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    Ginevra: nel Parlamento cantonale si potrà indossare velo, kippa o croce

    Nel parlamento nel cantone di Ginevra si potrà indossare i simboli religiosi di appartenenza durante le sessioni. Infatti un paragrafo della legge sulla laicità che lo vietava è stato annullato alla fine di novembre 2019 dalla Camera costituzionale. La Legge in questione, adottata il 26 aprile 2018 dal Gran Consiglio di Ginevra era stata successivamente attaccata con un referendum. Il 10 febbraio 2019, il 55,05% dei cittadini l'aveva però accettata.

    Nessun simbolo religioso per i membri dell'esecutivo

    La Camera costituzionale ha lasciato il testo della nuova

    legge praticamente intatto, riferisce La Tribune de Genève (TDG) il 27 novembre

    2019. L'emendamento principale apportato dall'organo giuridico è

    l'autorizzazione per i membri del legislativo del Cantone a indossare segni di

    affiliazione religiosa durante le sessioni. In particolare, ha ritenuto che i

    parlamentari, in quanto membri di un organo legislativo di milizia, "non

    sono destinati a rappresentare lo Stato, ma la società e il suo pluralismo, che

    incarnano".

    Nella sentenza del 21 novembre 2019, tuttavia, la Camera ha confermato il divieto di indossare attributi religiosi per i membri degli esecutivi, come i consiglieri statali e comunali, i giudici giudiziari, nonché per gli agenti statali in contatto con il pubblico.

    Manifestazioni religiose in pubblico

    La decisione dei giudici non soddisfa pertanto pienamente coloro che avevano fatto ricorso a questo secondo punto. E questo è il caso del gruppo di Lala Batou: otto donne di fede musulmana e dell'Unione delle Organizzazioni Musulmane a Ginevra. Il gruppo di Laila Batou ha annunciato l'intenzione di presentare ricorso al Tribunale federale.

    I giudici hanno anche respinto un punto della legge che

    consentiva manifestazioni religiose di pubblico dominio solo in caso

    "eccezionale". Al contrario, essi ritengono che tali manifestazioni

    dovessero essere vietate solo in caso di minacce di "gravi disturbi

    all'ordine pubblico e alla sicurezza".

     (cath.ch/tdg/ag/rz/redcatt)

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