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    Storia delle Parrocchie Ticinesi — Approfondimenti 14

    Benvenuti in questo dossier dedicato a Storia delle Parrocchie Ticinesi — Approfondimenti 14.

    Qui troverete una selezione curata di articoli, eventi e contenuti multimediali che esplorano questo tema da diverse prospettive.

    Contenuti del dossier

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    Contenuti del dossier

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    La chiesa di St-Nicolas a Hérémence (Vallese)

    Messa dell'Ascensione in eurovisione su RSI La1 dalla chiesa di Saint-Nicolas a Hérémence, in Vallese

    Sarà trasmessa giovedì 9 maggio alle ore 11 in diretta su RSI La1. Il commento in italiano sarà di Chiara Gerosa.

    La Messa solenne dell'Ascensione, presieduta da Mons. Jean-Marie Lovey vescovo di Sion e prodotta dalla RTS, sarà trasmessa giovedì 9 maggio 2024 alle ore 11 in diretta su RSI La1 e in Eurovisione dalla chiesa di Saint-Nicolas a Hérémence, in Vallese. Il commento in italiano sarà di Chiara Gerosa.

    Costruita nel 1971, la chiesa di Hérémence, dedicata a San Nicola di Myr, affettuosamente chiamata "cattedrale di cemento" dagli abitanti del luogo, è considerata la sorella minore della diga della Grande Dixence. Costruita dall'architetto basilese Walter Förderer, questa chiesa in stile brutalista simboleggia il legame degli abitanti di Hérémence con la diga, che ha portato una certa prosperità alla regione. Nel filmato introduttivo, l'operatore pastorale Yvan Delaloye parlerà della Passeggiata della pace, organizzata ogni anno il giorno dell'Ascensione, da Hérémence alla cappella di Pralong sotto la Grande Dixence.

    La celebrazione sarà presieduta da Mons. Jean-Marie Lovey, Vescovo di Sion. Predicherà il canonico Pierre-Yves Maillard, Vicario Generale, . A loro si uniranno il parroco locale, abate Etienne Catzeflis e il vicario, abate Andrien Taha.

    La parte musicale sarà eseguita dal coro di Saint-Nicolas d'Hérémence, che nel 2024 celebra il suo 50° anniversario. Il coro è diretto da Samuel Emery, e accompagnato all'organo da Anne-Françoise Matthey-Doret e al violino da Vérène Zay.

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    Il vescovo di Lugano Lazzeri al centro della foto durante l'Assemblea sinodale

    Il cammino sinodale svizzero fa il punto e riparte da Einsiedeln

    Una sessantina tra delegati ed esperti provenienti da tutta la Svizzera si sono incontrati nell'abbazia benedettina con i vescovi svizzeri per discutere la bozza del documento sinodale da inviare a Roma.

    di Maurice Page (cath.ch)  /Traduzione e adattamento catt.ch

    Ha avuto anche i tratti dell'evento storico l'assemblea sinodale di Einsiedeln, celebrata il 30 maggio 2022 nell'abbazia benedettina della Svizzera centrale. Un sapore storico perché era forse dal Sinodo 72 che delegati e delegate, esperti e vescovi della Svizzera - in tutto una sessantina - non si trovavano a discutere insieme della Chiesa. Dopo la fase locale e diocesana, la consultazione sinodale voluta dal Papa per il Sinodo universale che si celebrerà nell'ottobre 2023 è entrata infatti nella fase nazionale. Insieme - oltre a prendere visione e lavorare su una bozza di documento che voleva prefigurare la sintesi finale delle diverse sintesi pervenute dalle varie diocesi, l'Assemblea di Einsiedeln ha immaginato una nuova via per la Chiesa in Svizzera. Tutte le regioni, con le loro differenze culturali, linguistiche ed ecclesiali erano presenti. E c'erano anche i rappresentanti del mondo dei migranti.

    Il Ticino ad Einsiedeln

    Dal Ticino hanno partecipato il vescovo Lazzeri, don Sergio Carettoni, coodinatore dell'equipe zone reti pastorali della Diocesi di Lugano, realtà responsabile della consultazione sinodale in Ticino, Cristina Vonzun che fa parte dell'equipe e Valentina Anzini, coordinatrice della Pastorale giovanile della Diocesi di Lugano.

    Il futuro della Chiesa in Svizzera

    Vescovi, delegati delle diocesi, rappresentanti della Conferenza centrale cattolica romana (RKZ) e delle Chiese cantonali, rappresentanti di religiose e religiosi, circoli e movimenti, nonché esperti hanno discusso la sintesi delle consultazioni sinodali diocesane preparata dalla Commissione pastorale della Conferenza episcopale svizzera. L'atmosfera nella Sala Grande barocca dell'Abbazia di Einsiedeln era al tempo stesso rilassata e riflessiva.
    Non si trattava tanto di rispondere al questionario romano, quanto di esprimere le proprie preoccupazioni sul futuro della Chiesa in Svizzera. Nonostante gli ostacoli, le lentezze, le divisioni, "dobbiamo rendere conto della speranza che è in noi", ha osservato un delegato, parafrasando l'apostolo Pietro.

    Favorire il dialogo

    Al di là delle recriminazioni contro la piaga degli abusi spirituali e sessuali, il desiderio che donne e giovani siano maggiormente coinvolti nella realtà viva della Chiesa, le richieste pervenute da alcuni gruppi di accesso delle donne al sacerdozio e la richiesta di una maggior inclusione delle persone LGBT e dei divorziati risposati, temi presi in considerazione dall'Assemblea, si è voluto rivolgere uno sguardo positivo sulla Chiesa.

    Per favorire il dialogo, gli organizzatori hanno evitato un dibattito troppo formale, preferendo la condivisione in gruppi. Potere, ministero, autorità, partecipazione ed esclusione sono stati tra i temi più dibattuti. Molti hanno notato una discrepanza tra la percezione piuttosto negativa risultante a livello svizzero dalla consultazione sinodale e la loro realtà quotidiana, molto più sfumata. "Come possiamo superare l'immagine di un Dio e di una Chiesa che condanna ed esclude?", ha chiesto un delegato.

    Una bozza di relazione di sintesi troppo negativa

    In generale, la bozza della relazione della sintesi e messa in discussione nei gruppi dell'Assemblea ha lasciato molti partecipanti con la voglia di saperne di più: sono stati evidenziati una visione troppo negativa, giudizi generalizzati, infelici accostamenti tra le diverse categorie di coloro che sono stati indicati come esclusi, mancanza di precisione, assenza di definizione dei concetti, contraddizioni.... Insomma, le generalizzazioni e le riduzioni non sono state gradite in sala. Per questo uno degli esperti presenti ha sottolineato la "necessità di sviluppare il discernimento individuale e collettivo". Uno dei temi forti è stato il clericalismo, sia come uso dell'autorità come mero potere e non come servizio, sia come difesa di interessi di gruppo (preti ma anche laici, in un gruppo di è parlato di clericalismo ad esempio riguardo agli operatori pastorali). E d'altronde la distanza che molti percepiscono tra clero e laici è un altra espressione di questo clericalismo. Alla fine, si è sottolineato che non tutto deve dipendere dal sacerdote e che il ministero di tutti i battezzati deve essere rafforzato.

    L'importanza della vita spirituale e della fede

    Quando si è trattato di individuare alcune priorità, è emerso con forza il radicamento nella spiritualità, la necessaria conversione personale e comunitaria all'ascolto dello Spirito Santo e della Parola di Dio, la preghiera e la vita sacramentale. Diversi delegati hanno anche sottolineato l'importanza per la Chiesa di andare oltre le sue mura, impegnandosi per la solidarietà, la giustizia, la pace, la lotta contro il cambiamento climatico e il rispetto dell'ambiente. "Una Chiesa in uscita" è stato detto.

    L'obbligo di non deludere

    Alla fine della giornata, l'assemblea ha consegnato simbolicamente i risultati delle sue deliberazioni al Presidente della Conferenza Episcopale Svizzera, Mons. Felix Gmür, e alla Presidente della RKZ, Renata Asal Steger: "Stiamo lavorando insieme per il popolo di Dio. Dobbiamo imparare a 'gestire' la Chiesa in modo sinodale", ha sottolineato il vescovo di Basilea. Il Presidente della CVS auspica che la riflessione e il dibattito possano continuare sull'Instumentum laboris che sarà distribuito da Roma verso la fine del 2022 e verso il quale confluiranno le istanze del documento di sintesi svizzero, uno volta rielaborato. Renata Asal Steger, dal canto suo, ha auspicato che questo "processo" non porti a ulteriori delusioni e che risponda alle aspettative dei cattolici, attraverso decisioni e azioni concrete.

    Ora gli incaricati dalla CVS a livello svizzero si chineranno sulla bozza di sintesi sottoposta il 30 maggio all'Assemblea e la rivedranno alla luce del lavoro emerso ad Einsiedeln.

    (cath.ch/mp/catt.ch/cv)

    Qui il comunicato conclusivo redatto dalla segreteria della Conferenza dei vescovi svizzeri 

    3
    Il Manifesto della produzione

    "Un mondo migliore": una canzone per la pace unisce il Ticino al Burundi

    I giovani insieme per la pace, oltre le barriere culturali attraverso una canzone realizzata a distanza tra il Ticino e il Burundi: è questo il frutto di un progetto dell'Associazione Amici Ticino per il Burundi  in collaborazione con Kataclisma (Gregory De Vito) e tre ragazzi burundesi. Il video della canzone è online da poche ore. LAssociazione sostiene il Centre Jeunes Kamenge (Bujumbra, Burundi) affidato a missionari saveriani italiani. Guarda il video della canzone su youtube.

    I giovani hanno idee e sanno superare le barriere. Lo dimostra la canzone "Un mondo migliore" realizzata dall'Associazione Amici Ticino per il Burundi in collaborazione con alcuni giovani del Burundi.  La canzone che fa parte del progetto "La musica è unione" - come ha spiegato Marco Barzaghini dell'Associazione Amici Ticino per il Burundi - è creata a distanza tra Kataclisma (Gregory De Vito) e tre giovani burundesi (Edmond, Claude e Timy) ed è stata pubblicata oggi sul canale youtube dell'Associazione.

    Guarda ilvideo  

    Amici Ticino per il Burundi

    L’associazione Amici Ticino per il Burundi  nata nel 2007 ha come obiettivo quello di sostenere il Centre Jeunes Kamenge (Bujumbra, Burundi), affidato a missionari saveriani italiani e i cui iscritti superano le 30’000 unità.

    Le attività del centro giovani sono fra le più varie e hanno come scopo principale quello di mantenere la pace in un paese toccato dalla guerra civile e quello di permettere di scoprire la ricchezza dell’altro, anche se di etnia o religione diversa da quella a cui si appartiene.

    L’associazione si propone di aiutare economicamente questo centro, poiché crede nei nobili progetti che sono stati pure apprezzati a livello internazionale (premio alternativo per la pace, THE RIGHT LIVELIHOOD…, nel 2002). Organizza mercatini e concerti, ha una tassa per i membri e conta pure su libere offerte; inoltre per aiutare alcuni giovani nella loro formazione scolastica, prevede un progetto di padrinato. (vedi sito sopra)

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    La guerra delle parole e i veri confini da difendere. Un commento

    La guerra delle parole e i veri confini da difendere. Un commento

    Una riflessione su "Avvenire" di Marco Impagliazzo sul rischio insito nelle polarizzazioni nella società civile e nel discorso pubblico, alimentate - oggi - dall'uso dei social network.

    di Marco Impagliazzo (Avvenire)

    Le parole possono essere pietre – ammoniva Carlo Levi – e le pietre possono colpire gli uomini e le donne per le loro parole. Ciò che è accaduto negli Stati Uniti con la tragica fine di Charlie Kirk è inaccettabile ed è un campanello d’allarme che riguarda le società contemporanee. Dalle parole d’odio alle pietre. Inoltre, si fa strada il rischio di strumentalizzazione nel dibattito tra forze politiche: “Gli odiatori siete voi!”, “No, siete voi!”. In realtà il linguaggio d’odio è stato utilizzato da parti differenti: oggi emerge chiaramente come l’indulgere in parole di disprezzo, razzismo e demonizzazione dell’altro, finisce in fatti di inciviltà, se non di sangue, che possono minare la qualità del dibattito pubblico e lo stesso equilibrio democratico. La questione è vasta: la società va dividendosi in “curve” di tifosi, “tribù” d’appartenenza a causa della polarizzazione, dello spaesamento e del clima bellicista diffuso in tutto l’Occidente. Si è sempre più preda di pulsioni semplificatorie e generalizzanti, che alimentano circuiti di intolleranza, esclusione, pregiudizio. La fine dei pensieri lunghi, profondi, meditati, delle parole pensate, ha significato il prevalere di schemi polarizzati, veloci, irriducibili.

    La contrapposizione non teme di gettare benzina sul fuoco delle contraddizioni e dei risentimenti, incendiando le parole e le idee. Si dovrebbero “costruire ponti” e “non alimentare ulteriormente le polarizzazioni”, ricorda in una recente intervista papa Leone. La guerra delle parole inizia sempre all’interno di una società, per poi trasferirsi verso il nemico esterno. Le prime vittime sono in genere i poveri che vengono additati con epiteti terribili, ed esclusi. Poi si passa agli immigrati e alla fine al nemico. C’è un filo rosso tra il pregiudizio, l’esclusione, l’odio e infine la guerra.

    Leggi il commento completo su “Avvenire”: La guerra delle parole e i veri confini da difendere

    5

    03

    nov

    Liturgia

    Festeggiamenti per San Carlo Borromeo

    San Giuseppe il 3.11; in Cattedrale il 4.11

    18:45

    Storie di fede, incontri e momenti significativi della comunità cristiana. Contiene interviste e testimonianze.

    Lunedì 3 novembre: 18:45 Primi vespri solenni; Preghiera e adorazione per le vocazioni al sacerdozio

    Martedì 4 novembre

    7:10 Lodi mattutine; 7:30 Santa Messa; 8:00 Colazione offerta nel Centro San Giuseppe; 20:00 Santa Messa con la particolarità del rito ambrosiano in Cattedrale presieduta dal vescovo Alain de Raemy

    Nella chiesa di san Giuseppe sarà esposta la mitria (copricapo liturgico episcopale) appartenuta a San Carlo Borromeo. Saranno a disposizione anche i dépliant sul santo, preparati per bambini.

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    Ripartono da Pregassona i corsi

    Ripartono da Pregassona i corsi "Alpha"

    Partirà domani, alle 19.30 presso il Centro Presenza Cristiana (Via Terzerina 1) un nuovo corso Alpha promosso dalla Commissione Famiglie ed Evangelizzazione della parrocchia di Pregassona. Alpha è un corso, già molto diffuso nella realtà della Svizzera tedesca, di 11 incontri e un week-end per esplorare la fede cristiana.

    Partirà domani, alle 19.30 presso il Centro Presenza Cristiana (Via Terzerina 1) un nuovo corso Alpha promosso dalla Commissione Famiglie ed Evangelizzazione della parrocchia di Pregassona. Alpha è un corso, già molto diffuso nella realtà della Svizzera tedesca, di 11 incontri e un week-end per esplorare la fede cristiana. Si tratta di incontri che avvengono in un’atmosfera rilassata e amichevole. Ogni argomento trattato pone una domanda riguardo alla fede affinché tutti possono discuterne liberamente. Il corso Alpha e la cena sono gratuiti e chiunque può partecipare. Come ci aveva a suo tempo spiegato don Gabriele Diener, che si è incaricato di introdurre questo genere di corsi in Ticino su invito del Vescovo, "Alpha non è una catechesi: il relatore dà solamente degli impulsi, degli spunti su cui riflettere, dopodiché gran parte del lavoro viene fatto a piccoli gruppi, a seconda del numero di partecipanti. Alla fine viene quindi proposta una sintesi su un tema specifico".

    Ma a chi si rivolgono esattamente questo corsi? “Direi più a chi è lontano che non a chi è vicino alla fede. Qualcuno che in un clima rilassato, senza sentirsi obbligato a fare nulla, vuole approfondire la propria fede. Società, amicizie, famiglia e lavoro ci stanno di fronte come una sfida quotidiana. Ci sono motivi a sufficienza per non rimanere passivi. È piuttosto l’occasione per essere pieni di speranza nel guardare il futuro e interrogarci sulla nostra fede e l’appartenenza alla chiesa”.

    Il corso di Pregassona, come già in passato per gli altri corsi "Alpha" proposti a Losone e Rovio, sarà guidato da un laico, il signor Toni Cirrincione, che a suo tempo da noi interpellato aveva ribadito: “Come si può vedere dal suo sito internet, gli argomenti affrontati sono basilari. Da “chi è Gesù”, al “Come posso avere fede?”. È un corso concepito per tutti, anche persone di altre religioni, su su fino al credente che sta iniziando un cammino o vorrebbe rinfrescare la sua fede. Questo perché affrontiamo in libertà e a 360 gradi la tematica religiosa”.

    Le serate si svolgeranno sempre in tre tappe: dapprima la cena condivisa, poi la visione di un breve video che tematizza l’argomento della serata e quindi, in piccoli gruppi, la discussione di quanto visto. Momento importante sarà anche il week-end previsto verso la fine del corso, durante il quale si aiuterà i partecipanti a fare esperienza dello Spirito Santo e si pregherà per loro.

    Il corso di Pregassona si terrà, in particolare, nelle seguenti date: 20 settembre ("C’è di più nella vita?"), 27 settembre ("Chi è Gesù?"), 4 ottobre ("Perché Gesù è morto?"), 11 ottobre ("Come possiamo avere fede?"), 18 ottobre ("Perché e come dovrei pregare?"), 25 ottobre ("Perché e come leggere la Bibbia?"), 8 novembre ("Come ci guida Dio?"), 15 - 17 novembre (week-End a Rovio dal tema "Lo Spirito Santo"), 22 novembre ("Come posso resistere al male?"), 29 novembre ("Perché e come dovrei parlarne agli altri?"), 6 dicembre ("Dio guarisce oggi?"), 13 dicembre ("E riguardo alla Chiesa?").

    Per le iscrizioni: t.cirrincione@me.com o Toni Cirrincione, Strada di Terrieri 10, 6967 Dino.

    (red)

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    Nel 2019 il Mese Missionario per una Chiesa ad gentes

    Nel 2019 il Mese Missionario per una Chiesa ad gentes

    Conferenza stampa stamattina, in Sala Stampa vaticana, per presentare il Mese Missionario straordinario indetto da Papa Francesco per l'ottobre 2019. Oltre ad un sito, c’è una Guida, costruita insieme alle Chiese locali, per affrontare al meglio le sfide dell’evangelizzazione, tenendo sempre in considerazione il contesto.

    È un invito per la Chiesa a rispondere alla sua responsabilità missionaria il Mese voluto dal Pontefice per il prossimo ottobre 2019, a cento anni dalla Lettera Apostolica “Maximum Illud” di Benedetto XV. Papa Francesco lo aveva annunciato durante l’Angelus del 22 ottobre 2017 e lo ha indetto con una lettera inviata al card. Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che oggi ha presentato l’iniziativa insieme a mons. Giampietro dal Toso, presidente delle Pontificie Opere Missionarie e a padre Fabrizio Meroni, segretario generale della Pontificia Unione Missionaria. Durante la conferenza è stato riprodotto anche un video di presentazione del Mese.

    Il tema scelto da Papa Francesco

    “Battezzati e inviati: La Chiesa di Cristo in Missione” è il titolo voluto dal Pontefice per il Mese Straordinario. Ogni battezzato è chiamato a essere missionario. La missione è intesa come proposta di fede che Dio fa all’uomo, una “proposta di fede – nota mons. Dal Toso – che parte da Dio, che ci viene incontro nel suo figlio Gesù Cristo, e si affida alla libertà dell’uomo”. Osserva il card. Filoni: “Se una persona ama, subito stabilisce delle relazioni. Telefona, si incontra, scrive, ha il desiderio di uscire. Tutto ciò che si fa per amore crea una relazione fondamentale. La missionarietà, se nasce da una fede che si ama, è relazione”. E ancora: “Non c’è nessun aspetto della nostra attività che non abbia riferimento alla missione”. Le chiese locali devono assumere anche in Occidente questa responsabilità della missione.

    Le iniziative per il Mese Missionario

    Per accompagnare una vera comunicazione della missionarietà è nato anche un sito, www.october2019.va, presentato oggi in conferenza stampa. “Il sito nasce per promuovere e animare il Mese Missionario Straordinario Ottobre 2019 – spiega padre Fabrizio Meroni –, in modo da contribuire, attraverso i contenuti multimediali che saranno inseriti, a ispirare il tempo di preghiera e la riflessione sulla missio ad gentes di tutti i cristiani”.

    La Guida per le Chiese locali

    Oltre al sito c’è una Guida, costruita insieme alle Chiese locali, per affrontare al meglio le sfide dell’evangelizzazione, tenendo sempre in considerazione il contesto. La Guida riprende le dimensioni spirituali indicate da Papa Francesco: l’incontro personale con Gesù Cristo vivo nella Chiesa, la testimonianza di santi e martiri della missione, la formazione catechetica alla missione e la carità missionaria. 

    VaticanNews

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    Papa Francesco: l'importanza di testimoniare la bellezza del matrimonio

    Il Papa invoca l'esigenza di un catecumenato permanente: "È un’esperienza di gioiosa maternità, quando gli sposi novelli sono oggetto delle cure sollecite della Chiesa che, sulle orme del suo Maestro, è madre premurosa che non abbandona, non scarta, ma si accosta con tenerezza, abbraccia e incoraggia".

    L'importanza di camminare insieme per giungere ad una scelta consapevole

    “Un catecumenato permanente per il sacramento del matrimonio che riguarda la sua preparazione, la celebrazione e i primi tempi successivi”. A ribadirne la necessità è stato il Papa, nell’udienza concessa questo pomeriggio nella basilica di S. Giovanni in Laterano ai partecipanti al Corso di formazione promosso dalla diocesi di Roma e dal Tribunale della Rota Romana, su “Matrimonio e famiglia”, svoltosi in questi giorni. “È un cammino condiviso tra sacerdoti, operatori pastorali e sposi cristiani”, ha spiegato Francesco, ricordando che “i sacerdoti, soprattutto i parroci, sono i primi interlocutori dei giovani che desiderano formare una nuova famiglia e sposarsi nel sacramento del matrimonio”. Secondo il Papa, la “radice ultima delle problematiche, che vengono alla luce dopo la celebrazione del sacramento nuziale” è da ricercare “non solo in una immaturità nascosta e remota esplosa improvvisamente, ma soprattutto nella debolezza della fede cristiana e nel mancato accompagnamento ecclesiale, nella solitudine in cui vengono lasciati di solito i neo-coniugi dopo la celebrazione delle nozze”: di qui la necessità del catecumenato, già auspicato nell’Amoris Laetitia, in cui Francesco invocava “un serio cammino di preparazione al matrimonio cristiano, che non si riduca a pochi incontri”. “L’accompagnamento del ministro ordinato aiuterà i futuri sposi a comprendere che il matrimonio tra un uomo e una donna è segno dell’unione sponsale tra Cristo e la Chiesa, rendendoli consapevoli del significato profondo del passo che stanno per compiere”, la tesi del Papa: “Più il cammino di preparazione sarà approfondito e disteso nel tempo, più le giovani coppie impareranno a corrispondere alla grazia e alla forza di Dio e svilupperanno anche gli ‘anticorpi’ per affrontare gli inevitabili momenti di difficoltà e di fatica della vita coniugale e familiare”.

    “Il matrimonio non è soltanto un evento ‘sociale’, ma un vero Sacramento che comporta un’adeguata preparazione e una consapevole celebrazione”, il monito: il vincolo matrimoniale, infatti, “richiede da parte dei fidanzati una scelta consapevole, che metta a fuoco la volontà di costruire insieme qualcosa che mai dovrà essere tradito o abbandonato”. In diverse diocesi del mondo, ha fatto notare Francesco, “si stanno sviluppando iniziative per rendere più adeguata alla situazione reale la pastorale familiare, intendendo con questa espressione in primo luogo l’accompagnamento dei fidanzati al matrimonio”, tramite l’offerta di “seminari e ritiri di preghiera, che coinvolgano come animatori, oltre ai sacerdoti, anche coppie sposate di consolidata esperienza familiare ed esperti nelle discipline psicologiche”. All’inizio del suo discorso, il Papa ha citato “la visione ampia e lungimirante dei miei predecessori, in particolare di San Giovanni Paolo II, che hanno promosso, con coraggio, la causa della famiglia, decisiva e insostituibile per il bene comune dei popoli”.

    Proteggere i primi anni di matrimonio: il catecumenato permanente

    “La maggiore efficacia della cura pastorale si realizza dove l’accompagnamento non termina con la celebrazione delle nozze, ma ‘scorta’ almeno i primi anni di vita coniugale”. Il Papa è entrato nel dettaglio del “catecumenato permanente” da lui auspicato per la celebrazione del sacramento, e anche oltre: “Mediante colloqui con la coppia singola e momenti comunitari, si tratta di aiutare i giovani sposi ad acquisire gli strumenti e i supporti per vivere la loro vocazione. E questo non può avvenire che attraverso un percorso di crescita nella fede delle coppie stesse. La fragilità che, sotto questo profilo, si riscontra spesso nei giovani che si avvicinano al matrimonio rende necessario accompagnare il loro cammino oltre la celebrazione delle nozze. E questo – ci dice ancora l’esperienza – è una gioia per loro e per quanti li accompagnano. È un’esperienza di gioiosa maternità, quando gli sposi novelli sono oggetto delle cure sollecite della Chiesa che, sulle orme del suo Maestro, è madre premurosa che non abbandona, non scarta, ma si accosta con tenerezza, abbraccia e incoraggia”. Riguardo a “quei coniugi che sperimentano seri problemi nella loro relazione e si trovano in crisi”, per Francesco “occorre aiutarli a ravvivare la fede e riscoprire la grazia del sacramento; e, in certi casi – da valutare con rettitudine e libertà interiore – offrire indicazioni appropriate per intraprendere un processo di nullità”. “Quanti si sono resi conto del fatto che la loro unione non è un vero matrimonio sacramentale e vogliono uscire da questa situazione, possano trovare nei vescovi, nei sacerdoti e negli operatori pastorali il necessario sostegno, che si esprime non solo nella comunicazione di norme giuridiche ma prima di tutto in un atteggiamento di ascolto e di comprensione”, le parole del Papa, secondo il quale “la normativa sul nuovo processo matrimoniale costituisce un valido strumento, che richiede di essere applicato concretamente e indistintamente da tutti, ad ogni livello ecclesiale, poiché la sua ragione ultima è la salus animarum”.

    (red)

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    Licenza di scuola media al Papio di Ascona (2022)

    Consegnate le licenze di scuola media al Papio di Ascona (la foto)

    34 allievi e allieve della scuola cattolica hanno ricevuto il diploma.

    Sono 34 le allieve e gli allievi del Collegio Papio di Ascona a cui sono stati consegnati mercoledì 15 giugno i diplomi di Scuola Media. Un traguardo importante in un anno iniziato all’ombra dell’emergenza sanitaria dettata dal nuovo Coronavirus, ma che è potuto finire con un meritato ritorno alla normalità. Gli attestati di licenza di Scuola Media sono stati consegnati dal Rettore e dai docenti di classe e, come di consuetudine, con la chiusura dell’anno scolastico, sono anche state premiate le miglior licenze con i premi offerti dall’Associazione Amici del Collegio Papio. La migliore media è stata assegnata a Miriam Damaj con la media del 5.33. Secondo classificato Fynn Barth con la media del 5.28, mentre la terza miglior media è stata attribuita a parimerito a Taylor Rae Kirchmann e Ottavia Sterle con la media del 5.17.

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    La statua di San Bernardo di Mentone domina il Mont-Joux, al confine italo-svizzero

    Centenario della proclamazione di San Bernardo a patrono degli alpinisti

    Il 15 giugno 1923, San Bernardo di Mentone (1020-1086) è diventato il patrono degli alpinisti, degli abitanti e dei viaggiatori delle Alpi. Per celebrare questo centenario, il 15 giugno 2023 inizia un anno giubilare.

    Il 15 giugno 1923, San Bernardo di Mentone (1020-1086) è diventato il patrono degli alpinisti, degli abitanti e dei viaggiatori delle Alpi. Per celebrare questo centenario, il 15 giugno 2023 inizia un anno giubilare. Un'intera serie di eventi si protrarrà fino al 28 agosto 2024.

    "Sono già passati 900 anni da quando il Vescovo di Novara canonizzò e proclamò San Bernardo delle Alpi, o San Bernardo di Mont-Joux, patrono degli abitanti e dei viaggiatori delle Alpi. Era il 1123", spiega Mons. Jean-Pierre Voutaz, prevosto del Gran San Bernardo.
    Nel 1923, Papa Pio XI lo proclamò patrono degli alpinisti e dei montanari. "Divenne anche patrono delle "persone che scalano le montagne", diventando così il primo santo dedicato alle attività del tempo libero". E ha aggiunto: "Pio XI era egli stesso un appassionato alpinista. Da giovane sacerdote scalò il Cervino. Il percorso che fece è noto come la Via del Papa".

    Messa e intrattenimento

    Per questo centenario speciale, la congregazione del Gran San Bernardo si sta mobilitando, con un comitato istituito per l'occasione. L'anno sarà ricco di eventi legati alla montagna, ai suoi abitanti e alla spiritualità bernardiniana. Le celebrazioni inizieranno giovedì 15 giugno 2023, giorno di San Bernardo, e si protrarranno fino al 28 agosto 2024: "Il 28 agosto è la festa di Sant'Agostino, secondo patrono della nostra congregazione", spiega il prevosto del Vallese.

    Il 15 giugno, all'Hospice du Grand-Saint-Bernard, sarà celebrata una messa alle 10.30, prima della festa all'Hospitalité. Alle 16:00, Gabidou (Casimir Gabioud), il clown di Orsières, presenta il suo nuovo spettacolo.

    Benedizione delle corde

    I festeggiamenti saranno l'occasione per scoprire o riscoprire le ricche sfaccettature della montagna. Il 18 giugno 2023, presso l'Ospizio del Grand-Saint-Bernard, si terrà una messa con la benedizione delle corde in occasione della 60ª Festa cantonale delle Guide. Il 26 agosto si terrà anche una giornata di soccorso sul Colle del Gran San Bernardo.

    Dal 14 al 17 settembre 2023, un simposio storico metterà in luce alcuni documenti e archivi della Congregazione. Nel 1923, il Papa ci ha affidato la cura pastorale delle montagne in un documento papale", dice Mons. Voutaz. Grazie al canonico Gratien Volluz si sono sviluppati i pellegrinaggi alpini. Ogni anno, e anche quest'anno, attirano un gran numero di persone al Gran San Bernardo. Infine, nel marzo 2024, Benjamin Bender condurrà i visitatori in un viaggio attraverso il suo mondo poetico e corale con il suo spettacolo Face à toi-même (cath.ch/com/bl/ traduzione catt.ch).

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