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  • Il bilancio di una campagna ecumenica di Quaresima in Svizzera molto diversa

    Le sementi devono appartenere alle contadine e ai contadini che le usano: questo è quanto chiedono più di 2300 persone provenienti da 11 paesi nelle loro lettere inviate alla Seco. La partecipazione a questa azione, organizzata dalle organizzazioni di cooperazione allo sviluppo Sacrificio Quaresimale, Pane per tutti ed Essere solidali nell’ambito della Campagna ecumenica, ha superato ogni aspettativa.

    Attualmente la Segreteria di Stato dell'economia (Seco) sta negoziando accordi di libero scambio con diversi paesi, nei quali si esige fra le altre cose, una rigorosa protezione delle varietà vegetali per le sementi. Contadine e contadini si oppongono a questa richiesta perché limiterebbe drasticamente il loro diritto sulle sementi. Nelle ultime settimane la Seco ha ricevuto circa 1300 lettere di protesta da parte di contadini dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina, senza contare le numerose lettere di solidarietà dalla Svizzera. Le lettere sono state firmate da oltre 2300 persone provenienti da undici nazioni. «Le numerose reazioni pervenute da così tanti Paesi dimostrano quanto questo tema sia rilevante per le contadine e i contadini», dichiara Tina Goethe, esperta di diritto al cibo presso Pane per tutti.

    La Seco ha ora reagito con una presa di posizione ufficiale. In essa, riconosce la preoccupazione degli agricoltori di tutto il mondo per il diritto alle sementi come una questione importante ed esprime l'apertura «a trovare soluzioni alternative individuali con i paesi partner, se necessario». Tuttavia, non si sa come la Svizzera, concretamente, intenda rispondere a queste preoccupazioni. Pane per tutti e Sacrificio Quaresimale continueranno ad impegnarsi per far sì che gli accordi di libero scambio svizzeri non richiedano più severe leggi sulla protezione delle varietà vegetali; lo faranno in particolare nell'ambito della neo-costituita Coalizione per il diritto alle sementi, dove insieme ad altre organizzazioni continueranno anche in futuro a perseguire i loro sforzi sul tema della campagna "Insieme per un'agricoltura capace di seminare il nostro futuro". Claudia Fuhrer, esperta di diritto al cibo presso Sacrificio Quaresimale sottolinea: «Chi controlla le sementi controlla il cibo. È quindi importante che le contadine e i contadini continuino ad avere accesso illimitato alle sementi, di cui i grandi gruppi agroindustriali non devono avere il monopolio».

    Il Covid-19 ha messo la Campagna sottosopra

    Poco dopo il lancio della Campagna ecumenica a fine febbraio, la pandemia di coronavirus ha paralizzato la vita pubblica in Svizzera. La maggior parte dei pranzi e delle cene solidali, delle funzioni religiose e degli eventi pubblici previsti hanno dovuto essere cancellati. Anche la tradizionale “Giornata delle rose”, con la vendita di rose per strada a inizio primavera non ha potuto avere luogo. Ciò significa che alle tre organizzazioni di cooperazione internazionale viene a mancare almeno mezzo milione di franchi svizzeri di fondi destinati ai progetti di cooperazione allo sviluppo. Le 80’000 con il marchio Max Havelaar del commercio equo e solidale già ordinate, sono state regalate a case per anziani e ospedali: un gesto che ha avuto un grande riscontro e che ha toccato/colpito molte persone.

    Le tre ONG hanno quindi ideato e proposto delle alternative per permettere alle persone di vivere la Campagna, anche da casa propria. «Grazie ad uno sforzo collettivo siamo stati in grado di offrire rapidamente delle alternative e rianimare così lo spirito della Campagna ecumenica» afferma Bernd Nilles, direttore di Sacrificio Quaresimale, che aggiunge: «È tragico che a seguito della situazione venutasi a creare a causa del Covid-19, le offerte destinate ai più poveri siano diminuite molto. Cercheremo di porvi rimedio nel corso dell’anno». Solo nelle prossime settimane sarà possibile determinare in quale misura la pandemia di Coronavirus abbia avuto ripercussioni sulle offerte e l’entità della riduzione.

    Secondo Bernard DuPasquier, direttore di Pane per tutti, rimane una consolazione: «Sono particolarmente colpito dall'ondata di solidarietà che stiamo vivendo nel nostro Paese», spiega, sottolineando al contempo che questa solidarietà non dovrebbe limitarsi alla sola Svizzera, ma che l'impegno delle organizzazioni di cooperazione allo sviluppo al Sud è particolarmente importante in questo momento.

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