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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Domenica 9 marzo. Commenti al Vangelo

    Calendario romano: Lc 4, 1-13

    La fede è scritta nella storia

    di Dante Balbo*

    Quante volte ho sentito dire che qualcosa ci deve pur essere che ha messo in moto tutto. Da adolescente sembrava una risposta plausibile, soddisfaceva la mia curiosità filosofica in erba. Poi ho incontrato il Dio della storia, Gesù che ha preso carne umana e tutto è cambiato. Il Dio orologiaio o architetto dell’universo non mi interessava più e ho scoperto il Signore che accompagna il suo popolo, ma anche ognuno dei suoi figli, nel viaggio della vita. Da qualche giorno è cominciato un nuovo itinerario nella Chiesa, che durerà 40 giorni, per questo si chiama Quaresima. Nella prima domenica ci viene descritto il percorso, attraverso la memoria di Israele, ricordata da Mosè nel libro del Deuteronomio. Noi siamo i figli di una promessa e ci è stata affidata quando non eravamo consapevoli, nel nostro battesimo. Per un po’ come Israele abbiamo camminato crescendo e diventando grandi. La vita, gli affanni, la disillusione, la distrazione ci hanno portato nell’Egitto della nostra schiavitù. Abbiamo gridato al Signore quando non ce la facevamo più e Lui ha risposto, ha iniziato un cammino con noi, fino alla Terra promessa, educandoci, aiutandoci a conoscerlo. Il nostro Dio non è un concetto, un’entità ignota, un abitante degli spazi siderali, che ci ha gettati nel mondo e poi è tornato alla contemplazione di sé stesso. È innamorato di noi, ci ha amato prima che esistessimo e si manifesta concretamente nella nostra storia personale, come si è mostrato al suo popolo prescelto. Le tappe della storia di Israele sono una figura del nostro viaggio, anche in senso collettivo, perché il battesimo è il nostro mar Rosso, il deserto è tutta la nostra vita, la terra promessa è il cielo che ci attende. La differenza più grande è che nel nostro deserto non abbiamo una nube luminosa che ci accompagna, ma Gesù che ci è già stato e ha sconfitto il maligno che lo ha tentato. La fede non è un’ipotesi culturale, ma l’adesione del cuore e la testimonianza della vita ad un Dio che cammina con noi. *Dalla rubrica televisiva Il Respiro spirituale

    Calendario ambrosiano: Mt 4,1-11

    40 giorni per ritrovare la libertà di spirito

    di don Giuseppe Grampa

    Il calendario della Chiesa ambrosiana non conosce il Mercoledì delle ceneri, infatti fino a ieri sera nelle nostre terre ambrosiane si è festeggiato il carnevale. Ma oggi entriamo anche noi ambrosiani, buoni ultimi, nei quaranta giorni che conducono a Pasqua. Il termine «Quaresima» riprende l’analogo termine latino che sta per «quaranta»: quaranta giorni e sarà Pasqua. Il numero quaranta è caro alla tradizione ebraica e ripetutamente attestato nel Primo Testamento. Siamo in compagnia di Noè, di Mosè, di Elia, di Giona e di innumerevoli uomini e donne che hanno vissuto il tempo di quaranta giorni come tempo di conversione al Signore. Anche Gesù, lo abbiamo letto nella pagina evangelica, per quaranta giorni e quaranta notti digiuna nel deserto prima di iniziare l’annuncio dell’Evangelo. Così noi, oggi, dopo tanti secoli, ripercorriamo i passi dei nostri Padri nella fede e anche noi facciamo l’esperienza di Gesù messo alla prova, tentato dal diavolo.

    Non sorprendetevi se ora faccio l’elogio della tentazione. La tentazione interviene al momento di una scelta, quando tra beni diversi siamo chiamati a scegliere. Guardiamo Gesù alle prese con il diavolo. Osserviamo la prima tentazione: ricavare pane non già dal lavoro, dal sudore della fronte, ma facendo intervenire la potenza di Dio che sarebbe così una sorta di scorciatoia magica, un mezzo che eviti la fatica di un onesto lavoro. La corruzione non è forse un modo per scansare la legge e vincere un concorso, un appalto, ottenere un posto di lavoro, non grazie alla competenza ma alla frode? Gesù che non vuole ricavare pane a buon mercato scansando la fatica del lavoro ci invita a scegliere sottraendoci alla tentazione della via più facile ma disonesta. Quanti uomini, quante donne pur sfiorati dalla tentazione hanno resistito all’ingiustizia, al malaffare; schiene diritte che non si sono piegate, anche a costo della vita. In questo inizio di Quaresima chiediamo per tutti noi al Signore di poter essere donne e uomini dalla schiena diritta.

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