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  • Card. Angelo Scola

    Il cardinale Scola sul ciclo dedicato alla Lumen Fidei: «La questione decisiva: la fede non è un’illusione»

    di Federico Anzini

    Un percorso alla riscoperta della fede e delle sue ragioni attorno all’Enciclica di papa Francesco Lumen fidei. È stata questa la proposta promossa in Ticino dall’Associazione «Amici di Eugenio Corecco» e curata dal card. Angelo Scola, arcivescovo emerito di Milano. In vista del decimo e ultimo appuntamento abbiamo chiesto al Cardinale un bilancio e alcune anticipazioni sul prossimo incontro e sul nuovo ciclo di incontri che terrà in autunno sempre a Lugano.

    S.E. card. Scola, in questo primo ciclo di lezioni, ha parlato della fede, affrontando i dogmi fondamentali della dottrina cristiana (la Trinità, la natura umana e divina di Gesù Cristo…). Perché è importante partire da questi contenuti della nostra fede?

    Perché viviamo in un contesto ormai post-cristiano. Rispetto al cristianesimo la mentalità dominante nelle società nord-occidentali del pianeta non è più di opposizione, ma di ignoranza. Ma così facendo l’uomo di oggi non sa quel che si perde.

    Cosa può dire questa nostra fede all’uomo di oggi, che così spesso nella religione cerca un rifugio e non una verità?

    La fede non rinuncia ad annunciare il senso convinto della vita e della morte - perciò del dolore e della sofferenza - e così facendo a proporre il compimento di ogni uomo che, essendo fatto per questo, sentendone parlare può cominciare a respirare a pieni polmoni.

    L’ha scritto il Papa stesso, rispondendo a questa tendenza di pensiero che affonda le sue radici in Nietzsche: «Se vuoi raggiungere la pace dell’anima e la felicità, abbi pur fede, ma se vuoi essere un discepolo della verità, allora indaga». Il credere si opporrebbe al cercare… La fede sarebbe allora come un’illusione di luce che impedisce il nostro cammino di uomini liberi verso il domani. In questo processo, la fede ha finito per essere associata al buio» (Francesco, Lumen fidei, 2).

    Nelle sue lezioni ha sempre dedicato una parte ai «contenuti pratici» ovvero alle implicazioni esistenziali dei dogmi e ha molto insistito sul termine «implicazione». Perché è importante parlare di implicazioni piuttosto che di conseguenze?

    Come sempre per comprendere una cosa occorre partire dal nome che la definisce. Implicazione deriva dal verbo implicare, avvolgere all’interno, ed indica perciò qualcosa, un significato già presente, che richiede di essere svolto. Una conseguenza invece indica una cosa che segue, viene dopo. Ha meno valore.

    Viviano il temo della Pentecoste, lo Spirito Santo è la più misteriosa delle persone della Trinità. Come opera lo Spirito Santo nella vita della Chiesa e nella vita del credente?

    Anzitutto, per aiutare a capire questa Persona, bisogna precisare che lo Spirito è lo Spirito di Gesù risorto. Infatti, come recita il Catechismo, «lo Spirito Santo è all'opera con il Padre e il Figlio dall'inizio al compimento del disegno della nostra salvezza. Tuttavia è solo negli «ultimi tempi», inaugurati con l'incarnazione redentrice del Figlio, che egli viene rivelato e donato, riconosciuto e accolto come Persona» (Catechismo della Chiesa cattolica, 686).

    Maggio è il mese dedicato alla Madonna e il Papa ha chiesto di pregare per la pace. L’incontro dello scorso aprile l’ha intitolato «Maria la Chiesa». Cosa significa? Cosa comporta quando chiediamo l’intercessione della Madonna?

    Maria è l’archetipo della Chiesa. Anche qui si tratta anzitutto di fare attenzione al significato della parola. Maria è il modello originario della Chiesa. Chiedere l’intercessione di Maria significa domandare semplicemente che faccia la sua parte, quella che ci conduce a Gesù.

    Può anticiparci alcuni contenuti del prossimo incontro che conclude questo primo ciclo di lezioni?

    Il prossimo incontro lo farò sui Novissimi, cioè sulle realtà ultime della nostra fede: morte, giudizio, inferno, paradiso. Il mio desiderio è quello di togliere dai Novissimi la spessa coltre di rimozione, dovuta alla nostra paura ed angoscia.

    Visto il grande interesse che hanno suscitato le sue lezioni ha espresso il desiderio di continuare. Quali saranno i temi che affronterà?

    Mi accorgo sempre più che il nostro mondo - anche quello cristiano - oltre che essere «ignorante» dei misteri della fede, è un mondo confuso sui fondamentali dell’umano. Il plesso di temi legato all’amore è uno di questi. Pensiamo, per esempio, al tema della differenza sessuale, o a quelli dell’innamoramento e dell’amore, al matrimonio come sacramento, al tema dell’indissolubilità e della fecondità, alla profonda differenza tra matrimonio e convivenza… è un campo sconfinato. Forse tenterò di affrontarlo.

    Il 1. giugno alla Facoltà di Teologia di Lugano

    Il prossimo e ultimo incontro del primo ciclo di lezioni con il card. Scola si terrà giovedì prossimo 1. giugno, alle 20.30, presso l’aula polivalente della Facoltà di teologia di Lugano e in streaming su youtube. La diretta e tutti i video dei passati incontri sono disponibili sul sito dell’Associazione «Amici di Eugenio Corecco»: amicicorecco.org.

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