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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Padre Gutierrez con papa Leone

    Il prete miracolato da San Piergiorgio Frassati, senza permesso per rientrare negli USA

    Non basta aver vissuto negli Stati Uniti per vent’anni. Non basta più oggi, se non hai i documenti in regola e provi ad uscire dal Paese per partecipare alla Messa di canonizzazione del santo grazie alla cui intercessione hai ricevuto un miracolo, Pier Giorgio Frassati. Rischi di non poter più tornare a casa tua, come sta accadendo a padre Juan Manuel Gutierrez, bloccato a Roma da inizio settembre. «Quando ho deciso di partire per partecipare alla celebrazione in piazza San Pietro con papa Leone XIV, sapevo che non mi avrebbero lasciato rientrare senza il permesso umanitario, che non avevo ancora ottenuto», racconta il sacerdote messicano di 39 anni, ordinato nel 2022, guarito da una lesione al tendine d’Achille grazie all’intercessione del santo torinese, quando questi era ancora beato. «Ma parlando con l’arcivescovo di Los Angeles, José Horacio Gómez, ho capito che non potevo mancare».

    Com’è arrivato negli Stati Uniti?

    Sono nato a Texcoco, in Messico, e sono cresciuto lì con mia madre, due sorelle e un fratello. I miei genitori si sono separati quando ero bambino, e mio padre si è trasferito negli Stati Uniti. Sin da piccolo ho conosciuto la fede cattolica, ma a 14 anni non credevo più che Dio esistesse. Quando avevo 17 anni mia madre si è ammalata di cancro e così ho iniziato a cercare lavoro per pagarle le cure. Dopo poco ho capito che i soldi che riuscivo a recuperare in Messico non bastavano e ho deciso di partire per gli Usa, rendendomi conto un po’ alla volta che sarei entrato da clandestino. Dopo un viaggio terribile, in cui ho visto cose molto tristi, sono riuscito a raggiungere mio padre ad Omaha, in Nebraska e ho trovato un lavoro, ma circa un anno dopo mia madre è morta.

    Da ragazzo non credente a sacerdote. Com’è successo?

    Dopo la morte di mamma ho deciso di restare negli Usa. Avevo 20 anni, era un momento complicato, e così, non so ancora dire com’è accaduto, mi sono ritrovato a partecipare a un ritiro organizzato dalla parrocchia. Da lì ho intrapreso un lungo percorso di ricerca, e ho iniziato a pregare Dio perché mi aiutasse a farmi una famiglia. Mentre riflettevo su queste cose, nel tempo, ho iniziato a capire che forse mi chiamava al sacerdozio. Dopo un paio di anni di discernimento ho deciso di entrare in seminario.

    Inizialmente ha pensato di tornare in Messico perché negli Usa era ancora clandestino...

    Prima di partire mi sono confessato, perché in quei viaggi non sai mai se arriverai vivo, e parlando con il sacerdote gli ho detto che sarei tornato in Messico perché non avevo i documenti in regola. Uscendo dal confessionale, però, mi ha rivelato che era il direttore spirituale del seminario lì ad Omaha, e che non c’era bisogno di spostarmi dagli Usa per diventare sacerdote, perché c’erano delle procedure per regolarizzare la mia situazione. Fatto sta che ho girato cinque diocesi diverse, ma nessuno è riuscito ad aiutarmi. Un attimo prima di perdere le speranze, poi, ho conosciuto l’arcivescovo di Los Angeles, Gómez, molto sensibile alla questione, che mi ha accolto. L’arcidiocesi mi ha pagato anche gli studi, molto più costosi per gli immigrati. È stato in quegli anni che ho conosciuto Pier Giorgio Frassati, guardando su YouTube alcuni video sulla sua vita. Un’amicizia nata per caso che ha finito per salvarmi. (…)

    continua a leggere nel sito di Avvenire

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