Consenso Cookie

Questo sito utilizza servizi di terze parti che richiedono il tuo consenso. Scopri di più

Vai al contenuto
Sab 31 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
Advertisement
  • no_image

    Dissapori nella diocesi di Coira

    La diocesi di Coira ha presentato all'inizio di aprile 2022 un codice di condotta per combattere gli abusi nella Chiesa. Ma più di 40 sacerdoti, riuniti in un "Circolo", si rifiutano di firmarlo perchè -ha loro dire- il testo conterrebbe in alcune parti delle espressioni “contrarie alla dottrina”. Il vescovo Bonnemain, che ha firmato il documento, si è detto pronto a dialogare con il gruppo di preti, rammaricandosi della loro repentina uscita pubblica nei media, senza aver precedentemente chiesto un colloquio chiarificatore.

    Il vescovo di Coira Bonnemain, i tre vicari generali e i più alti rappresentanti delle sette corporazioni ecclesiastiche della diocesi hanno firmato un codice di prevenzione di abusi spirituali e fisici per gli impiegati della diocesi.  Il testo ha lo scopo di guidare il comportamento in termini di relazioni interpersonali di soggetti che ricoprono cariche nella Chiesa. Il Codice di condotta è destinato ad essere vincolante per tutti i preti, i cappellani, il personale e gli impiegati della diocesi e delle corporazioni ecclesiastiche.

    L’accusa di un circolo di preti

    Tuttavia, il documento ha sollevato l'opposizione di alcuni preti. In una dichiarazione del 28 aprile pubblicata sul loro sito, un circolo di preti chiamato "Priesterkreis" ha dichiarato di non voler firmare il codice. Secondo la Luzerner Zeitung, il gruppo sarebbe formato da 43 preti della diocesi di Coira. Voci raccolte dallo stesso quotidiano dicono che sarebbero però almeno altri 80 i preti di Coira “simpatizzanti” del suddetto circolo. Secondo l'Annuario Pontificio, nella diocesi di Coira ci sono 347 preti diocesani e 173 religiosi.

    Il gruppo sottolinea innanzitutto che la prevenzione degli abusi è di "grande importanza". "Riteniamo che il 95% del contenuto tematico sia espressione di buon senso e decenza", si legge nel testo emesso dal gruppo e consultabile sul sito del Circolo. Gli stessi assicurano che è necessario fare tutto il possibile "per garantire una migliore prevenzione". Tuttavia, il gruppo ritiene che il vescovo "non avrebbe mai dovuto firmare il documento", perché – secondo i contestatori – “il documento limiterebbe la proclamazione di alcune parti della dottrina cattolica”.

    Il vescovo Bonnemain è pronto al dialogo

    La protesta sta destando scalpore nella diocesi di Coira. Il vescovo Bonnemain ha reagito lo stesso giorno in cui è stato pubblicato il documento di posizione del circolo dei preti, dicendo di prendere seriamente in considerazione le loro rimostranze. "Fare diversamente sarebbe mancare di rispetto a questo gruppo di sacerdoti della diocesi”, ha affermato mons. Bonnemain. Il vescovo, quindi, ha proposto che si svolga un "dibattito costruttivo". La diocesi di Lugano ha successivamente indicato in un comunicato che alcuni passaggi del codice di condotta devono essere "letti e interpretati nel giusto contesto”. Anche qui è decisivo il dono della differenziazione e del discernimento, che - secondo la diocesi di Coira - non trova sufficiente spazio nelle spiegazioni dell'attuale dichiarazione del circolo dei preti. Il vescovo Bonnemain si è rammaricato del fatto che i sacerdoti che protestano abbiano reso pubbliche le loro lamentele prima che avesse luogo un incontro personale. Il vescovo è in ogni caso impegnato a chiarire la situazione, ha detto l'ufficio stampa della Diocesi di Coira.

    Gli oggetti della disputa

    Secondo una lettura che il gruppo ha fatto del testo vescovile c’è il timore che il documento "stabilisca una doppia morale" tollerando per sacerdoti, diaconi e collaboratori laici una divisione tra il loro stile di vita personale e la loro attività ministeriale, che non sarebbe valida per altri laici. La firma del Codice di condotta da parte del vescovo farebbe così precipitare in un conflitto di coscienza tutti i collaboratori "che aderiscono alla dottrina della Chiesa".

    Il circolo in questione giustifica il suo rifiuto con esempi che toccano la morale sessuale della Chiesa e la concezione cattolica del matrimonio. Per esempio, viene criticata la seguente frase del codice: "Rinuncio a valutazioni negative onnicomprensive di presunti comportamenti non biblici sulla base dell'orientamento sessuale". Per i membri del "Circolo", chi sottoscrive questa frase non può più proclamare l'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità come stabilito nel Catechismo. Il documento del 1992 afferma che gli atti omosessuali sono "intrinsecamente disordinati".

    Ai critici non piace nemmeno un passaggio del documento dedicato alle conversazioni intime: "Nelle conversazioni pastorali non affronto attivamente argomenti legati alla sessualità. In ogni caso, mi astengo dal fare domande inquietanti sull'intimità e sullo stato della relazione”. Questa istruzione significherebbe, secondo il gruppo, che i sacerdoti non potrebbero più chiedere ai futuri sposi durante il colloquio matrimoniale se acconsentono al matrimonio come comunità di vita e di amore sacramentale tra un uomo e una donna.

    La frase nel Codice che "Mi asterrò da qualsiasi forma di discriminazione sulla base dell'orientamento sessuale o dell'identità di genere" è pure ritenuta problematica per i membri del "Circolo". Secondo loro, "non sarebbe più possibile espellere dal seminario coloro che praticano l'omosessualità". Oltre a queste e altre critiche tutte da chiarire in sede di incontro con il vescovo e con coloro che hanno steso il documento, il circolo dei dissidenti al Codice etico critica anche il fatto che il vescovo non abbia sottoposto il Codice di comportamento agli organi consultivi diocesani, compreso il Consiglio presbiterale. Il gruppo, quindi, chiede al vescovo Bonnemain di ritirare la sua firma e di risolvere così il "conflitto di coscienza" dei suoi collaboratori. In caso contrario, gli ecclesiastici refrattari avvertono che elaboreranno e firmeranno un proprio Codice di condotta in conformità con quello che loro ritengono "essere l'insegnamento della Chiesa".

    Comunque ora si attende un colloquio chiarificato tra questo gruppo e il vescovo di Coira e i suoi collaboratori (cath.ch/kath/bal/rp/rz/catt.ch)

    News correlate

    no_image

    Missio Svizzera: l’azione dei Cantori della Stella per i bambini del Bangladesh

    Con il motto “La scuola al posto della fabbrica”, Young Missio, dando avvio all'annuale iniziativa dei Cantori della Stella, invita tutti i bambini della Svizzera a impegnarsi contro lo sfruttamento del lavoro minorile, scoprendo il valore della solidarietà e traducendo la fede in azione.

    no_image

    Festa a Mariastein per il nuovo abate, padre Ziegerer. La fotogallery

    La solenne S. Messa e la benedizione sono state presiedute da mons. Felix Gmür, vescovo di Basilea. Presenti anche diverse autorità politiche, riconoscendo l'importanza dello storico luogo di pellegrinaggio per il Cantone e la Svizzera.

    no_image

    La carica dei 5'000: chierichetti da tutta la Svizzera in festa a San Gallo

    Oltre 5.000 giovani chierichetti, provenienti da tutta la Svizzera, hanno festeggiato domenica scorsa, dopo 7 anni dall’ultima edizione, lo “Swiss Minifest” di San Gallo, la Festa loro dedicata dall'Ufficio di lingua tedesca per la cura pastorale dei ministranti (Damp).

    no_image

    Quale futuro per abbazie e monasteri svizzeri: se ne è parlato in una tavola rotonda

    È tempo di reinventarsi. Anche gli ordini antichi possono evolversi. Ma come? Alcuni spunti sono emersi durante le discussioni del 13 agosto presso l'abbazia di Engelberg.

    no_image

    Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo: al via uno studio per l’introduzione di un registro digitale del clero

    Ai colleghi della NZZ e poi alla RTS, mons. Charles Morerod ha spiegato che la Diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo sta studiando l’introduzione di un registro digitale che raccolga i dati dei sacerdoti. Il vescovo considera la misura un ulteriore strumento per la prevenzione degli abusi.

    no_image

    L'ex esperto svizzero delle finanze vaticane assolto a Zurigo

    René Brülhart, è stato assolto il 17 luglio 2025 da un tribunale di Zurigo dalle accuse di corruzione che gravavano su di lui. Già indagato dalla giustizia vaticana nel caso dell'«immobile londinese» (caso Becciu ndr), il giurista era stato condannato solo a una lieve ammenda.

    News più lette