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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Il concilio panortodosso è un evento storico, nessuno stia fuori

    «Lo Spirito Santo illuminerà le menti dei primati, è un momento storico e nessuna Chiesa ortodossa può rimanere fuori da questo concilio panortodosso. Dobbiamo trasmettere l’immagine dell’unità....». Chrysostomos Savatos, 55 anni, metropolita di Messinia a Calamata, nel Peloponneso, è professore di dogmatica all’università di Atene, membro del consiglio del dialogo per l’unità dei cristiani e farà parte della rappresentanza della Chiesa greca al concilio panortodosso di Creta i cui lavori inizieranno il prossimo 19 giugno. Com’è noto molte nubi si sono addensate sull’evento nelle ultime settimane, l’ultima è la richiesta della Chiesa ortodossa bulgara di rinviare l’importante appuntamento a motivo di disaccordi sui testi preparatori.  

    Lunedì 6 giugno il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli ha pubblicato un comunicato nel quale si ricorda a tutti i dissenzienti che le decisioni circa la data, le modalità e i testi da discutere durante il concilio panortodosso - il primo dopo secoli - sono state prese di comune intesa da tutti i primati delle Chiese. E dunque ogni disaccordo, ogni emendamento, ogni proposta potrà essere presentata durante la discussione sinodale.

    Metropolita Chrysostomos, che cosa accadrà? Alla fine le Chiese ortodosse prenderanno tutte parte al concilio?

    «Aspettiamo l’opera dello Spirito Santo, viviamo un momento di difficoltà, ma c’è la possibilità di arrivare tutti a un accordo. Tutto era stato già deciso durante la riunione dei primati lo scorso gennaio, tutti hanno votato perché il concilio panortodosso si svolgesse a Creta a partire dal 19 giugno. Sono convinto che lo Spirito Santo illuminerà le menti dei primati. Non comprendo perché sia avvenuto questo cambiamento. È un momento storico e nessuna Chiesa ortodossa può rimanere fuori da questo concilio panortodosso. Dobbiamo trasmettere l’immagine dell’unità...».

    Nelle scorse settimane alcuni vescovi della Chiesa ortodossa di Grecia hanno proposto emendamenti per togliere dai testi l’appellativo di Chiesa riferito ai cattolici. Che cosa significa?

    «Alcuni vescovi hanno proposto questi cambiamenti nel testo dedicato alle relazioni tra l’ortodossia e il resto del mondo cristiano. L’emendamento è stato accettato e sarà messo in discussione».

    Ma fino ad oggi i cattolici sono stati considerati una vera Chiesa dagli ortodossi?

    «Certo che sì, la Chiesa cattolica è sempre stata considerata Chiesa. Quella di cui lei parla è la proposta di alcuni conservatori che non vogliono mettere sullo stesso piano le Chiese. Ma penso che sia difficile che passi. Ci sono tanti altri che non accettano quell’emendamento».

    Quali saranno i punti nodali del concilio panortodosso?

    «Innanzitutto l’immagine di unità di tutte le Chiese ortodosse, con i primati che celebrano insieme la divina liturgia. In secondo luogo, un messaggio per il mondo contemporaneo e per i popoli, riguardante alcuni problemi sociali ed etici: la difesa della vita e della famiglia, il male che il divorzio fa alla famiglia, la pace e le tante guerre che si combattono, la difesa del creato e i problemi dell’ambiente. Un altro punto importante sarà la possibilità per le Chiese ortodosse di risolvere insieme alcuni problemi che esistono tra alcune di loro».

    Ha citato il divorzio. Le Chiese ortodosse ammettono la benedizione di seconde nozze. Come si concilia?

    «La teologia dell’economia, che prevede questo, non sarà messa in discussione, essendo già stata stabilita da un concilio ecumenico. Ma ciò non ci impedisce di riflettere sul fatto che il divorzio faccia male alla famiglia».

    Sul dialogo con gli altri cristiani, sul cammino ecumenico verso l’unità, nelle Chiese ortodosse si registrano posizioni molto diverse...

    «Discuteremo contenuti e limiti di questo dialogo. È vero che esistono opposizioni a questo cammino in alcune Chiese ortodosse. Questa è una caratteristica delle nostre Chiese, c’è la libertà di dire ognuno ciò che pensa. Ma questo non significa che chi la pensa in un certo modo avrà l’ultima parola».

     

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