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  • Alla "Cornice" di Lugano la mostra per i 25 anni di attività di Aymone Poletti

    di Laura Quadri

    «L’arte è per me contemplazione, meraviglia e dialogo: dialogo umano, con le persone che la vita - o la Provvidenza - mi fanno incontrare». Così Aymone Poletti, di Sorengo, spiega ai lettori di catt.ch e Catholica il pensiero che l’ha guidata, da 25 anni a questa parte, nel dedicarsi, dal suo atelier a Canobbio, alla pittura; un lungo percorso, avviatosi parallelamente agli studi presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio e proseguito tra il Ticino e Venezia, che in questi giorni è ben rappresentato nella mostra «Corrispondenze e contemplazioni» esposta fino al 25 ottobre a «La Cornice», storico spazio espositivo in centro a Lugano a sua volta in festa per i suoi 28 anni, assieme ai 55 anni del negozio annesso.

    Un corpus di 39 opere, che testimonia una vocazione: quella di dipingere per trasmettere e comunicare bellezza, a partire dagli elementi più semplici e naturali, paesaggi lunari, riflessi acquatici, luci e ombre, a loro volta metafora di un ricco paesaggio «interiore». «Per me l’arte è sempre stata qualcosa di famigliare, coltivata già da piccola con i genitori a Lugano. I primi progetti professionali nascono attorno ai 20 anni. In seguito tutto si costruisce attraverso dedizione, lavoro, incontri significativi e belle connessioni inattese. Tutte le persone che ho incontrato nel mio percorso mi hanno dato qualcosa di profondo: corrispondenze di vedute, dialoghi visivi e incontri intellettuali», ci spiega Poletti. Una sezione della mostra è proprio dedicata ad alcune opere nate dal dialogo con altri artisti fra i quali Gianni Metalli, Hermanus, Marino Cattaneo, Luigi Golin. E infine, nati dalla collaborazione con Gilberto Isella, il cofanetto d’arte «Piccole Aurore» e la serigrafia «Atlantide».

    A dare il ritmo all’esposizione i titoli evocativi delle opere: da una «eco fra acqua e cielo» all’ «attesa dell’alba», fino all’opera, del 2024, «contemplazione». «L’arte è sempre dialogo tra chi la crea e chi ne fruisce. Vorrei che lo spettatore fosse chiamato a mettersi in gioco, a chiedersi quali sentimenti prova nel contemplare. Per arricchire il mondo si parte da un’emozione, dai piccoli dettagli; il cuore di ogni visitatore è una goccia capace di fare la differenza». Poletti pratica da tempo anche una tecnica particolare ai cristalli di sale, opere che «richiedono un uso paziente dei ritmi naturali: i cristalli assumono difatti forme diverse a seconda che la luna sia crescente o calante». In questo processo «c’è una sapienza che insegna l’ascolto. Il significato è anche metaforico: la cristallizzazione del sale somiglia all’infittirsi delle nostre memorie, che si depositano nel tempo come tracce luminose. È una riflessione sul ricordo, sulla trasformazione e sulla preziosità di ciò che resta alla fine di una esistenza. È anche una lezione di vita: lasciarsi guidare dai tempi della natura, anche nel creare arte. Perché l’arte non è altro che vita stessa che sovrabbonda, energia che cerca forma, presenza che lascia segni», conclude Poletti.

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