Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • Astana, settimo round: conflitto siriano, questioni militari e umanitarie

     

    Astana (AsiaNews/Agenzie) - Questioni militari, aspetti tecnici e crisi umanitarie tuttora in atto sono i punti al centro della due giorni di colloqui di pace sulla Siria che si sono aperti ieri ad Astana, capitale del Kazakstan. Promosso da Russia, Iran e Turchia, l’incontro si svolge a porte chiuse e si concluderà con un comunicato finale.

    Fino ad oggi una delle priorità degli appuntamenti in Kazakhstan era stata la lotta contro le milizie dello Stato islamico (SI). Con la conquista di Raqqa e la sconfitta jihadista in ampie sacche della Siria, ora la priorità è riservata al cammino di riconciliazione e al processo di pace.

    In passato gli incontri di Astana, durante i quali per la prima volta si sono seduti allo stesso tavolo leader di Damasco e fronte dei ribelli, si sono rivelati più decisivi degli sforzi diplomatici promossi dalle Nazioni Unite a Ginevra (Svizzera), che non hanno sortito sinora effetti duraturi. In uno di questi incontri, nel maggio scorso, si è giunti alla creazione di  zone di “de-escalation” del conflitto che prevedevano il cessate il fuoco, il divieto di sorvolo dell’area, il rifornimento immediato di aiuti umanitari e il ritorno dei rifugiati.

    Questo nuovo round di incontri, il settimo della serie, è patrocinato da Russia e Iran vicini al governo di Damasco e dalla Turchia, principale sostenitore dell’opposizione siriana. I vertici dei tre Paesi cercano di rilanciare il processo di pace, perché “non vi è alcuna soluzione militare al conflitto siriano”, perché la crisi può essere risolta solo “attraverso un processo politico”.

    Alla vigilia dell’ultimo appuntamento, a metà settembre, Russia e Turchia avevano annunciato un accordo per lo stanziamento di forze congiunte, finalizzato al mantenimento della stabilità nella provincia di Idlib. Queste operazioni militari congiunte hanno costretto a una rapida ritirata le milizie jihadiste presenti nella zona. Il rappresentante russo ad Astana Alexandre Lavrentiev ha affermato che Mosca è pronta ad agire come “mediatore” fra le forze turche e i soldati dell’esercito siriano, che qualificano come “illegale” la presenza di truppe di Ankara sul territorio.

    In un primo momento alla due giorni di Astana era prevista anche la partecipazione di Cina, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Iraq. Tuttavia, la Turchia ha messo il veto alla presenza egiziana perché i due Paesi si trovano su fronti opposti nel contesto di un’altra crisi che attraversa il Medio oriente e che vede opposte Riyadh e Doha.

    Sugli incontri di pace in Kazakhstan è intervenuto anche l’inviato speciale Onu per la Siria, Staffan de Mistura, il quale ha rinnovato l’invito a trovare “una soluzione politica più stabile” per il Paese. Il prossimo round di colloqui promossi dalle Nazioni Unite a Ginevra è in programma per il prossimo 28 novembre. Il tentativo di accordo fra governo e ribelli per un cessate il fuoco duraturo si è arenato sul futuro politico del presidente Bashar al-Assad, la cui cacciata è una precondizione essenziale secondo le opposizioni per la pace nel Paese. (DS)

    AsiaNews

    News correlate

    Jacques Mourad diventa vescovo di Homs in Siria: dal rapimento da parte dell'Isis all'episcopato

    Ha raccontato i 5 mesi di prigionia e la liberazione “coraggiosa” nel libro “Un monaco in ostaggio. La lotta per la pace di un prigioniero dei jihadisti”. Oggi arriva la sua consacrazione episcopale.

    Era stato rapito dall'ISIS, ora mons. Mourad è il nuovo vescovo siro cattolico di Homs

    Padre Jacques Mourad, 53 anni, di Aleppo, è stato confermato da Papa Francesco come nuovo arcivescovo di Homs dei Siri, dando così una voce e una speranza ad una comunità molto provata dal conflitto in Siria.

    Un nuovo ebook sul caso Dall'Oglio: "Il sequestro che non deve finire"

    Il giornalista Riccardo Cristiano indaga sugli intrecci di potere nell'area tra Siria e Iraq: il padre gesuita era una figura scomoda sia per il regime di Assad che per l'Isis.

    «Dall’Oglio fu sequestrato in Siria perché credeva nella fratellanza umana»

    Roberto Simona, esperto di Medio Oriente, a 7 anni dal rapimento del gesuita.

    Siria: Isis uccide il parroco armeno-cattolico di Qamishli

    È stata una vera e propria esecuzione quella che ha posto fine, oggi, alla vita di padre Ibrahim (Hovsep) Hanna, parroco armeno-cattolico di san Giuseppe, la cattedrale di Qamishli. Il sacerdote è stato freddato da due uomini insieme a suo padre che era in macchina con lui.

    Padre Jens a Losone: "Per accogliere i profughi bisogna capire i loro reali bisogni"

    Nato in Germania, a Berlino, cresciuto a Effrettikon, battezzato dopo la conversione in Siria dallo stesso padre Dall’Oglio, entrato nella Comunità di Mar Moussa nel 1996 e ordinato sacerdote caldeo in Iraq. Padre Jens Petzold vive attualmente a Sulaymaniya, a nord dell’Iraq, sul confine con l’Iran. Una città di 600'000 abitanti, relativamente tranquilla, ma con il problema dei profughi siriani da affrontare, come ci racconta egli stesso in occasione della sua visita alla parrocchia di Losone, invitato dal parroco don Jean-Luc e da Aiuto alla Chiesa che soffre (ACN).

    News più lette