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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Espulso da Mosca un missionario cattolico

    Avrebbe «accennato» alla guerra in corso in Ucraina. Da qui la condanna di «diffamazione delle autorità e dell’esercito»; poi, l’espulsione dal Paese, con meno di 48 ore per metterla in atto e, soprattutto, il veto di ritornare sui propri passi. Così termina la missione in Russia di padre Fernando Vera, sacerdote dell’Opus Dei, in Russia da ormai 7 anni e parroco cui era stata affidata una delle chiese simbolo della cattolicità russa, la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nel cuore di Mosca. In fretta e furia – neanche il tempo di celebrare la Pasqua – padre Fernando, la cui drammatica condanna rimbalza in queste ore sui media di tutto il mondo, dovrà tornare nel suo Messico. Sono gli stessi parrocchiani a prendere la parola con i mezzi loro concessi – perlopiù i canali social – per far sapere la drammaticità di questi istanti: «Le autorità russe hanno fatto ai cattolici un regalo pasquale, cacciando nel giro di 24 ore il sacerdote della parrocchia moscovita dei Ss. Pietro e Paolo, padre Fernando Vera, senza permettergli neppure di celebrare le liturgie della Veglia e del giorno di Pasqua». E la voce, a fronte di una condanna ingiusta sotto tutti i punti di vista, si alza: «P. Fernando ha l’abitudine di chiamare le cose con il loro nome, ma oggi da noi questa non è considerata una virtù civile». L’espulsione dei missionari – che non è una novità in Russia, dove già nei primi anni del regime putiniano si registravano i primi casi – è sintomo del più vasto clima di repressione attuato a sfavore dei cattolici del Paese, obbligati a professare un’assoluta lealtà alle autorità. Al contempo, sono ancora numerosi i missionari che provengono da vari Paesi del mondo, inviati in aiuto delle 300 parrocchie cattoliche in Russia. Degli stessi quattro vescovi operanti in Russia, tre sono cittadini stranieri; uno di loro, nel 2002, mons. Erzy Mazur, vescovo di Irkutsk in Siberia, è stato costretto a tornare nella sua Polonia. A commento di questi fatti, si è levata anche la voce di mons. Paolo Pezzi, arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi della Madre di Dio a Mosca, che presiedendo le funzioni della Settimana Santa ha invocato «la Santa Croce, nostra unica speranza, via dalla terra al Cielo». Con un auspicio finale: «Non solo di qui o di là, ma su tutti i fronti, ovunque vi sia la sofferenza, abbracciando la Croce»

    asianews/red

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