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    Congo: 770 mila bambini rischiano la fame

    Arrivano dal Congo rilanciate dall'agenzia vaticana Fides delle notizie drammatiche di una carestia latente  dovuta alle violenze legate al movimento di guerriglia che si richiama a Kamuina Nsapu. Le aree del paese coinvolge sono l’arcidiocesi di Kananga e le diocesi di Luiza, Luebo e una parte di quella di Mweka. I vescovi locali hanno lanciato in queste ore un appello. Sarebbero più di 700 mila bambini a soffrire delle condizioni di malnutrizione secondo dati delle Chiese e dell'Unicef.

    L'allarme lanciato dai vescovi

    “Il fenomeno della malnutrizione è ben visibile nei territori di Dibaya, Dimbelenge, nella stessa città di Kananga oltre che nel Territorio dei Kazumba, a cavallo delle diocesi di Luiza e Luebo. A Kananga diverse parrocchie accolgono i bambini malnutriti” ha affermato mons. Marcel Madila, arcivescovo di Kananga. Mons. Madila ha lanciato un appello per “un intervento urgente e massiccio, perché sta iniziando un periodo difficile, la stagione secca. Se i bambini non sono assistiti ora, si rischia di avere migliaia di morti”.

    Caritas Congo prevede un peggioramento della situazione

    Il Focal Point del Kasai di Caritas Congo sta lavorando a stretto contatto con le 8 Caritas diocesane della Provincia ecclesiastica di Kananga per preparare un piano di risposta per questa crisi, i cui effetti saranno probabilmente peggiori dell'epidemia di Ebola. "La malnutrizione è destinata ad aggravarsi con l'avvio della stagione secca, periodo durante il quale di solito c'è una carenza di cibo nelle famiglie", ha affermato Emmanuel Mbuna, coordinatore nazionale del dipartimento di emergenza di Caritas Congo.

    L'estendersi delle violenze

    Kamuina Nsapu è un capo tradizionale del territorio di Dibaya, a 75 km a sud-est di Kananga, capoluogo del Kasai Centrale, ucciso il 12 agosto 2016, nel corso di un’operazione militare intrapresa dalle forze di sicurezza. I suoi seguaci si sono organizzati in milizie ed hanno iniziato ad attaccare non solo i militari ma anche la popolazione civile. La rivolta si è rapidamente diffusa anche in diverse altre province limitrofe, come il Kasai Orientale, il Kasai e il Lomami, provocando la fuga degli abitanti di diversi villaggi.

    (agenzie/fides/red)

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