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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Rose in acqua, segno di fragilità COMMENTO

    Lo scandalo di Dio che sceglie ciò che è debole e ferito per manifestarsi

    Nel tempo di Avvento le donne dell’Unione femminile cattolica ticinese (UFCT) offrono ogni fine settimana questi testi frutto dei loro incontri del mercoledì dopo la Santa Messa delle 7,30 celebrata dal vescovo Alain nella chiesa di San Giuseppe a Lugano. Incontri che sono aperti a chiunque voglia parteciparvi e si svolgono al San Giuseppe. Le signora stanno scoprendo il personaggio di Madeleine Delbrêl (1904 - 1964) assistente sociale, poetessa e mistica francese: una figura di donna del Novecento impegnata nel sociale che ha lasciato un segno nella cultura francese ed europea e che la Chiesa considera venerabile. Il mercoledì 17 dicembre però, dopo la Messa mattutina del vescovo a San Giuseppe e la colazione, non ci sarà l’appuntamento. Il ritrovo infatti quel giorno è alle 18 per condividere ed «aprire» la meditazione per l'evento «Di stupore e di gioia» in San Rocco, a Lugano. Gli incontri vanno poi in pausa natalizia e riprenderanno il 7 gennaio.

    Commento dell’Unione femminile cattolica ticinese (UFCT) al Vangelo della terza domenica d’Avvento

    Giovanni che ancora l’altro giorno “gridava nel deserto”, oggi “chiede dalla prigione” se quell’uomo a cui fino al giorno prima aveva detto di non essere degno di portare i sandali e che avvertiva come “più forte di lui” sia davvero “colui che deve venire”. Gesù non pone la scure alla radice degli alberi per abbattere quelli che non danno frutto, come si era immaginato Giovanni.  Non separa il frumento dalla pula per bruciare quest’ultima con un fuoco inestinguibile. Nel suo cuore si è insediato il dubbio. Un dubbio che abita anche noi, donne e uomini che ci diciamo credenti. Di fronte alle verità della fede, ma anche semplicemente di fronte alle logiche della vita.

    Saper andare oltre la propria persona, lasciando parlare i fatti

    In che modo Gesù risponde al dubbio di un Giovanni, forse già consapevole che la sua vita era giunta all’epilogo? Come sempre non dobbiamo attenderci da Gesù una risposta univoca, chiara, tipo: “Sì, sono io colui che attendete”. Ma risponde invitando a guardare ai fatti, alle opere compiute. In una società come la nostra, dove si tende ad essere autoreferenziali, dove si è sempre pronti a raccontare di sé stessi, a mettersi in mostra, ad elencare le nostre qualità, è davvero illuminante saper andare oltre la propria persona e lasciare che siano i fatti a parlare per noi. Perché, ieri come oggi, solo questi sono il segno dell’agire di Dio in noi.
    “Cosa siete andati a vedere”? Chiede più volte Gesù agli astanti e alle folle che si facevano delle domande su Giovanni Battista, interrogandole sulla loro capacità di vedere davvero chi erano “andati a vedere” nel deserto, per compiere un ulteriore passo. Egli invita a discernere la vera missione di Giovanni: un grande profeta, anzi il più grande non certo per un’attrazione passeggera, (“una canna”), né per l’approvazione del potere mondano (“abiti di lusso”). Gesù ci chiede di superare anche il profetismo ascetico e radicale di Giovanni, per aprirsi alla venuta del Regno dei cieli, che sarà visibile quasi come quando nella notte aguzziamo la vista per orientarci tra piccole luci che indicano un cammino.

    La Delbrêl cerca Dio nell’attualità concreta

    La capacità di vedere non tanto segni straordinari ma l’attualità concreta in cui la presenza di Dio si manifesta e attende una risposta è anche un punto centrale della spiritualità di Madeleine Delbrêl, a cui queste riflessioni si ispirano. Vi proponiamo paradossalmente come risposta alla domanda iniziale “cosa siete andati a vedere?” di  ripartire  in un cammino come è stato espresso nella poesia “Noi gente di strada”:

    “Noi gente di strada/ per noi la fede è un viaggio./Non vogliamo dimore fisse/ma strade da percorrere con te./ Quando tu vieni, tu ci trovi in cammino/e quando noi veniamo a te/anche noi siamo ancora in cammino./Il nostro luogo non è un luogo./Il nostro luogo è una strada.”


    Il Regno di Dio non si conquista con meriti, capacità o forza d’animo. Vi si entra solo quando si abbandona l’illusione di dover essere all’altezza, quando si smette di credere che la propria identità dipenda da ciò che si produce o si dimostra. È un luogo per chi riconosce la propria fragilità: ciechi, zoppi, poveri, cioè tutti noi quando lasciamo cadere le maschere. Giovanni si aspettava un Messia potente, capace di fare “pulizia” e fatica a comprendere un Cristo che invece guarisce, consola, rialza.

    Lo scandalo è proprio questo: che Dio scelga ciò che è debole e ferito per manifestarsi. La sua pace non elimina il caos, ma lo attraversa e lo trasforma. Nel Regno non si entra con la sola logica né con la sola emotività: nessuna nostra risorsa basta. È un dono che accoglie chi non ha più nulla da esibire se non la verità della propria condizione umana.

     UFCT

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