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Ven 30 gen | Santo del giorno | Parola del giorno rito Romano | Ambrosiano
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    Il Papa all'udienza: dal Canada l’invito all’armonia tra modernità e culture ancestrali

    Un cammino insieme ai popoli indigeni, fatto di “memoria, riconciliazione e guarigione”, dal quale “scaturisce la speranza per la Chiesa, in Canada e in ogni luogo”, e un invito a tutti a recuperare “un’armonia tra la modernità e le culture ancestrali, tra la secolarizzazione e i valori spirituali”, da parte della Chiesa, chiamata a “seminare una fraternità universale che rispetta e promuove” le molte ricchezze della “dimensione locale”. Ci sono stati anche momenti “molto dolorosi” nei quali “ho dovuto sentire come schiaffi dal dolore di quella gente, gli anziani che hanno perso i figli e non sapevano dove sono finiti, per questa politica di assimilazione”. Ma si doveva mettere la faccia “davanti ai nostri errori, ai nostri peccati”. Così Papa Francesco definisce i tratti principali del “pellegrinaggio penitenziale” in Canada, dal 24 al 30 luglio, nella catechesi dell’udienza generale, la prima dopo la sospensione del mese di luglio.

    Le tre grandi tappe del viaggio: Edmonton, Quèbec e Iqaluit

    Il Papa ripercorre tutte le grandi tappe del viaggio apostolico, da Edmonton a Quèbec fino ad Iqaluit, e ricorda di aver ribadito alle autorità del Paese, ai capi indigeni e al corpo diplomatico, la volontà “fattiva” della Santa Sede e delle Chiese locali “di promuovere le culture originarie, con percorsi spirituali appropriati e con l’attenzione alle usanze e alle lingue dei popoli”. E sottolinea la denuncia della “mentalità colonizzatrice” che oggi si presenta “sotto varie forme di colonizzazioni ideologiche, che minacciano le tradizioni, la storia e i legami religiosi dei popoli, appiattendo le differenze” e trascurando spesso “i doveri verso i più deboli e fragili”. A tutte le popolazioni originarie, Francesco chiede di seguire l’esempio della “fortezza e l’azione pacifica dei popoli indigeni del Canada”, per non chiudersi, ma offrire invece “il loro indispensabile contributo per un’umanità più fraterna, che sappia amare il creato e il Creatore”.

    Un cammino di riconciliazione e guarigione

    Il Pontefice esordisce ricordando che “si è trattato di un viaggio diverso dagli altri” perché la motivazione principale era “incontrare le popolazioni originarie per esprimere ad esse la mia vicinanza e il mio dolore e chiedere perdono per il male loro arrecato da quei cristiani, tra cui molti cattolici, che in passato hanno collaborato alle politiche di assimilazione forzata e di affrancamento dei governi dell’epoca”. Rimarca che in Canada “è stato intrapreso un percorso per scrivere una nuova pagina” del cammino “che da tempo la Chiesa sta compiendo insieme ai popoli indigeni”. Per questo il motto del viaggio era “Camminare insieme”:

    Un cammino di riconciliazione e di guarigione, che presuppone la conoscenza storica, l’ascolto dei sopravvissuti, la presa di coscienza e soprattutto la conversione, il cambiamento di mentalità.

    Chi ha difeso la dignità dei popoli indigeni e chi no

    Un approfondimento dal quale è emerso che mentre “alcuni uomini e donne di Chiesa sono stati tra i più decisi e coraggiosi sostenitori della dignità delle popolazioni autoctone, prendendo le loro difese e contribuendo alla conoscenza delle loro lingue e culture”, altri, preti, religiose, religiosi e laici “hanno partecipato a programmi che oggi capiamo che sono inaccettabili e contrari al Vangelo”.

    E per questo io sono andato a chiedere perdono in nome della Chiesa. È stato dunque un pellegrinaggio penitenziale. Tanti sono stati i momenti gioiosi, ma il senso e il tono dell’insieme è stato di riflessione, pentimento e riconciliazione.

    I popoli originari e la loro armonia con il creato

    Papa Francesco torna con la memoria alle sei riunioni in Vaticano con i rappresentanti dei popoli originari del Canada “per preparare questo incontro” e le tre grandi tappe del pellegrinaggio: “la prima, a Edmonton, nella parte occidentale del Paese. La seconda, a Québec, nella parte orientale”. E la terza nel nord, a Iqaluit. Rievoca il primo incontro, che si è svolto a Masqwacis, “La collina dell’orso”, dove sono convenuti da tutto il Paese capi e membri dei principali gruppi indigeni: First Nations, Métis e Inuit.

    Insieme abbiamo fatto memoria: la memoria buona della storia millenaria di questi popoli, in armonia con la loro terra: questa è una delle cose più belle dei popoli originari, l’armonia con la terra. Mai maltrattano il creato, mai. In armonia con la terra. E anche abbiamo raccolto la memoria dolorosa dei soprusi subiti, anche nelle scuole residenziali, a causa delle politiche di assimilazione culturale.

    Un percorso che porta speranza a tutta la Chiesa 

    Il secondo passo del cammino, “è stato quello della riconciliazione”, intesa, spiega Francesco, non come “un compromesso tra noi – sarebbe un’illusione, una messa in scena – ma un lasciarsi riconciliare da Cristo, che è la nostra pace”. Il riferimento è stato “la figura dell’albero, centrale nella vita e nella simbologia dei popoli indigeni”.Il terzo passo del cammino, quello della guarigione, è stato fatto, ricorda Francesco, “sulle rive del Lago Sant’Anna, proprio nel giorno della festa dei Santi Gioacchino e Anna”. Lì, “in Gesù, abbiamo visto la vicinanza del Padre che ci dà la guarigione delle ferite e anche il perdono dei peccati”Un percorso di memoria, riconciliazione e guarigione dal quale, per il Pontefice, “scaturisce la speranza per la Chiesa, in Canada e in ogni luogo. I discepoli di Emmaus dopo aver camminato con Gesù risorto: con Lui e grazie a Lui passarono dal fallimento alla speranza”.

    L'impegno a promuovere le culture originarie

    Accanto al cammino con i popoli indigeni “l’asse portante di questo viaggio apostolico”, ricorda ai fedeli Papa Francesco, ci sono stati i due incontri con la Chiesa locale e con le Autorità del Paese. Rinnovata la sua gratitudine per l’accoglienza, ribadisce quando detto a governanti, capi indigeni e corpo diplomatico:

    La volontà fattiva della Santa Sede e delle Comunità cattoliche locali di promuovere le culture originarie, con percorsi spirituali appropriati e con l’attenzione alle usanze e alle lingue dei popoli.

    No alla mentalità colonizzatrice che minaccia la storia dei popoli

    Dal Papa la sottolineatura di aver rilevato che “la mentalità colonizzatrice” si presenta oggi “sotto varie forme di colonizzazioni ideologiche, che minacciano le tradizioni, la storia e i legami religiosi dei popoli, appiattendo le differenze, concentrandosi solo sul presente e trascurando spesso i doveri verso i più deboli e fragili”.

    Si tratta dunque di recuperare un sano equilibrio, un’armonia tra la modernità e le culture ancestrali, tra la secolarizzazione e i valori spirituali. E questo interpella direttamente la missione della Chiesa, inviata in tutto il mondo a testimoniare e “seminare” una fraternità universale che rispetta e promuove la dimensione locale con le sue molteplici ricchezze.

    "Ho sentito come schiaffi dal dolore della gente"

    A braccio, Francesco ringrazia i vescovi canadesi per la loro unità. Tutto questo, dice, “è stato possibile, da parte nostra, perché i vescovi erano uniti, e dove c’è unità si può andare avanti”. Quindi conclude ricordando l’ultimo incontro “nel segno della speranza”, nella terra degli Inuit, con giovani e anziani:

    E vi assicuro che in questi incontri, soprattutto l’ultimo, ho dovuto sentire come schiaffi dal dolore di quella gente, come hanno perso … gli anziani che hanno perso i figli e non sapevano dove sono finiti, per questa politica di assimilazione. È stato un momento molto doloroso, ma si doveva mettere la faccia: dobbiamo dare [mettere] la faccia davanti ai nostri errori, ai nostri peccati.

    Dai popoli indigeni del Canada un esempio per tutti

    Anche in Canada, conclude, questo è un binomio-chiave, è un segno dei tempi: giovani e anziani in dialogo per camminare insieme nella storia tra memoria e profezia.

    La fortezza e l’azione pacifica dei popoli indigeni del Canada sia di esempio per tutte le popolazioni originarie a non chiudersi, ma ad offrire il loro indispensabile contributo per un’umanità più fraterna, che sappia amare il creato e il Creatore.

    (Vatican News)

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