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    Centrafrica: non guerra religiosa, ma per le risorse

    In Centrafrica resta alta la tensione dopo la strage di cristiani a Gambo, nel Sud Est del Paese, ad opera dei ribelli Seleka. La situazione nella capitale Bangui è per ora tranquilla e la comunità cristiana può festeggiare con serenità la Solennità dell’Assunta. Il rischio, secondo gli osservatori, resta lapossibilità di una strumentalizzazione politica della religione, con una artificiosa contrapposizione tra cristiani e musulmani. Ne abbiamo parlato con don Mathieu Bondobo, vicario generale dell’Arcidiocesi di Bangui:

    R. – Questo è sempre un pericolo, riguardo a questa crisi in Centrafrica, anche se noi della Chiesa sempre abbiamo detto – e continuiamo a dire – che questa crisi non è religiosa; non si tratta di una guerra tra cristiani e musulmani. Chi dice questo sta strumentalizzando questa crisi. Sappiamo con certezza che questa crisi è geopolitica e geostrategica. Le religioni in Centrafrica hanno sempre vissuto insieme e quindi non c’è motivo di parlare di una guerra di religione: non esiste questo. Però, bisogna saper puntare il dito sul vero problema: è una crisi geopolitica e geostrategica.

    D. – Chi c’è allora dietro questa crisi?

    R. – Quando i ribelli hanno lasciato la capitale per andare via, si sono ritrovati in alcune zone del Paese, che sono zone ricche perché hanno giacimenti di minerali preziosi e altre risorse; quindi, cercano di occupare queste zone e di guadagnare soldi. Chi sta dietro? Tutti quelli che vogliono le ricchezze di questo Paese …

    D. – Le Nazioni Unite temono un genocidio in Centrafrica: ma è un rischio possibile?

    R. – Parlare di genocidio … non direi, perché non è una crisi etnica, non siamo in questo scenario. Però, c’è anche il fatto che ci sono tante persone che muoiono, che vengono uccise e quindi l’urgenza per noi della Chiesa è dire: “Basta con queste uccisioni di massa, basta con questi massacri!”.

    D. – C’è chi rimprovera duramente i Caschi Blu di non fare nulla 

    R. – "Fare nulla", non direi; fanno qualcosa. Perché per il momento l'Onu è l’unica forza che è qui per aiutare il Paese ad arrivare a una situazione di pace. Un altro problema è però l’interpretazione del mandato dei Caschi Blu. Si diceva che sono venuti per disarmare tutti quelli che portano le armi in modo illegale. Ora la gente si sta chiedendo: “Ma sappiamo che ci sono dei gruppi che portano le armi in modo illegale: perché non vanno a disarmare questi gruppi?”, e quindi questo suscita tante critiche. L’altra critica è che più volte arrivano quando i massacri sono già compiuti: arrivano in ritardo. E’ per quello che la gente sollecita la creazione di un esercito centrafricano con una certa forza; ma allo stesso momento, riconosciamo anche la presenza dei Caschi Blu perché senza di loro non sappiamo dove saremmo finiti 

    D. – Quale messaggio dà la Solennità dell’Assunzione al Paese?

    R. – Noi della Chiesa abbiamo sempre speranza; il Santo Padre è venuto a darci questa speranza: lo sentiamo anche vicino nelle sue parole di conforto per noi. E quindi noi non possiamo mai perdere la speranza. Maria assunta in Cielo ha portato nel regno di Dio la nostra umanità. Questa umanità oggi è ferita ma noi chiediamo alla Madonna che aiuti il Centrafrica a ritrovare una situazione di pace e di tranquillità. Perché l’umanità è benedetta da Dio.

    Sergio Centofanti - News.va

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