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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Fra Michele Ravetta

    Avvento, gli auguri di fra Michele Ravetta: "Ai giovani e meno giovani auguro la pazienza di Maria. Lo Spirito soffia, impariamo a fidarci"

    Fra Michele Ravetta nasce a Locarno nel 1974. Diplomato in chimica farmaceutica, nel 1997 è entrato nell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e dopo aver studiato filosofia e teologia ha ottenuto il bachelor in Teologia nel 2002 e successivamente il bachelor in Lavoro Sociale. Nel maggio 2003 viene ordinato sacerdote.

    Ha lavorato per oltre un decennio all’Ente Ospedaliero Cantonale come assistente sociale. È cappellano delle strutture carcerarie del Cantone Ticino e anche cappellano militare. Docente in varie scuole nel percorso di cure palliative.

    Dal 2014 è assistente spirituale del Care Team Ticino, cappellano della Casa per Anziani Opera Charitas di Sonvico, dal 2018 è cappellano nel reparto di cure palliative a Casa Serena a Lugano. Dal 2016 è guardiano del convento del Bigorio.

    Con lui, abbiamo parlato di questo nuovo tempo d'Avvento e del senso dell'attesa:

    “Se c'è una cosa che ho imparato nella mia esperienza, è che la privazione della libertà può avere moltissime facce, è multiforme: può manifestarsi come privazione di spazio, ad esempio la cella di un carcere, o può essere il contatto con i propri limiti umani imposti dalla malattia. Entrambi questi casi sono forme di “reclusione”. Eppure, anche in queste situazioni, la liturgia dell'Avvento ci parla di un'attesa, di un compimento che non è assenza ma un progredire nel senso di pienezza. Vivere fiano a fianco con i carcerati, in questo senso, è una grande scuola di vita: hai davanti delle persone a cui manca la prospettiva di una ripresa della libertà in tempi immediati ma non per questo l'Avvento diventa un tempo meno significativo. Con loro, grazie anche all'aiuto essenziale della comunità protestante, ci prepariamo al Natale attraverso la musica, durante degli incontri intitolati Musica e Parola. Così, all'interno del carcere, l'Avvento diventa anche occasione di ecumenismo”.

    “Penso che ciò che conta nell'uomo sia la sua libertà interiore, che non è attaccabile da nessuna forza umana; è un Dono e ciò che è donato non può essere tolto, non si può inferire su di esso. La libertà interiore, proprio per queste caratteristiche, può salvare l'uomo dalla follia dei tempi moderni, che pullulano di forme di “incarcerazione”. Ma in mezzo ad esse, brilla sempre un uomo libero, che deve coltivare la sua interiorità con la vita cristiana. Ecco, l'Avvento deve ricordarci questo: la fede non va improvvisata. Dio non è un distributore automatico; la fede va approfondita nell'abbandono e nel senso di rischio che comporta. Essa ci porterà felicità nella misura in cui ci mettiamo del nostro per mantenerla viva”.

    E sui giovani e la ricerca di un senso? Cosa può dirci l’Avvento? “Sinceramente, credo che in tutto, anche nella crescita di una vocazione, ci voglia del tempo. Come dicevano i nostri anziani, alla fine matura tutto. Non siamo soli nel nostro cammino. Dobbiamo guardare al nostro cammino con un senso di pazienza e umiltà: lo Spirito soffia, impariamo a fidarci. Abbiamo bisogno di buoni uomini e buone donne, quell'essere umano (come dice la nuova versione del Gloria) “amato da Dio”. Lasciamo fare, non inscatoliamo la Provvidenza, la grazia; lasciamo che essa arrivi e ci soddisfi. Ci pensano già malattia e morte a farci del male; Dio deve essere colui che ci sostiene, non colui che ci limita. Maria, in questo, è maestra. Ai giovani e meno giovani auguro la pazienza di Maria”.

    “Quando diventai prete, nel 2003, mi ritrovai a trascorrere il mio primo Natale senza la mamma, che era morta un anno prima. Mi sono ritrovato per le mani un libro di Erri de Luca, In nome della madre. Ecco, mi auguro che noi cristiani possiamo trovare il coraggio, certe volte, di riprendere testi anche apparentemente lontani ma scritti da persone che amano Dio così come sono. Questo libro mi ha aiutato a riflettere su una cosa: il Natale lo dobbiamo alle mamme; Cristo è venuto al mondo perché qualcuno lo ha portato. Di nuovo, ritorna il discorso della grazia”.

    Rivedi anche la sua intervista a Strada Regina!

    (red)

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