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Gio 29 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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  • Mauro Magatti COMMENTO

    Magatti: "Francesco, il Papa della Concretezza: l’eredità di un’autorità autentica per una pace vera"

    di Mauro Magatti

    Chi perde la propria vita, la trova. Forse è questo l’epitaffio più appropriato per Papa Francesco. Che senza troppo riguardo per la sua salute si è speso, con atti umilissimi e luminosissimi, fino alle ultime ore della sua vita: la visita in carcere il Giovedì Santo e poi il giro in piazza accarezzando i bambini domenica mattina. Fino all’ultimo tra la gente per “sentire l’odore delle pecore”. A cui dava e da cui riceveva vita. Senza calcolo, nell’abbandono fiducioso (cioè pieno di fede) alla vita. Nella logica paradossale che attraversa tutto il Vangelo.

    Concretezza è una parola cara a papa Francesco. Concretezza intesa come capacità di tenere insieme una visione universale con la realtà spicciola della vita. Il verticale del rapporto con Dio e l’orizzontale del rapporto con gli uomini. Il grande incrocio di cui parla il simbolo cristiano per eccellenza.

    Di gesti umilissimi e potentissimi che tenevano insieme queste due dimensioni Francesco ne ha fatti molti. Dalla prima uscita a Lampedusa, per dire che il Mediterraneo non può trasformarsi in un cimitero liquido, al bacio – inginocchiato – dei piedi dei signori della guerra del Sud Sudan; dalla preghiera solitaria nella notte del Covid alla corsa affannosa all’ambasciata russa per implorare la pace. E tanti altri ancora.

    Papa Francesco, capo della Chiesa, si è spogliato di ogni onore, non per desacralizzare il suo ruolo, ma per interpretarlo nel modo in cui il Vangelo insegna. Dove il più grande si fa più piccolo, dove colui che serve è colui che dovrebbe stare a tavola.

    La forza di questo messaggio è stata impressionante. Lunedì mattina, quando la notizia della sua scomparsa si è diffusa, il mondo intero ha provato un senso di smarrimento. Con Francesco è venuto meno un punto di riferimento certo. Un’autorità autentica.

    Francesco sapeva che l’autorità non è gestione del potere, ma una porta che, mentre aiuta a orientarsi nel caos e nella confusione del mondo postmoderno, apre all’ “oltre”. Quell’ “oltre” che Francesco, con la sua persona, ha reso visibile in modo luminoso.

    In un’epoca in cui l’autorità è spesso svuotata, lasciando spazio solo al potere di fatto, Francesco ha mostrato che l’unico modo per rigenerare il significato della vita è attraverso l’autenticità della vita personale.

    In questo modo Francesco ha voluto tracciare la via per rispondere al problema filosofico e teologico posto da papa Benedetto: la separazione sempre più evidente tra fede e ragione. Una frattura che Benedetto ha vissuto come la fine di un’epoca.

    Bergoglio, eletto inaspettatamente Papa a 78 anni, ha indicato…

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