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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Sara Vargetto con altri atleti di Athletica Vaticana (foto d'archivio)

    Giubileo dello sport. La giovane atleta paralimpica Sara Vargetto: “Mi ha dato una nuova vita”

    AgenSIR ha pubblicato l’interessante testimonianza di Sara Vargetto, giovane promessa dell’atletica paralimpica italiana, che qui riprendiamo parzialmente.

    Qui l’intervista completa

    In occasione del Giubileo dello Sport, abbiamo incontrato incontrato Sara Vargetto, giovane promessa dell’atletica paralimpica italiana, con un sorriso contagioso e un’energia dirompente, in forza all’Athletica Vaticana. A soli 17 anni “Saretta”, così la chiamano tutti ed è scritto anche sul telaio della sua carrozzina da corsa rosa, ha già avuto l’onore di incontrare Papa Francesco e coltiva il sogno di conoscere anche Papa Leone XIV. Originaria dei Castelli Romani, ci racconta con passione come lo sport – tra basket in carrozzina e corsa – abbia trasformato la sua vita, aprendole nuove strade di speranza, crescita e impegno. La sua storia è un esempio di determinazione e di come lo sport possa essere un ponte di inclusione e di rinascita personale.

    Come inizia la tua storia con l’atletica?

    Proprio per caso. Io facevo basket in carrozzina, ancora lo faccio, e un giorno mi hanno invitato a una presentazione della corsa di Miguel; una signora bionda mi si avvicina e fa: “Ma perché non vieni a provare? Dai, magari ti piace!”. E io mi giro verso papà e gli faccio: “Dai, andiamo, magari ci piace, proviamo!”. E mi ha aperto un mondo, non me lo doveva dire.

    E al basket in carrozzina come ti sei avvicinata?

    Io faccio fisioterapia alla Fondazione Santa Lucia, un giorno ero arrivata prima. Dal parcheggio sentivo dei rumori di palla che palleggiava, girandomi verso mamma le faccio: “Mamma, ma che cos’è questo rumore? Andiamo a vedere!”. E c’era questa palestra bellissima, questo campo meraviglioso, in cui si stava allenando la squadra principale del Santa Lucia, mi si avvicina Stefano, che oramai è il mio allenatore, e fa: “Guarda, io alleno la squadra giovanile del Santa Lucia basket, vuoi venire?”. E da là mi sono innamorata anche del basket.

    […]

    Qual è il tuo sogno?

    La gara che tutti gli atleti aspirano di fare, le Paralimpiadi. Ci stiamo lavorando ma non si è mai pronti per una gara del genere, secondo me. Quindi c’è un sacco da lavorare. Tanto ancora. Parecchio.

    Quanto è importante che ci sia un Giubileo dello sport all’interno dell’Anno santo “Pellegrini di speranza”?

    Tanto. È tanto importante perché lo sport, oltre a far bene fisicamente, fa bene molto mentalmente, aiuta tante persone a uscire da un momento buio, a essere se stessi, a trovarsi. A me, per esempio, ha dato una nuova vita, ha migliorato completamente la mia percezione di vedere la vita, di conoscere il mondo, e quindi penso sia davvero una bella iniziativa.

    Cosa vorresti dire ai giovani come te?

    Lo sport oltre ad essere importantissimo va seguito e il Giubileo dello sport secondo me influenzerà anche il mondo sportivo. Perché la Chiesa che entra nel mondo sportivo, nel mondo olimpico e paralimpico è un gran passo avanti. Quindi è davvero una bella iniziativa per tutti e soprattutto per i giovani che lo vivranno.

    Sei un punto di riferimento della pratica sportiva paralimpica, soprattutto tra i giovani come te. Qualcuno ti contatta per chiedere dei consigli?

    Spesso magari mi scrivono le mamme dei bambini, o proprio dei ragazzi che hanno visto le mie interviste, hanno visto quello che faccio sui social, e mi scrivono: “Guarda, io ti devo ringraziare perché grazie a te sono uscito”, “grazie a te io ho iniziato a fare sport”. Anche se non è l’atletica ma qualsiasi altro sport, a me si riempie davvero il cuore di gioia. Quando ero piccola ero stata ricoverata per un’operazione alla caviglia ed era stato detto ai miei genitori, con me presente, che io non sarei mai riuscita a camminare bene come gli altri bambini e non avrei mai potuto correre. Invece io corro, cioè dimmi di no.

    […]

    AgenSIR

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