svizzeri sotto indagine per presunti occultamenti di abusi
Leone XIV: sportivo, poliglotta, pastore universale
Papa Leone XIV, al secolo Robert Prevost, è un pastore vicino alla gente, multilingue e con esperienza internazionale. Accolto con commozione, è descritto come uomo di fede, dialogo e unità. La sua elezione ha suscitato gioia e speranza.
di Federico Anzini
È un sorriso sincero e un’emozione trattenuta a fatica quella che abbiamo visto durante il saluto di Papa Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, dalla loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro. Un volto forse non molto conosciuto alle nostre latitudini, ma che ora appare sotto una nuova luce.
A raccontarci chi è davvero il nuovo pontefice è mons. Giovanni Paccosi, vescovo di San Miniato, che lo ha conosciuto da vicino durante gli anni in cui mons. Prevost era vescovo di Chiclayo, in Perù. «Mi sono veramente commosso vedendo la commozione del nuovo Papa all'annuncio», confessa mons. Paccosi. «L’ho conosciuto quando era vescovo a Chiclayo, e ho incontrato una persona con una coscienza universale della Chiesa».
Questa coscienza nasce da una vita spesa tra i popoli. Nato a Chicago da padre francese e madre spagnola, con radici italiane, Leone XIV ha fin da giovane respirato multiculturalità. Oltre all’inglese, parla fluentemente spagnolo, italiano, francese e portoghese. «Le lingue – afferma Paccosi – le ha nel DNA. È una cosa importante per mantenere un rapporto diretto con le diverse realtà della Chiesa nel mondo».
Ma non sono solo le parole a definire la sua figura. Mons. Paccosi racconta di un uomo di popolo, «in mezzo alla gente», capace di guidare una diocesi difficile come quella di Chiclayo, «con quasi due milioni di abitanti e un’altissima povertà», creando comunione tra sacerdoti e laici. «Si percepiva questa unità anche da lontano». «Lo vedo come un grande uomo di fede. È stato per dodici anni superiore generale dell’Ordine degli Agostiniani. Conosce le realtà della Chiesa nel mondo intero», conclude mons. Paccosi.
E poi c’è l’uomo, con le sue passioni. Si racconta che Robert Prevost era affettuosamente chiamato “Father Bob” nella sua Chicago, dove era noto per essere un tifoso della squadra locale di baseball. Inoltre pare che Leone XIV ama anche il tennis, sport che avrebbe voluto praticare più spesso anche durante il suo periodo romano da cardinale. Questa inclinazione sportiva aggiunge un tocco di modernità e vitalità al nuovo Pontefice.
Nel suo primo discorso, Papa Leone XIV ha lanciato un messaggio forte: pace, unità, dialogo. Un invito a costruire ponti, non muri, tra culture e popoli. E ha salutato con affetto, in spagnolo, la sua ex diocesi di Chiclayo, confermando il suo cuore latinoamericano.
Anche dalla Svizzera sono giunti segni di vicinanza e speranza. La presidente della Confederazione, Karin Keller-Sutter, ha inviato i suoi «migliori auguri» al nuovo Papa, sottolineando che «il mondo ha bisogno di dialogo, speranza e fiducia» e che «la voce del Papa è importante» in tempi di incertezza.
Parole condivise anche all’interno della Chiesa elvetica. Mons. Charles Morerod, presidente della Conferenza dei Vescovi Svizzeri, ha definito Leone XIV «una persona gentile, disponibile e semplice», lodando la sua capacità di mediazione tra le diverse anime ecclesiali.
Dal Ticino, l’Amministratore apostolico della Diocesi di Lugano, mons. Alain de Raemy, ha espresso «grande gioia» per l’elezione del nuovo Pontefice, invitando i fedeli a unirsi in preghiera. «Che il Signore accompagni i suoi passi con saggezza e amore, suscitando fede e unità tra tutti noi», ha scritto nel suo messaggio, ricordando anche il valore spirituale del Giubileo in corso: «Affidiamo con gratitudine il Santo Padre allo Spirito Santo e alla Vergine Maria, affinché lo sostengano con forza e serenità».
Un pastore che cammina con il popolo, parla la lingua dei fedeli e porta lo spirito del Vangelo in un mondo oggi squassato da guerre e violenza. Preghiamo per la pace. Preghiamo con Pietro e per Pietro. E, confermati da lui nella fede, impariamo ad affidarci a Colui che dalla Croce porta su di sé le ferite dell’umanità. In questo tempo inquieto, le prime parole di Leone XIV ci invitano a non perdere la speranza e a camminare insieme, testimoni di un Vangelo che consola e rinnova.
Il Papa dal volo di rientro benedice la Svizzera
Dopo gli incontri al Consiglio Ecumenico delle Chiese, il Papa celebra una messa davanti a 41mila fedeli delle Diocesi svizzere al Palexpo. Tra la folla quasi 400 ticinesi. Il vescovo Lazzeri è tra i concelebranti.
21.10 Si è concluso con il rientro del volo da Ginevra a Roma il 23esimo viaggio apostolico di Francesco che si è svolto nella giornata del 21 giugno. All’Aeroporto Internazionale di Ginevra ha avuto luogo la cerimonia di congedo, alla presenza del presidente della Confederazione Svizzera, Alain Berset, della consigliera federale, Doris Leuthard, e dell'ambasciatore presso la Santa Sede, Fux Pierre-Yves. Lasciando la Svizzera, il Papa ha fatto pervenire al Presidente della Confederazione un telegramma di saluto in cui ha espresso "profonda gratitudine" per la "calorosa ospitalità", assicurando le sue preghiere e invocando sull'intera nazione la benedizione di Dio.
17.30 Accolto da un tripudio di folla nel Palexpo, Francesco è passato con la papamobile tra i 41 mila fedeli delle Diocesi svizzere. Lo ha accompagnato nel giro il vescovo ausiliare di Losanna, Ginevra e Friborgo, mons. Morerod. La Santa Messa celebrata sull'altare centrale vede a fianco del papa il vescovo Morerod e il cardinale Koch.
[caption id="attachment_24935" align="alignleft" width="600"] La Messa al Palexpo (fonte cath.ch)[/caption]Tra i concelebranti anche il vescovo di Lugano, Lazzeri e il vescovo emerito Pier Giacomo Grampa. Il Papa all'omelia della Messa ha preso a commentato tre parole che fanno da fulcro alla preghiera del Padre Nostro: Padre, pane, perdono. "Tre parole, che il Vangelo di oggi ci dona. Tre parole, che ci portano al cuore della fede", ha detto il Papa all'omelia della Messa per i fedeli della Svizzera riuniti al Palexpo di Ginevra. Un messaggio che invita alla sobrietà, ricercando le relazioni fondamentali e gli elementi essenziali della vita. Al termine della Messa il vescovo di Losanna, Ginevra e Friborgo ha rivolto un messaggio di saluto al Papa, insistendo sull'importanza dell'evangelizzazione. Al termine dell'Eucaristia e prima della benedizione, Francesco ha voluto ringraziare il governo della confederazione Svizzera, il CEC, la Chiesa e i vescovi svizzeri, i fedeli giunti anche da lontano per partecipare alla funzione. E da ultimo, come è tipico di Francesco, il papa ha chiesto ai fedeli "Non dimenticatevi di pregare per me". Il Papa si sposterà ora verso l'aeroporto di Cointrin per ripartire alla volta di Roma in aereo.15.45 Dopo la pausa al Centro studi Ecumenici di Bossey, occasione in cui Francesco dopo pranzo ha incontrato alcuni gruppi di cristiani, è iniziato il secondo momento ecumenico della visita del Papa a Ginevra, al Centro Ecumenico delle Chiese. Dopo gli interventi di diversi oratori tra i quali il segretario generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese, è intervenuto il Papa. Con molta determinazione Francesco ha parlato di due missioni: un'evangelizzazione comune, di tutti i cristiani, una sorta di grande sfida e l'altra quella verso le periferie del mondo, esistenziali e materiali. L'ecumenismo e le Chiese in generale devono "guardare oltre superando gli steccati dei sospetti e della paura”. Oggi “la direzione è cambiata” ha detto Francesco al Consiglio ecumenico, facendo riferimento ad una stagione precedente di maggior difficoltà nel dialogo. Il Papa ha insistito poi sui due ambiti di questa missione invocando un "nuovo slancio all'evangelizzazione" per vivere veramente una “primavera ecumenica” e un'attenzione ai poveri, agli ultimi, ma anche ai grandi temi sociali come la difesa del creato e altri ancora. “C’è da inquietarsi quando alcuni cristiani si mostrano indifferenti nei confronti di chi è disagiato”. Qui il testo del Papa.
11.15 È il momento in cui è iniziato l'incontro di preghiera al Consiglio Ecumenico delle Chiese alla presenza di Papa Francesco. Magnifica l'animazione di giovani di tutto il mondo che accompagnano questo momento liturgico. Nella preghiera e negli interventi si stanno alternando diversi referenti di Chiese cristiane. Francesco ha tenuto un'omelia. L'incontro è proseguito con la preghiera. Dopo l'appuntamento al CEC Francesco prosegue la sua visita recandosi in pulmino con altri delegati del CEC al Centro di studi ecumenici di Bossey per il pranzo. In pomeriggio Bergoglio dovrebbe incontrare in questo centro una delegazione di cristiani della Nord e Sud Corea presenti a Ginevra per i 70 anni del CEC. Alle 15,30 ci sarà un altro momento ecumenico e alle 17,30 la Santa Messa al Palexpo di Ginevra.
11.00 Francesco è arrivato pochi minuti nella sede del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC) per il previsto primo incontro ecumenico. Il CEC è composto da 349 Chiese cristiane è stato fondato 70 anni fa. La Chiesa cattolica partecipa al Consiglio come osservatrice ma è membro a pieno titolo della commissione "Fede e costituzione".
10.10 Il Papa è arrivato a Ginevra
[caption id="attachment_24879" align="alignleft" width="600"] L'arrivo a Ginevra[/caption]accolto dal presidente della Confederazione Alain Berset. In questo momento Francesco è all'aeroporto di Cointrin salutato da un picchietto d'onore. Ad accoglierlo anche il ticinese Ignazio Cassis responsabile della diplomazia svizzera e il presidente del Consiglio Nazionale, insieme a Pierre Modet presidente del Consiglio di Stato di Ginevra. Tra gli ecclesiastici presenti all'aeroporto il vescovo Charles Morerod (Losanna, Ginevra e Friborgo) e il cardinale elvetico Kurt Koch a capo del dicastero dell'Ecumenismo di Francesco. Gli altri presuli elvetici interverranno in occasione della Messa al Palexpo per la concelebrazione. Dopo la cerimonia degli inni nazionali, il Papa e il presidente Berset avranno un colloquio privato di 20 minuti. Tra le indiscrezioni si pensa che affronteranno il tema del rafforzamento della Guardia Svizzera Pontificia.
La dichiarazione del Papa in aereo
Durante il volo il Papa è passato a salutare i 61 giornalisti a bordo del volo Alitalia che lo ha portato a Ginevra. "Vi saluto tutti e vi ringrazio per il lavoro che farete in questo viaggio - ha detto Bergoglio, parlando al microfono ai giornalisti che viaggiano in coda dell’aereo -. Un viaggio che è verso l’unità, con desideri di unità", ha detto Francesco.La partenza da Roma
[caption id="attachment_24861" align="alignleft" width="600"] Il volo papale con lo stemma di Francesco[/caption]8.30 Francesco si è imbarcato nel volo papale Alitalia che lo porterà da Roma a Ginevra. Il volo in partenza alle 8,30 dall'aeroporto di Fiumicino arriverà a Ginevra alle 10.10. Sul volo papale viaggia anche il cardinale svizzero Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per l'Unità dei cristiani. A bordo c'è pure il consueto numero di giornalisti che accompagnano il Pontefice nei viaggi internazionali. Fracesco è il terzo Papa a recarsi a Ginevra per visitare il Consiglio Ecumenico delle Chiese; nel 1969 fu Paolo VI a compiere la visita, nel 1984 fu San Giovanni Paolo II (durante il suo viaggio pastorale in Svizzera), oggi, a 70anni dalla fondazione del CEC, sarà Francesco a visitare questo importante organismo di dialogo tra le Chiese cristiane del mondo, che ha la sua sede a Ginevra.
Settimana Santa, Pizzaballa da Gerusalemme: "Non abbiate paura!"
Il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, nel suo messaggio per la processione della Domenica delle Palme, si rivolge ai fedeli di Terra Santa, che non temono chi vuole dividere, escludere o impossessarsi “dell’anima” della Città Santa, poiché la loro vocazione è “costruire, unire, abbattere barriere, sperare contro ogni speranza”.
La voce dei cristiani in Terra Santa, sia locali che pellegrini, si è levata ieri da Gerusalemme per dire con forza che non c’è paura, perché in quanto “figli della luce e della risurrezione, della vita”, si vive nella speranza e nella convinzione che l’amore “vince su tutto”. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, per la processione della Domenica delle Palme, si rivolge con un messaggio ai fedeli “da Gaza fino a Nazareth; da Betlemme fino a Jenin”, e anche a quelli di Giordania e Cipro, che “pregano con noi e idealmente sono entrati con noi nella città Santa, Gerusalemme”, per dire che i cristiani che si trovano “negli stessi luoghi in cui sono accaduti i momenti della passione di Gesù”, saranno uniti a tutti coloro “che oggi vivono qui in mezzo a noi e nel mondo la loro passione”.
I cristiani non hanno paura
La passione di Gesù, prosegue il messaggio, “non è l’ultima parola di Dio sul mondo”, ma lo è la resurrezione, ciò che i cristiani di Terra Santa, che lo hanno incontrato, intendono riaffermare. L’unità tra i cristiani, il sostenersi e il perdonarsi a vicenda testimoniano che nessuno potrà mai separare i fedeli “dall’amore per Gesù”. Il messaggio è netto: i cristiani non hanno paura di coloro che “vogliono dividere”, di chi vuole “escludere” o di chi vuole “impossessarsi dell’anima” della Città Santa di Gerusalemme, “perché da sempre e per sempre Gerusalemme resterà casa di preghiera per tutti i popoli e nessuno la potrà possedere”. I cristiani, in quanto appartenenti alla Città Santa, non ne potranno quindi mai esserne divisi, come non potranno mai esserlo “dall’amore di Cristo”, poiché chi gli appartiene sarà sempre “tra coloro che costruiscono e non che abbattono, che sanno rispondere all’odio con l’amore e l’unità, e che al rifiuto oppongono accoglienza”
Rinnovare l'impegno di pace e unità
Gerusalemme, conclude Pizzaballa, “è il luogo della morte e risurrezione di Cristo, il luogo della riconciliazione, di un amore che salva e che supera i confini di dolore e di morte”, e questa è la vocazione dei cristiani: “Costruire, unire, abbattere barriere, sperare contro ogni speranza”. L’invito è a non perdersi d’animo, a non perdere la speranza, a non aver paura, ma ad alzare “lo sguardo con fiducia” rinnovando l’impegno “sincero e concreto di pace e di unità, con salda fiducia nella potenza dell’amore di Cristo”.
Fonte: Vaticannews
Polonia: al via le celebrazioni del centenario della nascita di Papa Wojtyla
La Chiesa polacca ha celebrato domenica l’annuale “Giornata del Papa” promossa dalla Fondazione “Opera del Nuovo millennio” per commemorare il pontificato del San Giovanni Paolo II. Quest’anno l’appuntamento ha aperto le celebrazioni del centenario della nascita di Papa Wojtyla.
“Alzatevi! Mettiamoci in cammino!”. Con questo motto, domenica 13
ottobre, nel 102.mo anniversario dell’ultima apparizione di Fatima, la
Chiesa polacca ha celebrato l’annuale Giornata del Papa dedicata a San
Giovanni Paolo II. L’appuntamento è organizzato da 19 anni dalla
Fondazione della Conferenza episcopale “Dzielo Nowego Tysiaclecia”
(Opera del Nuovo millennio) che finanzia gli studi di giovani polacchi
di talento di aree svantaggiate (campagne e periferie), seguendo
l’invito di Papa Wojtyła a "una nuova immaginazione della misericordia".Cardinale Nycz: fare conoscere ai giovani la santità di Giovanni Paolo II
Anche quest’anno numerosi gli eventi organizzati per l’occasione in tutto il Paese. Il principale si è svolto nella Chiesa della Divina Provvidenza a Varsavia, con una Messa presieduta dal cardinale Kazimierz Nycz. "Vogliamo fare conoscere ai giovani Giovanni Paolo II, la sua santità, la grandezza della preghiera, l'amore per la Chiesa e per la Beata Vergine Maria, così come il suo ministero", ha sottolineato nell’omelia l’arcivescovo della capitale.
Sacrificio Quaresimale e il progetto in Burkina Faso
"Sacrificio Quaresimale" propone per venerdì 15 marzo alle ore 20.15 presso la chiesa di San Giovanni a Bellinzona, una serata di approfondimento sul suo progetto in Burkina Faso. Interverranno don Lorenzo Bronz e Padre Paolo Santagostini, con la moderazione di Daria Lepori, responsabile di "Sacrificio Quaresimale" per la Svizzera italiana.
"Sacrificio Quaresimale" propone per venerdì 15 marzo alle ore 20.15 presso la chiesa di San Giovanni a Bellinzona, una serata di approfondimento sul suo progetto in Burkina Faso. Interverranno don Lorenzo Bronz e Padre Paolo Santagostini, con la moderazione di Daria Lepori, responsabile di "Sacrificio Quaresimale" per la Svizzera italiana.
I progetti delle organizzazioni partner locali di Sacrificio Quaresimale in Burkina Faso, in particolare, intervengono su due livelli: aumentare la produzione e migliorare la conservazione dei raccolti. Perché tradizionalmente il periodo più difficile per chi in Burkina Faso pratica l’agricoltura di sussistenza è quello che decorre da quando i granai sono quasi vuoti a quello in cui si può di nuovo riempirli.È definito soudure (saldatura, ricucitura) e la sua durata può variare da uno a tre mesi durante i quali si mangia dapprima solo una volta al giorno, poi a giorni alterni. Le conseguenze dei mutamenti climatici e un passato di sovra sfruttamento del suolo (coltivazione di arachidi e cotone per l’esportazione) contribuiscono ad aggravare il problema.Grazie però alla formazione, alla riscoperta di metodi tradizionali e all’introduzione di nuove tecniche, il suolo guadagna fertilità e produce di più. Le famiglie sono accompagnate nel costruire e gestire granai comunitari e imparano a trasformare alimenti base (miglio, ecc) in derrate meglio conservabili e che possono essere commercializzate, come il riso parboiled, il burro di karité e lo sciroppo di bissap (fiori di ibisco).
Non sempre l’oro luccica
La presenza di oro nel suolo del Burkina Faso è tutt’altro che una benedizione per la popolazione locale. Le grandi miniere industriali a cielo aperto delocalizzano gli abitanti e inquinano l’ambiente; quelle più piccole attirano nei loro cunicoli insicuri e malsani i giovani che preferiscono all’agricoltura tradizionale la remota possibilità di un colpo di fortuna e che ignorano rischi e conseguenze negative di questa attività.
Con i suoi progetti "Sacrificio Quaresimale" affronta concretamente questa problematica: dalla formazione per diversificare le fonti di reddito, alla consulenza nel processo di ottenimento del titolo fondiario, passando dalla sensibilizzazione dei giovani sui loro diritti anche attraverso la forma teatrale, l’approccio per aiutare quella parte della popolazione che non beneficia in alcun modo della presenza dell’oro nella sua terra è molto diversificato.
Leggi anche il blog scritto tempo fa sull'argomento da Daria Lepori.
RD Congo, strage in chiesa. Il Papa: il sangue di questi martiri diventi seme di pace
Telegramma al presidente dei vescovi del Paese, in cui il Pontefice esprime il cordoglio per l'attacco del 27 luglio che ha causato oltre quaranta vittime. "Questa tragedia - afferma il Papa - ci spinge ancora di più a lavorare per lo sviluppo umano integrale della popolazione martoriata di questa regione".
"Sgomento" e "profondo dolore" per l'attacco alla chiesa di Komanda, in Repubblica Democratica del Congo, avvenuto ieri notte, 27 luglio, ai danni di una chiesa cattolica nel vollaggio di Komanda, nella parte orientale del Paese. Sono i sentimenti che esprime Papa Leone XIV in un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, indirizzato a monsignor Fulgence Muteba Mugalu, arcivescovo metropolita di Lubumbashi e presidente della Conferenza Episcopale congolese.
Sgomento e profondo dolore
Il Pontefice condivide il suo cordoglio per "l'attacco perpetrato contro la parrocchia Bienheureuse-Anuarite di Komanda nella provincia di Ituri, che ha causato la morte di molti fedeli, riuniti per il culto". Si unisce quindi "al lutto delle famiglie e della comunità cristiana gravemente colpite, manifestando loro la sua vicinanza e assicurando le sue preghiere".
"Questa tragedia ci spinge ancora di più a lavorare per lo sviluppo umano integrale della popolazione martoriata di questa regione", afferma Leone XIV.
Il sangue dei martiri sia seme di pace
All'indomani dell'efferato episodio in una regione purtroppo non nuova a questo tipo di assalti terroristici, nelle parole del Papa l'auspicio di una stabilità e della pace, insieme alla preghiera che il sangue di questi martiri sia seme di pace, riconciliazione, fraternità e amore per tutto il popolo congolese". Il Pontefice invia infine la benedizione apostolica alla parrocchia Bienheureuse-Anuarite di Komanda, in particolare "alle famiglie in lutto, ai figli e alle figlie della Repubblica Democratica del Congo e all'intera nazione".
Vatican News
Ad Alqosh (Iraq) comunione per 100 bambini
Un grande segnale di ritorno alla normalità ad Alqosh, cittadina nel Kurdistan iracheno, 50 chilometri a nord della roccaforte del Daesh Mosul, a lungo minacciata anch'essa dai miliziani dello Stato islamico e diventata crocevia degli sfollati dalle cittadine limitrofe.
Un grande segnale di ritorno alla normalità ad Alqosh, cittadina nel Kurdistan iracheno, 50 chilometri a nord della roccaforte del Daesh Mosul, a lungo minacciata anch'essa dai miliziani dello Stato islamico e diventata crocevia degli sfollati dalle cittadine limitrofe.
Il giorno dell'Assunta ben 100 bambini hanno ricevuto la Prima Comunione dalle mani del patriarca Luois Raphael Sako. Alla celebrazione hanno partecipato tutti i sacerdoti della città, le suore e oltre 700 persone.
La notizia e le immagini arrivano da Asia News, che ha ricevuto le dichiarazioni di monsignor Basilio Yaldo, ausiliare di Baghdad e stretto collaboratore di Sako.Alqos è una cittadina storica del governatorato di Ninive, uno dei principali centri della tradizione cristiana assiro-caldea. A 3 chilometri dal centro, sulle montagne, sorge il secolare monastero di Rabban Ormisda, sede dei patriarchi nestoriani dal 1551 al 1804. Il monastero, troppo fragile ed esposto ad attacchi, è stato ora sostituito dal nuovo monastero di Nostra Signora delle Messi, poco fuori città.
La vita nella città è tornata quasi alla normalità, e la Prima Comunione di 100 bambini ne è uno dei segni più preziosi: la speranza è che l'intera piana di Ninive grazie alla controffensiva delle truppe regolari irachene, iniziata da pochi giorni, sia liberata al più presto dai jihadisti in modo che i profughi possano tornare ai loro villaggi. Più concreto il rischio che dall'area di Mosul possano cercare la fuga dai combattimenti 1,2 milioni di persone, come ha previsto l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: 400mila persone potrebbero fuggire verso sud, 250mila verso est e altre 100mila verso nord-ovest, in direzione della frontiera siriana.
Rivolgendosi ai bambini e alle bambine che hanno ricevuto la Prima Comunione, il patriarca Sako li ha esortati a non abbandonare la loro città di Alqosh, ma di rimanere e contribuire all'opera di ricostruzione.
(Avvenire)Stati Uniti. Il genoma umano non è più così «intoccabile»
Un rapporto delle Accademie Usa di scienza e medicina ha messo in guardia dai rischi della modificazione di cellule riproduttive, però ha concluso che «cautela non significa divieto».
Un rapporto delle Accademie Usa di scienza e medicina ha messo in guardia dai rischi della modificazione di cellule riproduttive, però ha concluso che «cautela non significa divieto».
Continua a leggere su Medicina e Persona
Chi è il mio prossimo al tempo della rete?
Perché scegliere di intraprendere una relazione virtuale? E perché è cosi faticoso rimanere fedeli all'amore per il nostro prossimo? Il commento molto attuale di Gaetano Masciullo.
Se da una parte la scienza e la tecnologia illudono spesso l’essere umano di aver raggiunto gli attributi divini dell’onniscienza e dell’onnipotenza, dall’altra l’avvento dell’era digitale lo illude di aver raggiunto l’onnipresenza.
Tra le varie conseguenze (tantissime positive, ma anche tante negative) che la digitalizzazione ha comportato per le nostre vite, ce ne sono alcune che riguardano la sfera affettiva. Si tratta evidentemente di conseguenze importanti, sulle quali possiamo riflettere in questi giorni difficili. Ormai da tanti anni, si sta diffondendo quello che potremmo chiamare “amore per l’esotico”, quell’amore cioè che si prova verso persone e cose che sono molto distanti da noi (spazialmente o temporalmente) a discapito di ciò che ci è vicino. Questo amore è spesso e volentieri sintomo di un disagio spirituale. Infatti, spesso tendiamo ad amare ciò che è distante perché non è direttamente conoscibile. Ciò che conosciamo attraverso i sensi - ciò che possiamo vedere e toccare con mano – è sempre spiazzante, è in un certo senso traumatico. Essere chiamati ad amare chi ci è vicino (chi è “prossimo” nel vero senso della parola) significa essere disposti alla pazienza, alla comprensione, ai sacrifici. Lo vediamo in questi giorni di lockdown con la compresenza, per lungo tempo, negli stessi ambienti. Abbiamo riscoperto gli aspetti positivi, ma anche quelli più negativi, dello stare insieme, e forse sono proprio questi ultimi che rappresentano la sfida più grande.
Amare qualcuno o qualcosa che è virtuale potrebbe persino risultare molto più comodo, perché l’oggetto amato rischia di essere in alcune circostanze (specialmente se abbiamo con esso solo una relazione digitale) una proiezione della nostra fantasia o dei nostri desideri: amiamo noi stessi, ma ci illudiamo, ci convinciamo di amare qualcosa di differente da noi stessi e, questo ci fa credere buoni alla nostra coscienza. Questo fenomeno è purtroppo molto diffuso tra i più giovani. Questo ovviamente non significa che dobbiamo dimenticare gli aspetti più positivi della realtà digitale: per esempio, la solidarietà ha assunto una dimensione globale anche grazie ad essa. Non bisogna però mai dimenticare che è nei rapporti con chi ci è più prossimo che mettiamo davvero alla prova la nostra capacità di amare.
Oltre all’esotismo spaziale, esiste anche un esotismo temporale, tipico di coloro che nostalgicamente si richiudono in tempi passati e al contempo mitizzati, per ovviare alle difficoltà del presente, ritenute così insormontabili: questo amore è più diffuso di quanto si creda e ci giustifica, ci de-responsabilizza dinanzi alle difficoltà del presente. Contro queste minacce, già sant’Agostino commentava:
«Tutti gli uomini devono essere amati con uguale amore, ma poiché non potresti giovare a tutti, devi provvedere soprattutto a quelli che ti sono più strettamente congiunti - quasi per una specie di sorte - secondo i luoghi, i tempi o qualsiasi altra circostanza»(Dottrina cristiana I, 28, 29).
Fermiamoci un attimo, allora, e rivolgiamoci la stessa domanda che un dottore rivolse a Gesù: “Chi è il mio prossimo?” (Lc 10, 29).
Gaetano Masciullo
La Bibbia e l'azione quotidiana della Chiesa: un indispensabile connubio?
Tra la Svizzera e l'Italia, nel mese di giugno, una serie di istituzioni insieme all'Associazione Biblica della Svizzera Italiana e al Coordinamento della Formazione Biblica nella Diocesi di Lugano proporranno una serie di iniziative intitolate globalmente BIBBIA E PASTORALE. PER UN’EVANGELIZZAZIONE DELLA VITA DI TUTTI.
Se ci chiedessimo oggi quanto la Bibbia sia il punto di riferimento imprescindibile della vita ordinaria della Chiesa, a cominciare da quella cattolica, diremmo che la situazione è molto migliore di qualche decennio fa, ma deve ancora molto, molto migliorare. Perché? Semplice: pensare che nell'educazione alla fede e nella prassi normale della pastorale ecclesiale leggere la Bibbia e confrontarne i valori etici ed estetici emergenti sia consueto, non è vero. Troppe volte si preferiscono pratiche devozionali, incontri di taglio moralistico che non aiutano a far crescere le coscienze in tutta libertà. I segni positivi sono, però, significativi e se si prendesse sul serio quanto papa Francesco propone sia nell'esortazione apostolica "Evangelii gaudium" sia nell'ultima "Gaudete et exsultate" non si potrebbe che promuovere un rapporto con i testi biblici adulto e maturante, che diventa possibile sia attraverso le celebrazioni eucaristiche, sia nel corso della catechesi e di tante iniziative caritative e sociali, partendo sempre dal presupposto che la verità cristiana essenziale è l'amore del Dio di Gesù Cristo per ogni essere umano e che cercare di vivere ad immagine e somiglianza di questo amore è l'obiettivo del tutto prioritario per chiunque dica di essere cristiano o perlomeno cerchi di diventarlo. Tra la Svizzera e l'Italia, nel mese di giugno, una serie di istituzioni insieme all'Associazione Biblica della Svizzera Italiana e al Coordinamento della Formazione Biblica nella Diocesi di Lugano - la nota rivista genovese "Il Gallo", la parrocchia barese di San Giovanni Battista, la libreria luganese "Agapao" e la costola italiana del movimento ecclesiale "Noi siamo Chiesa" - proporranno una serie di iniziative intitolate globalmente BIBBIA E PASTORALE. PER UN’EVANGELIZZAZIONE DELLA VITA DI TUTTI. Si intende così dare un contributo per riflettere sul senso di questo circolo virtuoso tra Bibbia e azione pastorale, mai sufficientemente approfondito. Si tratterà di incontri tematicamente vari - quello luganese sulla figura di un grande testimone di tale rapporto formativo, ossia Tonino Bello (5 giugno 2018, ore 17.45, Centro Pastorale San Giuseppe; quelli milanese (5 giugno 2018, ore 21, parrocchia dell'Incoronata) e barese (21 giugno, ore 20, parrocchia di San Giovanni Battista) sull'evangelizzazione nel rapporto tra testi evangelici e azione formativa nelle parrocchie - che intendono dare il senso dell'universalità di taluni valori e attenzioni e della necessità di essere creativi e propositivi verso tante persone eterogenee per formazione, età e scelta di vita. Appare sterile lamentarsi della crescente disaffezione di giovani e adulti a molte iniziative ecclesiali, a cominciare dalle celebrazioni eucaristiche, se non si prova a rifletterei, a partire da esperienze concrete, che guardino avanti con coraggio, libertà e fiducia, al di fuori di settarismi e steccati di qualsiasi genere. Unire sensibilità diverse nel comune valore del servizio all'essere umano contemporaneo: anche in questi incontri proveremo a individuare piste praticabili in questa direzione radicalmente umanizzante, nel rapporto tra il cielo e la terra, tra l'interiorità individuale e i rapporti sociali... di Ernesto Borghi
Il Papa: la frenesia dei regali toglie spazio allo stupore, la sobrietà porta alla vera gioia
La catechesi di questo mercoledì prima di Natale è incentrata sull'atteggiamento autenticamente cristiano da assumere davanti al presepe. Francesco mette in guardia dalla tentazione di anteporre le cose alle persone, alle relazioni.
È dedicata a una riflessione sul valore del presepe la catechesi del Papa nell'ultima udienza generale prima di Natale. Rifacendosi all'origine del presepio vivente di Greccio, di 800 anni fa, il Pontefice invita a cogliere nell'allestimento della Natività il momento propizio per riscoprire silenzio e preghiera, vera cura dell'anima, ma soprattutto lo stupore.
Davanti alla nascita di Gesù ci vuole stupore
Come il biografo di San Francesco d'Assisi, Tommaso da Celano, scriveva che nel presepe realizzato dal poverello è "una nuova Betlemme" dove risplende la semplicità evangelica, così i cristiani dovrebbero vivere il tempo del Natale di fronte alla manifestazione 'artistica' della nascita di Gesù. "Francesco non vuole realizzare una bella opera d’arte, ma suscitare, attraverso il presepe, stupore per l’estrema umiltà del Signore, per i disagi che ha patito, per amore nostro, nella povera grotta di Betlemme", afferma il Papa. Ed è proprio sullo stupore che si sofferma il Papa, aggiungendo a braccio alcune sottolineature:
Se noi cristiani guardiamo il presepe come una cosa bella, come una cosa storica, anche religiosa, e preghiamo, questo non è sufficiente. Davanti al mistero dell’incarnazione del Verbo, davanti alla nascita di Gesù, ci vuole questo atteggiamento religioso dello stupore. Se io davanti ai misteri non arrivo a questo stupore, la mia fede è semplicemente superficiale; una “fede da informatica”. Non dimenticate questo.
La gioia della sobrietà
Tra le tentazione più insidiose, afferma il Papa, c'è quella di mettere le cose prima delle persone. Invece Gesù faceva esattamente il contrario, "le persone prima delle cose", lo ripete due volte. "Il presepe - insiste - nasce per riportarci a ciò che conta: a Dio che viene ad abitare in mezzo a noi". Poi apre, sempre scostandosi dal testo preparato, un approfondimento sull'importanza della gioia che nasce dalla sobrietà, quella gioia che è "differente dal divertimento", che è vera gioia, non superficiale.
[...] Divertirsi non è una cosa cattiva se si fa sulle strade buone, no? Non è una cosa cattiva, è una cosa umana. Ma la gioia è più profonda ancora. Più umana. E alle volte c’è la tentazione di divertirsi senza gioia; divertirsi facendo rumore, ma la gioia non c’è. È un po’ la figura del pagliaccio, che ride, ride, fa ridere, ma il cuore è triste. La gioia è la radice di un buon divertimento per Natale.
Il consumismo corrode il significato del Natale
Poi va al cuore del consumismo del Natale che ne "corrode il significato", mentre invece, precisa, il presepe nasce proprio come "scuola di sobrietà". Questo valore profondo rischia di essere smarrito, oggi. E ancora a braccio, rimarca:
Il consumismo del Natale. È vero, che si vuole fare dei regali, questo va bene, è un modo, ma quella frenesia di andare a fare le spese – dai, dai, dai – questo attira l’attenzione da un’altra parte e non c’è quella sobrietà del Natale. Guardiamo il presepio – lo vedremo, no? -; quello stupore davanti al presepio. Non c’è spazio interiore per lo stupore, soltanto per organizzare le feste, per fare le feste. Va bene, ma con quale spirito io lo faccio.
La tenerezza di Dio non lascia soli, ma con-sola
Papa Francesco spiega che si tratta della "gioia che trabocca dal cuore quando si tocca con mano la vicinanza di Gesù, la tenerezza di Dio, che non lascia soli, ma con-sola". Come più volte ha usato fare, ricorda i tre atteggiamenti di Dio: vicinanza, tenerezza e compassione. E invita a guardare il presepio e a pregare davanti ad esso con questo stile che "ci aiuta nella vita di ogni giorno". Offre, infine, una similitudine:
Il presepe è come un Vangelo vivo, un Vangelo domestico. È come il pozzo nella Bibbia, è il luogo dell’incontro, dove portare a Gesù, come hanno fatto i pastori di Betlemme e la gente di Greccio, le attese e le preoccupazioni della vita. Portare a Gesù le attese e le preoccupazioni della vita.
Vatican News