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  • Vescovo Martin Kmetec con Don Marius Miclos e Lucia Wicki-Rensch

    Cristiani in Turchia: piccola minoranza, ma con una profonda fede

    Su invito di «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» l’arcivescovo Kmetec di Smirne ha visitato il Ticino. A Morbio Inferiore, a Breganzona e a Muzzano ha celebrato Sante Messe per l’attuale situazione dei cristiani in Turchia. Ha anche tenuto una conferenza a Morbio Inferiore. Nel Paese sul Bosforo il cristianesimo ha una tradizione di 2000 anni. Oggi, la piccola minoranza cristiana sta lottando per preservare la propria eredità. L’arcivescovo, originario della Slovenia si è sentito molto a suo agio in Ticino.

    Testo: Stefan Treier

    Per «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» Lucia Wicki-Rensch, responsabile per la Svizzera italiana, ha presentato l’Opera caritativa e l’ospite dalla Turchia. I progetti sostenuti vengono esclusivamente finanziati da donazioni di benefattori, non da fondi pubblici. Occorre affidarci ai benefattori che, in Svizzera, mediamente ogni anno donano da sette a otto milioni. Senza questo sostegno «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN) non potrebbe fornire il suo aiuto ai progetti in tutto il mondo.

    L’arcivescovo Kmetec era felice di trattenersi in Svizzera. Fin dalla sua giovinezza non ha più vissuto nella sua patria, ma sempre in diversi Paesi. Egli, infatti, ha imparato molte lingue, ma purtroppo non il tedesco, per cui le sue dichiarazioni in inglese sono state tradotte dal rappresentante dell’Opera caritativa. Nella sua introduzione, ha fatto riferimento alla ricorrenza del vescovo Òscar Romero che morì da martire 44 anni fa in Ecuador perché si impegnava per i poveri e i più emarginati. Anche in Turchia hanno già perso la vita vescovi e sacerdoti.

    La convinzione come fondamento di vita

    L’arcivescovo Kmetec ritiene importante servirsi della convinzione della fede cristiana come base per la vita e non solo per aggiungervi teorie. Prima di trasferirsi in Turchia nel 2001, dove ha lavorato come superiore di vari monasteri, il teologo ha prestato servizio per dieci anni in Libano, dove si è contraddistinto come rettore di un seminario maschile e come missionario.

    L’8 dicembre 2020 il francescano è stato nominato da Papa Francesco arcivescovo metropolita di Izmir (Smirne) nel sudovest della Turchia. Poco dopo ricevette l’ordinazione episcopale.

    L’arcivescovado di Smirne comprende una superficie di circa 100’000 km² ed è, così, grande circa due volte e mezza la Svizzera. Attualmente vivono lì circa 5'000 cattolici. Hanno a disposizione dodici chiese. Secondo l’arcivescovo, sono gli unici resti dell’era cristiana in Turchia. La percentuale di cristiani sull’intera popolazione è passata da circa il 20% ad inizio del XX secolo all’attuale 0.2 %, fatto che ha comportato dei cambiamenti strutturali nella popolazione. Nella diocesi dell’arcivescovo Kmetec attualmente lavorano 15 sacerdoti e quattro religiose.

    Piccola minoranza – diritti limitati

    La Chiesa cattolica non ha alcuna personalità giuridica. Lo Stato riconosce ufficialmente solo tre minoranze: i cristiani ortodossi apostolici armeni, i cristiani ortodossi greci e gli ebrei. Spesso le attività si svolgono attraverso privati, perché la Chiesa non ha una propria personalità giuridica. Così, per esempio, non dispone di conti bancari propri. Le operazioni bancarie devono essere espletate attraverso privati, per esempio il vescovo.

    Nello spirito di san Francesco, i cattolici turchi non pretendono subito una cattedrale, ma si accontentano di piccole cappelle. Un’esigenza recente è la ristrutturazione della chiesa di san Policarpo, importante per la storia della Chiesa, che è stata gravemente danneggiata dal terremoto del 2020. L’arcivescovo ha ringraziato in particolare l’Opera caritativa «Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACN)» e i suoi benefattori per l’aiuto a favore delle esigenze della minoranza cristiana in Turchia. Questo sostegno è di primaria importanza ed è molto apprezzato.

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