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  • A Ginevra celebrati i 75 anni del Consiglio ecumenico delle Chiese

    di Gino Driussi

    Fondato nel 1948, il Consiglio ecumenico (o mondiale) delle Chiese (CEC) compie quest’anno 75 anni. L’anniversario è stato celebrato nei giorni scorsi a Ginevra nell’ambito della riunione del Comitato centrale, il suo principale organo di governo; tra un’assemblea e l’altra.

    L’unità ortodossa ferita

    Sono stati tre i momenti salienti che hanno caratterizzato le commemorazioni. Il primo è stato l’omelia pronunciata dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I durante la celebrazione di apertura della riunione. Dopo aver reso omaggio al CEC, Bartolomeo non ha mancato di sottolineare quanto l’unità del mondo ortodosso sia stata profondamente ferita dall’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione russa nel febbraio 2022. «Una piaga profonda – ha affermato – che si è estesa all’ortodossia mondiale, una cinica realpolitik che è stata imposta alla Chiesa ortodossa ». «Preghiamo tutti – ha aggiunto – per una rapida e retta conclusione di questa campagna imperialista tutt’altro che necessaria e perché cessi l'inutile e sconsiderata politicizzazione della Chiesa in Russia». Successivamente, sempre nella città di Calvino, la giornata di domenica 25 giugno è stata praticamente interamente dedicata all’anniversario del CEC, dapprima con un culto ecumenico nella cattedrale di S. Pietro, durante il quale il presidente del Comitato centrale, il vescovo luterano tedesco Heinrich Bedford-Strohm, ha ricordato come l’obiettivo dei fondatori del CEC, 75 anni fa, fosse molto chiaro: riunire le Chiese del mondo per farne uno strumento al servizio della pace: poi l’incontro pè proseguito nel pomeriggio con tutta una serie di testimonianze, in presenza o in remoto, nella sede del Consiglio ecumenico.

    352 Chiese di 120 Paesi

    La data di nascita del CEC è il 23 agosto 1948 – ad appena tre anni dalla fine della seconda guerra mondiale – ad Amsterdam. Si tratta dell’organismo più ampio tra le diverse organizzazioni del movimento ecumenico moderno. Comprende attualmente 352 Chiese di 120 Paesi, ossia la maggior parte delle Chiese anglicane, ortodosse, protestanti e vetero-cattoliche del mondo, in rappresentanza di 580 milioni di cristiani. Si definisce come una «comunità fraterna di Chiese che confessano il Signore Gesù Cristo come Dio e Salvatore, secondo le Scritture, e si sforzano di rispondere insieme alla loro vocazione comune per la gloria di un solo Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo». Dall’inizio di quest’anno, suo nuovo segretario generale è il pastore presbiteriano sudafricano Jerry Pillay, il quale, a capo di una folta delegazione, ha reso visita a papa Francesco lo scorso 23 marzo in Vaticano. Ricordiamo altresì la visita che Jorge Mario Bergoglio (ma prima di lui anche i suoi predecessori Paolo VI nel 1969 e Giovanni Paolo II nel 1984) fece alla sede del CEC a Ginevra il 21 giugno 2018.

    Ottimi rapporti

    Tutto questo per dire che, sebbene la Chiesa cattolica romana non faccia parte del CEC, i rapporti tra i due organismi sono ottimi e improntati a una fattiva collaborazione, sia tramite un gruppo misto di lavoro creato nel 1965 sia attraverso la partecipazione a pieno titolo di delegati della Chiesa di Roma nella Commissione teologica “Fede e Costituzione” e in quella per la missione e l’evangelizzazione. Per tornare al conflitto in Ucraina, il pastore Pillay, reduce da incontri a Kiev con le due Chiese ortodosse e a Mosca con il patriarca Kirill, ha espresso l’intenzione del CEC di organizzare nei prossimi mesi una tavola rotonda che veda coinvolte tutte le Chiese interessate.

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