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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • L'udienza generale sul sagrato di Piazza San Pietro

    Il Papa: la Chiesa non tollera l'antisemitismo e lo combatte a motivo del Vangelo

    Tutti i miei predecessori hanno condannato l’antisemitismo con parole chiare. E così anch’io confermo che la Chiesa non tollera l'antisemitismo e lo combatte, a motivo del Vangelo stesso

    È una parola netta e diretta quella che Papa Leone XIV consegna nella catechesi dell’udienza generale di oggi, mercoledì 29 ottobre, in piazza San Pietro, ribadendo la totale incompatibilità tra il Vangelo, il magistero della Chiesa e l’antisemitismo. L’udienza, preceduta da un lungo giro in papamobile durante il quale Leone XIV ha salutato diversi bambini, le coppie di sposi e la folla di fedeli fino a Piazza Pio XII, è dedicata – come lui stesso annuncia - al “dialogo interreligioso”. Spunto sono le celebrazioni per i sessant’anni della Dichiarazione Nostra aetate approvata dal Concilio Vaticano II proprio il 28 ottobre 1965.

    LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELLA CATECHESI DI PAPA LEONE XIV

    Come compagni di viaggio

    Ricordando il dialogo tra Gesù e la samaritana, nato dalla sete di Dio e che supera le barriere di cultura, genere e religione, il Papa ricorda che questo momento coglie il nucleo stesso del dialogo interreligioso. Su questa scia ricorda che il documento conciliare ridefiniva i rapporti tra la Chiesa cattolica e le religioni non cristiane, in particolare l’ebraismo, e “aprì – sottolinea il Pontefice - un nuovo orizzonte di incontro, rispetto e ospitalità spirituale”. Guardando in modo arricchente ai seguaci di altre religioni.

    Come compagni di viaggio sulla via della verità; a onorare le differenze affermando la nostra comune umanità; e a discernere, in ogni ricerca religiosa sincera, un riflesso dell’unico Mistero divino che abbraccia tutta la creazione.

    La Chiesa deplora gli odi, le persecuzioni e l’antisemitismo

    Con questo documento, spiega ancora il Pontefice, Papa Giovanni XXIII intendeva rifondare il rapporto originario con il mondo ebraico, dando forma, “per la prima volta nella storia della Chiesa”, al tratto dottrinale sulle radici ebraiche del cristianesimo e che sul piano biblico e teologico rappresentasse “un punto di non ritorno”. Un riconoscimento dunque del legame tra “il popolo del Nuovo Testamento” e “la stirpe di Abramo”.

    La Chiesa, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque.

    Un’amicizia solida

    “Oggi – aggiunge il Papa - possiamo guardare con gratitudine a tutto ciò che è stato realizzato nel dialogo ebraico-cattolico in questi sei decenni. Ciò non è dovuto solo allo sforzo umano, ma all’assistenza del nostro Dio che, secondo la convinzione cristiana, è in sé stesso dialogo”.

    Non possiamo negare che in questo periodo ci siano stati anche malintesi, difficoltà e conflitti, che però non hanno mai impedito la prosecuzione del dialogo. Anche oggi non dobbiamo permettere che le circostanze politiche e le ingiustizie di alcuni ci distolgano dall’amicizia, soprattutto perché finora abbiamo realizzato molto.

    Le radici nell’amore

    Leone XIV ricorda che lo spirito della Nostra Aetate continua a illuminare il cammino della Chiesa, riconoscendo che tutte le religioni possono riflettere “un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”, cercando risposte ai misteri della vita portando il dialogo anche ad un livello spirituale. Da qui l’invito a “coinvolgersi” riconoscendo tutto ciò che è buono, vero e santo nelle diverse tradizioni, in particolare nel mondo di oggi “dove, a motivo della mobilità umana, le nostre diversità spirituali e di appartenenza sono chiamate a incontrarsi e a convivere fraternamente”.

    Nostra Aetate ci ricorda che il vero dialogo affonda le sue radici nell’amore, unico fondamento della pace, della giustizia e della riconciliazione, mentre respinge con fermezza ogni forma di discriminazione o persecuzione, affermando la pari dignità di ogni essere umano.

    Agire insieme contro il fanatismo religioso e l’estremismo

    Il coinvolgimento di cui parla il Papa diventa, su sua indicazione, l’agire insieme in un mondo che “ha bisogno della nostra unità, della nostra amicizia e della nostra collaborazione”. Leone XIV indica gli ambiti in cui operare in modo condiviso per alleviare le sofferenze dell’uomo e prendersi cura, ad esempio, della casa comune e non solo.

    Le nostre rispettive tradizioni insegnano la verità, la compassione, la riconciliazione, la giustizia e la pace. Dobbiamo riaffermare il servizio all'umanità, in ogni momento. Insieme, dobbiamo essere vigilanti contro l’abuso del nome di Dio, della religione e dello stesso dialogo, nonché contro i pericoli rappresentati dal fondamentalismo religioso e dall'estremismo.

    L’intelligenza Artificiale e i suoi pericoli

    Tra i temi da affrontare c’è anche quello dell’Intelligenza artificiale, che “se concepita in alternativa all’umano, può gravemente l’infinita dignità e neutralizzarne le fondamentali responsabilità”.

    La speranza nel mondo di domani

    Le religioni, continua il Papa, insegnano che “la pace inizia nel cuore dell’uomo” e pertanto possono offrire un importante contributo perché sia possibile “un mondo nuovo”. “Dobbiamo riportare la speranza nelle nostre vite personali, nelle nostre famiglie, nei nostri quartieri, nelle nostre scuole, nei nostri villaggi, nei nostri Paesi e nel nostro mondo”. Il Pontefice ricorda che Nostra aetate, sessant’anni fa, ha portato speranza al mondo del secondo dopoguerra.

    Oggi siamo chiamati a rifondare quella speranza nel nostro mondo devastato dalla guerra e nel nostro ambiente naturale degradato. Collaboriamo, perché se siamo uniti tutto è possibile. Facciamo in modo che nulla ci divida.

    fonte: vaticannews

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