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    Matrimonio civile per tutti: i vescovi svizzeri e la "priorità ai diritti del bambino"

    Oggi come oggi volendo giustamente lottare contro la discriminazione delle coppie omossessuali si rischia con risposte unilaterali di cadere in altre forme di discriminazioni. La posizione dei vescovi svizzeri (vedi sotto il documento) sul «matrimonio civile per tutti» è da capire in questo senso. In effetti, se da una parte si tratta di rispettare l’autonomia delle persone omosessuali in una società democratica liberale, è anche vero che occorre rispettare un principio di giustizia nei confronti dei futuri bambini che nasceranno con la Procreazione medicalmente assistita (PMA), in una situazione famigliare particolare. La domanda da porci è se può dirsi etico non considerare il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre, o metterlo in condizione da non potere conoscere uno dei genitori. Si stima che esistano in Svizzera 30 mila bambini che crescono in famiglie arcobaleno. Questi bambini possono essere nati da precedenti relazioni eterosessuali, in altri casi si trovano sin dalla nascita con genitori legati da un’unione domestica registrata, altre volte sono stati adottati oppure accolti a scopo di affiliazione da coppie omossessuali. Ma esistevano già prima del desiderio di avere un figlio da mettere al mondo usando la PMA. Adesso con la PMA nasceranno figli in una situazione che non hanno scelto loro. Davanti a ciò, la domanda da porci è se prioritario non sia considerare il diritto del più debole, che in questo caso è il bambino? Il bambino ha priorità, perché è l’essere più vulnerabile: è incapace di difendersi, di agire, quando viene al mondo è la personificazione dell’innocenza. Scriveva J.- L. Bruguès, professore di etica a Friborgo: «Se la PMA mettesse in competizione i diritti dei vari protagonisti, l’etica cristiana non avrebbe altra possibilità se non quella di arbitrare a favore dei diritti dell’innocente». Ecco la ragione per la quale la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) sottolinea il suo disaccordo con il progetto di legge: non lo fa per anacronismo o per omofobia o per un motivo confessionale ma per una certa idea del nascituro e del bambino e della dignità che gli compete e dei suoi diritti, lasciandoci con una domanda profetica: in quale società vogliamo vivere nel futuro?

    André Marie Jerumanis, professore FTL e membro del comitato di bioetica della CVS.

    La posizione dei Vescovi svizzeri.

    Qui sotto da scaricare c'è un ampio documento sul tema scritto dal professor André Marie Jerumanis e pubblicato sulla rivista Veritas et Jus della Facoltà di Teologia di Lugano:

    VeritasetjusDownload

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