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  • Bambini a Gaza COMMENTO

    C'è la guerra con l'Iran, ma intanto a Gaza si muore per acqua e cibo

    Intanto che si prosegue lo scambio di missili e di relativi morti tra Israele e Iran, a Gaza si continua a morire, ma con minor clamore mediatico rispetto a qualche settimana fa. Lo documentano le notizie provenienti dalla Striscia, dove i bombardamenti anche questa settimana hanno ucciso persone in fila per il pane, gente che cercava acqua e attendeva aiuti. Diverse decine di persone sono state ammazzate e molte altre risultano ferite da droni mentre erano in attesa di ricevere farina in un centro di distribuzione di aiuti a Khan Yunis.

    Un libro per comprendere: "Sotto il cielo di Gaza"

    Per capire e farsi un’idea che ripercorra la storia di questa tragedia, ben oltre quel drammatico 7 ottobre 2023 con l’atroce attentato di Hamas, è in libreria da pochi giorni Sotto il cielo di Gaza (edizioni La Meridiana 2025) scritto da don Nandino Capovilla e Betta Tusset, entrambi membri del Movimento Pax Christi Italia.

    Parroco a Marghera (Venezia), don Nandino Capovilla è stato coordinatore nazionale di Pax Christi Italia dal 2009 al 2013. Nella sua città promuove iniziative e progetti di inclusione sociale. Betta Tusset vive a Lido di Venezia, è insegnante di sostegno e in passato è stata project manager di un programma di inclusione sociale lavorativa per persone migranti in situazione di vulnerabilità. Insieme hanno scritto diverse pubblicazioni sulla Palestina, una terra che entrambi conoscono in profondità da molti anni.

    Le storie vere dietro i numeri

    Sotto il cielo di Gaza ripercorre e spiega la situazione della Striscia di Gaza, prima e dopo l'attentato terroristico di Hamas del 7 ottobre 2023, attraverso le storie di persone: uomini, donne, bambini palestinesi che hanno volti e nomi, per evitare che restino solo numeri e statistiche. «Per contrastare la dissolvenza dei volti delle vittime», come ricorda nella prefazione Norberto Julini, coordinatore di Pax Christi Italia.

    Un lavoro costruito sul campo, con testimonianze dirette

    I fatti narrati non sono inquinati o distorti da pregiudizi, sono privi di faziosità, perché sostanziati dalle norme del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario, che fungono da bussola e riferimento centrale per tutta la narrazione.

    Il libro si sviluppa a partire dalle conversazioni dei due autori con un funzionario dell’Ocha, l'Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli interventi umanitari nei Territori palestinesi. L’Ocha agisce sulla base della Carta delle Nazioni Unite, dei principi di umanità, indipendenza, neutralità e imparzialità. Gli autori lo hanno incontrato a Gerusalemme durante i loro “pellegrinaggi di giustizia”.

    I pellegrinaggi di giustizia: incontro con l’umanità

    Questi viaggi di conoscenza in Palestina permettono ai partecipanti di visitare i luoghi santi e al contempo di entrare in stretto contatto con la popolazione palestinese, condividendo momenti di dialogo nelle case, famiglie, ambienti quotidiani. Ripresi recentemente dopo la pausa forzata seguita al 7 ottobre, i pellegrinaggi sono nati nel 2004 con la campagna Ponti e non muri di Pax Christi Italia, in risposta all'appello lanciato da mons. Michel Sabbah, primo patriarca arabo di Gerusalemme, contro la costruzione della barriera di separazione tra Israele e Cisgiordania.

    La forza della preghiera nel cuore del conflitto

    I capitoli del libro sono accompagnati e scanditi dalle preghiere di Sabbah, tra cui questa:

    Se gli uomini dicono di costruire la pace, Padre, mettila nei loro cuori,
    perché imparino a diventare artigiani di pace,
    a costruirla mentre si ostinano a demolire e demolire.
    Ci sentiamo abbandonati da tutti, ma in te abbiamo fiducia, Signore.
    Donaci la forza di perseverare nel tuo amore.

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