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    Giovani ticinesi a Santiago de Compostela per scoprire la bellezza dietro la fatica

    «Il cammino è bello perché ti fa conoscere la vita di persone coraggiose ed in marcia come te», racconta don Rolando Leo, che con don Carlo Vassalli ha accompagnato a fine luglio una decina di giovani della Pastorale Giovanile lungo il pellegrinaggio verso Santiago de Compostela.

    Ricordando tra l’altro l’incontro con Giulia Conti, campionessa mondiale di barca a vela con quattro olimpiadi alle spalle. «La sua è stata una testimonianza molto forte che ha dato ai giovani: genuina, semplice e determinata. Attraverso l’aiuto di gente accanto a lei ha saputo superare i momenti di fatica. Questo ci ha confortato, anche perché lei stessa ha vissuto delle tappe difficili accanto a noi durante il cammino».

    La collana con la caratteristica conchiglia, simbolo del Cammino, ricevuta in regalo da una persona che non conosceva e «buen camino» augurato da dei bambini: sono alcuni degli episodi evocati, invece, da Claudio. Un gesto di generosità che lo ha fatto avvicinare di più a Dio, mentre le due semplici parole gli hanno dato la forza di andare avanti nei momenti in cui la fatica si faceva sentire. «Eravamo in cammino verso una meta, ma la nostra vera meta era il cammino stesso: quel peregrinare che ci avrebbe cambiato», evidenzia Angela. «L’unica cosa che porti con te è uno zaino sulle spalle, nient’altro. La mancanza di tutto ciò che ingombra le nostre giornate, lascia spazio all’incontro con l’altro, al tempo di riflessione e di preghiera, allo stupore di fronte alla natura». Camminare non è stato sempre semplice, anzi, ci sono stati momenti di grande fatica, ricorda Dennis. «Ma mi sono proprio reso conto che quando il cammino è più faticoso, la meta raggiunta diventa infinitamente più bella: dopo dieci giorni filati di cammino, quando si comincia ad intravedere Santiago, l’emozione sale e ti pervade totalmente. Camminando, la gioia è centuplicata » aggiunge.

    La fatica del cammino e della rinuncia è ciò che sottolinea anche don Rolando Leo, ripercorrendo la prima tappa del Cammino, iniziato il 23 luglio: 26 chilometri da Porto a Vilarinho. «Qualcuno si è reso conto che camminare è faticoso e ha dovuto eliminare del peso inutile. Esperienza dolorosa in quanto liberarsi costa fatica », dice.

    Il 24 luglio il gruppo ha raggiunto Vilarinho-Barcelos (27 km), il 25 Ponte de Lima (34 km, la tappa più lunga e impegnativa), il 26 Rubiaes (18,5 km, arrivo in Spagna e orologi avanti di un’ora), il 28 Porriño (17 km), il 29 Pontevedra (33 km), il 30 Caldasde- Reis (22 km), il 31 Padròn (19 km) e, infine, il 1. agosto: Santiago, raggiunto dopo gli ultimi 24 chilometri di marcia.

    «È stata un’emozionante tappa di avvicinamento: tutti al passo di chi è più lento, immedesimandosi nella fatica e nel ritmo dell’altro». Chi è rimasto a casa ha potuto seguire virtualmente i pellegrini aderendo all’iniziativa «Ogni km vale», a sostegno di Infanzia Missionaria in Libano. A loro sarà destinata la metà dei 7000 franchi fin qui raccolti. È ancora possibile donare: https://tinyurl.com/yy2mwqhl.

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