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  • Clonazione. Mons. Paglia: no a suicidio della scienza e derive drammatiche

    La scienza deve evitare di “suicidarsi”, creando “derive drammatiche” per il futuro dell’uomo. E’ un commento fermo quello dell’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, dopo la notizia, riportata dalla rivista scientifica Cell, secondo cui ricercatori cinesi avrebbero clonato due scimmie, con la tecnica della pecora Dolly. “Dobbiamo chiederci – ha aggiunto – se tutto ciò che l’uomo può fare è bene che lo faccia”.

    R. - Non c’è dubbio che tale notizia susciti notevoli interrogativi, anche perché il passo ulteriore, dopo le scimmie, dopo i primati, è l’uomo. C’è un problema – anche qui – di natura scientifica e anche etica, che va considerato, e cioè: non si dice, ad esempio, la strage di animali che deve essere perpetrata per realizzare esperimenti che fanno discutere lo stesso mondo scientifico. Quindi, in questo senso, mentre noi siamo talmente sostenitori della scienza che la riteniamo importantissima – e guai a bloccarla! – dall’altra la amiamo a tal punto da impedirle però di suicidarsi o di creare delle derive drammatiche. Se poi si passa il Rubicone sull’aspetto che riguarda l’uomo, qui ci imbattiamo nell’enorme domanda se la tecnica alla fine non schiavizzerà l’uomo, e purtroppo questo vuol dire fare il contrario di quello che la scienza di per sé dovrebbe fare.

    D. - L’autorevolezza della rivista sembrerebbe assicurare che non si tratta di un falso. Un annuncio, dunque, che fa crescere la preoccupazione per una possibile clonazione umana…

    R. - Dobbiamo comunque chiederci se tutto ciò che l’uomo può fare è bene che lo faccia. Ora, io sono convinto che non si possa mettere il freno alla ricerca scientifica, ma non c’è dubbio che sia indispensabile governare i processi per evitare che procurino ferite persino mortali. E a mio avviso ci troviamo in un momento nel quale la questione ecologica può aiutarci a comprendere. Ad esempio: lo sfruttamento senza criterio della Creazione ha portato al rischio che l’intero pianeta soccomba. Ora, noi – finalmente avvertiti – stiamo cercando di porre rimedio; e ora noi rischiamo di addentrarci nel campo vastissimo e delicatissimo dell’umano, senza avere la stessa accortezza.

    D. - La scienza sembra non voler riconoscere i propri limiti, scrutando orizzonti che gettano comunque ombre sul futuro dell’uomo, una sorta di autodistruzione…

    R. - Io credo che la consapevolezza del limite è una delle dimensioni decisive dell’umano e di tutto ciò che ovviamente deriva dall’umano. Continuare la ricerca o l’applicazione sul nucleare, vuol dire alla fine rischiare di autodistruggerci. Si chiama progresso, questo? Allora è indispensabile che tutto ciò che è legato all’umano, venga governato dall’umano; e questo suppone una formazione della coscienza morale, suppone una consapevolezza da parte di tutte le realtà chiamate a governare il mondo, ad essere attente e consapevoli perché si evitino derive che, se continuano, sarebbero drammatiche per tutti.

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