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Mar 3 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Per una piena fioritura delle differenze

    Un approccio veramente costruttivo al problema della donna nella Chiesa richiede una profonda riflessione sulla Chiesa stessa, una rivisitazione dell’ecclesiologia nei suoi passaggi epocali. La posizione di subalternità in cui è relegata la donna diviene rivelativa di quella “distorsione” che domina l’istituzione ecclesiastica, allo stesso tempo, l’assunzione di consapevolezza porta luce sul travaglio che l’attraversa, maturando le condizioni capaci di favorire una reale ecclesiologia di comunione. Questo il filo conduttore dell’ultimo libro di Anne-Marie Pelletier, Una comunione di donne e di uomini (Magnano, Edizioni Qiqajon, 2020, pagine 265, traduzione di Valerio Lanzarini).

    La comunione richiede quello spostamento dalla legge all’amore e alla misericordia, connaturato all’annuncio evangelico, che non può rinunciare al femminile. Richiede l’affermarsi di quell’ordine superiore che regola le relazioni umane che Gesù chiama regno e che implica il superamento di ogni vincolo di oppressione e di potere. Non si tratta pertanto di rivendicare per le donne parte dei ruoli assunti esclusivamente dal clero, quindi da uomini, ma di assumere la maturità di fede che dona lo Spirito.

    «La questione delle donne nella Chiesa non si esaurisce in una problematica di poteri da redistribuire», ma riguarda la possibilità «di innervare il corpo ecclesiale di femminilità battesimale» affinché la Chiesa diventi realtà viva di autentica comunione. Si tratta di «ripartire dalla fonte: lo Spirito Santo, nel quale la Chiesa è fondata, istituita, inviata in missione». Spetta alle donne il compito di assumere consapevolmente l’investitura che lo Spirito dà a ogni battezzato. Sarà la crescita spirituale a scardinare ogni sbilanciamento e a riequilibrare. Non serve esaltare il «genio femminile» per poi continuare a mantenere le distanze fra il clero e le donne, bensì intraprendere un cammino di verità nel reciproco rispetto e nella reciproca valorizzazione perché l’eschaton a cui tende il regno è la piena fioritura delle differenze e la loro armonizzazione nell’unità che è il corpo di Cristo.

    All’interno di questo processo in atto assumono particolare rilievo i risultati raggiunti dall’esegesi femminista delle Scritture. Femminista nel senso che assume uno sguardo particolarmente attento verso il femminile racchiuso nel testo biblico a volte velato, altre volte assai esplicito come esemplarmente messo in luce da molte figure a partire dalle matriarche. Se infatti è del tutto evidente «la modellatura maschile — androcentrata — della parola biblica», pure la portata rivelativa delle Scritture ne fa emergere una sottile «intelligenza antropologica e spirituale» capace di restituire al femminile una posizione rilevante che pone la donna, seppure non in un rapporto paritario con l’uomo, certo però molto dinamico.

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