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  • ​Il centro di gravità di «Amoris laetitia» - Tra eros e agape

    2016-04-21 L’Osservatore Romano

    Per trovare il centro di gravità di Amoris laetitia suggerisco un’immagine: quando la donna apre la custodia che contiene l’anello di fidanzamento su cui è incastonato un diamante, ammira anzitutto lo sfavillio del gioiello d’incalcolabile valore. Il capitolo IV: «L’amore nel matrimonio» è il diamante dell’esortazione apostolica. Papa Francesco inizia così: «Tutto quanto è stato detto non è sufficiente a esprimere il vangelo del matrimonio e della famiglia se non ci soffermiamo in modo specifico “a parlare dell’amore”» (n. 89). L’amore va portato alla parola e l’eco che vi risuona è la “promessa”.

    La promessa della grazia di “agape” fa giungere a pienezza il lavoro di “eros”. Il dono dell’amore è presente come promessa, ma assente come pieno compimento. Ha bisogno che il lavoro di “eros” sia plasmato dalla grazia di “agape”.

    L’esortazione svolge una riflessione affascinante sul “lavoro” dell’amore seguendo la traccia dell’inno all’“agape” di san Paolo (1Corinzi, 13). Parla dell’amore umano prima che cristiano e suggerisce che l’amore umano è un labor — un cammino e una lotta — che è messo in moto dalla “promessa” dell’“agape” cristiana. Il Papa attribuisce al soggetto (“La carità è ...”) i verbi e le azioni dei sentimenti dell’amore, perché trovino la via per essere lavorati dalla presenza della grazia. Qui sta la “magia” del cammino dell’amore. In tutte le lingue moderne la parola “amore” significa sia la passione di “eros” che il “dono” dell’altro. Francesco abita senza paura la parola, narrando per trenta numeri «Il nostro amore quotidiano» (90-119). È un affascinante affresco del “prodigioso scambio” di “eros” e “agape” nel tessuto della vita d’ogni giorno dell’uomo e della donna. Questo è il diamante di Amoris laetitia, che brilla della luce libera, sciolta e serena della laetitia francescana. Con fine sapienza pedagogica, il Papa scava nei sentimenti dell’amore e nell’amore come sentimento, per aprire il varco alla grazia di “agape”, che insegna a lavorare l’“eros” in profondità. Si tratta di un lavoro “artigianale” che deve fondere insieme intuizione e attenzione, passione e dedizione. Egli accompagna con mano paterna e parola amica il cammino dell’uomo e della donna di oggi. È un testo che va centellinato perché dischiuda il cammino della coppia alla divina leggerezza della speranza.

    di Franco Giulio Brambilla,

    Vescovo di Novara,

    vice presidente della Conferenza episcopale italiana

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