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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Tempo dell'Avvento

    I commenti al Vangelo di domenica 30 novembre

    Il tempo è battito d’ali, promessa vicina

    di Dante Balbo* (Calendario romano)

    Ci sono pomeriggi che non finiscono mai, specie di domenica, quando sei solo e quasi rimpiangi il giorno dopo, dove almeno troverai i tuoi compagni di scuola a rompere la noia. Ci sono anni che volano via, quando tua figlia ti dice: «Ci sposiamo questo autunno!» e tu la rivedi a gattonare. Il tempo è un folletto dispettoso, a volte indolente, altre volte frenetico da non lasciarti respiro. In questo scorrere irregolare però alcuni istanti restano scolpiti, come il terremoto del Friuli, il primo bacio, le torri gemelle. C'è un prima e un dopo, che non è stato più lo stesso. Un posto particolare, per un cristiano, riveste il momento in cui ha incontrato il suo Signore. Non coincide con il primo ingresso in una chiesa, ma è il giorno in cui si è sentito amato in modo speciale e investito dalla gratitudine nella consapevolezza di essere un peccatore per cui Gesù ha dato la vita. Allora è cominciato un cammino, in cui il tempo era primavera, lo sguardo si spalancava stupito, il mondo era più bello, perché ad ogni angolo, in ogni incontro, o circostanza del giorno, c'era Lui. Inizia un nuovo anno liturgico e comincia con un'attesa. Aspettiamo il Signore che torna glorioso, che rinasce povero, che ci dà un'occasione per rinnovare il nostro tempo. Nella seconda lettura di questa domenica di Avvento San Paolo ci avverte che la notte è quasi finita, il Signore è più vicino di quando lo abbiamo incontrato la prima volta.  Possiamo farci tiranneggiare dal tempo, oppure afferrare il momento in cui il Signore si manifesta. Il primo incontro con Lui è stato straordinario, irripetibile, ma era solo una promessa: la felicità con Gesù cresce sempre. Per questo ogni anno lo aspettiamo, così che possa darsi un'altra occasione per fare esperienza della sua misericordia, vicinanza, desiderio di vederci splendere come lui. Sarà un lampo, un battito d'ali, un mormorio di silenzio, ma dopo, sarà diverso! Allora ci sarà tutto il tempo, un minuto o un secolo, perché la sua promessa non finirà mai.

    *Il Respiro spirituale di Caritas Ticino

    “La Gloria di Dio è l’uomo vivente”

    di don Giuseppe Grampa (Calendario ambrosiano)

    Gettato nel buio delle sue prigioni da Erode che non ne tollerava la parola di denuncia, Giovanni Battista è attraversato da un dubbio terribile: Gesù di Nazareth è davvero l’Atteso? Ma come è nato in Giovanni Battista questo dubbio? Ricordiamo alcune delle parole terribili della predicazione del Battista: «Razza di vipere…la scure si abbatte sull’albero che non porta frutti, il fuoco che brucia tutto quanto non è buon grano». E invece Gesù non parla di un Dio giustiziere, al contrario annuncia una speranza per ogni uomo. Mentre Giovanni attende il castigo di Dio, Gesù annuncia che a tutti è aperta sempre la strada del perdono e della salvezza. Alla domanda di Giovanni: «Sei tu colui che deve venire?», Gesù risponde invitando a decifrare alcuni segni: occhi che si spalancano alla luce, orecchie aperte alle voci, gambe che saltano e lebbrosi che ritrovano la pelle delicata di un bambino e soprattutto poveri ai quali è annunciata la buona, la bella notizia: la speranza e la salvezza. Dio si comunica a noi attraverso situazioni, fatti, eventi umani. In particolare si manifesta attraverso eventi di liberazione, di riscatto umano, di guarigione. La gloria di Dio è l’uomo vivente e quindi là dove si realizza un processo di promozione umana, di solidarietà, di emancipazione lì possiamo dire c’è un indizio del Regno che viene. I discepoli dell’Evangelo mentre collaborano con tutti gli uomini a liberare i loro fratelli dalle molteplici forme di servitù, oppressione e disumanità, non smettono di annunciare che la suprema liberazione dell’uomo ci è donata in Cristo. Sempre agli inviati di Giovanni Battista ma anche a tutti noi Gesù dice: Beato chi non si scandalizza di me; in altre parole beato chi non si arresta perplesso, incredulo di fronte al segno povero, inerme della mia umanità.

    Ci avviciniamo al Natale: sapremo leggere nel segno del bimbo nella mangiatoia il volto di un Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio?

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