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    Storia delle Parrocchie Ticinesi 13

    Benvenuti in questo dossier dedicato a Storia delle Parrocchie Ticinesi 13.

    Qui troverete una selezione curata di articoli, eventi e contenuti multimediali che esplorano questo tema da diverse prospettive.

    Contenuti del dossier

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    Contenuti del dossier

    1
    Foto di archivio

    Il Papa: annunciare il Vangelo è un fatto di fede non di persuasione

    All’udienza generale Francesco parla del ruolo dello Spirito Santo nella predicazione della Chiesa ed esorta i credenti a trasmettere, insieme con le idee e la dottrina, la testimonianza della propria vita.

    Annunciare il Vangelo significa dare la “buona notizia su Gesù, far conoscere il mistero pasquale della sua morte e risurrezione. È questa l’attività evangelizzatrice della Chiesa, ma “il Vangelo dev’essere predicato ‘mediante lo Spirito Santo’”, affidandosi alla sua potenza. È quanto spiega Papa Francesco nella prima udienza generale di dicembre, la prima, anche, con una sintesi e i saluti in lingua cinese. È una piazza San Pietro rischiarata da un tiepido sole quella che accoglie il Pontefice, e dove si respira ormai il clima dell'Avvento, con l'albero e il presepe in allestimento e alcuni zampognari che eseguono tradizionali melodie natalizie. Come di consueto, il Papa attraversa sulla sua jeep l’emisfero del Bernini gremito di fedeli e si sofferma a benedire bambini e pellegrini, poi, giunto sul grande sagrato della basilica vaticana prende la parola. Sviluppa la sua catechesi sul ruolo dello Spirito Santo nella predicazione della Chiesa e invita a non predicare sé stessi ma Gesù Cristo, mentre ai predicatori raccomanda discorsi brevi.

    Tante volte ci sono queste predicazioni lunghe, 20 minuti, 30 minuti… Ma, per favore, i predicatori devono predicare una idea, un affetto e un invito a fare. Più di 8 minuti la predica svanisce, non si capisce.

    In pratica “la predica deve essere un’idea, un affetto e una proposta di fare. E non andare oltre 10 minuti”, spiega Francesco.

    L’annuncio del Vangelo

    Il Papa specifica che sono due gli elementi che caratterizzano la predicazione: il Vangelo, che è il suo contenuto, e lo Spirito Santo, che è il mezzo. A proposito del contenuto bisogna ricordare che la predicazione di Gesù e quella degli Apostoli include “anche tutti i doveri morali che scaturiscono dal Vangelo, a partire dai dieci comandamenti fino al comandamento ‘nuovo’ dell’amore”, ma è l’operato di Cristo il cuore dell’annuncio, sottolinea il Pontefice.

    Se non si vuole ricadere nell’errore denunciato dall’apostolo Paolo di mettere la legge prima della grazia e le opere prima della fede, se non vogliamo cadere in questo, è necessario ripartire sempre di nuovo dall’annuncio di ciò che Cristo ha fatto per noi.

    “Il centro dell’attività evangelizzatrice e di ogni intento del rinnovamento ecclesiale” deve essere il kerygma, “il primo annuncio”, insiste Francesco, quello dal quale “dipende ogni applicazione morale”, che è anche “quello che si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi” e sempre annunciare.

    Predicare con l’unzione dello Spirito

    E poi “come Gesù, consacrato con l’unzione dello Spirito, è stato mandato dallo Spirito stesso “a portare ai poveri il lieto annuncio”, così deve essere per la Chiesa. Si deve predicare il Vangelo mediante lo Spirito Santo.

    Predicare con l’unzione dello Spirito Santo significa trasmettere, insieme con le idee e la dottrina, la vita e la convinzione della nostra fede. Significa fare affidamento non su ‘discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza’, come scrisse San Paolo.

    Pregare e non predicare sé stessi

    Ma come mettere in pratica tutto questo? In che modo affidarsi allo Spirito Santo? Anzitutto pregando e poi non predicando sé stessi è la risposta del Pontefice.

    Lo Spirito Santo viene su chi prega, perché il Padre celeste – è scritto – “dà lo Spirito Santo a chi glielo chiede”, soprattutto se lo domanda per annunciare il Vangelo del suo Figlio! Guai a predicare senza pregare! Si diventa quelli che l’Apostolo definisce “bronzi che rimbombano e cimbali che tintinnano”. Dunque, la prima cosa che dipende da noi è pregare, perché venga lo Spirito Santo. La seconda cosa è non volere predicare noi stessi, ma predicare Gesù Signore.

    In particolare, non volere predicare sé stessi significa “non dare sempre la precedenza a iniziative pastorali promosse da noi e legate al proprio nome - conclude Francesco -, ma collaborare volentieri”, quando ci viene richiesto, a quelle comunitarie o affidateci.

    Vatican News

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    Anna Imbria, Maria Teresa Candian, Silvia Ambarus della Compagnia S. Teresina del Bambin Gesù di Lugano

    Lugano: la Compagnia di S. Teresa compie 100 anni di fede e servizio nel cuore della città

    Fondato a Lugano il 21 gennaio 1926 da Maria Motta su impulso di mons. Bacciarini, l'istituto secolare celebra il secolo. Storicamente legata all'Azione Cattolica, l'opera continua oggi la sua missione attraverso l’accoglienza agli studenti. Il 17 marzo la celebrazione con mons. Alain De Raemy.

    Il 21 gennaio 1926, seguendo l’auspicio dell’allora vescovo di Lugano, mons. Aurelio Bacciarini, Maria Motta fondava l’associazione corporativa di S. Teresa del Bambino Gesù, per la promozione di «opere di assistenza d’ordine religioso, morale, sociale e culturale nel ceto femminile».

    Sono trascorsi 100 anni e la compagnia di S. Teresa rimane una bella realtà in centro a Lugano che nei decenni passati ha accolto decine di giovani e che oggi gestisce una trentina di camere per studenti. Come ritroviamo nelle fonti storiche di allora, per Bacciarini la Compagnia di S. Teresa era l’opera più cara, insieme all’Azione Cattolica (AC) alla quale per altro era indissolubilmente legata, preceduta per importanza solo dal seminario diocesano.

    Nonostante il calo di vocazioni poi verificatosi negli anni, è bene ricordare come, sin dall’inizio, mons. Bacciarini non mancò di incoraggiare le giovani che si interessavano a questa forma di vita consacrata. Le «Teresine», così venivano familiarmente chiamate le sorelle della Compagnia, poterono così iniziare la loro vita in comune a Lugano, assieme al servizio prestato all’AC, alle parrocchie, alle opere diocesane e soprattutto alla stampa.

    Il centenario verrà ricordato ufficialmente il 17 marzo prossimo in Via Nassa 64, con la celebrazione presieduta dall’Amministratore apostolico mons. Alain De Raemy. Seguiranno ulteriori informazioni.

    3
    Trenta giovani dal Ticino a Taizé

    Trenta giovani dal Ticino a Taizé

    Tre importanti anniversari segnano quest’anno la vita della comunità di Taizé: i dieci anni dalla morte di frère Roger, i cento anni dalla sua nascita e i 75 anni dalla fondazione della comunità!

    Tre importanti anniversari segnano quest’anno la vita della comunità di Taizé: i dieci anni dalla morte di frère Roger, i cento anni dalla sua nascita e i 75 anni dalla fondazione della comunità! Un gruppo di giovani ticinesi, dal 9 al 12 aprile hanno preso parte con la pastorale giovanile ad un pellegrinaggio ecumenico a Taizè. Di ritorno, l’assistente don Rolando Leo racconta: “Eravamo una trentina. Ci siamo recati qualche giorno dopo Pasqua con un pullman, come nostra abitudine. Intenso è stato l’incontro con il vice priore, frère Francis (infatti frère Alois, il priore, si trovata a Mosca per celebrare la Pasqua ortodossa con 100 giovani ucraini ad altri confratelli), monaco preposto all’accoglienza degli svizzeri durante l’anno ma che riserva sempre uno spazio speciale per noi ticinesi”. Taizè è una proposta che offre ai ragazzi un modo diverso di vivere le vacanze.

    . Spiega don Rolando :”Si tratta di lasciar spazio a questi ragazzi, metterli in condizione di risvegliare la loro interiorità e spiritualità, poterli ascoltare con le loro visioni, è una poesia; di più, è una grazia! Quest’anno i giovani della comunità brasiliana di Palavra Viva, presente a Lugano per la pastorale e per gli studi in teologia, hanno arricchito il pellegrinaggio. La loro testimonianza vocazionale ha fatto bene ai nostri ragazz”i.

    «Vivere con semplicità. Non è troppo bello per essere vero. - Ha scritto un ragazzo al termine dell’esperienza - La dimensione del possibile è sia un limite che un’occasione e separa ciò che è l’uomo adesso da ciò che potrebbe essere. Attraversare il cartello di Taizé è come una dogana ma è difficile portarlo nella nostra società». Conclude don Rolando: “Per la mia vocazione questa esperienza è fondamentale perché attraverso di essa riesco a rinnovare i miei desideri. Sarebbe bello poter portare questo paradiso terrestre al di fuori di Taizé”.

     

    Per ricordare il 100esimo anniversario dalla nascita di frère Roger, sono in programma due appuntamenti in Ticino che si svolgeranno nella Basilica del Sacro Cuore a Lugano: sabato 9 maggio alle 20.30, preghiera di Taizé; martedì 12 maggio alle 12.30, Messa con gli studenti universitari (seguirà pranzo offerto).

     

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    Da Israele una richiesta di chiarimenti al Papa su alcune sue parole

    Da Israele una richiesta di chiarimenti al Papa su alcune sue parole

    La questione sarebbe sorta attorno ad alcune affermazioni del Pontefice all'udienza generale. Una missiva sarebbe stata recapitata al cardinale Koch che si occupa del dialogo con l'ebraismo

    Israele manda al Vaticano una richiesta di chiarimenti da inoltrare al Papa per alcune sue affermazioni sulla Torah che non sono piaciute in ambito ebraico. "Le autorità ebraiche hanno inteso alcune meditazioni del Pontefice nell'udienza generale dell'11 agosto come un invito al superamento della stessa Legge ebraica, giudicandola obsoleta. Da questa interpretazione è nata la decisione di scrivere a Francesco. La lettera è arrivata al cardinale svizzero Kurt Koch, presidente oltre che del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani anche della Commissione per i Rapporti religiosi con l'Ebraismo", rivela il quotidiano italiano La Stampa.

    5
    Accordo Provvisorio tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese

    Accordo Provvisorio tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese

    Dopo un graduale e reciproco avvicinamento, è stato firmato oggi a Pechino l’Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi con l’auspicio che contribuisca positivamente alla vita della Chiesa in Cina, al bene dei cinesi e alla pace nel mondo.

    Nel quadro dei contatti tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese, che sono in corso da tempo per trattare questioni ecclesiali di comune interesse e per promuovere ulteriori rapporti di intesa, oggi, 22 settembre 2018, si è svolta a Pechino una riunione tra Mons. Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e S.E. il Sig. Wang Chao, Viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese, rispettivamente Capi delle Delegazioni vaticana e cinese.

    Nel contesto di tale incontro, i due Rappresentanti hanno firmato un Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi.

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    no_image

    Caritas Svizzera propone pagamenti diretti di 1000 franchi

    Le misure di sostegno messe in atto dal Consiglio federale per far fronte all’emergenza coronavirus presentano gravi lacune poiché non tengono in debita considerazione le persone con i redditi più bassi e quelle che vivono in condizioni di povertà in Svizzera.

    Le misure di sostegno messe in atto dal Consiglio federale per far fronte all’emergenza coronavirus presentano gravi lacune poiché non tengono in debita considerazione le persone con i redditi più bassi e quelle che vivono in condizioni di povertà in Svizzera. In occasione della sessione straordinaria, Caritas Svizzera invita il Consiglio federale e il Parlamento a tenere conto della difficile situazione di questa categoria e a definire un programma di aiuti per i soggetti indigenti. Il punto cardine di tale programma deve essere costituito da pagamenti diretti una tantum destinati alle persone a basso reddito e ai gruppi emarginati.

    «Chi vuole riconoscere gli effetti più gravi della crisi da coronavirus, deve guardare prima di tutto alle persone bisognose e al ceto medio-basso» scrive Caritas Svizzera nel suo appello al Parlamento e al Consiglio federale pubblicato oggi mercoledì 29 aprile. Secondo Caritas, le persone indigenti e coloro che vivono appena al di sopra della soglia di povertà non dispongono delle risorse finanziarie né delle capacità di resilienza per far fronte alla crisi. L’emergenza ha peggiorato drasticamente le loro condizioni di vita e ne ha aumentato l’emarginazione. «La gente che prima riusciva a malapena a sostenersi da sola, ora rischia di cadere nella povertà».

    Il pacchetto di misure del Consiglio federale presenta una grave lacuna proprio per questo gruppo, con conseguenze drammatiche per le persone colpite dalla crisi: ancora una volta, coloro che nel nostro Paese hanno poco denaro e sono costretti a contare ogni centesimo vengono lasciati a mani vuote. Caritas Svizzera invita il Consiglio federale e il Parlamento a elaborare un programma di sostegno per le persone e le economie domestiche a basso reddito. Un milione di persone in Svizzera sono vittime della povertà o esposte a tale rischio. Caritas propone un pagamento diretto una tantum di 1000 franchi da destinare alle famiglie e alle persone singole con un reddito inferiore al livello che dà diritto alle prestazioni complementari. Il costo di queste misure ammonta a un miliardo di franchi. «Rispetto al pacchetto di oltre 60 miliardi di franchi già emanato, si tratta di un modesto investimento nella stabilità sociale della Svizzera» scrive Caritas nel suo appello. Ogni franco a sostegno delle persone in difficoltà rappresenta allo stesso tempo un introito per i lavoratori indipendenti e per l’economia. Tra le altre misure del programma di contributi richiesto da Caritas vi sono posti di asilo nido gratuiti, un aumento del 50 per cento della riduzione dei premi della cassa malati da parte della Confederazione e dei Cantoni e indennità per il lavoro ridotto che non prevedono alcuna riduzione della retribuzione per i redditi bassi, bensì il mantenimento del 100 per cento del salario.

    L’appello di Caritas Svizzera è disponibile in versione integrale al sito  www.caritas.ch/covid19-appello

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    Cosa propone Strada Regina per Natale?

    Cosa propone Strada Regina per Natale?

    Siamo andati alla ricerca di qualche idea, che ci aiuti a stare insieme in modo nuovo. A Natale e non solo! Sabato su RSI LA1 alle 18.35.

    Per Natale le nostre piazze diventano dei salotti, dove le persone amano incontrarsi e passare un po’ di tempo insieme.

    Ma che cosa diventano le nostre case? Come stare insieme?

    Perché lo stare insieme è un arte, un’arte di vivere, che spesso proprio dalle feste, dal Natale, è messa alla prova. Noi siamo andati alla ricerca di qualche idea, che ci aiuti a stare insieme in modo nuovo. A Natale e non solo!

    8
    Francesco: troppi pregiudizi sulla disabilità

    Francesco: troppi pregiudizi sulla disabilità

    Nel Messaggio per la Giornata internazionale delle persone con disabilità (che si celebra il 3 dicembre), il Papa riconosce che la discriminazione è presente nella società e che la pandemia ha evidenziato tante vulnerabilità.

    "La Chiesa vi ama e ha bisogno di voi": è il cuore del Messaggio di Papa Francesco, diffuso oggi, in vista della Giornata per le persone con disabilità, indetta dall'Onu nel 1992 e che si celebra il 3 dicembre. Proprio sull'amicizia con Gesù si concentra il testo: da lì si parte e lì si torna. Perché è il legame fondante di un'appartenenza che non delude, nonostante le fragilità che ognuno vive, anche la stessa Chiesa.

    Gesù per amico è la più grande delle consolazioni

    Il titolo del Messaggio riprende il versetto n. 15 del Vangelo di Giovanni, il riferimento è all'Ultima Cena e alla sottolineatura nella Christu vivit: Gesù non ci abbandona mai. "È un privilegio che abbiamo avuto in sorte e che diventa la nostra chiamata". 

    Avere Gesù per amico è la più grande delle consolazioni e può fare di ognuno di noi un discepolo grato, gioioso e capace di testimoniare come la propria fragilità non sia un ostacolo per vivere e comunicare il Vangelo. L’amicizia fiduciosa e personale con Gesù può essere, infatti, la chiave spirituale per accettare il limite che tutti sperimentiamo e vivere in maniera riconciliata la propria condizione.

    La Chiesa è la vostra casa

    E' il Battesimo a renderci "a pieno di titolo della comunità ecclesiale e dona a ciascuno, senza esclusioni né discriminazioni, la possibilità di esclamare: "Io sono Chiesa!". Quella Chiesa che "non è una comunità di perfetti, ma di discepoli in cammino, che seguono il Signore, bisognosi del suo perdono", scrive il Papa. Da questo riconoscimento, l'invito, in cui si rimanda alla Lettera Ai fedeli di Roma.

    Ognuno di voi è chiamato a portare il proprio contributo al percorso sinodale. Sono convinto che, se esso sarà davvero «un processo ecclesiale partecipato e inclusivo» la comunità ecclesiale ne uscirà realmente arricchita.

    Ancora troppi stigmi nei confronti dei disabili

    Francesco mette a fuoco la permanenza di discriminazioni verso le persone con disabilità che si sentono "trattati come corpi estranei alla società". Citando la Fratelli tutti, ricorda il rischio di considerarli separati dal resto del corpo sociale.

    La discriminazione è ancora troppo presente a vari livelli della vita sociale; essa si nutre di pregiudizi, di ignoranza e di una cultura che fatica a comprendere il valore inestimabile di ogni persona. In particolare, considerare ancora la disabilità – che è il risultato dell’interazione tra le barriere sociali e i limiti di ciascuno – come se fosse una malattia, contribuisce a mantenere separate le vostre esistenze e ad alimentare lo stigma nei vostri confronti.

    Inoltre, il Papa non manca di far riferimento alla "mancanza di attenzione spirituale" che talvolta pure "si è manifestata nel diniego di accedere ai Sacramenti". Il rimando qui è al Direttorio per la Catechesi laddove emerge in modo chiaro che non ci può essere nessuna forma di rifiuto.

    L'affetto per chi soffre a causa del Covid-19

    Nel Messaggio il Papa si sofferma sui disagi che ciascuno ha dovuto affrontare durante la pandemia e che hanno creato particolari scompensi al mondo della disabilità, già provato: le permanenze prolungate in casa, la didattica a distanza, i servizi non garantiti. Il pensiero va a chi opera nelle case di cura.

    Soprattutto, penso a quanti di voi vivono all’interno di strutture residenziali e alla sofferenza che ha comportato la separazione forzata dai vostri cari. In questi luoghi il virus è stato molto violento e, nonostante la dedizione del personale, ha mietuto troppe vittime. Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sono vicini in maniera particolare, con affetto e tenerezza!

    La condizione di disabilità non sia "ostacolo all’accesso alle migliori cure disponibili", scandisce il Pontefice, mentre esprime apprezzamento per l'iniziativa di alcune Conferenze episcopali (cita quella di Inghilterra e Galles, e degli Usa) per chiedere il rispetto del diritto di tutti ad essere curati senza discriminazioni.

    Nessuno così fragile da non poter pregare 

    Francesco ricorda che tutti sono chiamati alla santità e che l'incontro con Gesù - come raccontato in tanti episodi biblici - trasforma profondamente la vita delle persone per intraprendere un percorso di testimonianza. Affida poi, in maniera speciale, la missione che nasce dalla preghiera, ricorrendo all'esempio di una maestra in contemplazione:

    Santa Teresa d’Avila ha scritto che «in tempi difficili sono necessari forti amici di Dio a sostegno dei deboli». Il tempo della pandemia ci ha mostrato in maniera chiara che la condizione di vulnerabilità ci accomuna tutti: «Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme». Il primo modo di farlo è proprio pregare. Possiamo farlo tutti; e anche se, come Mosè, avremo bisogno di un sostegno (cfr Es 17,10), siamo sicuri che il Signore ascolterà la nostra invocazione.

    Vatican News

    9
    Una delle scorse edizioni del Meeting di Rimini

    Meeting di Rimini: al via venerdì con 106 incontri e 271 relatori. Dirette su Youtube

    Sono 106 gli incontri proposti dalla 37^ edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli (“Tu sei un bene per me”, 19 – 25 agosto, Rimini Fiera), 18 le esposizioni, 14 gli spettacoli, 22 le manifestazioni sportive. Sono 271 i relatori che interverranno agli incontri.

    Sono 106 gli incontri proposti dalla 37^ edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli (“Tu sei un bene per me”, 19 – 25 agosto, Rimini Fiera), 18 le esposizioni, 14 gli spettacoli, 22 le manifestazioni sportive. Sono 271 i relatori che interverranno agli incontri. Questi alcuni numeri della kermesse che si svolgerà, come di consueto, negli ampi spazi di Rimini Fiera: 130mila metri quadrati. Fuori dal grande contenitore fieristico verranno proposti due spettacoli al Teatro Novelli di Rimini e alcune manifestazioni sportive. “Inaugureremo, nel padiglione A3, un’area interamente dedicata ai temi del lavoro e della formazione – spiega il direttore Sandro Ricci -: ci rivolgiamo in modo particolare ai giovani, ma non solo a loro”. Oltre alle collaborazioni con istituzioni culturali e universitarie, cinque aziende di rilievo nazionale faranno selezione del personale per più di 20 profili. Presenti iniziative dei ministeri del Welfare e dell’Istruzione, fondazioni di aiuto al lavoro, servizi di orientamento delle università, agenzie di lavoro interinale. Costo preventivato del Meeting 2016: 5 milioni 700mila euro. Sono 3 i main partners (Enel, Intesa Sanpaolo, Wind), 8 gli official partners. Un’intera area del Meeting (4.500 mq compreso il “Family’s Fast Food”) è dedicata ai bambini: ogni giorno, nel padiglione C3, giochi, canti e balli, animazione, laboratori, incontri e spettacoli. Per la prima volta sarà possibile seguire tutti gli incontri in diretta streaming sul canale Youtube. #meeting2016 sarà l’hashtag ufficiale XXXVII edizione, che farà da punto di riferimento per tutti gli aggiornamenti, curiosità, notizie, anticipazioni, contenuti multimediali, interviste in tempo reale, da seguire su Facebook, Twitter, Instangram, Youtube, Flickr e Linkedln.

    10
    Mons. Alain de Raemy

    L'agenda di mons. Alain de Raemy

    La Curia trasmette l’agenda settimanale con gli impegni pubblici di mons. Alain de Raemy per questa settimana. In particolare ricordiamo l'appuntamento del 5 novembre in occasione della solennità di S. Carlo Borromeo.

    La Curia trasmette l’agenda settimanale con gli impegni pubblici di mons. Alain de Raemy per questa settimana:

    Martedì 1° novembre, ore 15.00

    • L’Amministratore apostolico presiede la Santa Messa nella Solennità di Ognissanti nella chiesa di Cristo Risorto in Lugano. Al termine della Celebrazione ci sarà la processione nel vicino cimitero cittadino per la Benedizione dei defunti.

    Mercoledì 2 novembre, ore 11.00

    • L’Amministratore apostolico riceve in visita di cortesia Suor Roberta Asnaghi, Presidente dell’Associazione delle Religiose, e don Pio Camillotto, Delegato per le Religiose.

    Venerdì 4 novembre, ore 16.00

    • L’Amministratore apostolico riceve in visita di cortesia il Direttore di Caritas Ticino Sig. Marco Fantoni.

    Sabato 5 novembre

    Ore 11.00

    • L’Amministratore apostolico riceve in visita di cortesia il Collegio dei consultori (Canonici) della Diocesi di Lugano.

    Ore 17.00

    • L’Amministratore apostolico presiede la Santa Messa per l’inizio ufficiale del Ministero pastorale in Diocesi nella Cattedrale di San Lorenzo in Lugano (v.  locandina allegata).

    Domenica 6 novembre, ore 10.00

    • L’Amministratore apostolico presiede la Santa Messa con il rito di dedicazione del nuovo altare nella Basilica del Sacro Cuore in Lugano. Nella medesima celebrazione si festeggia anche il 95.mo anniversario di dedicazione della Chiesa.

    11
    Le donne dell'UFCT al taglio della torta durante la festa di domenica 29

    Alla “Montanina” di Camperio la festa per i 100 anni dell’UFCT

    Domenica 29 agosto, la storica casa dell’Unione Femminile cattolica ticinese (UFCT) ”La Montanina” a Camperio, si è riempita di donne che hanno celebrato il centenario della associazione ticinese.

    Voleva essere una giornata di festa e così è stata. Domenica 29 agosto, la storica casa dell’Unione Femminile cattolica ticinese (UFCT) ”La Montanina” a Camperio, si è riempita, sin dal mattino, di donne: di “Donne che hanno fatto l’Unione”, come recita il titolo del libro che Luigi Maffezzoli ha dedicata alla rievocazione dei primi 100 anni di esistenza di questa associazione nata a Lugano nell’ottobre del 1921 sulla spinta di un pugno di giovani che cercavano una propria dimensione per vivere e praticare la propria fede.

    Di quelle pioniere, certamente non c’è più nessuno, ma tutte le presenti avevano in un modo o nell’altro -fino ai giorni nostri- contribuito a passare il testimone e a tenere accesa la fiaccola ideale accesa quel giorno di cento anni fa.

    Sono state pertanto la gioia, la commozione ma anche la speranza di un futuro ad aleggiare sulla settantina di partecipanti, nel corso della giornata che ha visto anche la presenza della presidente onoraria Carmen Pronini, di Maria Teresa Candian della Compagnia di Santa Teresa, di una delegazione dell’Apostolato  dei Laici della Svizzera romanda (CRAL), di una rappresentante del Frauenbund (Lega delle donne cattoliche svizzere), nella persona di Myriam Christen-Zarri, oltre naturalmente a chi nell’Unione Femminile ha trascorso infanzia, adolescenza ed età matura e di anche di chi ha investito tempo ed energie nella gestione della casa “La Montanina”. Oltre naturalmente, all’attuale comitato composto da Anna Grandi di Vacallo, Rita Bertoldo di Lugaggia, Liliana Manea di Mendrisio, con la presidente Corinne Zaugg, pure lei di Mendrisio.

    Dopo un bel momento conviviale ed un ricco buffet, alle 15.30 si é aggiunto anche il vescovo, mons. Valerio Lazzeri, per la celebrazione della messa. Nell’omelia si è rivolto alle donne presenti con parole di gratitudine e di riconoscenza, ma anche con un consapevole sguardo al presente, riconoscendo nelle donne una forza ed un lievito per l’intera diocesi. Al momento dell’offertorio è stato portato all’altare anche il prezioso calice consacrato nel 1922 dal vescovo mons. Aurelio Bacciarini e destinato per la celebrazione quotidiana nell’erigeda basilica del Sacro Cuore di Lugano, dove si trova tutt’ora. Era stato acquistato attraverso una sottoscrizione di 5 centesimi per socia, che coinvolgendo 15 mila offerenti, arrivò a raccogliere 750 franchi. Il calice, da allora, accompagna tutte le ricorrenze e i momenti significativi dell’UFCT, e pertanto non poteva mancarne neppure domenica.

    Passata la festa, l’UFCT guarda ora avanti e propone per il 9 ottobre un pellegrinaggio a Sachseln, sulle orme di Dorothee Wyss, la moglie di san Nicolao della Flüe. Iscrizioni telefonando allo 091 950 84 64 o scrivendo a ufct@unionefemminile.ch

    • Il vescovo Lazzeri con Carmen Pronini.

    • Un momento della celebrazione.

    • Il prezioso calice consacrato nel 1922 dal vescovo mons. Aurelio Bacciarini.

    • Le donne che hanno fatto la storia dell'UFCT.

    12
    Rapporto Acs. Patriarca Sako: cristiani in Iraq sono senza prospettive

    Rapporto Acs. Patriarca Sako: cristiani in Iraq sono senza prospettive

    I cristiani sono il gruppo religioso maggiormente perseguitato e la loro condizione peggiora in alcuni Paesi. E' quanto emerge dal rapporto "Perseguitati e dimenticati", redatto da 'Aiuto alla Chiesa che soffre' e presentato ieri a Roma.

    2015-10-14 Radio Vaticana

    I cristiani sono il gruppo religioso maggiormente perseguitato e la loro condizione peggiora in alcuni Paesi. E' quanto emerge dal rapporto "Perseguitati e dimenticati", redatto da 'Aiuto alla Chiesa che soffre' e presentato ieri a Roma. Nel solo Iraq le violenze del sedicente Stato islamico hanno costretto alla fuga oltre 120mila cristiani, che hanno trovato riparo nel Kurdistan iracheno, dove vivono in condizioni difficili e senza la prospettiva di rientrare nelle loro case, come testimonia al microfono di Elvira Ragosta, il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphael Sako che ha anche espresso speranza per la sorte di padre p. Dall'Oglio rapito in Siria oltre 2 anni fa.

    (Da Radio Vaticana)

    13
    Ad Assisi la Festa del Perdono: occasione per sperimentare la Misericordia del Signore

    Ad Assisi la Festa del Perdono: occasione per sperimentare la Misericordia del Signore

    Si terrà martedì 1. agosto e mercoledì 2. Una tradizione che si ripete da otto secoli.

    Come ogni anno ormai da otto secoli, i prossimi 1 e 2 agosto si terrà ad Assisi la Festa del Perdono. Una festa voluta da San Francesco per “mandare tutti in Paradiso” e istituita dal Papa Onorio III, secondo quanto riportano le Fonti francescane che raccontano che il santo, in una notte del 1216, immerso in grande preghiera presso la Porziuncola, fu sorpreso da “una vivissima luce, egli vede sopra l’altare il Cristo e la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli”. L'evento, come sempre, sarà una occasione per sperimentare la Misericordia del Signore attraverso il sacramento della Riconciliazione, la gioia e la fraternità. 

    Ogni anno sono migliaia i pellegrini che accorrono per partecipare alla due giorni di Assisi, organizzata dai frati minori e dalla Diocesi di Assisi, durante la quale sarà possibile ottenere l’indulgenza plenaria.

    Il programma

    La Festa inizierà il 1° agosto con l’apertura della Celebrazione Eucaristica presieduta, alle 11, da padre Massimo Fusarelli, ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori. Terminerà con la processione di “Apertura del Perdono”, così detta perché da quel momento – cioè dalle 12 del 1° agosto, fino alle ore 24 di giorno 2 – l’Indulgenza plenaria concessa alla Porziuncola quotidianamente si estende a tutte le chiese parrocchiali sparse nel mondo e tutte le chiese francescane. Alle 19, i Primi Vespri saranno presieduti da monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e Foligno. Seguirà l’offerta dell’incenso da parte del sindaco di Assisi, Stefania Proietti. La tradizionale Veglia di preghiera serale alle 21.15 sarà guidata infine da Sergio Lorenzini, ministro provinciale dei Frati Minori Cappuccini della Provincia Picena. Il 2 agosto, poi, sarà possibile partecipare alle numerose Celebrazioni Eucaristiche, quella solenne delle 11.30 sarà presieduta dal cardinale designato Pierbattista Pizzaballa, patriarca Latino di Gerusalemme.

    Sarà possibile seguire in diretta tutti i principali eventi e celebrazioni dalla WebTv del sito www.porziuncola.org, dall’app gratuita “Frati Assisi” e attraverso i canali social Facebook e YouTube “Frati Minori Assisi”.

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    Il dolore e le angosce dei cattolici cinesi

    L’appello di un missionario Pime, grande conoscitore della Cina: "Nella mia ultima visita nella Cina popolare ho avuto alcune conversazioni che mi hanno sconvolto e dato da pensare".

    Hong Kong (AsiaNews/HSSC) - Nella mia ultima visita nella Cina popolare ho avuto alcune conversazioni che mi hanno sconvolto e dato da pensare. Ho compreso in pieno le angosce che turbano il cuore di così tanti fratelli e sorelle - sia clandestini che della Chiesa ufficiale - che vogliono davvero essere leali con la loro fede e con la Chiesa cattolica.

    Prima di tutto, essi sono profondamente aggravati dall’astuta pressione delle autorità civili e dalle persone che collaborano con loro. Attraverso allettamenti, oppressione, e perfino violenze, le autorità cercano in ogni modo di controllare e soffocare la sezione ufficiale della Chiesa. Ciò avviene attraverso il controllo obbligatorio e la registrazione dei suoi membri.

    Nella loro vita quotidiana, questi fratelli e sorelle sono costretti a venire in contatto con opportunisti e uomini con due facce, che mentono loro o li ingannano.

    Nel loro lavoro, essi devono soffrire a causa delle ingiuste interferenze e gli abusi delle corrotte autorità locali. Spesso, all’interno della Chiesa, questi fratelli e sorelle si sentono piuttosto confusi nei loro rapporti con vescovi e clero. Vi sono vescovi che sono riconosciuti dalla Santa Sede, ma che accettano anche posti nell’Associazione patriottica, che proclama pubblicamente “principi incompatibili con la dottrina cattolica”. Poi ci sono vescovi che prendono parte a ordinazioni episcopali illegittime, e che concelebrano con vescovi scomunicati. Vi sono preti che si autoproclamano vescovi. E vi sono preti che vengono ordinati da vescovi illegittimi, ecc… Di conseguenza, molti domandano: “Chi è il nostro vero pastore?” e “Possiamo ricevere i sacramenti da loro?”, oppure: “Quelli appartengono ancora alla Chiesa cattolica?”.

    Anche osservando il comportamento della Santa Sede, alcuni fratelli e sorelle scuotono il capo; essi si sentono dubbiosi e sospettosi. Alcuni sacerdoti non ufficiali hanno perfino chiesto se Roma [la Santa Sede} ha accettato la politica del governo di eliminare la Chiesa sotterranea, o se è ancora necessario rifiutarsi di aderire all’Associazione patriottica. La sfiducia è piuttosto diffusa.

    Questi nostri fratelli e sorelle stanno soffrendo, sono tristi, confusi e preoccupati. Alcuni di loro mettono la loro speranza in un eventuale accordo fra la Cina e il Vaticano, credendo forse in modo irrealistico che ciò porterà alla fine delle loro angosce e sofferenze. Altri si chiudono nelle loro piccole comunità, e si appoggiano sui sacerdoti che offrano loro una base sicura per la loro fede.

    Eppure, lo Spirito Santo continua a lavorare in loro e a rafforzare la loro fede. È profondamente toccante vedere questi fratelli e sorelle vivere la fede cristiana in modo così semplice eppure così straordinario.

    Solo la loro sincera fede garantisce la continuità della vita della Chiesa nel Paese.

    Dobbiamo mostrare loro la nostra piena solidarietà attraverso la preghiera e il sostegno.

    Sergio Ticozzi - AsiaNews
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    Prof. Luigino Bruni

    Bruni: la pandemia, male globale che chiede risposta globale

    Luigino Bruni, economista membro della task force della Commissione vaticana Covid-19, commenta l’appello del Papa al Corpo diplomatico per un accesso universale a vaccini.

    “L’accesso universale all’assistenza sanitaria rimane ancora un miraggio”. Lo ha ricordato il Papa lunedì 10 gennaio agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede nel tradizionale discorso di inizio anno. Dopo aver ribadito l’importanza di un’efficace campagna vaccinale a livello globale, il Papa ha rivolto un appello ai Governi e agli enti privati, “in un momento così grave per l’umanità”, affinché elaborino risposte coordinate alla pandemia, attraverso nuovi modelli di solidarietà e rafforzando le capacità dei Paesi più bisognosi. In particolare, Francesco ha chiesto agli Stati di adottare politiche che garantiscano a tutti l’accesso “a strumenti diagnostici, vaccini e farmaci”. Sul tema è intervenuto ai microfoni di Radio Vaticana - Vatican News, Luigino Bruni, ordinario di Economia Politica all’Università Lumsa di Roma e responsabile scientifico di “Economy of Francesco”.L'intervista a Luigino Bruni

    Nel recente discorso al Corpo diplomatico, come si è sviluppato il magistero del Papa sulle sfide della pandemia? 

    Dall'inizio del marzo 2020 faccio parte della task force Economia della Commissione vaticana Covid-19 voluta da Papa Francesco, quindi ho seguito, passo dopo passo, la crescente preoccupazione e azione del Pontefice per questa pandemia. Il Papa, da subito, ha ricordato che per un male globale ci vuole un’azione globale. Credo che poche volte nella storia la visione nazionalistica si sia rivelata totalmente miope come sta avvenendo durante questa crisi. Di fronte alle ultime varianti del virus che arrivano dai Paesi più poveri, si rivela irrealistica l’idea che chiudendoci nella nostra fortezza, nella nostra città o nel nostro Paese, possiamo raggiungere l’immunità di gregge. Ci si illude che il nostro piccolo gregge nazionale sia il gregge mondiale, mentre l'unica immunità di gregge possibile è quella del pianeta.

    Francesco, anche in questo caso, ha insistito sull’importanza di immunizzare quanto possibile la popolazione…

    È vero. Ma vorrei anche far notare che guardando e studiando i discorsi del Papa sulla pandemia pronunciati in questi ultimi due anni, si nota che negli ultimi mesi c'è stata la presa di coscienza che il vaccino è sì fondamentale ma non è l'unica soluzione a questo problema. In Europa, negli Stati Uniti, siamo già alla terza dose e tra un po’ dovremo fare la quarta. Quindi oggi, con la velocità con cui si evolve il virus, immaginare che l'unica soluzione per combatterlo possa essere vaccinare tutti e sette i miliardi di persone che ci sono nel mondo diventa complesso. Bisogna iniziare ad aprire altre prospettive. Il vaccino rimane una grande strada, soprattutto dove è possibile farlo, però credo che si cominci a immaginare anche qualcosa di un pochino più articolato e più complesso sul fronte delle cure. Come si fa ad attivare in tutto il mondo un’infrastruttura vaccinale efficace in tutti e cinque i continenti? Questo è un immenso tema pratico, di cui il Papa è ben cosciente. Quindi andiamo avanti con i vaccini, ma organizziamoci anche con i farmaci che possono curare il virus, perché la strategia del vaccino non è oggi l'unica possibilità per sconfiggere un virus che varia così velocemente su tutto il pianeta. Comunque, quello che interessa soprattutto a Francesco è affermare che non possiamo continuare a ragionare in termini nazionalistici, ma ci vuole un'azione globale e mondiale, perché la pandemia è un male globale, cui bisogna rispondere con un bene comune globale.

    Papa Francesco ha auspicato un impegno complessivo della comunità internazionale affinché tutta la popolazione mondiale possa accedere in egual misura alle cure mediche e ai vaccini… 

    Se noi fossimo in un mondo senza vincoli è ovvio che il vaccino sarebbe la soluzione migliore, ma siccome esistono dei vincoli pratici e logistici nel breve periodo servono soluzioni che funzionino, oltre a quelle ideali. Quindi si capisce che nei prossimi mesi, laddove non è possibile raggiungere tutti i continenti, dovremmo mettere in atto una combinazione di vaccini e di cure. Pensiamo a quanto sia ardua una vaccinazione a tappeto, per tutte le varianti, in tutta l'Africa, in tutta l'Asia, in Cina, in India. Il buon senso e la ragion pratica, che hanno sempre contraddistinto la Chiesa, portano a dire che la strategia deve essere: vaccino più cure. Purché sia una strategia globale, inclusiva, non legata soltanto al reddito. Oggi ci stiamo accorgendo infatti che i Paesi ricchi, possono essere ricchi quanto vogliono ma rimangono molto vulnerabili se non affrontano un problema come la pandemia su scala globale. Questo è il grande messaggio di questa crisi pandemica: la ricchezza dei singoli, delle Nazioni, è insufficiente per gestire un problema così complesso e così diffuso.

    Oltre al problema dei brevetti e dei monopoli c’è anche l’aspetto dei profitti delle multinazionali…

    Non ci dimentichiamo che nel secondo dopoguerra, in una civiltà ancora meno avanzata rispetto alla nostra in termini di diritti umani, ci fu un intervento per ridistribuire gli enormi profitti delle imprese che avevo fatto i soldi con le armi. Il fatto che noi oggi non immaginiamo qualcosa di analogo per i profitti dei vaccini e delle cure legate al Covid, mi sembra davvero molto poco etico ed equo.

    Vatican News

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