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    Davos: tra sfide economiche e tecniche c'è ancora "sete di umanità"

    da Davos Mario Galgano*

    Partecipando al Forum economico mondiale di Davos, il cardinale Peter Turkson, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze e di quella delle Scienze sociali, ha sottolineato un aspetto particolare del messaggio inviato da papa Francesco ai leader globali e consegnato dal porporato a Davos. Turkson ha evidenziato l’importanza di cambiare gli obiettivi della leadership all’interno delle aziende, nonché l’imperativo per le imprese di contribuire alla società, al di là della massimizzazione dei propri profitti.

    La Chiesa cattolica aderisce da tempo al Forum nei Grigioni e proprio il cardinale ghanese ne è la prova: da molti anni Turkson partecipa agli incontri di Davos ed è un amico oltre che un interlocutore del «creatore» del World Economic Forum (WEF), il professore tedesco Klaus Schwab.

    Davanti a tutti c’è «un mondo sempre più lacerato, in cui milioni di persone - uomini, donne, padri, madri, bambini - i cui volti sono per lo più sconosciuti, continuano a soffrire, non da ultimo per gli effetti di conflitti prolungati e di guerre vere e proprie», ha scritto il Santo Padre nel suo messaggio al WEF. Queste sofferenze - rimarca il Papa, ripetendo la stessa riflessione condivisa con il Corpo Diplomatico nell’udienza del 9 gennaio – sono aggravate dal fatto che «le guerre moderne non si svolgono più solo su campi di battaglia ben definiti, né coinvolgono solo i soldati».

    Il Vaticano ha presentato al Forum un’esposizione fotografica, organizzata dalla regista e documentarista trentina Lia Beltrami. Ma cosa c’entra l’arte in un forum che vede protagoniste l’economia e la politica e in cui si parla, tra le altre cose, anche dei conflitti in corso nel mondo? «Siamo a Davos oggi perché qui abbiamo trovato una piccola fessura per parlare della forza che ha l’impatto sociale nel generare il cambiamento», ha spiegato la Beltrami. In effetti a Davos si è sentita una grande sete di umanità e di verità anche se si è parlato soprattutto di macchine e di intelligenza artificiale.

    Così, raccontando a produttori hollywoodiani importanti piuttosto che ad altre personalità, in maniera schietta e semplice, le storie di donne e uomini delle periferie, lo stand vaticano ha raccolto attenzione e interesse a dimostrazione di una grande sete di umanità che l’arte e la presentazione dei film coprodotti dalla Santa Sede, dal forte impatto sociale, possono saziare.

    «Spero che la bellezza e la forza del Creato che si respirano in questo luogo e che è impossibile non notare, tocchino i cuori di tutti quelli che sono qui e magari hanno dei ruoli importanti o delle responsabilità nei conflitti in corso e di cui si discute», ha detto la Beltrami. Il suo auspicio è «che anche questo possa generare il cambiamento: che la conversione ecologica generi la conversione degli animi». La bellezza e i valori buoni, infatti, possono essere ispiratori di cambiamento.

    *redattore svizzero a Vaticannews

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