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    Il libro per le vacanze? Un pellegrino russo si racconta

    Il cielo stellato, sopra una steppa sconfinata, immersa nel buio, un buio tanto vasto e diffuso da diventare quasi solido. In una simile realtà, che sembra far trasparire qui, sulla terra, un mondo ultraterreno, è forse più facile rivolgere lo sguardo all'Infinito, sentire che la propria vita è molto più grande di quel che sembra, confinata dentro la ruota della quotidianità, della fatica, della povertà. È più facile ritrovare un'umanità più profonda, segnata da un misticismo antico e tuttavia sempre attuale, perché fatto della stessa materia dell'anima umana.

    Inizia proprio con la descrizione intensa di un immenso cielo stellato il libro di Alexandre Siniakov, "Come folgore la folgore sorge da Oriente", edizioni San Paolo 2019 che ha un sottotitolo esplicativo: un pellegrino russo si racconta. Inquadrandosi subito nella grande tradizione dei racconti russi di questo genere.

    L'autore ricorda la promessa fatta da Dio ad Abramo, ossia che avrebbe avuto una discendenza grande e luminosa come le stelle in cielo. E ricorda che questa visione, un tempo usuale, oggi è diventata un'esperienza rara e preziosa, perché i cieli stellati sono oscurati dalle mille luci artificiali del nostro mondo contemporaneo. Dunque, guardare il cielo e contemplare le stelle si è trasformato in un vero e proprio esercizio spirituale, spiega l'autore, che serve a ricordarci il nostro legame più autentico, quello che ci porta verso l'Alto.

    L'incredibile vicenda dell'autore:

    Siniakov ha avuto una vita straordinaria. Nato e cresciuto nel regime comunista sovietico, divenuto monaco ortodosso, arrivato poi in Francia, ha studiato in Gran Bretagna e in Belgio e ora dirige un seminario ortodosso nei dintorni di Parigi, su incarico del Patriarcato russo. Questo suo libro, in parte saggio, in parte testo di spiritualità, in parte testimonianza personale, ha ricevuto il premio come miglior libro di spiritualità per il 2018 in Francia, e oggi viene pubblicato in Italia dalle Edizioni San Paolo.

    Il racconto inizia, come spiegavano, dalla contemplazione della luce delle stelle. E diventa subito sorprendente quando sfilano le immagini della vita di questo ragazzino nato in una cittadina della steppa russa, a Stavropol, poi cresciuto in un sovkhoz chiamato Novokumski, uno di quei villaggi comunità istituiti dal regime sovietico, che in realtà erano anche una sorta di prigione, quando non addirittura dei lager. La vita che Siniakov descrive, così come l'ha vissuta fino ai 15 anni, non porta traccia di nessuna nostalgia. Una vita difficile, grigia, asfittica, regolata da orari imposti, da una sorveglianza magari oculata ma sempre vigile, di cui l'autore non rimpiange nulla. E sottolinea che non comprende come ci siano oggi di "nostalgici" che rimpiangono i tempi sovietici, con la giustificazione che almeno c'era la sicurezza di avere una casa, del cibo, un lavoro...Ma a quale prezzo!

    Però anche in quella condizione dalla quale il ragazzo vuole assolutamente fuggire, si manifestano eventi decisivi: poter trovarsi, appunto, a tu per tu con un natura maestosa, con lo spazio senza limiti delle steppe caucasiche e, sopra, la Via Lattea con tutto il proprio splendore, che instillano nel giovanissimo Alexandre lo stupore per la creazione e l'amore per il Creatore. Poi ecco la scoperta meravigliosa dei libri, di autori che aprono la sua mente e lo infervorano al, punto di desiderare con tutto se stesso, di vivere un'altra vita, più libera e ricca. Il sogno di una terra "promessa", la Francia, dove poi si compirà il suo destino di uomo e di religioso, attraverso le pagine sfavillanti di Balzac, di Maupassant, e di romanzi come "Il conte di Montecristo", porte aperte su mondi pieni di luce, di avventure, di gioia di vivere, di idee senza bavagli. Sensazioni che lo aiutano a sopportare il grigiore del villaggio, la monotonia della steppa.

    La fede cresce in lui, nonostante i limiti e le difficoltà della sua esperienza quotidiana, così presto decide di farsi monaco, anche perché dipinge dentro di sé quella vita in un'aura romantica. Ma la realtà gli si rivela ben diversa, e il cammino spirituale sarà complesso, faticoso, ma anche molto più entusiasmante di quanto aveva immaginato. Così da penetrare nel territorio di un cristianesimo aperto e accogliente, in cui Oriente e Occidente si intrecciano e sanano le ferite della separazione. Con l'amore per la Tradizione, senza farne uno spauracchio o un feticcio, rendendola "carne e sangue" vivi, quotidiani.

    "Questo libro non è un'autobiografia. Non può essere neppure una confessione, dato che questa è coperta dal segreto della confessione. È piuttosto una testimonianza della cattolicità della mia Ortodossia, messa per iscritto per obbedire non tanto ai miei superiori, a i miei amici", scrive Siniakov nella beve introduzione al suo scritto. E ci pare che queste righe siano il viatico migliore per addentrarci nel viaggio a cui ci invita, il viaggio della sua stessa vita, che non può non lasciare tracce in cui lo vuole intraprendere.

    fonte: acistampa/red

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