Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • Benedetto XVI

    Meeting di Rimini: L’eredità di Benedetto XVI

    Una ragione «presuntuosa» ma ridotta, mutilata delle sue possibilità, contrapposta all’apertura — di mente e di cuore — di chi non pretende di inscatolare il reale nei confini angusti della propria misura. E una teologia non ridotta a riserva indiana, a paradiso artificiale dove rifugiarsi dalle contraddizioni del mondo, ma luogo dove farsi lasciare raggiungere dalle domande, dal dolore e dalle speranze dei propri fratelli uomini, credenti o meno, comunque compagni di uno stesso viaggio. Un luogo dove L’intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà, il titolo dell’incontro dedicato all’eredità di Benedetto XVI che si è svolto il 22 agosto al Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini, moderato da don Andrea D’Auria, direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione in un auditorium affollatissimo. Intelligenza della realtà, non di un ipotetico migliore mondo dei mondi possibili.

    I relatori — Andrea Bellandi, arcivescovo metropolita di Salerno-Campagna-Acerno, Aura Miguel, la vaticanista portoghese veterana di viaggi apostolici, e Andrea Tornielli, direttore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede — hanno fatto parlare gli scritti e i gesti del teologo che troppe volte è stato descritto sui media come la caricatura di se stesso, usando le sue stesse parole per smascherare cliché, malintesi e banalizzazioni del suo pensiero. Impossibile non citare il discorso che Joseph Ratzinger — allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede — tenne al Meeting nel 1990: Una compagnia sempre riformanda. E non ricordare il coraggio e la semplicità di una domanda come «l’uomo ha davvero bisogno di Dio? Le cose non potrebbero andare bene anche senza di Lui?».

    Guarda il video su YouTube

    Ratzinger, ha chiosato monsignor Bellandi, si chiedeva se fosse ancora possibile credere in un mondo edificato su una interpretazione esclusivamente «quantitativa» e razionalista del reale, verificabile e controllabile; dove la questione della presenza di Dio, sembra priva di senso. E ne aveva rimarcato le conseguenze: l’uomo che cerca di esistere solo nel mondo del calcolabile resta soffocato, vive in un bunker di cemento senza finestre dove si dà la luce da solo, senza essere in grado di rispondere alle domande fondamentali né instaurare un dialogo con le culture nelle quali la dimensione religiosa è presente.

    Quando fede e ragione cooperano — davvero — alla ricerca della verità, la fede non blocca la ragione ma la aiuta a non piegarsi su sé stessa, ad accogliere l’imprevisto di una Presenza che la supera e ad ascoltare con rispetto la voce dei piccoli e dei semplici. Nonostante tutte le ricerche scientifiche e tecnologiche la capacità di cogliere quello che veramente conta è data ai più piccoli, ha notato Aura Miguel citando Benedetto XVI che, nel 2012, a 85 anni, invitava a non aver paura del proprio desiderio di felicità, ma di usarlo come una risorsa, riconoscendone la profondità e permettendogli di raggiungere tutta la sua altezza.

    Niente è «nemico» nel cammino della fede, tutto può essere usato come carburante o materiale da costruzione, ha continuato Tornielli, citando scritti e discorsi solitamente ignorati dai media, perché lontani dallo stereotipo del «caterpillar dell’ortodossia». Perfino la secolarizzazione diffusa può diventare una risorsa, una provocazione preziosa. Per fortuna, arriva a dire Benedetto XVI, la fede è sempre minacciata e in pericolo e questo è anche salutare perché sottrae al rischio di trasformarsi in ideologia manipolabile, al rischio di renderci incapaci di condividere sofferenza del fratello che dubita. La fede deve essere reimparata ogni giorno, perché non è un’idea ma un incontro. Un antidoto all’illusione di chiudere in fretta la pratica “conversione” (di se stessi e degli altri), puntando su strategie pastorali perfette e irreali progetti di perfezione.

    Guarda il video su YouTube

    News correlate

    Il cardinale Koch ricorda Benedetto XVI

    A tre anni dalla morte una messa celebrata dal porporato svizzero nelle Grotte vaticane in suffragio di Ratzinger.

    «Dio è la vera realtà»: Benedetto XVI e la sfida di costruire il mondo

    Presentato in Vaticano il volume di omelie inedite di Benedetto XVI Dio è la vera realtà. Tra i testi, una predica del 2014 in cui il Papa emerito denunciava il primato di Mammona e indicava nel Regno di Dio il criterio per costruire una società giusta e libera.

    Mons. Gänswein auspica la beatificazione di Ratzinger

    Il già segretario particolare di Benedetto XVI ne ha parlato in un'intervista. Auspicato anche un ritorno alla linea dello scomparso pontefice in materia di rito tridentino.

    A Riccardo Muti va il premio Ratzinger 2025

    Il direttore d'orchestra italiano riceverà il prossimo 12 dicembre il riconoscimento dalle mani di papa Leone XIV. Ogni anno il comitato scientifico della fondazione dedicata al papa emerito propone personalità che si sono distinte nella cultura e nell'arte di ispirazione cristiana.

    Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati: due giovani che hanno vissuto la santità nella vita quotidiana

    Il Meeting di Rimini ha celebrato due figure che Papa Leone XIV canonizzerà oggi, 7 settembre a Roma: Carlo Acutis e Pier Giorgio Frassati. Giovani diversi per epoca ma uniti da una fede vissuta nella normalità di scuola, amicizie e impegno sociale. Modelli di santità laicale per i credenti di oggi. Guarda i video.

    Arriva l'inedito di Benedetto XVI: "La mia rinuncia fu piena e valida"

    Spunta una missiva del 2014 del papa emerito al teologo italiano Nicola Bux nella quale Ratzinger con chiarezza smonta un classico delle teorie complottiste, ovvero il fatto che avesse dichiarato la rinuncia al «ministerium» ma non al «munus» di Pietro.

    News più lette