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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • vescovo a Lourdes

    A Lourdes per ricordarsi che tutto è possibile a Dio

    di Katia Guerra

    Un grande caldo ha accolto i pellegrini ticinesi a Lourdes: le alte temperature hanno colpito anche la località francese, ma i pellegrini sono stati avvolti anche da un calore emotivo che ha riempito i loro cuori. È stato infatti il pellegrinaggio della «ripartenza» quello che si concluso venerdì sera, e che, come traspare dalle cronache riportate su catt.ch, ha saputo donare grandi emozioni. L’Amministratore apostolico mons. Alain de Raemy, in vari momenti, ha suggerito delle riflessioni sulle quali meditare. Durante la Messa di apertura ha messo l’accento sul fatto che a volte mettiamo altro al posto di Dio e ci dimentichiamo che il Signore può tutto. Su questo è tornato anche nella celebrazione con l’unzione degli infermi, durante la quale ha detto che seguire il Signore non è sempre facile, ma che nonostante le difficoltà non dobbiamo desistere. Nel giorno della Via Crucis ha di nuovo parlato dell’amore di Dio per l’umanità, del quale la croce è l’espressione più alta, ricordando che la sofferenza ha, in ognuno delle nostre storie, il suo posto e a volte, senza che ce l’aspettiamo, è proprio lei a insegnarci a vivere bene l’amore.

    «Ho rispettato una promessa»

    Testimone di questo amore è Flora Sala, che proprio in questi giorni ha compiuto 85 anni. Per una vita è stata infermiera all’ospedale psichiatrico di Mendrisio. A Lourdes ci è andata anche quest’anno con la divisa da infermiera. Al mattino ha prestato aiuto agli ammalati, mentre nel pomeriggio, durante le ore più calde, si è concessa un po’ di riposo. «Non riesco ad immaginare la mia vita senza Lourdes e senza mettermi al servizio», ha confidato. È stata dunque molto felice di questa «ripartenza» e lo si percepiva anche dall’entusiasmo con il quale ha affrontato le calde giornate al Santuario mariano. «Quando, nel 1967, sono diventata infermiera, ho promesso alla Madonna che sarei andata a Lourdes e così nel 1968 ho partecipato al mio primo pellegrinaggio. Si viaggiava con il treno e eravamo alloggiati nel vecchio ospedale», ci racconta. Un’esperienza che le è rimasta impressa, tanto che da allora non ha più smesso di tornare. «Se non potevo in estate perché non avevo le vacanze, andavo in febbraio e accompagnavo una mia amica in carrozzina». Dal 2008 ha partecipato a tutti i pellegrinaggi diocesani: «Cerco soprattutto di trasmettere ai giovani quello che ho imparato in tutti questi anni che ho trascorso accanto agli ammalati: questa è una cosa per me molto importante. Quest’anno ne ho visti molti fra i volontari e questo mi rende molto felice», sottolinea.
    Sono molte le storie di «guarigione» che potrebbe raccontare. Ne ricorda una in particolare: «Un anno ho accompagnato una signora molto triste e non sapevo cosa fare per aiutarla e allora l’ho portata dove c’è Gesù sempre esposto e le ho suggerito di parlare con Lui per tutto il tempo di cui aveva bisogno. Quando ce ne siamo andati ho notato in lei un grande cambiamento».

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