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  • Nadia e Sandro Agustoni con alcuni amici ad Haiti

    I missionari Agustoni ad Haiti: "I nostri progetti per educare all'autonomia"

    di Silvia Guggiari

    Dopo un tempo di vacanza trascorso tra il Ticino e la Svizzera interna, Sandro e Nadia Agustoni sono pronti a far ritorno nella missione diocesana di Haiti dove, per conto della Conferenza Missionaria della Svizzera Italiana (CMSI), vivono e operano da più di due anni. L’11 agosto ripartiranno per vivere l’ultimo periodo del loro mandato: «Il nostro contratto – spiega Sandro - scade il 20 aprile 2025, ma a dipendenza della situazione decideremo se tornare prima o meno». In questi mesi, i due missionari avranno modo di portare a termine i progetti avviati e soprattutto di «rinforzare alcuni aspetti, accompagnando la gente locale all’autonomia, in modo che possa continuare le attività senza l’appoggio della CMSI» che, ricordiamo, è sull’isola caraibica da più di sei anni grazie alla collaborazione di sette volontari che si sono alternati in questo tempo. «Sarebbe bello – confida Sandro – continuare ad essere presenti per accompagnare la popolazione e rinforzare le loro competenze, ma data la situazione del Paese credo proprio che si andrà verso la chiusura».

    Insegnamento di qualità

    Il progetto principale portato avanti dai coniugi Agustoni in collaborazione con il Bureau Diocésain d’Education (BDE) è quello dell’insegnamento di qualità che punta a migliorare il processo educativo nelle scuole del dipartimento dei Nippes, a circa ottanta chilometri al sud-est della capitale Port au Prince: «Attraverso dei corsi formiamo gli insegnanti, affinché possano loro stessi continuare in futuro a formare altri colleghi. Questa formazione è fondamentale per rinforzare l’insegnamento di qualità, perché nelle diverse regioni ci siano persone e risorse che portino avanti un programma di approccio per competenze, in modo da mettere l’alunno al centro della scuola». Visto il numero di scuole diffuse nel dipartimento, per Sandro e Nadia rimane impossibile raggiungerle e seguirle tutte, «In questi mesi che ci rimangono, faremo un lavoro di valutazione con il BDE per capire a che punto sono le scuole, quali di esse sono più avanzate e possono essere di esempio a quelle più in emergenza e più deboli».

    I coniugi Agustoni sono impegnati anche nell’Association pour Personnes Infirmes Sans Secours (ASPISS) e nella comunità del Village Miséricorde, che accoglie i più poveri fra i più poveri della regione. «Appena faremo ritorno, avvieremo un allevamento di capre che potrà generare delle entrate al centro ASPISS e una piccola bottega di ferramenta che sosterrà il Village de Misericorde. Formeremo inoltre un gruppo di laici nell’animazione della comunità Tutti progetti utili e concreti perché siamo sempre più convinti che generare risorse significhi anche e soprattutto generare la voglia di mettersi in gioco e non solamente attendere che qualcun altro pensi a loro».

    Infine, Sandro e Nadia in questo tempo stanno anche accompagnando le persone a imparare a creare nuovi progetti «da presentare alle ONG piuttosto che alle diocesi per ottenere delle entrate e delle risorse».

    Il quadro politico ed economico

    In questo momento la situazione ad Haiti è ancora drammatica e la povertà supera i limiti del vivibile in tutto il Paese, ancora di più nella capitale, anche a causa dei prezzi in continuo aumento. Nel territorio dove sorge la missione, «la situazione è abbastanza tranquilla e noi possiamo agire, non senza difficoltà, creando anche delle Attività Generatrici Integrali di Risorse (AGIR), con le quali, offrendo delle capre e la possibilità di coltivare a delle famiglie molto povere, generiamo solidarietà e sostegno materiale, affinché le famiglie possano pagare le quote scolastiche e così permettere ai loro figli di compiere la formazione scolastica, che può aiutare il Paese ad uscire dalla grande crisi che sta vivendo e sopportando con grande resilienza».

    Dal punto di vista politico l’incertezza è tanta: al governo attualmente vi è un consiglio presidenziale di transizione formato da nove membri (tre dei quali accusati nei giorni scorsi di corruzione) e da un primo ministro. Questo governo avrà due anni di tempo per organizzare le elezioni, ma «per fare ciò è necessaria una situazione di pace. L’esercito del Kenya sta aiutando la polizia haitiana a combattere le gang, ma al momento non ci sono ancora stati grandi interventi. Vivere nella capitale è molto pericoloso, la gente scappa e ha paura: la situazione è molto complicata. La gente non chiede miracoli sovvenzioni ne altro, ma vorrebbe solamente circolare senza pericolo, continuare le attività commerciali, vivere in libertà», conclude Sandro. Info su progettohaiti.blog

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