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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Don Dario Vigano':" Ecco perchè ogni suo gesto è un evento"

    di Annachiara Valle

    È quasi una vocazione seguire il Papa giorno dopo giorno. Dietro le quinte, con discrezione. Senza invadere la sfera privata, ma senza che nulla sfugga nel racconto al mondo. Monsignor Dario Viganò, direttore del Centro televisivo vaticano, dice della commozione che spesso prende gli operatori e del grande stupore che, pure in questo secondo anno di ponti cato, continua a contagiare anche chi, per professione, lavora accanto a papa Francesco.

     - Un ciclone. Dopo il primo anno avete preso un po’ le misure? 

    «Dopo la prima fase di assestamento che ci ha aiutato non solo a conoscere il Papa e a farci conoscere ma anche a capire che rapporto lui ha con la Tv, cosa ne pensa, in questo secondo anno abbiamo cominciato a codi care un po’ le regie “stile Francesco”, abbiamo cioè cercato di dare regole narrative agli incontri del Papa, sapendo che oggi siamo di fronte a quello che chiamo “eventizzazione” del quotidiano».

    - E cioè?

    «Quando si pensa a un media event, a un grande evento mediale, è necessario studiare e progettare una vera strategia. Nel caso di papa Francesco, invece, la sua forza – forza paradossale nella fragilità perché è un uomo che parla anche lentamente e con poca voce, per esempio, ma che ha la forza degli occhi, dello sguardo, del corpo – fa sì che ogni incontro quotidiano diventi un evento. Ricordiamo l’idea di far distribuire un libricino con la dottrina cattolica dai senzatetto: così, un momento del tutto ordinario diventa un evento mediale. Con le conseguenze che ne derivano. È proprio il gesto, l’imprevedibilità che scombina l’agenda dei media».

    - Difficile star dietro a tutto?

    «Non c’è spazio per le distrazioni: gli operatori sanno essere discreti e molto disponibili perché il Papa non è l’uomo del protocollo rigido, piuttosto dell’incontro. Siamo sempre con lui, anche nelle cose inaspettate, ed è una grande fortuna perché possiamo poi documentare al mondo anche questi momenti così estemporanei e così importanti. Penso per esempio alle immagini al muro di separazione di Betlemme, che non avremmo mai avuto se non ci fosse sempre un nostro operatore con il Papa. Gli operatori del Ctv sono grandi professionisti, ma vivono il loro lavoro come una vocazione, con passione. Dunque, da un lato la fatica per non poter mai abbassare la soglia di attenzione, ma dall’altro anche la responsabilità, che è gioia, di poter raccontare al mondo il Papa».

    - Il Papa si è abituato a stare sempre sulla scena?

    «Non credo che si sia mai abituato e non credo che ami molto questa cosa. È il motivo per cui ha ri utato le richieste, giunte da tutte le parti del mondo e dai più disparati registi, per fare un documentario, come si fece per altri Ponte ci, sulla giornata del Papa. “Il Papa non posa”, mi ha detto. Non ha passione per essere ripreso, ma sa che la sua vita è totalmente dedicata, non può trattenere nulla per sé, neppure il tempo. È un Papa che si lascia interamente consumare, anche da una presenza, quella della Tv, che non ama, ma che sa essere l’unico modo con cui può raggiungere tutto il mondo».

    - Il Papa del dietro le quinte è diverso da quello che “va in onda”?

    «Non c’è una scena e un retroscena. Il Papa è così come lo vediamo: cordiale, attento alle persone, ma anche capace di decisione. Con una forza spirituale che si sente in ogni piccola cosa: un uomo che vive di Dio».

    - Un aneddoto per descriverlo?

    «Cito solo il viaggio nello Sri Lanka e a Manila. Durante la Messa a Tacloban pioveva a dirotto, ma il Papa non si è scomposto, ha preso uno di quei soprabitini di cellophane giallo, se l’è messo e ha fatto il giro in papamobile. La gente era lì e lui non poteva non farsi consumare da quegli sguardi che attendevano una visita come un balsamo di consolazione. Però è un uomo anche molto pragmatico. Dovevamo partire subito, l’aereo governativo che è partito un quarto d’ora dopo di noi ha avuto 17 contusi. Il Papa quindi ha evitato la concelebrazione con il seguito papale per dedicare il tempo a incontrare le persone. Quando è entrato in cattedrale ha detto alle suore: “Vi devo dire due cose. La prima, che il Papa deve fuggire subito perché sta arrivando il tifone e se cade l’aereo del Papa, il Papa muore. E, quando le suore hanno fatto “ohhhhh”, in inglese ha aggiunto: “Be quiet”. Dal punto di vista comunicativo ha uno stile conversazionale, come quando dice buona sera o buon pranzo. E poi, quando è morta la volontaria colpita dal traliccio ha fatto subito chiamare il padre per incontrarlo. Dagli aneddoti si capisce che lui è un uomo a cui giunge qualunque cosa capiti e che è in grado di dare subito risposte».

    Fonte: Famiglia Cristiana

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