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Dom 1 feb | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    “Assumere i problemi altrui a costo di perdere la propria pace”

    «Non c’è costruttore di pace che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri»: nel corso dell’udienza generale in piazza San Pietro il Papa ha sottolineato che «Gesù ci raccomanda di attenderlo senza stare con le mani in mano» e, in attesa del suo ritorno, il cristiano non alza le spalle e non rimpiange con malinconia «un passato che si presume dorato», ma «rischia». Appello per la cura del creato, che può prevenire i danni dei disastri naturali. E in vista del centenario delle ultime apparizioni mariane a Fatima, venerdì prossimo Francesco ha esortato i fedeli a «pregare il Santo Rosario per l’intenzione della pace nel mondo».

     

    «Chi reca speranza al mondo non è mai una persona remissiva», ha detto il Papa proseguendo un ciclo di catechesi sulla speranza cristiana dedicato oggi al tema della «attesa vigilante», «uno dei fili conduttori del Nuovo Testamento». «Gesù ci raccomanda di attenderlo senza stare con le mani in mano: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli”. Non c’è costruttore di pace che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri: chi non lo fa non è un costruttore di pace, è un pigro, è un comodo. Non c’è costruttore di pace – ha ripetuto il Papa – che alla fine dei conti non abbia compromesso la sua pace personale, assumendo i problemi degli altri, perché il cristiano rischia, ha il coraggio di rischiare per portare il bene che Gesù ci ha regalato come un tesoro».

     

    Il cristiano, ha detto il Papa, «non è fatto per la noia; semmai per la pazienza. Sa che anche nella monotonia di certi giorni sempre uguali è nascosto un mistero di grazia. Ci sono persone che con la perseveranza del loro amore diventano come pozzi che irrigano il deserto. Nulla avviene invano, e nessuna situazione in cui un cristiano si trova immerso è completamente refrattaria all’amore. Nessuna notte è così lunga da far dimenticare la gioia dell’aurora. Se rimaniamo uniti a Gesù, il freddo dei momenti difficili non ci paralizza; e se anche il mondo intero predicasse contro la speranza, se dicesse che il futuro porterà solo nubi oscure, il cristiano sa che in quello stesso futuro c’è il ritorno di Cristo. Quando questo succederà, nessuno lo sa, ma il pensiero che al termine della nostra storia c’è Gesù Misericordioso, basta per avere fiducia e non maledire la vita. Tutto verrà salvato. Soffriremo, ci saranno momenti che suscitano rabbia e indignazione, ma la dolce e potente memoria di Cristo scaccerà la tentazione di pensare che questa vita è sbagliata».

     

    «Avete pensato come sarà l’incontro con Gesù quando avvenga?», ha domandato Francesco. «Sarà un abbraccio, una grande gioia, dobbiamo vivere in attese di questo incontro. Dopo aver conosciuto Gesù», ha aggiunto, «noi non possiamo far altro che scrutare la storia con fiducia e speranza. Gesù è come una casa, e noi siamo dentro, e dalle finestre di questa casa noi guardiamo il mondo. Perciò non ci richiudiamo in noi stessi, non rimpiangiamo con malinconia un passato che si presume dorato, ma guardiamo sempre avanti, a un futuro che non è solo opera delle nostre mani, ma che anzitutto è una preoccupazione costante della provvidenza di Dio. Tutto ciò che è opaco un giorno diventerà luce»

     

    «E pensiamo che Dio non smentisce sé stesso, mai. Dio non delude mai», ha ribadito Jorge Mario Bergoglio. «La sua volontà nei nostri confronti non è nebulosa, ma è un progetto di salvezza ben delineato: “Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità”. Per cui non ci abbandoniamo al fluire degli eventi con pessimismo, come se la storia fosse un treno di cui si è perso il controllo. La rassegnazione non è una virtù cristiana.Come non è da cristiani alzare le spalle o piegare la testa davanti a un destino che ci sembra ineluttabile».

     

    Francesco è tornato sul tema della pace quando, a fine catechesi, ha ricordato che venerdì prossimo, 13 ottobre, si chiude il Centenario delle ultime apparizioni mariane a Fatima, ricorrenza per la quale, peraltro, in Polonia è stato recentemente organizzato un rosario sui confini . «Con lo sguardo rivolto alla Madre del Signore e Regina delle Missioni, invito tutti, specialmente in questo mese di ottobre, a pregare il Santo Rosario – ha detto il Papa – per l’intenzione della pace nel mondo. Possa la preghiera smuovere gli animi più riottosi affinché – ha proseguito Francesco citando il suo ultimo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace – “bandiscano dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e costruiscano comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune. Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace”».

     

    Sempre il 13 ottobre, ha ricordato ancora il Papa, ricorre la Giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali: «Rinnovo il mio accorato appello – ha detto Bergoglio – per la salvaguardia del creato mediante una sempre più attenta tutela e cura per l’ambiente. Incoraggio, pertanto, le Istituzioni e quanti hanno responsabilità pubblica e sociale a promuovere sempre più una cultura che abbia come obiettivo la riduzione dell’esposizione ai rischi e alle calamità naturali. Le azioni concrete, volte allo studio e alla difesa della casa comune, possano ridurre progressivamente i rischi per le popolazioni più vulnerabili».

     

    Tra i saluti ai gruppi di pellegrini, il Papa ha salutato i pellegrini polacchi, e in particolare gli organizzatori della mostra “In nomine Domini” , allestita presso l’Università Urbaniana, dedicata al cardinale missionario Adam Kozlowiecki, auspicando che il suo esempio in Zambia «ci sensibilizzi alle necessità spirituali e materiali delle nazioni africane».

     

    Francesco ha poi salutato i pellegrini brasiliani venuti a Roma per condividere la gioia per il Giubileo dei 300 anni di Nossa Senhora Aparecida, la cui festa si celebra domani. «La storia dei pescatori che hanno ritrovato nel fiume Paraiba do Sul il corpo e poi il capo della statua della Madonna, successivamente uniti insieme, ci ricorda che in questo momento difficile del Brasile – ha rimarcato il Pontefice argentino – la Vergine Maria è un segno che spinge verso l’unità fondata sulla solidarietà e sulla giustizia».Ai pellegrini italiani il Papa ha ricordato che oggi ricorre la memoria liturgica di San Giovanni XXIII.

     

    Prima dell'udienza in piazza San Pietro, il Papa ha ricevuto 30 sacerdoti della Congregatio Discipulorum Domini fondata nel 1927 in Cina dal futuro cardinale Celso Costantini.

    Iacopo Scaramuzzi - VaticanInsider

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