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  • Dialogo in Vaticano sull'Europa: Marx, nessun migrante rimandato in guerra

    I cittadini, e in generale l’essere umano, devono essere messi di nuovo “al centro” del cosiddetto ‘Progetto Europa’, per esserne a tutti gli effetti “attori”. Così il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga e presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali dell'Unione Europea (Comece), presentando tre giorni fa in Sala Stampa della Santa Sede il dialogo “(Re)Thinking Europe, un contributo cristiano al futuro del Progetto Europeo”. L’evento è organizzato in Vaticano dalla stessa Comece, in collaborazione con la Segreteria di Stato. I lavori - con 350 partecipanti previsti, tra cui politici, religiosi, diplomatici e rappresentanti di diverse organizzazioni e movimenti - al via oggi pomeriggio in Aula nuova del Sinodo con l'intervento del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, poi l’udienza del Papa prevista per domani pomeriggio e una Messa conclusiva in programma domenica mattina nella Basilica di San Pietro.

    “La preoccupazione e l'interesse del Papa per l'Europa sono note e si sono già manifestate in vari interventi”, ha ricordato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, intervenuto alla presentazione. Parlando infatti di Europa, Francesco l’ha descritta più volte come una “nonna”: la sfida, ha aggiunto il cardinale Marx, è ora che essa “non si limiti a sorvegliare e a difendere solo ciò che ha raggiunto, ma consegni alle generazioni successive la ricchezza delle sue esperienze e le incoraggi a intraprendere con fiducia il proprio cammino verso il futuro”.

    “Credo che con questa immagine - ha spiegato il porporato - il Papa volesse dire: ‘Europa, guarda al futuro’. E il futuro è la vita. Noi siamo un continente con una vita molto povera e non è soltanto una questione di aborto e di dignità della vita, dall’inizio alla fine, ma il problema è l’atteggiamento che abbiamo. Bisogna avere un’attitudine positiva nei riguardi della vita. Penso quindi che il Pontefice volesse sottolineare questo. Credo che all’Europa faccia bene non concentrarsi sul passato, sulla sicurezza, sui muri ma pensare invece in termini di opportunità, di possibilità, di futuro. Questo è lo spirito che il Papa ha chiesto all’Europa”.

    D’altra parte, il Vecchio Continente è oggi caratterizzato dal ritorno dei populismi, da spinte indipendentiste, da frammentazioni al proprio interno: l’Austria, la Catalogna, la Brexit ne sono un esempio. Che ci siano al riguardo differenze nel popolo di Dio e nel clero, ha affermato mons. Gallagher, è “perfettamente normale”: la Santa Sede è “fuori dalle politiche di partito, però la politica come scienza è del tutto relativa”.

    “Esiste un ‘sano’ nazionalismo che - ha aggiunto l’arcivescovo - normalmente si esprime in senso patriottico, con il patriottismo. Incoraggiamo sempre questo, perché sia con il nazionalismo sia con il populismo c’è sempre qualche compromesso con la verità. Nel populismo i politici presentano quello che il popolo vorrebbe ascoltare, non necessariamente tutta la verità o tutto quello che devono comunicare. Il nazionalismo ha la tendenza ad esaltare, a pregiudizio degli altri, certi aspetti o caratteristiche della vita nazionale. Un nazionalismo non sano è sempre da scoraggiare e il populismo, come strategia politica, è poco consigliabile”.

    Il cardinale Marx ha quindi sottolineato le sfide di tutta l’Europa di oggi, come i cambiamenti climatici, l’impatto delle nuove tecnologie sul mondo del lavoro e l’alta disoccupazione giovanile. Non ultima quella delle migrazioni, puntando come Chiesa “alle persone che hanno fame, che sono profughe, che sono povere”, non certo “alla religione che professano”. Perché “ogni essere umano è immagine di Dio”.

    “Ogni persona che si avvicina ai nostri confini europei - ha evidenziato il presidente della Comece - dovrà essere trattata in maniera ‘umana’; avrà un ‘processo’ equo che servirà a chiarire la sua posizione; non rimanderemo nessuno in una condizione di guerra e persecuzione. Faremo ogni cosa per fermare questa condizione di morte nel Mediterraneo o ai confini: ciò non sarà facile; abbiamo visto quello che succede nei campi del Nord Africa e non ne siamo certo contenti. La linea dev’essere quella di incoraggiare i politici a cercare strade per cui i confini dell’Europa non siano considerati ‘confini della morte’, perché questo non è accettabile. Va esaminata dunque la situazione dei Paesi d’origine di queste persone: cosa stiamo facendo per aiutarli o per sviluppare le società? Pure in ambito economico, e non solo, ma anche di visione politica riguardo alla migrazione. Non chiediamoci solamente: ‘Cosa sarà di noi’, ma chiediamoci anche ‘cosa sarà di quella gente’. Questa è l’ottica di Gesù: non chiedersi ‘quale sarà il mio futuro’, ma ‘quale sarà il suo futuro’, il futuro di questo migrante”.

    Giada Aquilino - News.va

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