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    Davos: "La Chiesa attore globale di solidarietà" grazie soprattutto alle religiose

    La drammatica svolta nella politica di sicurezza e difesa dell’Europa e l’impatto globale della guerra sulle forniture energetiche e alimentari hanno dominato il Forum economico mondiale di quest’anno a Davos dove non è mancata un’interessante voce: l’alleanza internazionale «Global Solidarity Fund» (GSF) «Fondo di solidarietà globale».

    Un progetto ispirato a papa Francesco

    GSF è un’alleanza unica nel suo genere: ispirata dall’ambiziosa visione di papa Francesco, promuove infatti partenariati per le persone più fragili tra il settore privato e quello dello sviluppo e le comunità cattoliche; si concentra sull’empowerment delle persone più vulnerabili, in linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, e i suoi obiettivi sono in linea con la missione, i valori e gli insegnamenti sociali della Chiesa cattolica. Dopo la pandemia e con la guerra, l’economia mondiale si trova davanti a molte sfide che solo fino a poco tempo fa sarebbero state inimmaginabili. Ed in generale, a caratterizzare molti dibattiti del Forum in Svizzera sono state le parole del Papa «l’economia uccide».

    Le disuguaglianze messe a tema

    Negli ultimi due anni i miliardari che controllano i settori alimentare ed energetico hanno aumentato il proprio patrimonio di 573 miliardi. Questo mentre 263 milioni di persone rischiano nel solo anno in corso di sprofondare in uno stato di povertà assoluta. Il tema è stato sollevato dalle organizzazioni della società civile e della Chiesa in apertura dei lavori del Wef. Gli extra profitti realizzati nel periodo della pandemia da imprese e privati – denuncia, ad esempio, l’Ong Oxfam – sono stati spropositati nel settori alimentare, farmaceutico ed energetico; tutto questo mentre i salari sono rimasti fermi ed i lavoratori sono esposti ad aumenti insostenibili del costo della vita. Anche il Fondo Monetario Internazionale, la Bce e l’Ue hanno chiesto agli Stati interventi fiscali importanti per ridurre la forbice delle diseguaglianze, ma di misure concrete in questa direzione finora non se ne sono viste.

    La voce della Chiesa

    Nel corso dei colloqui sono state presentate strategie collaudate per l’inclusione sociale dei più vulnerabili e condivise le lezioni apprese. Questo per garantire che una ripresa globale vada a beneficio di tutte le persone in tutti i settori. C’è stata una tavola rotonda sulla «leadership coraggiosa», e si è affrontato il tema della creazione di posti di lavoro per migranti e rifugiati: le due iniziative hanno rappresentato il culmine della partecipazione del GSF a Davos.

    La leadership delle suore

    Sono state le religiose che vivono vicine, specialmente a coloro che sono ai margini della società ad intervenire nel centro «Goal 17» alla presenza di numerosi ospiti, dialogando dei problemi globali attuali con i rappresentanti di grandi imprese come Google o Unilever. Ci sono circa un milione di suore, religiosi e sacerdoti che s’impegnano per i più deboli in tutto il mondo. Tra i bisognosi ci sono soprattutto i migranti, i profughi e le persone internamente dislocate. Assisterli significa «incarnare una guida coraggiosa, di cui abbiamo bisogno per la ripresa globale dopo la pandemia», è stato spiegato. Consacrate che si confrontano in modo concreto con le «sfide più grandi» della società. Queste comprendono ambiti come la salute, l’istruzione, il sostegno ai migranti e l’assistenza alle vittime della tratta di persone. Esperienze inclusive, attente alle situazioni di emergenza, realizzate da donne capaci di leadership «coraggiosa» che punta al cambiamento. Da parte dei rappresentanti dell’economia sono stati espressi numerosi apprezzamenti per l’impegno della Chiesa cattolica come «attore globale di solidarietà», come ha detto durante il Forum «Goal 17» l’amministratore delegato della multinazionale Unilever Alan Jope.

    • Mario Galgano , vaticanmedia

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