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  • Mons. Luigi Bettazzi

    Bettazzi: a Ivrea l'ultimo saluto, il messaggio del Papa e di Zuppi

    "Lo ricordo come grande appassionato del Vangelo nonché uomo di dialogo vicino ai poveri". Con questo messaggio di papa Francesco inviato dal segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, il vescovo d‘Ivrea Edoardo Cerrato ha aperto i funerali di monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea scomparso all’alba di domenica a 99 anni e ultimo padre conciliare di lingua italiana.

    Ai funerali in Duomo a Ivrea celebrati dal cardinal Arrigo Miglio erano presenti due cardinali e una ventina di vescovi giunti da tutta Italia. Il vescovo emerito di Pinerolo, Pier Giorgio Debernardi, non è riuscito a partire dal Burkina Faso, mentre il cardinal Zuppi, presidente dei vescovi italiani, si trova negli Stati Uniti per conto del Papa nell'ambito della missione di pace per il conflitto in Ucraina.

    Il messaggio del cardinale Zuppi

    Zuppi ha inviato un denso messaggio nel quale ha tratteggiato il volto profetico di Bettazzi attualizzandone magistralmente la figura in rapporto alla Chiesa di oggi. "Non ha mai smesso di portare con libertà il Vangelo ovunque, perché per tutti Gesù è venuto. E si è raccomandato piuttosto di andare a cercare, non di starcene fermi ad aspettare. È stato un Vescovo del Concilio Vaticano II. Non è mai entrato, né prima né dopo, nella folta schiera dei profeti di sventura, coloro che “non senza offesa” al successore di Pietro preferivano e preferiscono continuare ad usare le armi del rigore credendole indispensabili per difendere la verità e evocando improbabili periodi passati senza imparare dalla storia", scrive Zuppi. "Era libero perché amava Dio e la Chiesa. Cercava il dialogo non perché ambiguo, facile, ma proprio perché convinto della propria identità, senza ossessioni difensive che vedono il nemico dove non c’è e non lo riconoscono dove, invece, si annida. Ascoltava per rispondere e non parlare sopra. Comunicava la gioia di essere cristiano e annunciava la chiamata a tutti ad esserlo. Amabile, instancabile, gentile ma per niente affettato, scomodo, ironico, colto senza mai essere supponente, parlava della Chiesa e dei poveri perché la Chiesa è di tutti, ma specialmente dei poveri e perché “le ansie e gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla Vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”". ,Ed il presidente dei vescovi italiani prosegue: «La rivoluzione copernicana contenuta nella Gaudium et spes (non l’umanità per la Chiesa, ma la Chiesa per l’umanità) e quella della Lumen gentium (non i fedeli per la gerarchia, ma la gerarchia per i fedeli) stentano ad affermarsi», ripeteva. Lui non ha smesso di sognare. «Il mio “sogno” è che ogni cristiano si renda conto della sua vocazione “missionaria”. «La gioia più grande? Essere prete», aggiungeva. Ebbe il premio Unesco per l’educazione alla pace, perché non si devono subire i violenti e perché la tendenza alla violenza è comune e porta a imbracciare l’arma mentre la non violenza interpone la diplomazia. Fin dagli anni Sessanta ha scommesso sui laici, «non secondo i propri interessi, ma secondo l’interesse dell’intero cosmo per contribuire non solo a mantenerlo in essere…ma anche a svilupparlo nell’interesse comune». Sì, ha chiesto a tutti noi, tutti, opportune et inopportune, di «essere discepolo che dà gioia», convinto che «il regno di Dio è l’umanità come Dio la vuole». Grazie don Luigi, benedizione con la tua lunga vita, perché non hai smesso di sognare e non ti sei stancato di farci vivere la primavera del Concilio. Grazie e continua a pregare per noi e con noi. In pace e con il sorriso", conclude il messaggio di Zuppi.

    Bettazzi e il Ticino

    Presente alle esequie anche don Ciotti. A porgere l’ultimo saluto a monsignor Bettazzi anche una ventina tra nipoti e pro nipoti, padre Enzo Bianchi e una cinquantina di sindaci del Canavese. Bettazzi era noto anche in Ticino dove non molti anni fa, invitato da mons. Grampa, aveva tenuto la formazione al clero diocesano.

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