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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Foto di archivio

    Quel “no” alle armi lungo un intero pontificato

    Le uniche “armi” a cui Papa Francesco ha dato il suo assenso sin dal primo momento in cui è salito sul Soglio di Pietro e per i successivi dodici anni sono state il dialogo e l’incontro e, per i cattolici, la preghiera e il digiuno. Per il resto è stato sempre e solo un grande “no” quello pronunciato dal Pontefice argentino agli armamenti, al loro commercio, a un mercato che va sempre più fiorendo laddove marcisce la vita di intere popolazioni. Un “no” che risuona ancora potente - seppur in un momento in cui da oltre venti giorni non si ascolta la voce del Papa - alla luce degli attuali piani di riarmo dell’Europa annunciati dalla presidenza della Commissione UE.

    La Evangelii gaudium e la denuncia di consumismo e iniquità

    Ha iniziato con la Evangelii gaudium, l’esortazione apostolica che dal 2014 ha tracciato il piano del suo magistero, Francesco, a stigmatizzare quei “meccanismi dell’economia attuale” che “promuovono un’esasperazione del consumo”. E questo “consumismo sfrenato, unito all’inequità”, scriveva, “danneggia doppiamente il tessuto sociale. In tal modo la disparità sociale genera prima o poi una violenza che la corsa agli armamenti non risolve né risolverà mai” ma “serve solo a cercare di ingannare coloro che reclamano maggiore sicurezza, come se oggi non sapessimo che le armi e la repressione violenta, invece di apportare soluzioni, creano nuovi e peggiori conflitti”.

    Sistemi economici che sopravvivono facendo la guerra

    Nello stesso anno, il 2014, nel primo e indimenticato incontro in Vaticano con i Movimenti Popolari, Francesco condensava in una espressione, sempre poi ripetuta, l’emergenza di quest’epoca: “La terza guerra mondiale” combattuta “a pezzi”. Una denuncia che oggi si può osservare come profetica, considerando il fatto che è stata pronunciata quasi un decennio prima della invasione russa all’Ucraina e la deflagrazione di nuove violenze nella Striscia di Gaza.

    “Ci sono sistemi economici – affermava il Pontefice in quello stesso discorso - che per sopravvivere devono fare la guerra. Allora si fabbricano e si vendono armi e così i bilanci delle economie che sacrificano l’uomo ai piedi dell’idolo del denaro ovviamente vengono sanati. E non si pensa ai bambini affamati nei campi profughi, non si pensa ai dislocamenti forzati, non si pensa alle case distrutte, non si pensa neppure a tante vite spezzate”.

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