Si è svolta sabato scorso, 24 gennaio, in Cattedrale a Lugano, una partecipata celebrazione di istituzione di 12 nuovi accoliti e 8 lettori provenienti da diverse parrocchie del Ticino. Si tratta di due ministeri aperti anche ai laici, donne e uomini. La diocesi di Lugano ha intrapreso nel 2019 un cammino per formare i candidati ai ministeri laicali dell’accolitato e del lettorato: sono tante ormai le persone che in questi anni hanno deciso di fare un percorso di discernimento vocazionale, di crescita a livello spirituale e teologico-pastorale, ma soprattutto di adesione alla chiamata del Signore a servire in modo ministeriale, da laici, la Chiesa in Ticino. Oggi tanti di loro operano infatti nelle parrocchie ticinesi, aiutando nella liturgia.
Per informazioni sulla possibilità di questa scelta ci si può rivolgere ai propri parroci e all’incaricato e responsabile nella diocesi di Lugano di questo percorso formativo che è don Sergio Carettoni (076 2186288 – sergio.carettoni@gmail.com).
di Silvia Guggiari
Andrea Narciso: empatia in divisa
Andrea Narciso di Novazzano è accolito dal 2023, oltre ad essere cappellano per l’esercito, al momento primo e unico laico che ricopre questo ruolo in Ticino: «Una sorta di casualità o di “dioincidenza”, mi ha fatto ritrovare nella cappellania militare – racconta Andrea –. Ho così intrapreso il Servizio di Formazione Tecnica a Thun con la scuola dell’assistenza spirituale dell’esercito. Per svolgere pienamente questo servizio era poi necessaria una formazione che consolidasse il ruolo dal punto di vista più teologico e ho così deciso di intraprendere il percorso per diventare prima lettore e poi accolito».
Un percorso proposto dalla diocesi che Andrea ha trovato «molto interessante ed arricchente, sia a livello di nozioni teologiche, spirituali e pastorali, sia dal punto di vista umano. È stata una bellissima scoperta; ho conosciuto tante persone che venivano da fuori Cantone con un background di esperienze molto variegato: durante le lezioni era un piacere condividere con loro questo percorso ognuno con le sue sfaccettature, con il proprio impiego, la propria storia. È stato appassionante poter approfondire determinati testi sacri della nostra cultura cattolica, con un corpo docente molto competente».
Una sorta di "dioincidenza" mi ha fatto ritrovare nella cappellania militare: un servizio per la patria dove l'empatia e la relazione umana sono centrali
E una volta istituiti, come vengono impiegate queste figure di laici? «C’è chi è stato accolto meglio, chi ha avuto un po’ di chiusura da parte dei propri parroci. Di sicuro, questa formazione permette di vivere in modo più attivo il proprio servizio pastorale; anche il semplice andare a Messa assume un valore diverso perché si capisce più a fondo quello che sta dietro alle parole, ai simboli, ai gesti. Personalmente, in parrocchia ho sempre ricevuto grande apertura e disponibilità: vengo coinvolto nelle celebrazioni, c’è una buona collaborazione».
Andrea – dicevamo – è cappellano dell’esercito dal 2020, ma come è nata questa «vocazione»? «Nella mia infanzia mi sentivo molto vicino a una possibile “chiamata”. Quasi casualmente è arrivata la possibilità di diventare cappellano e mi è piaciuta fin da subito l’idea di svolgere un servizio per la patria dove venivano richieste doti quali l’empatia e la relazione umana che da sempre fanno parte del mio essere. Per diversi anni sono stato ad Airolo, lo scorso gennaio sono stato trasferito ad Isone. Trovo che questo servizio sia molto utile e concreto per i giovani militari che si affacciano in questo piccolo mondo a sé, lontani da casa, con persone che non conoscono». Andrea spiega che il ruolo del cappellano consiste in un aiuto attivo, in una vicinanza umana che offre ai giovani la possibilità di trovare sostegno sulle problematiche più varie di carattere personale, su preoccupazioni e paure, ma anche aspetti legati alla famiglia piuttosto che all’esperienza nell’esercito: «Teniamo sempre tutto dentro, ma sapere che c’è qualcuno pronto ad ascoltare e che può capirti può fare la differenza».
La voce del parroco don Paolo Solari
Andrea è entusiasta della sua scelta che lo ha portato ad assumere con maggior consapevolezza il ruolo di cappellano e a servire la propria parrocchia. Ma come vedono questo ruolo i parroci? «La presenza di un accolito e di un lettore formato e istituito, in una parrocchia come quella di Novazzano dove sono da solo – racconta don Paolo Solari, parroco di Novazzano –, permette di accogliere e servire liturgicamente una assemblea grande e numerosa. Avere la presenza di una persona formata e istituita e mandata dal vescovo conferisce una autorevolezza e una attenzione anche da parte dell’assemblea. Mi rendo conto che potrei valorizzare maggiormente le competenze di Andrea coinvolgendolo di più nelle diverse liturgie. Come lettore ha avuto anche una certa formazione biblica, per cui la catechesi degli adulti, piuttosto che la formazione biblica, come anche il portare la Comunione agli anziani e ai malati sono compiti che potrebbe svolgere anche un laico».
La presenza di questi laici sul territorio non è solo una supplenza, ma un complemento alla figura del parroco e una ricchezza per la Chiesa locale
Don Paolo riconosce dunque che le figure dei lettori e degli accoliti sono una ricchezza per la Chiesa locale: «La loro presenza è un valore aggiunto in un momento in cui i sacerdoti scarseggiano, ma la presenza di questi laici sul territorio non è a mio parere solo una supplenza ma anche un complemento alla figura del parroco. È una attenzione del laicato che si fa viva sotto diverse forme: sta a noi parroci saperne approfittare per arricchire le comunità e valorizzare queste formazioni».